di  -  venerdì 26 settembre 2008

Un martelloRicorderete il caso Capitol Records vs Jammie Thomas, in cui quest’ultima fu condannata a pagare 222.000 dollari di sanzione per la condivisione di 24 brani su un circuito di file sharing, pari a 9.250 dollari per brano condiviso.

Ci siamo occupati di molte fantasiose tesi emerse nei dibattimenti concernenti il caso, come per quella di Jennifer Pariser, avvocato di Sony BMG, che sostiene: “Quando un individuo copia una canzone per suo uso personale […] possiamo dire cha ha rubato una canzone”, o quella secondo cui basta condividere un file , anche senza che sia provata la trasmissione a terzi, per essere accusabili di distribuzione non autorizzata di opere protette.

La notizia di oggi è che questo castello di insensatezze è andato in fumo.

Il giudice Davies di Duluth, dopo aver chiesto mesi fa una pausa per riflettere sulla validità dell’impianto accusatorio, ha annullato il processo.

In calce al suo intervento, ha tenuto a sottolineare la sproporzione fra il valore di 24 canzoni – circa 54 dollari al prezzo locale dei CD – e i 222.000 che la RIAA ha chiesto come compenso, equivalenti al prezzo di 12.000 CD circa.

Senza tema di esagerazione, si tratta di una sentenza storica, occorsa nel paese in cui le contraddizioni emerse attorno al problema del diritto d’autore sono più evidenti. Terremo gli occhi aperti per valutarne le conseguenze sui molti casi ancora in corso e su coloro che hanno già composto la questione in via extragiudiziale sborsando una somma determinata con criteri del tutto arbitrari – non mi viene la parola… es… est… estorsione? – e che forse si sarebbero potuti risparmiare.

Fonte: Wired Blog

6 Commenti »

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  • # 1
    Elvis is God
     scrive: 

    Mamma mia…certo che questa notizia è importantissima! il fatto che sia stato annullato il processo crea un precedente a cui moltissima gente accusata farà appello!

  • # 2
    Ilruz
     scrive: 

    Come sostengo da anni, l’equivalenza 1 file scaricato = 1 vendita mancata … e’ tutta da dimostrare.

  • # 3
    demon77
     scrive: 

    Mi rendo conto che è un commento banale e stereotipato ma per quanto mi riguarda è anche vero:
    con tutto quel che si sente su crimini e truffe di ogni genere puniti con pene ridicole ci mancava solo che una poveraccia beccava una condanna simile per due boiate scaricate!

  • # 4
    Luca
     scrive: 

    Non è estorsione, è un accordo extragiudiziale. Se uno di quei poverini che scaricano migliaia di canzoni/film/giochi/applicativi avesse avuto la coscienza a posto, non avrebbe accettato tale compromesso e sapendo di essere nel giusto avrebbe affrontato il giudizio, che tra l’altro come dimostra questo caso avrebbe facilmene potuto esser favorevole.
    La giustificazione “si, ma i cd/dvd/giochi/ecc costano troppo” vale fino a un certo punto, perchè non si tratta di beni essenziali. In tanti facciamo i furbi perchè vogliamo avere tutto, comodo e perfetto, oltre che gratuito, ma non me la sento di fare la parte della vittima.
    D’altra parte la RIAA e le associazioni simili dovrebbero guardare in faccia la realtà ed evitare processi montati come questo, nel quale tra l’altro rimediano figure ridicole. Pretendere circa 8mila dollari di multa a canzone è improponible, e la contrazione di mercato dovuta al p2p è evidente ma NON drammatico come vantano! Soprattutto da quando col web hanno iniziato a guadagnare anche loro. Vabbè.
    Scusate il lungo commento, ciao

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Luca
    Non sono del tutto d’accordo. Si parla di estorsione dal momento in cui il giudice ha provato/determinato che:
    1) la RIAA ha calcolato in modo del tutto arbitrario il compenso per canzone posta in condivisione (c’era chi voleva chiedere 150.000 dollari per brano);
    2) la tesi del “making available” non tiene in un sistema giuridico fondato sulla prova e non sulla presunzione di colpevolezza.

    Chi condivide file (lo scaricamento non è inquadrato in questo caso) ha di certo la coscienza pulita ma non è detto che sia corretto e legale minacciare ritorsioni legali generiche e che poi si sono dimostrate inconsistenti, e spingere verso accordi economici extragiudiziali determinati arbitrariamente e per questo più simili al pizzo che a un risarcimento.

  • # 6
    IRAx
     scrive: 

    Senza parole…

    Questa storia doveva obbligatoriamente finire cosi… Perchè sarebbe stato qualcosa di veramente squallido se fosse finita diversamente.

    1. Non tutti quelli che usano la rete p2p sono consapevoli che è illegale.
    2. Non si può recuperare tutto ciò che è andato perso da un solo utente.
    3. Fermate il p2p! Non rovinate l’esistenza ad un essere umano (anche i bambini scaricano dal p2p).
    4. Create un nuovo sistema di p2p, magari con dei punti che si possono accumulare sull’acquisto dei prodotti originali permettendoti di scaricare un numero chiuso di brani o materiale vario…

    Insomma quello che voglio dire è… esisterà una strada diversa da quella di dover rovinare le persone per aver scaricato materiale via p2p…
    E’ mai possibile! Ora ci mettiamo tutti a spacciare cosi se ci beccano ce la passiamo meglio di chi viene beccato a scaricare, e con la scusa dello spaccio ci possiamo comprare i cd originali!

    Usate la testa! non le maniere forti!

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