di  -  giovedì 25 settembre 2008

The Sustainable Solutions CaravanUn altro esempio di come percorrere lunghe distanze (ricordate il post di Markingegno? Il tour della Sardegna con un’auto alimentata ad olio di frittura), senza l’uso dei classici carburanti.

26 persone a bordo di due scuolabus e di un pickup alimentati esclusivamente con olio vegetale riciclato, hanno affrontato un viaggio dalla California al Centro America. Partendo da Berkeley, hanno attraverso l’America Centrale: Mexico, Guatemala, Belize, El Salvador, Honduras, Nicaragua, per raggiungere, come destinazione finale, Punta Mona in Costa Rica.

La carovana, chiamata “The Sustainable Solutions Caravan” (associazione fondata nel 2003), si è spostata con l’intento di dimostrare, tramite conferenze stampa, incontri con la popolazione del luogo, incontri con ministri locali, con politici internazionali, che è possibile percorrere lunghissime distanze senza fare uso di petrolio. Focalizzando l’attenzione su come l’utilizzo del biodisel possa essere una risorsa fondamentale e concreta per paesi in via di sviluppo.

Ma da dove hanno preso l’olio necessario a muovere gli autobus?

The Sustainable Solutions Caravan BUS

Come dichiarato dagli intrepidi viaggiatori, la domanda più frequente fatta dai media è stata appunto questa: Ma dove avete trovato l’olio per percorrere tutti quei chilometri?

E qui viene il bello…

Fonti varie e fantasiose, tra le quali: una fabbrica di Nogales in Messico che ha donato grandi quantità di olio di avocado, un costoso ristorante giapponese di Mexico City ed alcune fabbriche di tortilla chips (popolarissime in America Centrale) che hanno “donato” taniche e taniche di olio da frittura già utilizzato.

Gli obbiettivi principali dell’associazione:

1- Condividere informazioni, semi e tecnologie per un modello di vita sostenibile a livello ambientale, economico e sociale.

2- Rendere popolari soluzioni alternative come i biocarburanti e l’agricoltura organica.

3- Mettere in collegamento i contadini locali con le grandi distribuzioni di prodotti organici, fornendo aiuto economico e tecnologico a tutti quegli agricoltori interessati al passaggio all’organico.

4- Supportare la creazione di un network di persone, progetti e organizzazioni coinvolte in tutti gli aspetti del vivere in maniera sostenibile.

Bene per l’intento umanitario dell’iniziativa. Invece, per quanto riguarda noi: è arrivato il momento di abbandonare le vecchie stazioni di servizio e di passare a fare rifornimento in rosticceria?

5 Commenti »

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  • # 1
    AlessioF
     scrive: 

    C’è chi dice che l’aumento delle materie prime alimentari rischia di schizzare alle stelle se si utilizzassero solo biocarburanti. In pratica si toglierebbe spazio alla coltura degli alimenti primari per dare spazio a materie per bioetanolo e biodiesel

  • # 2
    stefano odorico (Autore del post)
     scrive: 

    Come già esposto in vari post su AD e come è facilmente immaginabile, il bioetanolo e i biocarburanti in genere si ricavano non solamente da “alimenti primari”…esistono molte vie sostenibili a batto impatto.

  • # 3
    Ilruz
     scrive: 

    @Stefano Odorico
    Gia’, ma e’ la scusa per aumentare il costo del grano! quanti di voi sanno che a livello mondiale quello di quest’anno e’ il raccolto piu’ abbondante degli ultimi 30 anni? eppure il prezzo del grano sale … come quello della soia, etc.

    Si possono fare idrocarburi anche dalla spazzatura, il problema e’ che economicamente “non conviene”, e costa meno farli dai cereali. Durante il proibizionismo l’alcool lo distillavano anche dalla legna e dalle foglie … e poi se lo bevevano (crepando in breve tempo, perche’ non era nemmeno potabile).

    Per ogni sistema “ecologico” che vedete proposto in giro, analizzatelo cinicamente in questo modo:
    1. Il suo obiettivo sono i soldi
    2. Il suo obiettivo e’ l’ecologia

    Nel primo caso ogni cosa e’ lecita, come ad esempio consumare dieci unita’ di energia per produrne una, l’importante e’ che il bilancio economico a breve termine sia positivo (carbone, nucleare, gas).

    Nel secondo caso e’ esattamente l’inverso, l’importante e’ consumare una unita’ di energia per produrne almeno dieci, senza guardare ai bilanci, che nel lungo periodo saranno certamente positivi (eolico e fotovoltaico).

    Agli intrepidi trasmigratori una domanda: come ve l’hanno messo l’olio nel motore? ve l’hanno portato con mezzi tradizionali? che un motore iniezione meccanica funziona anche con l’olio di frittura non e’ una novita’ (a parte la puzza, e il particolato nero che produce, dato dalla crackizazione dell’olio) … sono daccordo su tutta la vs. campagna, ma lasciate stare i motori che non fanno per voi; andiamo invece insieme a zappare la terra che fa bene e ci divertiamo anche.

  • # 4
    max
     scrive: 

    Si usa quasi principalmente l’olio di colza. Che viene coltivato appositamente per il biodiesel a marzo. Verso giugno il raccolto è già pronto e si può già seminare grano o mais o altro. Dare la colpa al biodiesel per l’aumento del prezzo del grano è solo una balla. Come ha detto Stefano, erano da molto che si facevano raccolti così abbondanti. Io ho cercato di informarmi per usarlo con i mezzi agricoli. Ma grazie alla bellissima legislazione italiana, o lo si produce in casa, o ti cosa oltre 3€ al litro. Anche se il prezzo in borsa è di 60$ al barile. Dove va la differenza?

  • # 5
    cicastol
     scrive: 

    Forse non tutti sanno che per lo stato italiano qualsiasi cosa(sostanza)che diviene carburante deve pagare anche le relative accise… altrimenti è evasione fiscale… anche se andasse con il piscio!!!

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