di  -  mercoledì 29 ottobre 2008

la fine del web 2.0

Oggi voglio fare alcune riflessioni riguardo il futuro del World Wide Web. Una fetta importante degli utenti di oggi ha iniziato ad utilizzare il web quando c’è stata la rivoluzione web 2.0, altri hanno comunque vissuto la transizione. Ma cos’è il web 2.0? Qualche anno fa avrei risposto il futuro, oggi ci vedo molta speculazione. E proprio in quest’ultima parola c’è la fine del 2.0.

Facciamo un passo indietro, quando i media iniziarono ad interessarsi alle novità che il web stava proponendo, centinaia di compagnie videro enormi profitti in questo settore, furono cosi investiti grandi capitali, i quali favorirono un veloce sviluppo della rete. Ottime idee, Youtube e Flickr su tutte, divennero realtà grazie ai capitali delle aziende.

Questi investimenti sono continuati fino a qualche mese fa, quando la crisi economica americana ha paralizzato completamente il mercato. Improvvisamente sono venuti a mancare i fondi, e molte aziende nate durante il periodo d’oro del Web si sono viste costrette a tagliare il tagliabile (che nella maggior parte dei casi sono i dipendenti).

Molti si sono quindi interrogati sul futuro del Web, dato che in questo periodo di crisi gli investitori scarseggiano, e così come ha fatto TechCrunch, molti di questi hanno dichiarato, me incluso, il Web 2.0 ormai finito in quanto niente capitali si traduce in niente soldi per lo sviluppo.

Si è iniziato a parlare di Web 3.0 ma questa locuzione appare per adesso puro marketing in quanto non c’è nessuna rivoluzione, tecnologica o contenutistica, simile a quella del Web 2.0, alle porte. Tuttavia nessuno c’impedisce di far delle ipotesi su come sarà il Web 3.0.

Sento spesso parlare di web semantico, ma la mia opinione è leggermente diversa, sicuramente la rete si evolverà in tal senso ma non nel prossimo futuro. Se il web 1.0 è stato lettura, il web 2.0 lettura/scrittura, il 3.0 sarà audio/video ma con il senso della misura.

Infatti se durante il 2.0, come abbiamo detto, sono nate moltissime compagnie grazie ai grandi capitali messi a disposizione, in questo clima di crisi sopraviveranno solamente quelle applicazioni che riusciranno a generare un profitto .

Un’ulteriore conferma arriva dal fatto che Google tramite Youtube presto inserirà della pubblicità nei video. Quindi ci troveremo difronte a servizi web con business case sensati e che garantiscano un profitto sicuro, ne sono un esempio anche i recenti accordi che YT ha concluso con RAI e CBS  per la distribuzione dei contenuti. Potremo definire il web 3.0 come la parte produttiva del web 2.0.

Ma in tutto questo la scrittura e di conseguenza la lettura non verrà abbandonata anzi ci sarà una maggiore integrazione tra testo/audio/video, come già avviene sempre su YouTube, dove è già possibile inserire piccole porzioni di testo all’interno dei video.

14 Commenti »

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  • # 1
    homero
     scrive: 

    il web2.0 è solo marketing l’unica vera rivoluzione del web l’ha fatta macromedia con il suo plugin Flash che ha permesso di installare contenuti multimediali audio/video/games all’interno di testo HTML neppure il tanto decantato java ha permesso questo, infatti lo scriptlanguage javascript elaborato da netscape ha prodotto a suo tempo molte piu’ evoluzioni nel web della ben piu’ complessa opera di SUN.
    cosa dire.
    il web oggi prescinde dall’opensoure ed il fatto che molti siti sono esclusivamente in flash rendono di fatto il web2.0 essenzialmente cosa di macromedia. anzi di adobe.
    quando ci sarà una migliore integrazione tra client flash e server allora potremmo anche evitare di digitare index.html ma sarà index.swf

    ps: un esempio lampante è la straordinaria gestione dei font embendeed di FLASH, che garantiscono una omogeneità di visione su qualunque sistema.

  • # 2
    Banjo
     scrive: 

    Insomma il web 3.0 ci porterà una fracca di pubblicità, spam, avertising popup, e servizi non richiesti dall’utente sulla base di cookies sempre + mirati.
    Oops… sorry, questo avviene già oggi…

  • # 3
    Sergio
     scrive: 

    Ciao,

    di web semantico se ne parla sin dalla del web come lo conosciamo dal 1996 ad oggi.

    Io stesso ho fatto la mia tesi di laurea sul web semantico e su sistemi di matchmaking (cominciata a fine 2003 e durata ben un anno e mezzo tra sperimentazioni e progettazione), quindi l’argomento è vecchio

    In realtà la questione web semantico non è altro che una diramazione del concetto di intelligenza artificiale, che già di per se è attualmente materia molto ostica al senso commerciale di tecnologia, figuriamoci a qualcosa di aleatorio come il web.

    Ritengo che il web 3.0 potrebbe essere un consolidamento e un miglioramento dei modelli 2.0, magari con una serie di pattern di base standard e riconosciuti a livello internazionale. Ricordiamo che il 2.0 non è altro che uno sfruttamento di tecniche anche note da svariato tempo (vedi AJAX).
    Magari il tutto condito da una regolamentazione maggiore dei contenuti.
    Insomma un web più a misura di progettista e anche di utente.

  • # 4
    Jacopo Cocchi
     scrive: 

    Flash esiste da ben prima che si cominciasse a parlare di Web 2.0 così come AJAX esiste da prima che ci si accorgesse che lo si stava utilizzando in questo modo e potesse essere denominato con un acronimo (l’oggetto HTTPRequest che Microsoft ha inventato ha almeno 10 anni).

    L’articolo è molto interessante e tutto si può riassumere in un semplice aneddoto.
    O’Reilly, che si autoreferenziato definendosi il primo ad usare la terminologia 2.0, ha compiuto una battaglia mediatico-legale (poi finita male per lui presumo visto che tutti la usano senza pagargli mezza lira) intorno a questa cosa.
    Lì sta il succo del discorso.
    E’ marketing.
    2.0 vuol dire tutto e n vuol dire niente, tutti ne parlano e tutti ne danno una propria definizione.
    Perchè come si legge tra i commenti viene associato ad una o + tecnologie, mentre in realtà è nello spostamento dell’interazione che l’utente ha con l’informazione la vera rivoluzione.
    Da fruitore di informazioni, diventa parte attiva, creando contenuti, creando una connessione tra i vari pezzi della Rete che nulla hanno a che vedere con le tradizionali forme di memorizzazione e reperimento delle risorse (il get HTTP ad un URL/URI).
    Ed qui si riallaccia al discorso del web semantico, la predominanza del contenuto informativo rispetto alla sua localizzazione.

    Il 3.0 in teoria dovrebbe accuire lo stato user-centrico della Rete dando ancora + importanza all’informazione, con la possibilità di aggiungere metadati a flussi che per ora non possono essere ricercati in questo modo. L’algoritmo che la società italiana ha sviluppato parallelamente a Google per il tracing di immagini e filmati indicizzati tramite un complesso meccanismo di id e chiavi che vanno oltre il banale titolo assegnato ad es. in Youtube, va in questa direzione.
    Ma allora se è una evoluzione perché 3.0 e non 2.5?
    Questo è il discorso che alcuni attenti osservatori, magari poco seguiti ma che riescono ad analizzare il mercato in modo distaccato, hanno provato a fare.

    Poi il marketing e l’hype si sa sono fattori determinanti e se 3.0 si dovrà chiamare così lo chiameranno tutti con questa convenzione, pur non sapendo un accidente di cosa realmente significhi.

  • # 5
    ale
     scrive: 

    Il Web secondo mé é in continua evoluzione, un’evoluzione analogica, graduale e non improvvisa, ecco, lasciamo definire il web 2.0 3.0 4.0 a chi di computer se ne capisce tanto quanto noi ce ne capiamo della migrazione delle marmotte… meno marketing, meno aria fritta e piu’ coscienza grazie.

  • # 6
    Maruga
     scrive: 

    Veramente il web 3.0 sarà la fruibilità dei contenuti web 2.0 ovunque e non solo da casa. Vedi wimax e affini.
    Non me lo sto inventando io. E’ così.

  • # 7
    Jimbetto
     scrive: 

    Secondo me il web 2.0 non è il semplice utilizzo di tecnologie e/o standards.
    E’ un approccio diverso… dove gli utenti diventano “editori” !
    E’ un qualcosa di profondo che potrebbe cambiare il modo di fare e concepire l’informazione !!!
    E secondo me si andrà avanti in questo senso… crisi economica o meno…

  • # 8
    Jacopo Cocchi
     scrive: 

    x Maruga:

    No, non è così.
    Anche perché non vi sarebbe sostanzialmente nessuna novità rispetto alla situazione attuale.
    Il WiMax viene utilizzato già in alcuni Paesi tecnologicamente avanzati (USA e Corea per esempio).
    E concettualmente assomiglia ai vari progetti stile Hyperlan portati avanti da alcune aziende in Italia.
    Di innovativo quindi c’è ben poco e che non giustifica l’espressione 3.0.

    Leggiti in proposito gli articoli scritti da Berners-Lee e la voce su Wikipedia che è fatta abbastanza bene (quella in italiano, il che è un evento già di suo).
    Le tecnologie a cui fai riferimento non hanno nulla a che vedere con il cambiamento di paradigma che porta a dare una definizione come Web 3.0.
    Se ci entrano, entrano per permettere uno scambio di contenuti tra utenti e utenti-agenti (perché le architetture possono essere anche di tipo P2P-distribuite), quindi si parla di un aumento della banda rispetto a quella attuale, senza cui alcuni tipi di servizi real-time non sono tecnicamente possibili (o meglio la fruizione di quei servizi).

    Cito:
    « Web 1.0 was dial-up, 50k average bandwidth, Web 2.0 is an average 1 megabit of bandwidth and Web 3.0 will be 10 megabits of bandwidth all the time, which will be the full video Web, and that will feel like Web 3.0 »
    (Reed Hastings)

    Il cuore del discorso è sempre l’utente e il ruolo all’interno della Rete, l’interoperabilità e l’evoluzione di tecnologie che ampliano i concetti portati avanti in ambito semantico.
    Evoluzione però, sostanzialmente, non rivoluzione.
    Almeno per il momento.

  • # 9
    Jacopo Cocchi
     scrive: 

    x Jimberto

    precisamente. Intendiamoci, non è che “prima” del 2.0, sempre tenendo presente che non esiste una data perché non coincide con una tecnologia come dici giustamente, ma con un approccio ed una consapevolezza estesa tra l’utenza, il Web non fosse popolato dal materiale prodotto anche dagli utenti.
    Però rispetto agli enti governativi, aziende ecc. era poco.

    Ora è l’utente a creare mercati, tendenze, informazione.
    Ed è una rivoluzione, democratica, se non si considera il problema che per farlo occorrono tecnologie che molte persone e nazioni non dispongono (insomma una democrazia stile polis ateniese…democratica sì ma tra chi è cittadino ateniese)

  • # 10
    Jimbetto
     scrive: 

    x Jacopo Cocchi

    Certo che anche prima “l’utente” poteva contribuire… Ma doveva essere un guru :-)
    Oggi quasi chiunque può mettere su un blog, crearsi l’account su facebook, creare un forum.. ecc…
    Talmente facile che sta dando la possibilità a tutti di modificare il mercato, creare tendenze…influenzando anche la vita quotidiana.
    Piu’ che evoluzione parlerei di rivoluzione, vero che non tutti hanno i mezzi… ma oggi puoi fare tutto con software open( a costi bassi ) o attraverso servizi già pronti.
    Ovviamente tutto IMHO :-)

  • # 11
    Fabio
     scrive: 

    sopravvivere, con 2 v :look:

  • # 12
    Syd
     scrive: 

    2.0 3.0 sono solo termini dettati da esigenze di marketing. E’ un fatto meramente psicologico, alla mente di tutti noi piacciono le novità, la macchina nuova, la nuova release di un sistema operatico, un nuovo iPod, ecc…gli updates e le evoluzioni progressive proprio non esaltano nessuno, anche se nel web e’ proprio questo che accade. 2.0 3.0 servono solo a focalizzare l’attenzione su certe idee, è come dire “mettiamo insieme delle tecnologie e chiamiamole 3.0″…è una operazione che si può fare, ma è evidentemente arbitraria.

  • # 13
    spacciato
     scrive: 

    Dio ci liberi da flash e tutti gli altri plugin proprietari. Il web deve essere html javascript e css. Tutto il resto è spazzatura

  • # 14
    Jacopo Cocchi
     scrive: 

    dovrebbe essere solo XHTML e CSS…nemmeno Javascript :D

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