di  -  martedì 30 ottobre 2007

big brother Raggiungere il punto B partendo dal punto A. Questa è l’originaria, ed ancora la più diffusa, applicazione dei sistemi di posizionamento satellitare, noti con la sigla GPS.

Via via che questa tecnologia si va diffondendo si individuano nuovi ambiti e finalità di utilizzo, che però sollevano alcuni problemi ed implicazioni.

C’è chi il gps lo ha integrato nel giubbotto, a disposizione di genitori tecnologici quanto apprensivi, per tracciare i movimenti dei figli. Se ne è parlato da più parti, e a dire la verità con articoli curiosamente simili tra loro. Evidentemente l’ufficio stampa della società che commercializza l’indumento hi-tech ha lavorato bene.

Qualcuno ha storto il naso, definendo diseducativa la scelta di rinunciare alla privacy in favore di un sistema di controllo così pervasivo. D’altronde i ragazzi, quando vanno a scuola non dovrebbero essere esposti a rischi tali da richiedere un monitoraggio Gps costante.
Inoltre sapere dove si trova il giubbotto non necessariamente vuol dire sapere dov’e’ il ragazzo.

Infatti in Gran Bretagna sono andati oltre, proponendo tag RFID nelle uniformi scolastiche. Un sistema diverso, ma che si fonda sullo stesso principio: fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

Oltremanica hanno reagito diverse associazioni che difendono i diritti dei cittadini, come la LTKA [Leave Them Kids Alone]; negli Stati Uniti, invece pare che la diffusione di cellulari con integrato il modulo Gps abbia contribuito alla diffusione di community come Loopt, che mi è già capitato di citare in un precedente post.

Il segnale Gps dello smartphone registra i nostri spostamenti, in modo che altri utenti della stessa community, a cui abbiamo dato facoltà di farlo, possono sapere in ogni istante dove siamo; loro seguiranno i nostri spostamenti tramite le mappe interattive del sito e noi i loro. In futuro, per incontrarsi, potrebbe non essere più necessario porre la fatidica domanda: dove sei?

Le implicazioni dal punto di vista della privacy sono rilevanti, ma non mi affretterei a scomodare, come è stato fatto, il George Orwell di 1984, almeno fino a quando lasciare una traccia gps resta una scelta volontaria, e fino a quando è possibile disattivare anche temporaneamente il modulo dello smartphone.

La libertà, a mio avviso, non risiede nel non essere connessi con il resto del mondo, ma nella possibilità di scegliere se e quando essere connessi.

2 Commenti »

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  • # 1
    glctesta
     scrive: 

    In realtà il problema può essere allargato anche alla sicurezza, ed alla rintracciabilità, come bene accenni tu, di una ristretta comunità al fine di evitare non solo la fatidica domanda, “dove sei?” ma anche di agevolare la gesstione . (non pensare solo ai ragazzi di una scuola, maponiamo l’accento ad una piccola flotta di mezzi per esempio. Nella mia azienda noi abbiamo risolto il problema obbligando l’avvio del software ad un’accettazione da parte dell’utente. abbiamo alcuni clienti che lo usano per forzare i propri figli a non superare i limiti e le regole imposte dalla famiglia in termini di guida. Usiamo un softare che si istalla sul PDA ed il genitore lo traccia dal computer di casa. Tutto funziona ed ha lo scopo di far rispettare le regole imposte ponendo una pressione psicologica sul figlio, che sa che il padre potrà scoprire se ha superato i limiti imposti, anche territoriali etc. ma tutto sarà perfettamente inutile in assenza di una regola del tipo “se spegni il telefonino vorrà dire che hai rasgredito tutte le altre regole”!! possiamo parlarne all’infinito, rimane il fatto che non approfittare della tecnologia sarebbe una sciocchezza. Rimane il punto di trovare ed avere dei limiti. ovviamente.

  • # 2
    Markingegno (Autore del post)
     scrive: 

    Le problematiche legate al tema sono tante quanti gli ambiti di applicazione di questa tecnologia, che come ogni mezzo, puo’ essere usato propriamente oppure in maniera distorta.

    Figuriamoci se proprio io posso pensare che la soluzione sia quella di chiudersi rispetto alla tecnologia :)
    ..ma “trovare ed avere dei limiti”, come dici tu, e’ una cosa molto piu’ facile a dirsi che a farsi, e questo indipendentemente dalla tecnologia. Forse proprio discuterne puo’ essere di aiuto.

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