di  -  venerdì 3 ottobre 2008

JellyQualche giorno fa a Londra, in occasione dell’evento di design Urbantine Project 2008, è stato presentato un progetto di work space abbastanza singolare: The Jelly Box, ideato dall’architetto inglese David Hingamp dello studio Archic.

Il concorso Urbantine di quest’anno richiedeva l’invio di progetti su un argomento molto specifico: creare uno work space che riflettesse la natura mutevole e rapida del ventunesimo secolo.

E che cosa può soddisfare appieno questa richiesta se non l’anima liquida e molliccia della gelatina?

Basata sul concetto complesso di nascosto/esposto, David ha creato uno spazio di lavoro semi-trasparente che sembra, a prima vista, essere privato invece, sotto sotto, non lo è (vedere immagini). Chi sta dentro vede chi sta fuori e viceversa. Questo è il nostro secolo, dove tutto viene esposto, dove tutto viene messo in mostra sulla pubblica piazza. Inoltre, sempre secondo le parole dell’architetto: “La Jelly Box crea una falsa sensazione di ‘interno’, dove non ti puoi nascondere, lo spazio è oscillante, distorto, in continuo cambiamento, vivo”.

La struttura è realizzata in plastica, è modulare, economica e facile da trasportare. Per montarla bastano due persone e quattro ore di tempo, per smontarla ed impacchettarla, 5 ore.

La Jelly Box si propone come un un’eccitante nuovo concetto di work space portatile, adatto a conferenze, convegni, esibizioni oppure feste…

Ecco alcune foto:

JellyBox1

JellyBox2

7 Commenti »

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  • # 1
    demon77
     scrive: 

    Da architetto mi sento di dire che mi pare un po’ una ca***ta…

  • # 2
    Enrico
     scrive: 

    Oddio già i cubicoli deprimono i lavoratori , pensate un affare del genere che crea una luce rossa tutto intorno a voi. Allucinante. Maledetti designer.

  • # 3
    djbill
     scrive: 

    quando la gente invece di progettare gioca con i programmi di grafica… del resto questa è la scuola anglosassone…

  • # 4
    nodith
     scrive: 

    poi ci si chiede perchè gli ingegneri odino gli architetti…

  • # 5
    stefano odorico (Autore del post)
     scrive: 

    @nodith
    Per esperienza diretta, posso affermare che la cosa è reciproca!

  • # 6
    Pippo
     scrive: 

    Poi ci sono i periti che odiano gli ingegneri e gli architetti e fanno funzionare le cose.
    ahahahahahahahha

  • # 7
    Fabietto
     scrive: 

    @stefano

    scusate se noi ingegneri abbiamo, non dico entrambi, ma almeno un piede nel mondo reale :-)

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