di  -  venerdì 17 ottobre 2008

Image courtesy of Polito.itPer questa nuova puntata della rubrica dedicata agli irriducibili della nostalgia informatica, torniamo a parlare del più grande fallimento nazionale del settore tecnologico, Olivetti, prendendo in prestito un titolo apparso nel numero 27 di una rivista informatica storica, Bit, datato aprile 1982 e riportato per intero nell’ottimo sito linkato in fondo.

Protagonista dell’articolo di allora e del post di oggi, è il primo personal computer dell’azienda di Ivrea, equipaggiato fin da principio con una CPU a 16bit: l’M20. Una macchina destinata all’insuccesso commerciale per motivi che analizzeremo, ma che racconta di un periodo molto significativo per la successiva evoluzione del settore.

Mi perdonerete se torno sempre ad Apple, ma vale la pena di ricordare che la Olivetti aprì una sede a Cupertino nel 1972, quando Jobs era ancora un fricchettone impiegato in Atari e Wozniak pianificava il resto della sua vita in HP. Mi piace ricordare questi dettagli non tanto per spacconeria campanilistica, quanto per dare l’idea dell’enorme vantaggio che l’azienda di Ivrea, oggi ridotta perlopiù a marchio per fax e stampanti cinesi, ha lasciato per strada.

Veniamo al dunque.


Nel 1981, a sei mesi dal lancio del primo PC-IBM, Olivetti annuncia M20, equipaggiato con CPU Z8001, a 16 bit “reali”, ossia nell’ALU e nel bus dati. Come tradizione per la casa di Ivrea, M20 è un computer molto curato dal punto di vista del design – realizzato ancora una volta da Sottsass – e ottimamente fornito sul fronte tecnico. Sotto molti aspetti dunque superiore alla controparte IBM, il 5150, motorizzato Intel 8088.

Iniziamo dalla CPU: prodotto dalla ZiLOG e parente alla lontana dello Z80, Z8001 rappresenta un enorme passo avanti come potenza computazionale rispetto  al predecessore  – che equipaggiava tra gli altri molti home della Sinclair – ma una rottura dal punto di vista della retrocompatibilità.

L’accoppiata Z80-CP/M era infatti estremamente popolare all’epoca e molto software già circolava sulla piattaforma, che di fatto rappresentava la principale alternativa all’accoppiata MS-DOS/x86. Olivetti decise invece di equipaggiare M20 con un OS proprietario, PCOS, il che si rivelò una scelta deficitaria anche a causa dei potenti mezzi con cui già allora IBM lavorava – a braccetto con Microsoft – per la costruzione di quello che sarebbe divenuto poi lo standard di mercato (e la causa della sua uscita dal mercato PC qualche lustro dopo).

Dimostra la veridicità di questa considerazione il successivo equipaggiamento del computer con una scheda x86, che consentiva l’esecuzione di applicazioni MS-DOS, e il phasing out del sistema a vantaggio del più celebre M24.

Interessante la documentazione su M20 raccolta nel sito Autopsie di retrocomputer – cui dobbiamo anche l’articolo citato nel titolo – leggendo la quale apprendiamo che la defunta rivista Micro&Personal Computer nel 1984, a più di due anni dal debutto di M20, attribuiva il suo insuccesso all’essere M20 una macchina non standard.

Ma dov’è scritto che per un colosso com’era allora Olivetti, adeguarsi agli standard altrui fosse l’unica via? A buon diritto l’azienda eporediense tentava la via della piattaforma chiusa: una via che per molti anni avrebbe tenuto banco nel settore home e personal computer, col succedersi di numerose e vendutissime architetture alternative.

Da una migliore strategia di convivenza col parco software esistente e dalla “coltivazione” di un ecosistema software, Olivetti avrebbe infatti potuto guadagnare un suo mercato, più resistente alla concorrenza, ricco e autonomo di quanto non si sarebbe rivelato quello degli IBM-compatibili – malgrado il successo di M24.

Aprire insomma la strada poi seguita da Apple la quale, osservando M20, scopriamo non essere stata la prima a dimenticare il tasto CANC sulla tastiera.

14 Commenti »

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.

  • # 1
    aXel
     scrive: 

    Ho ancora due M20 in soffitta.
    Olivetti spese una fortuna per realizzare PCOS e mio padre un’altrettanta fortuna per programmarlo. Era pieno di bug e di ‘dimenticanze’ terribili, se avesse semplicemente funzionato sarebbe stato un successo.
    Io ero bambino e giocavo a pong a 512 x 256. Gli amici venivano a vederlo perchè una risoluzione così alta non si era mai vista (possessori di Atari e Commodore mi invidiavano, non aggiungo altro).
    Altri tempi…

  • # 2
    Cesare
     scrive: 

    Non gli amighisti, però: in genere erano gli altri a invidiare la loro macchina (delle meraviglie). ;)

  • # 3
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Vero ma per l’Amiga nel 1982 c’era ancora da aspettare qualche anno e in generale il resto del mondo PC era vincolato a risoluzioni ridicole…

  • # 4
    andrea
     scrive: 

    giusto per curiosita’ … quanto potrebbe valere un M20 attualmente tra i collezionisti?

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Ne furono vendute poche unità – molte meno di m24 che già si trova sui 200 euro – quindi non credo poco. Io lo terrei ancora qualche anno. Di che versione si tratta? Con scheda x86?

  • # 6
    alessio di blasio
     scrive: 

    ehhhh olivetti olivetti anche i cavi per gli hd erano “proprietari”, mancavano solo le viti proprietarie…che scelta maldestra.

  • # 7
    Massimo
     scrive: 

    Ricordo che poi l’M24 fu un vero successo. Unamacchina ben pensata e realizzata a dovere.
    Poi la fine di Olivetti – secondo me – fu causata dalla legge che obbligava ad emettere lo scontrino fiscale. Una bella commessa statale con soldipubblici e chi me lo fa fare di investire ed innovare. Perchè se ho già l’uovo e la gallina? Così gli ultimi computer (quanto di più obsoleto vidi in vita mia) furono “venduti” alle banche. 286 quando già i 486 facevano capolino. Una (altra) bella storia italiana!

  • # 8
    oordoo
     scrive: 

    non mi pare che fosse proprio maldestra la scelta (direi la necessità) di perseguire scelte proprietarie. Gli standard a quei tempi non esistevano, il primo in ambito software per PC fu lo MS-DOS (IBM era lo standard) , e mi sembra che Olivetti su questo non abbia falito, vedi M24.
    La vera defaillance avvenne quando, nel campo mini, decisero di mollare il MOS (OS proprietario , stabile e ben venduto in molte banche di livello mondiale) per seguire acriticamente Unix senza avere una adeguato pacchetto di applicazioni (che devono essere per forza proprietarie).IBM mica si sognò di abbandonare lo AS400, e così tutti gli altri che soppravissero ancora per un pò.
    Tornando ai PC perchè Olivetti avrebbe dovuto avere tutta la bravura o fortuna che ha arriso ad Apple? Apple è stato l’unico caso dall’avvento di Microsoft e aveva già a quei tempi una sua molto specifica connotazione.
    Molti, anche più potenti di Olivetti dovettero cedere.Senza contare che Olivetti non aveva alle spalle il grande mercato americano, etc, etc

  • # 9
    josh maltese
     scrive: 

    Incuriosito dai vostri discorsi mi sono andato a vedere la storia dell’olivetti.Il declino dell’olivetti coincide, in modo matematico, con la morte di Adriano Olivetti, Egli era un’illuminato nel campo tecnologia informatia e imprenditoriale. Queste qualita’avrebbero sicuramente portato l’olivetti ad essere oggi la prima nel mondo. Purtroppo la sua morte ha fatto precipitare l’olivetti nelle mani di gente che ha trasformato l’olivetti in osso da spolpare.

  • # 10
    oordoo
     scrive: 

    non credo che il declino sia iniziato con la scomparsa di Adriano nel 1960, questo vorrebbe dire che tutta la storia informatica di Olivetti è stata una cosa da nulla, non mi pare. Se vogliamo proprio cercare cause perchè non osserviamo che è cominciato più o meno quando Craxi e Benvenuto, nemici giurati di De Benedetti, avevano molta influenza sulle cose italiane per cui molte commesse pubbliche sono finite all’estero (cosa che non avveniva viceversa). Un’altra ragione è che non sono stati capaci di trovare un Marchionne del caso, cercando di risolvere tutto a livello finanziario (vedi ultimo periodo agonico con Passera) invece che impegnarsi a fondo sulle tecnologie emergenti.

  • # 11
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Concordo tanto sul discorso degli standard quanto su Adriano Olivetti. In merito a quest’ultimo, per quanto si sia trattato di un grande e visionario imprenditore, mi pare riduttivo ricondurre alla sua scomparsa il fallimento della Olivetti e dell’intero comparto tecnologico italiano.

    Fra i primi segni di cedimento, molto precedenti agli anni ’80 e all’epopea del PC, vedo la progressiva marginalizzazione del business dei supercomputer, ottimamente iniziato con ELEA ma poi non supportato, a livello governativo, da una forte sovvenzione all’attività di ricerca e sviluppo e, perché no, da un sano protezionismo a cui credo si debba buona parte del successo di IBM negli USA e nel mondo.

  • # 12
    BEN
     scrive: 

    Esiste ancora un mercato per la vendita per un M 20 funzionante, con i dischi operativi e con 2 manuali in dotazione ?
    Ciao e Grazie

  • # 13
    Superpila
     scrive: 

    Massimo in riferimento al commento “9”, penso che la Olivetti non avesse tanta colpa, almeno in questo. Il fatto che venissero vendute macchine 286 quando già erano presenti 486 era dovuta alla burocrazia presente allora e tutt’oggi. Nell’85 lavoravo per un concessionario Olivetti, che partecipava a gare di appalto pubbliche, bene la comunicazione di vincita della gara era mediamente di un anno se non più. Con l’evoluzione che hanno avuto i computer e con le pretese economiche che venivano fatte da alcuni enti, non era raro che succedessero cose del genere ed a me personalmente me ne sono capitate diverse.

  • # 14
    miki
     scrive: 

    E’ servita solo a far arricchire qualcuno appaltando migliaia di computer obsoleti a prezzi elevati, da 7.500.000 in su, agli uffici pubblici italiani, inps e poste, per essere ammucchiati negli scantinati. Tra l’altro gli impiegati non avrebbero saputo usare nessun tipo di computer. Naturalmente questo è tifo politico.

Scrivi un commento!

Aggiungi il commento, oppure trackback dal tuo sito.

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.