di  -  mercoledì 8 ottobre 2008

concept dell’università di Boston“si, ora ti leggo la mail che mi ha mandato Giulio, aspetta un attimo sono appena entrato un casa”. Un click, si accende la luce, e il dispositivo che teniamo in mano si collega a internet senza fili.

Non c’è nulla di nuovo in questa scena, non c’è bisogno di immaginarla per forza di cose tra dieci anni, perché il nostro cervello aggiunge automaticamente gli elementi che mancano: in questo caso un bel router wireless che diffonde il segnale nell’aria.

Va bene, ora però facciamo rewind e ripetiamo la scena senza router wireless. Il dispositivo si collega lo stesso, ma la comunicazione non è basata sulle reti telefoniche. Ora sì che siamo nel futuro, e i dati viaggiano insieme alla luce. Ci stanno lavorando a Boston.

La scuola di ingegneria dell’Università di Boston è convinta che si possa sviluppare un sistema di comunicazione dati basato su LED, in una sorta di rete wi-fi pervasiva e basata su onde luminose invece che su onde radio, che tra le altre cose avrebbe il vantaggio di funzionare con gli attuali cavi della corrente, senza dover cablare nulla. Che si possano trasmettere dati sulle linee elettriche non è una novità (le teleletture dei contatori elettrici ne sono una prova, ma anche gli esperimenti per le cosiddette powerline), la novità è ora si pensa ad una estensione del punto terminale del cavo, la presa elettrica. Se finora era infatti necessario collegare fisicamente il dispositivo alla presa, domani tutto questo potrebbe non essere più un problema, e inoltre i punti terminali fornirebbero luce agli ambienti.

L’occhio umano non è in grado di percepire sfarfallii della luce inferiori a una certa frequenza, per cui un sistema basato sull’accensione e lo spegnimento di questi LED non sarebbe recepito dalla retina umana, che vedrebbe sempre una luce accesa e fissa, ma consentirebbe velocità comprese tra uno e dieci megabit al secondo secondo gli scienziati. Inoltre la tecnologia a LED consumerebbe meno energia della sua equivalente a radio frequenza, e sappiamo tutti quanto c’è bisogno di risparmio energetico su questa Terra.

Vedo ancora alcuni punti dubbi in questa tecnologia, che però mi sembra promettere ugualmente bene: il fatto che a LED spento i dati non transitino, forzando quindi l’abbinamento luce = connettività, e la portata di queste eventuali “lampade router”.  Inoltre le onde radio attraversano i muri – pur con difficoltà – mentre la luce no. Non ultime naturalmente le implicazioni di salute: sappiamo che l’occhio non coglie consciamente un solo fotogramma su una frequenza di 24 al secondo (ricordate la pubblicità subliminale degli anni ’60? molte cose dette allora e nel tempo erano fandonie, ma esiste un fondo di verità medico-scientifica), siamo davvero certi che lo sfarfallio dei LED sia invisibile al cervello oltre che agli occhi? Risolti questi quesiti le applicazioni che vedo sono decisamente interessanti e potenzialmente rivoluzionarie. L’esempio che si fa nel finale dell’articolo di hardware upgrade è a mio avviso esplicativo: se gli stop delle automobili fossero a luci LED e integrassero questo sistema, sarebbe un gioco da ragazzi dotare ogni vettura di sensori in grado di capire se la macchina davanti sta frenando (ed eventualmente anche quanto sta frenando) e avvisare il conducente o rallentare la vettura autonomamente. Un altro passo verso l’Internet delle cose, o semplicemente verso l’internet pervasivo e ubiquo?

12 Commenti »

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  • # 1
    Anonimo
     scrive: 

    Riguardo al titolo, se telecom dicesse “luce ovunque”, finalmente adsl fu ?

  • # 2
    Simone
     scrive: 

    E dove starebbe la vera novità??
    Internet su rete elettrica, già visto.
    Dati trasmessi con la luce? Già visto, si chiamava IRDA, nessuno se ne ricorda?? Ora il led, invece che infrarosso, lo metteranno bianco… Capirai che innovazione.

  • # 3
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    l’infrarosso, per definizione, non fa luce. Ecco la differenza. Inoltre IRDA aveva una portata di un paio di metri, qua si presuppone almeno di coprire una stanza, senza parlare ovviamente della velocità…

  • # 4
    Mister24
     scrive: 

    Quoto Simone, la luce per trasmettere i dati si usa già ad esempio nelle fibre ottiche. Ricordo il professore di telecomunicazioni a proposito della trasmissione nell’aria che insorgono problemi quali la non perfetta trasparenza dell’aria e l’allineamento perfetto che devono avere i due dispositivi trasmittente e ricevente.

    Poi il vantaggio rispetto al wifi che non supererebbe le pareti non l’ho capito, per la luce basta una porta chiusa e diventa buio, il wifi rimane.

  • # 5
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    nelle fibre ottiche passa attraverso un core di vetro. In questo caso non c’è bisogno di allineamento, o almeno non così preciso, visto che una ipotesi è quella degli stop delle macchine, che difficilmente sono allineati.

    In ultimo ho scritto PROPRIO che il problema della luce è che non passa i muri, mentre il wifi si (anche se dipende dallo spessore e dalla consistenza del muro).

  • # 6
    Pio Alt
     scrive: 

    Per quanto riguarda il risparmio di energia però, lo si avrebbe solo vivendo meglio.
    Sono un po’ fuori tema ma siccome sembra che solo le nuove tecnologie ci faranno risparmiare e per questo investiamo molta energia per inventarne di nuove e diverse…
    .
    Cioè non si dovrebbe trovare un altro modo di ricevere la posta elettronica ma trovare un modo per scriverne e leggerne un decimo, un centesimo, di quella che abbiamo ora. Il risparmio energetico sarebbe quello di potersi permettere di leggere la posta una volta al giorno.
    .
    Il risparmio energetico parte dal cervello :) risparmiare evitando gli errori, selezionando il da farsi, evitando azioni (spostamenti soprattutte) inutili o evitabili…

  • # 7
    edwar
     scrive: 

    Si ok per la ricezione del segnale ma per la trasmissione dal terminale ? Andiamo in giro con una lampadina in mano ? Ed in questo caso due punti luce nella stessa stanza che inviano segnali non vanno ad incasinarsi l’uno con l’altro ?

  • # 8
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    beh, lo schermo dei dispositivi mi sembra un ottimo candidato per la trasmissione, per dire la prima cosa che mi viene in mente. E immagino che i dispositivi possano essere dotati di identificativo, tipo mac address, per far scegliere al dispositivo con chi comunicare.

  • # 9
    battagliacom
     scrive: 

    quindi se il cervello imparasse a recepire i segnali di quelli sfarfalii non avremmo più bisogno dei browser?
    :D

  • # 10
    Emanuele
     scrive: 

    beh direi che i problemi ci sono solamente dal punto di vista della trasmittente.. ok, entro in casa e scarico la posta sul cellulare, passi per il download dei dati inviati dalla lampadina alla “antenna” sul nostro cellulare (che sarà poi un phototransistor) ma il cellulare come cavolo manda l’autenticazione alla nostra lampadina? ci teniamo in mano un telefonino-spada laser tipo star wars che brilla e manda dati in maniera isotropa a tutta la stanza sparafleshandoci le pupille?
    mi pare un po una cavolata…
    mi premeva comunque aggiungere che ogni lampada a led è pilotata in frequenza (quindi non in corrente continua), esattamente come ogni monitor del computer pilota il singolo pixel (linea di refresh), per cui evitiamo di scrivere castronerie sul fatto che le fluttuazioni di luce sopra una determinata frequenza possono essere captate dal cervello. un conto è un immagine (messaggio subliminale che il nostro cervello riconosce inconsciamente) ogni 24esimo di secondo, un conto è un dato binario modulato ad una frequenza di almeno 3 ordini di grandezza maggiore (per arrivare ai kilobit di tx), che il nostro cervello, ammesso che la capti, non saperebbe decifrare.

    saluti ^^

  • # 11
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    non ho parlato di “decifrare” (e ci mancherebbe altro) ma di “fastidio”. Evitiamo di scrivere castronerie prima di leggere BENE gli articoli per favore.

    saluti ^^

  • # 12
    Emanuele
     scrive: 

    Peccato che nell’articolo si faccia riferimento ai messaggi subliminali, e dici: “siamo davvero certi che lo sfarfallio dei LED sia invisibile al cervello oltre che agli occhi?” invisibile agli occhi=non lo vedo, visibile al cervello=decifrabile, per lo meno questo è il senso che ho colto ed ho quindi interpretato male. Rimane il fatto che ogni lampada a led (ben progettata) abbia intrinsecamente lo sfarfallio dovuto al driver che la pilota che funziona a diversi khz, che, ripeto, funziona esattamente allo stesso modo della frequenza di refresh dei monitor. Ergo siamo immersi in radiazione luminosa che varia nel tempo ogni volta che stiamo davanti al pc. Non mi pare che sia morto mai nessuno, a meno di qualche tumorino al cervello per i vecchi crt emettitori di elettroni con energia pari a quella degli x-ray, ma non è il caso dei led.

    Never mind

    Ciaociao
    Emanuele

    PS rimango dell’idea che una spada laser al posto del telefonino sia molto più utile :D

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