di  -  venerdì 3 ottobre 2008

Il futuro è già cominciato?Per la plurititolata rubrica Nostalgia Informatica, torniamo ad occuparci del glorioso marchio Olivetti. Abbiamo parlato dell’M24 (1984), un sistema che, malgrado la grande popolarità di cui godette, rappresentò forse il canto del cigno dell’industria informatica italiana.

È necessario fare un salto indietro di un ulteriore quarto di secolo, per arrivare al punto più alto raggiunto dalla Olivetti: arriviamo al 1959, anno in cui l’azienda di Ivrea lanciò e mise in produzione, prima al mondo, un computer totalmente a transistor, battendo sul tempo la già titanica IBM.

Ispirato dalla visione di Adriano Olivetti – uno che, quando Steve Jobs non era ancora nato, affermava che il design è l’anima del prodotto – e dal genio dell’ingegnere italiano di origine cinese Mario Tchou, l’Elea 9003 rappresenta una pietra miliare dell’elettronica mondiale, una rivoluzione copernicana in un contesto dominato dalle calcolatrici meccaniche e da pochi, pachidermici sistemi a valvole, rigorosamente targati IBM.


La console di comandoOltre che sul fronte tecnologico e prestazionale, Olivetti fa la differenza anche sotto il profilo del design, affidando la progettazione di Elea 9003 ad un giovane Ettore Sottsass.

Il 9003 discende dai modelli 9001 e 9002, prototipi basati su tecnologia a valvole, che svolsero tra l’altro, nella fase sperimentale, importanti funzioni gestionali all’interno della Olivetti e fecero da banco di prova per le successive evoluzioni basate su transistor.

Dal punto di vista tecnico Elea 9003 era in grado di elaborare circa 100.000 informazioni al secondo ed era dotato di una memoria a nuclei di ferrite di dimensioni che andavano dai 20 ai 160 Kb, operante a una frequenza di 100Khz.

Il numero imponente di transistor integrati in Elea (300.000, con requisiti qualitativi molto elevati) convinse la famiglia Olivetti a dar vita – assieme a Virgilio Florani, presidente di Telettra – ad un’azienda dedicata alla loro produzione, la Società Generale Semiconduttori (SGS), poi ST Microelectronics.

La memoria di massa era affidata ad unità a nastro, in un numero massimo di 20, per una capacità di memorizzazione praticamente illimitata secondo una descrizione del 1958. In termini pratici si trattava di circa 500Mb, un quantitativo comunque impressionante per l’epoca.

La programmazione avveniva in Fortran e la velocità operativa della macchina era tale da consentirle di eseguire fino a tre processi in parallelo.

Come ogni storia riguardante gli antichi fasti dell’industria nazionale e della Olivetti in particolare, non si può non chiuderla con conclusioni amare.

L’avventura Olivetti nel mondo dei grandi computer non sarebbe infatti durata a lungo: era difficile mantenere il primato tecnologico contro competitor lautamente finanziati dai rispettivi stati per la ricerca in settori strategici.

Lo stato italiano non solo non seppe incentivare l’eccellenza tecnologica nazionale, ma lavorò attivamente per paralizzarla. Come? Politicizzando le nomine dei vertici e iniettando nei gangli vitali dell’azienda il veleno paralizzante degli appalti assegnati. Da che l’uomo ha iniziato ad “intraprendere”, non c’è un modo migliore per abbattere il tasso di innovazione e competitività.

23 Commenti »

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  • # 1
    UALR
     scrive: 

    Magari furono più i governi che si succedettero piuttosto che il generico “stato italiano” a far pressione e scelte sbagliate.
    :(

  • # 2
    Fade
     scrive: 

    Giuro, mi prende il magone ogni volta che sento parlare di Olivetti… credo sia stata fra le migliori industrie al mondo, sia dal punto di vista della tecnologia che della mentalità… pensare che abbiamo perso un patrimonio industriale, tecnologico e sociale così fa proprio tristezza :(

  • # 3
    Ilruz
     scrive: 

    Una RAM da 160k con un nastro da 500Mb … mica male. Se facessimo un paragone attuale, sarebbe come avere uno storage da 300 Tb in linea ad un server con 4Gb di ram.

    L’Olivetti anticipo’ di decenni soluzioni meravigliose. Io ho avuto per le mani un “Olivetti Quaderno” un piccolo PC ultraportatile (aveva 4 pile stilo ricaricabili da 1000mah come batteria ….).

    Ci sono voluti 10 anni per vedere qualcosa di simile.

  • # 4
    Diderot
     scrive: 

    L’Elea fu progettato inizialmente con una joint venture con la francese Bull , per poi essere commercializzata dalla Divisione elettronica della Olivetti, per poi essere ceduta ( abbandonando la Olivetti così il settore dei grandi elaboratori) alla General Elecrtic , che a sua volta successivamente cedette tali attività alla Honeywell. I Computers successivi della grande informatica, in sostanza hanno indirettamente beneficiato della ricerca, del now how e dei percorsi tecnologici della Olivetti.

  • # 5
    Cesare
     scrive: 

    Francamente non l’avrei mai creduto, e allora… tanto di cappello a Olivetti, ma tante maledizioni anche a chi l’ha fatta affossare.

  • # 6
    Shadow
     scrive: 

    Lacrimuccia (al solito) quando tratti Olivetti amarcord.
    Un eporediese.

  • # 7
    melassassina
     scrive: 

    Come italiano e, ancora maggiormente, come torinese, se penso che solo vent’anni fa la Olivetti era il secondo produttore al mondo di computer e la FIAT il primo produttore in Europa di automobili… che amarezza!!!

  • # 8
    Marco
     scrive: 

    …e io che sono figlio di un ex dipendente Olivetti, svezzato con il latte in polvere sovvenzionato dai servizi interni Olivetti… che dovrei dire? Olivetti non era solo tecnica e tecnologia, era sopratutto un fatto sociale, ancora prima che Adriano Olivetti si interessasse di politica.
    Un plauso ai “grandi imprenditori italiani” come Passera e Colaninno, che si sono ingrassati del lavoro di Adriano Olivetti…

  • # 9
    Gio
     scrive: 

    Siamo un paese che nel suo piccolo ha saputo fare le scarpe a tutti.. che amarezza…

    A fiat e olivetti aggiungo… e il carbone negli anni sessanta? lo pagavamo meno che in tutta europa… grazie ad un altro uomo, un altro grande uomo… Enrico Mattei. Un’altro dei grandi misteri italiani la sua morte…

    che paese disgraziato…

  • # 10
    roberto
     scrive: 

    La deriva istituzionale, tecnico- organizzativa,amministrativa e gestionale, comincia, purtroppo, quasi 50 anni fa, e da allora imperversa sempre più incontrastata e devastante col passare degli anni.

  • # 11
    ShadowX84
     scrive: 

    Ho avuto modo di mettere mano in quello che credo sia uno dei pochi ELEA 9003 integri rimasto in Italia (ne furono venduti meno di 40 in tutto il mondo se non sbaglio).

    Vi assicuro che è una sensazione unica, è un besione enorme e dotato di una tecnologia (per l’epoca) davvero all’avanguardia…

    Ehh…che bei ricordi e che soddisfazione…

  • # 12
    Fr@nKi€_#7
     scrive: 

    Anche con l’Alfa Romeo successe più o meno la stessa cosa,prima in mano statale andò alla deriva per il magna-magna dei politici e la fiat che disinvestiva sull’auto le diede il colpo di grazia facendo delle tipo e tempra rimarchiate…e questo è solo un esempio…”Grazie” alla casta…

  • # 13
    massimo m.
     scrive: 

    “era difficile mantenere il primato tecnologico contro competitor lautamente finanziati dai rispettivi stati per la ricerca in settori strategici.”

    questo non lo ritengo veritiero; dove se non in italia i governi sono sempre stati prontissimi ad aprire il portafoglio per finanziare lautamente le grandi industrie?

  • # 14
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ massimo m.
    Nel caso italiano non parlerei esattamente di finanziamento quanto piuttosto di economie derivanti da aderenze col sistema politico e comunque nient’affatto volte alla ricerca quanto piuttosto all’assorbimento di posti lavoro, all’assegnazione di gare di appalto etc. etc. Tutto il contrario di un processo volto all’accelerazione dell’innovazione mi pare.

  • # 15
    gianfranco nizzica
     scrive: 

    La memoria a nuclei di ferrite dell’Elea 9003 non era di 20KB, ma di 20.000 “caratteri”, estendibile a 40.000.
    Non si programmava in Fortan ma in linguaggio “base” (da non confondere con Basic). A parte ciò, era comunque un mostro di modernità tecnologica. Chi affossò questo meraviglia? I primi governi di centro-sinistra (sempre pronti a danneggiare il proprio Paese in nome dell’Internazionale), in combutta con i “democratici” Kennediani, fecero sì che le banche chiedessero alla Olivetti il rientro dei capitali serviti per finanziare quella meravigliosa impresa che non poteva ancora essere in attivo. Quindi l’Olivetti fu costretta a vendere (anzi, a svendere) per un tozzo di pane La Divisione Elettronica con tutta una capillare rete di Servizi Tecnici, alla General Electic che voleva mettere piede in Italia.
    La General Electric provvide a sostituire, in breve tempo, tutti gli Elea con i suoi GE400 prima, e i GE600 poi. Che tristezza per chi, come me, partecipò al collaudo del primo Elea 9003.

  • # 16
    Stefano
     scrive: 

    Salve, forse vi interesserà il fatto che stiamo procedendo al recupero e valorizzazione dell’ultimo ELEA 9003 rimasto funzionante al mondo:

    Venite a visitarci !!!

  • # 17
    Olivetti Elea 9003 torna in vita presso l’ISIS di Bibbiena (AR) - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] ufficiale del progetto è raggiungibile tramite questo link mentre di ELEA abbiamo parlato già qui. Il possibile prenotare visite guidate presso la pagina del progetto sul sito […]

  • # 18
    Computer Chronicles, la rivoluzione del PC in diretta TV - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] di uno stato in cui hanno visto la luce il primo computer commerciale a transistor, l’ELEA 9003, e alcune delle prime e più famose calcolatrici meccaniche della storia. Una nazione il cui […]

  • # 19
    Ivrea, un museo per l’Olivetti. On line la raccolta delle firme  | DaringToDo.com
     scrive: 

    […] quale  lancia sul mercato il suo personal computer. Alla Olivetti non resta altro che produrre un computer clone, il secondo al mondo, il primo per vendite in Europa. Nonostante ciò partono i licenziamenti, la […]

  • # 20
    Maurizio C
     scrive: 

    Ho lavorato come tecnico presso il 9003/3 della Fiat Ricambi. Ci sentivamo orgogliosi di quella macchina bellissima e d’avanguardia. L’input era una lettrice elettromeccanica di schede perforate a 80 colonne ed un lettore di banda di carta perforata. Ricordo un ordinamento dati dell’inventario ricambi durato una settimana e altrettanti per stamparlo. Assistenza 24 ore su 24. Dormivamo sulle scrivanie e ci rimpinzavamo di caffè. Rimpiango quei tempi, non solo per l’età ma anche per essere stati orgogliosi di lavorare per la Olivetti.

  • # 21
    Gianni Faccia
     scrive: 

    Vorrei salutare Maurizio C. che credo sia Maurizio Ciarlatani, uno dei nostri tecnici della manutenzione dell’Elea 9003 della Fiat Ricambi. Spero si ricordi di me e dei bei tempi passati su quel fantastico elaboratore.

  • # 22
    Maurizio Ciarlatani
     scrive: 

    Ciao Gianni , solo ora leggo il tuo commento. Si sono io, Maurizio Ciarlatani. Ho lasciato il lavoro di tecnico nel 1967 per indirizzarmi verso l’attività commerciale. Bei tempi ? Sicuramente si, anche se qualche volta quel “bestione” ci faceva perdere il sonno. Ti cercherò su FB. Ciao, un abbraccio.

  • # 23
    gianfranco nizzica
     scrive: 

    Vorrei sommessamente correggere quanto scritto da Diderot. L’Elea 9003 è stata progettata solo dalla Olivetti presso l’Università di Pisa. La società Olivetti-Bull fornì solo le unità periferiche (stampanti a rullo, lettori e perforatori di schede). Terminato il progetto, fu costituita la Olivetti Divisione Elettronica con sede a Borgolombardo, a pochi chilometri da Milano, e qui si iniziò a montare la prima macchina al collaudo della quale partecipai anch’io, giovanissimo, sotto la guida di un grande tecnico: Gigi Desperati, che ricordo con affetto.Il direttore della produzione era l’ing. Raffo e il suo vice era il dott. Maddalena. Poi la macchina fu portata presso il cliente: Marzotto, a Valdagno (VI)ed io seguii la macchina come tecnico dell’Unità Centrale. Era l’autunno 1960. Vorrei inoltre chiarire che nel mio precedente intervento ho scritto che la memoria dell’Elea non era di 20KB ma di 20000 “caratteri”. E’ la stessa cosa ma volevo criticare gli inglesismi che hanno contribuito a far dimenticare che quel meraviglio periodo era tutto italiano.
    Un saluto a tutti.

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