di  -  giovedì 9 ottobre 2008

CD-i Logo2Nelle scorse settimane, se vi ricordate, abbiamo già messo al loro posto alcuni dei tasselli che compongono il complicato panorama della prima metà degli anni ’90.

L’industria dei videogiochi ha preso coscienza della propria forza e sta cercando nuove vie per divertire e coinvolgere l’utenza.

Formalmente siamo nella quarta generazione di console (quella del Sega MegaDrive e del Super Nintendo, tanto per capirci), ma già si sta ovviamente lavorando alle macchine future.
Una delle tecnologie su cui in molti puntarono ed investirono le proprie energie fu il CD-I. Dalla sigla si può facilmente intuire come fosse un’estensione del formato co-inventato e brevettato da Philips e Sony nel 1986.

Il nuovo standard, Compact Disc Interactive (o Green Book, se si vuole usare il codename del libro che elencava tutte le sue specifiche) avrebbe dovuto innalzare il livello di partecipazione dello spettatore attivo/giocatore, mantenendo la retrocompatibilità per gli altri formati digitali utilizzati in quel periodo.

Le premesse sembravano buone così come i nomi scesi in campo per spingere questa tecnologia garantivano una certa sicurezza. Quindi che cosa andò storto?

Zelda CD-i

Cerchiamo di contestualizzare prima gli avvenimenti.
Siamo nel 1991, lo stesso anno in cui si affacciavano altri esperimenti di console multimediali: c’era il LaserDisc (anche se faceva un po’ storia a sé), il Sega Mega CD ovvero l’addon del MegaDrive e il NEC PC Engine TurboGrafx-16. Quasi tutti gli operatori del settore intuiscono le potenzialità del supporto ottico in prospettiva futura, non solo per le alte capacità di memorizzazione ma per la maggior versatilità di utilizzo rispetto alla cartuccia.
In questi anni verrà sviluppato infatti il 3DO, l’Amiga CD32 ed una serie di altri prodotti rimasti unreleased o che varcarono la soglia delle fabbriche in lotti di poche migliaia di unità.Si intuiva quindi che il materiale su cui lavorare c’era (e forse era anche troppo) ma probabilmente i tempi non erano ancora maturi; si era voluta una transizione troppo rapida dai fasti, non ancora conclusi, delle avventure portate da coin-op a schermo televisivo.
Cercando quindi di coniugare il digitale (che rappresenta la multimedialità) con il lato ludico si finiva per lanciare sul mercato dei prodotti monchi che non erano né vere e proprie macchine dedicate ad esempio all’hi-fi e all’intrattenimento cinematografico ma neanche vere e proprie console perché il parco giochi nella quasi totalità dei casi latitava, con una manciata di titoli che meritava di essere comprata.
Siamo in questo periodo dunque, il periodo in cui si sono registrati la maggiorparte dei fallimenti di progetti legati all’industria dei videogiochi (dopo la crisi nera degli anni ’70) e che ha segnato la fine del ruolo di attore per buona parte dei brand storici famosi nel settore dell’Entertainment in generale.

Philips sarà il marchio che si impegnerà di più nella riuscita del progetto e in circa sette anni produrrà quattro linee di lettori CD-i, tra cui la serie 600, interessante perché fondeva elementi del personal computer (come tastiera e floppy disk) ed era rivolta ad un pubblico di sviluppatori oltre che utenti occasionali, perché consentiva anche di interfacciarsi con tool di emulazione e debug esterni.
Nel 1998 si decise per lo stop alla produzione che conta ad oggi poco più di mezzo milione di unità vendute in tutto il mondo.

Quel che sorprende è che nonostante il successo sia stato scarso e nonostante non sia affatto un pezzo ricercato tra i collezionisti ed appassionati di retrogaming, la comunità di sviluppatori homebrew sia invece molto attiva.
Lo dimostra Frog Feast, un gioco sviluppato con la collaborazione di Oldergames, basato sul classico senza tempo Frog Bog.

Forse, se la stessa passione e lo stesso impegno (oltre che pianificazione) fossero stati profusi ai tempi dai CEO dell’epoca, avremmo avuto un finale diverso. Forse…

19 Commenti »

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  • # 1
    Cesare
     scrive: 

    =O 500mila. Non l’avrei mai creduto. Il CD-i è sempre stato un enorme buco nell’acqua.

    Incredibile che ci siano ancora appassionati che sviluppino software. Sarà il fascino del Motorola 68000… :-D

  • # 2
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Per veri intenditori :D

    La CPU era un 68070, prodotto proprio da Philips sulla base del Motorola 68000, rispetto alla cui famiglia condivideva il “cuore” ma mancava dell’unità per la generazione degli indirizzi rendendo la traduzione mooolto + lenta. E infatti vi hanno dovuto sopperire quasi raddoppiando il clock della cpu. (raggiungendo alla fine le stesse prestazioni)

  • # 3
    Cesare
     scrive: 

    GLOM. Un 68000 senza AGU “è una carretta” (C) 2007 fek

  • # 4
    Anonimo
     scrive: 

    Che geni coloro che hanno progettato quel 68070 (ma poi… 70… per un momento ho pensato fosse una versione potenziata del 68060)

  • # 5
    Paolo
     scrive: 

    Mamma mia che orrore il gioco nell’immagine proposta!

    E’ noto come la Nintendo stesse sviluppando con Sony un add-on per SNES simile al mega CD di SEGA, ma in seguito decise di farlo sviluppare proprio a Philips (Sony andò avanti per i cavoli suoi e poi sappiamo tutti cosa ne è scaturito, no? Playstation).
    Nell’accordo con Philips c’era anche la possibilità da parte di quest’ultima di sfruttare il marchio di Zelda per realizzare delle “avventure interattive” (3 se non ricordo male), come quella sopra riportata… Inutile aggiungere che razza di porcherie ne vennero fuori!
    Probabilmente nemmeno i titoli budget più infimi toccarono così tanto il fondo!

  • # 6
    Anonimo
     scrive: 

    Mamma mia che orrore, sto gioco…

    Queste sono cose che veramente bloccano la crescita… Degna da diventare a tutti gli effetti una causa quando ci si prende male con qualcuno; “che t’hanno fatto da piccolo i tuoi ? t’hanno picchiato o costretto a giocare a faces of evil ?”

    I video poi veramente pietosi, non scherzo quando vedendo link e zelda, per un momento ho pensato che si sarebbero fatti un’orgietta in diretta tanto che lo stile dei disegni ricorda certi hentai amatoriali che si incrociano sulla rete…

    Porcheria senza possibilità di appello

  • # 7
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Ah allora qualcuno di voi ci ha giocato!
    In definitiva, era uno dei migliori giochi per CD-i :D
    Per cui si può immaginare il resto come fosse (compresi i quizzoni americani tipo Jeopardy&co. per altro presenti su altre piattaforme “multimediali” come appunto il MegaCD).

    Paolo tutto giusto, erano proprio 3 (volevo metterle tutte le immagini ma poi ho optato per il primo, anche per risparmiarvi la tortura).
    Sul discorso Sony ecc. ci torneremo senz’altro perché è un argomento interessante oltre che spartiacque fondamentale per l’industry negli anni 90.

  • # 8
    alexfri
     scrive: 

    Bellissimi questi articoli!! Fanno tornare alla mente i gloriosi tempi dell’informatica quando era vero progresso e non si era venduta al marketing degli anni dal 2000… Un abbraccio a chi come me ha vissuto i tempi piu esaltanti della storia dell’elettronica, siamo stati molto fortunati.

  • # 9
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Ti ringrazio alex abbraccio ricambiato :)
    Chi c’era è stato senz’altro fortunato (e non deve sentirsi per forza un dinosauro di fronte alle nuove generazioni :D). Lo scopo della rubrica oltre a cercare di far rivivere quei periodi vuole anche provare ad informare chi invece, per motivi anagrafici, non ha potuto assistere a certe dinamiche ed evoluzioni dell’industria dei videogiochi.
    E magari avvicinarlo al fenomeno del retrogaming che rappresenta il modo migliore per immergersi in quei giochi e in quelle storie.

  • # 10
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    x Anonimo

    la versione 070 era effettivamente potenziata perché girava a 15Mhz invece che gli 8 del 68000.
    Solo che aveva quel piccolo dettaglio che faceva scendere drammaticamente le prestazioni…
    certo che siete veramente incontentabili eh :P

    In effetti considerato che la CPU l’ha progettata Philips stessa, già dal principio si sarebbero potute intuire le sorti della vicenda e del prodotto in questione.

  • # 11
    Anonimo
     scrive: 

    Intendevo potenziata rispetto un 68060 non un 68000 liscio

  • # 12
    Antonio
     scrive: 

    **** Il commento è stato moderato. Per attività di compravendita fare riferimento alla relativa sezione del forum di HWU ****

  • # 13
    Bandai Playdia: intrattenimento educativo - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] abbiamo già visto quale fu la sorte di approcci “multimediali” quali il Philips CD-I. Il Playdia era qualcosa di ancora diverso. Era il tentativo concreto di utilizzare il videogioco […]

  • # 14
    Amiga CD 32: il canto del cigno targato Commodore - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] dai problemi finanziari in cui versava ormai da anni. Insieme al Philips CD-I di cui abbiamo già parlato, Panasonic 3DO e la futura Playstation, rappresenta il tentativo di far convergere il videogioco […]

  • # 15
    densou
     scrive: 

    in ritardo ma tant’è …. Philips si fece pubblicità in quegli anni e non da poco …. chi tra il ’94 e il ’97 fosse passato da Mirabilandia [un noto parco di divertimenti] avrebbe sicuramente notato il gazebo gratuito con svariati CD-I con i quali fare una partitina :D

  • # 16
    3DO: croce o delizia? - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] Abbiamo già delineato nelle puntate precedenti un parziale quadro, parlando prima del flop Philips CD-I, poi approfondendo le tappe che portarono al compimento del progetto Playstation ed infine […]

  • # 17
    richard
     scrive: 

    il cd i era potenzialmente superiore al nintendo 64 e alla roba dell epoca.
    i problemi sono 3
    1)marketing
    2)la caratteristiche tecniche possono essere inferiori a un xbox
    ma sta di fatto che la gestione della grafica digitalizzata(discussione lunga)era e sara’ sempre piu’ avanti rispetto alla computer grafica.inoltre il cd i gestiva meglio certe cose rispetto al n64
    ma non è tanto una questione di programmazione quanto di approccio.
    serve un regista..se no sembra tutto attaccato con la colla
    3)le cut scenes sono fatte meglio quando sono cartoni animati invece che con la computer grafica..ma per ragioni che sto ancora analizzando la gente vede questo “inferiore”

    console sottovalutata dagli stessi creatori..
    il wii stesso poteva andare cosi cosi se non fosse stato contestualizzato..
    ma la nintendo sa cosa è il marketing..
    la philips e la commodore avevano conoscenze superiori ma non si sono adattati..

  • # 18
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Ho scaricato i data sheet del CD-i.

    Potresti dirmi cortesemente in cosa sarebbe superiore al Nintendo 64? Grazie.

  • # 19
    Jacopo Cocchi - DioBrando (Autore del post)
     scrive: 

    Ehm Richard perdonami ma stiamo confrontando due console che sono di due generazioni differenti e con 4 anni di distanza l’una dall’altra (quasi un’era geologica in questo settore).

    Dal punto di vista computazionale l’N64 era superiore di qualche ordine di grandezza. Gestiva circa 100 mila poligoni al secondo ed aveva sia CPU che GPU superiori alla stessa PSX.

    L’intuizione della Philips, tolto il Laserdisc, la prima “console” ad utilizzare un supporto ottico fu geniale, precorrendo decisamente i tempi.
    Ma per poi sfruttarla ci vuole un comparto hardware di livello e delle terze parti in grado di veicolare contenuti.
    L’idea di farne un salto interattivo-multimediale fu altrettanto ottima ma forse troppo in anticipo con i tempi (e con la produzione in massa).

    Alla Nintendo si può solo rimproverare di non aver fatto quella stessa scelta che invece Sony e Sega intrapresero con più o meno successo.
    Detto questo la console, prima di venire fagocitata dal mare Playstation vendette comunque + di 30 milioni di unità.

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