di  -  venerdì 3 ottobre 2008

Apple cieca?Il titolo sintetizza bene i tre stati che hanno pervaso Apple da luglio a oggi, uno stato di confusione mentale che sembra ormai avviato a risolversi in modo positivo; il Non-Disclosure Agreement (NDA), la clausola che limita la possibilità di divulgare informazioni riguardanti un contratto o un accordo, delle applicazioni create dagli utenti e vendute tramite iTunes era stata estesa proprio in luglio fino a comprendere anche i motivi del rifiuto di Apple alla pubblicazione delle applicazioni.

In sostanza la situazione era: hai lavorato un sacco per questa applicazione, non te la pubblico e non puoi nemmeno dire in giro perché.

Ovviamente la prima reazione è stata di rabbia, perché molti sviluppatori si sono sentiti imbavagliati da questa cieca politica di controllo totale e perché l’estensione della NDA sembrava fatta apposta per non far sapere al mondo che qualcuno potrebbe aver sviluppato applicazioni migliori di quelle di default dell’Iphone e che Apple le aveva rifiutate.

Grande fermento nel mondo dei blog, un sacco di domande senza risposte, e alcune logiche conseguenze come la transizione dei reietti al novello Android. Tra l’altro la cosa andava a ripercuotersi anche sull’ “indotto” che ruota intorno al melafonino: Erica Sadun stava per pubblicare un libro su come si sviluppano queste applicazioni, aveva 12 mila preordini – e aspettava la rimozione della NDA per procedere alla pubblicazione; potete immaginare la sua sorpresa quando ha scoperto che non solo non era stata rimossa, ma addirittura estesa alle pubblicazioni.

Secondo altre persone la NDA era una forma di protezione della tecnologia alla base dell’Iphone mentre è ancora in corso di approvazione dei brevetti, e quindi la clausola sarebbe stata rimossa subito dopo l’ottenimento di questi brevetti. Il vero problema per Cupertino è l’immagine, perché molte persone hanno iniziato a sussurrare il paragone più pesante e pericoloso dell’industria IT: Apple sta diventando come Microsoft.

Ecco quindi arrivare ottobre, quando con una lettera ai programmatori Apple conferma la spiegazione dei brevetti ma informa che rimuoverà la clausola per via del troppo clamore e scontento suscitato: subito si fanno vivi i reietti che annunciano nuove versioni delle loro applicazioni e fiammanti righe di codice: un passo necessario per cercare di riconquistare la fiducia delle persone che giornalmente contribuscono al successo del telefonino della mela.

Ma perché un passo falso così grande e così tanto evitabile? proprio a ridosso della presentazione del telefonino di Google, poi. Davvero Apple ha fatto uno sbaglio così grande, infischiandosene degli utenti, o c’è qualcos’altro sotto?

Questo non credo ci sarà mai dato di saperlo, ma non è una novità che l’azienda di Jobs ami fare la voce grossa. Riprova ne è il fatto che minaccia di chiudere iTunes se il governo americano aumenterà di 6 centesimi di dollaro le royalty da pagare alle case discografiche sulle vendite di brani online. Anche qui, provocazione, realtà economica o sparata di cui forse si dovrà pentire?

7 Commenti »

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  • # 1
    Ilruz
     scrive: 

    Si potrebbe tradurre:

    Per noi siete degli degli amici, anzi no dei consumatori, anzie no, degli utenti, anzi no, degli utenti/consumatori amici.

    Schizofrenie del marketing …

  • # 2
    Cesare
     scrive: 

    Apple è sempre stata molto peggio di Microsoft quanto a “chiusura” e restrizioni delle sue piattaforme.

  • # 3
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    c’è però da dire, ed è notizia di adesso, che le royalty non aumenteranno. 1-1 e palla al centro :)

  • # 4
    Ilruz
     scrive: 

    Non aumenteranno perche Apple era pazza abbastanza da chiudere Itunes per davvero :D

  • # 5
    Jacopo Cocchi
     scrive: 

    beh sulle royalty aveva perfettamente ragione.
    Già adesso sui brani singoli e in generale le case discografiche prendono una barcata di soldi ed Apple è riuscita a mantenere un prezzo tutto sommato accettabile per un servizio online.

    Mi fanno ridere RIAA,FMI e soci. Prima demonizzano i servizi di distribuzione via rete (perché evidentemente saltano in questo modo tutto il sistema e l’indotto costituito dai vari canali e passaggi di mano del prodotto, poi quando capiscono che invece non solo è il futuro ma se incentivato aiuta la salute degli artisti, discografici e fa felice l’utenza, cerca di mungere quest’ultima come vacche da latte.

    E’ una vergogna.

  • # 6
    Lanfi
     scrive: 

    iTunes è l’unico modo davvero moderno per combattere la pirateria. Chiaramente apple&co non lo fanno per beneficenza…se aumentassero troppo le royaltes da pagare non ci sarebbero più margini di guadagno per apple, o sarebbe necessario proporre prezzi non competitivi con il prezzo della pirateria (che ricordo è 0, quindi parecchio competitivo :D). Se i discografici si lamentano si mettano insieme e diano vita ad uno strumento funzionante alla stregua di itunes…

    Per quanto riguarda l’nda invece è stata proprio una cosa scandalosa, è un bene che stiano pensando di togliere di mezzo questo obbrobrio.

  • # 7
    Paolo
     scrive: 

    Bah, la NDA di Apple era un autogol mediatico e di marketing non indifferente, adesso sono curioso di vedere in quanto tempo faranno dietro front oppure se è solo una tattica per prendere tempo e far sbollire gli animi e riguadagnare un pò di fiducia da parte dei sviluppatori…Personalmente Apple non mi sta molto simpatica: non si comporta tanto meglio di Microsoft e allo stesso tempo fa pagare di più i suoi prodotti solo perchè sono un pò più ricercati e “stylish”, inoltre adora criticare le tecnologie concorrenti e ridicolizzarle mentre quando è passata dai PowerPc (“…IL FUTURO!!!..”) ai processori Intel che tanto bistrattava….

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