di  -  martedì 7 ottobre 2008

Linea di produzione di MacDirlo in questi tempi in cui l’economia crolla rovinosamente e le prospettive sono a tinte fosche sembra quasi una provocazione, ma ragionandoci sopra un pochino la cosa potrebbe sembrare meno campata per aria del previsto; o almeno è quel che pensa Computerworld, e devo dire che il ragionamento mi piace. Secondo l’articolo in questione, il tanto vociferato “brick” non sarebbe un subnotebook, un nuovo MacBook Pro o un portatile totalmente touchscreen, ma un nuovo processo produttivo. Analizziamo il ragionamento:

Quando Steve Jobs lascia Apple nel settembre 1985 fonda la NeXT corporation, con l’intento di produrre workstation migliori di quelle della mela. Raduna molti studenti ed ex impiegati Apple e inizia a lavorare, sfonrnando alcuni modelli tra cui – ci dice wikipedia – il computer usato da Tim Berners-Lee al CERN che per primo divenne un web server.

Le cose non vanno esattamente come ci si potrebbe aspettare, ma la parte che ci interessa è che NeXT ha una sua fabbrica di proprietà, in California, e che viene poi acquisita da Apple nel 1996. Per la cronaca NeXT è la società che ha scritto il sistema operativo che è stato usato come base per la creazione di MAC OS X nel 2001.

Al momento Apple ha una consistente massa di liquidità in cassa, si parla di miliardi di dollari, e quasi ogni giorno qualcuno si sente in dovere di dire chi dovrebbe acquisire e perché: un giorno è Adobe per avere Flash, un giorno è Nintendo per avere la tecnologia Wiimote e così via. Qualcun altro – John Martellare per la precisione – pensa invece che Apple dovrebbe svincolarsi dai produttori di hardware cinesi e taiwanesi e investire in una propria fabbrica.

Principalmente per evitare di dipendere da governi esteri (spesso nemici-amici come quello cinese) e subire le fluttuazioni delle monete, nonostante i contratti a lungo termine siglati. Ma anche perché l’antico adagio “costa meno produrre in Asia” fa parte di un retaggio mentale del passato, soprattutto quando si parla di una azienda che fa del “think different” il suo credo.

Produrre in Asia costa meno perché il personale costa meno; Apple dovrebbe fare una fabbrica quasi totalmente automatizzata. Una fabbrica dovrebbe essere costruita dove l’elettricità costa meno; Apple dovrebbe fare una fabbrica completamente autosostentata, o per lo meno dipendente da energie rinnovabili e con un saldo ambientale basso o nullo, se non addirittura positivo. Essere fuori dal business dell’hardware consente ad Apple di guadagnare investendo in ricerca e non in struttura; essere invece dentro al business permetterebbe eventualmente di guadagnare anche su quello, una volta trovate delle economie di scala sensate o dei metodi produttivi nuovi.

Con una o due fabbriche di questo tipo Cupertino prenderebbe ben più di due piccioni con una fava: avrebbe il rispetto degli ambientalisti, e forse conquisterebbe anche la loro fascia di mercato, avrebbe il controllo totale dell’intero processo produttivo e del suo costo, quindi dei propri margini di guadagno, non dovrebbe mettere a conoscenza persone terze dei propri progetti e brevetti, facendo tutto in casa. Avrebbe una fabbrica “cool” (passatemi il termine) che produce oggetti “cool”, quindi sarebbe ancora più coerente con sé stessa.

L’ipotesi è forse remota, ma affascinante. Come detto, a me piace per la sua logicità, e qualcuno azzarda che l’acquisizione di PA Semi non sia del tutto casuale, ma funzionale proprio al perseguimento di questo obiettivo. Come al solito, mi piacerebbe sentire la vostra…

8 Commenti »

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  • # 1
    spannocchiatore
     scrive: 

    una fabbrica nuova costa tanti, ma veramente tanti soldi..e richiede soprattutto tempo: se si hanno già le idee chiare, almeno 5-6 anni..apple mi sembra che stia ancora lavorando sul progetto in sè, stia acquisendo know how, non abbia ancora imboccato una strada ben precisa (stando a quanto sto leggendo, può essere benissimo che invece stia solamente aspettando il momento buono), quindi a breve non penso possa fare granchè..
    internalizzare un intero processo produttivo può avere i suoi notevoli vantaggi, come sottolineato nell’articolo, però non si son sottolineati gli svantaggi: i costi, solitamente le spese impreviste sono notevolissime, l’affinamento del nuovo processo, l’esperienza da acquisire sono tutte problematiche che fanno pendere la scelta.
    In conclusione, se la apple ha veramente le spalle coperte, può provare questa nuova avventura sicuramente redditizia se fatta nel modo giusto (innovando), però i rischi sono molti, la possibilità di fare fiasco (come fatto da amd in precedenza) sono, a mio parere, molto alte.

  • # 2
    Lanfi
     scrive: 

    Bisogna anche pensare a cosa debba fabbricare questa fabbrica! Per intenderci…apple in realtà, a livello hardware, è sostanzialmente un assemblatore di computer. Non si tratterebbe quindi di creare una fabbrica ad altissimo contenuto tecnologico (vedi intel) ma solo una fabbrica che riesca ad assemblare computer senza bisogno della mano umana (o con poca manodopera comunque). Il fatto è che proprio la fase dell’assemblaggio è quella in cui è insostituibile l’essere umano…basta guardare l’articolo pubblicato da hwupgrade sulla fabbrica della gigabyte…

  • # 3
    Anonimo
     scrive: 

    Per quanto mi riguarda sono dell’idea che apple dovrebbe fare meno la splendida ed essere più concreta.
    Guardare al futuro ed immaginarsi i mac book prodotti al di fuori dall’Asia con processi produttivi seri e qualità maggiore è sicuramente una gran cosa ma attualmente dovrebbe preoccuparsi di far uscire nel breve periodo dei prodotti migliori.

    Siamo sempre lì, sempre il solito discorso: i mac costano cari, costano di più di un pc di pari potenza quindi viene da chiedersi per cosa uno caccia fuori altro grano.
    Se i componenti sono gli stessi degli altri pc e se il sistema operativo ha un suo prezzo, gli altri soldi dove vanno ? Cosa pagano ? Cosa offrono in più all’utente oltre ad una discutibile e markettara “esperienza apple” ?
    Secondo me dovrebbero offrire una maggiore qualità intrinseca dei componenti, offrendo parti più robuste e meglio testate ma i recenti avvenimenti di gpu che si rompono, monitor a 6 bit che saltano poco dopo un anno (guarda caso giusto un attimo dopo che la garanzia scade), case o che altro che perdono il benzene (!!! ma neanche il pc più scrauso del supermercato…) veramente viene da chiedersi se vale ancora l’equazione “Apple = Qualità”.

    Forse dovrebbero preoccuparsi di più di queste cose invece che pretendere di tirare la corda facendo peso sul fatto che un “utente apple è generalmente un babbeo col portafogli gonfio” per cui basta vagheggiare ogni tanto di fantomatici sistemi di produzione di nuova generazione per uscirne puliti.

    E mentre ci sono dovrebbero estendere da soli la garanzia dei loro prodotti a 2 anni senza alcun e sovraprezzo in modo da dimostrare agli utenti che la loro roba è realmente migliore se sono disposti a scommetterci sopra il doppio del tempo della concorrenza.

  • # 4
    eraser85
     scrive: 

    Non è che ci vuole molto ad assemblare 4 ipod… e tra l’altro PA Semi dovrebbe produrre l’hardware per i nuovi lettori mp3 di apple..

  • # 5
    sidew
     scrive: 

    Speriamo solo che per prendete un eventuale macbook air made in USA non costi un rene…

  • # 6
    Pio Alt
     scrive: 

    apple è abituata a fare quello che gli altri giudicano, troppo difficile, troppo costoso, troppo rischioso, troppo lungo, ecc.
    Parlando di apple bisognerebbe liberarsi dai luoghi comuni.
    Chi avrebbe mai pensato di fare un cellulare da zero pensando di competere con Nokia LG Samsung? Eppure apple lo ha fatto è ha insegnato a tutti glialtri come fare un telefonino.
    Oltre a farsi da se un pezzo importante della macchina: la carrozzeria, che vuol dire design esclusivo, materiali innovativi, logica innovativa, su quello che è più importante per un computer cioè quello che gli altri non sono capaci di fare, potrebbe comperare sempre i componenti fuori finchè conviene.
    Poi facendo una fabbrica in usa avrebbe la stima di tutti i patrioti americani che queste cose le apprezzano, in un momento di crisi generale potrebbe essere un bel colpo.

    Peccato però che la chiave di apple sia “1984” peccato cioè che la politica aziendale di apple sia tutta tesa a costituire un sistema egemonico, segreto, prevaricatore, minaccioso, ossessivo, vessatorio, nei confronti di tutti: clienti, sviluppatori, partner, rivenditori, commentatori.

    Apple sta diventando proprio quello che con lo spot del primo mac avrebbe voluto escludere: 1984.

  • # 7
    battagliacom
     scrive: 

    secondo me l’idea di una nuova fabbrica fatta in casa va bene, ma si deve stare attenti a chi la costruisce.
    Infatti la Apple è una azienda molto importante nel settore dei lettori musicali, e nel computer in generale. Quinid ci vorrà davvero moooooooooolto tempo prima che fallisca e in questo arco di tempo avrà certamente riguadagnato i soldi spesi in questa fabbrica, se poi si acquisisce una società come la PA semi è possibile che i costi della fabrica diminuiscano(?)

  • # 8
    galliolus
     scrive: 

    Ai tempi — parlo del giurassico — si diceva: paghi un po’ di più, ma hai un prodotto costruito a Silicon Valley anziché a Taiwan. I computer della Apple erano un inestricabile connubio tra hardware e software. Da qualche anno si è deciso invece di puntare sul software, e i Mac girano su processori Intel. La tua ipotesi rappresenterebbe un notevole cambiamento di rotta, a mio avviso desiderabile: ho sempre un Mac, ma non sono così sicuro di quale sarà il mio prossimo computer.

    A parte che ormai Apple non è più una fabbrica di computer, ma questa è un’altra storia.

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