di  -  venerdì 26 ottobre 2007

In questi giorni si è molto parlato, soprattutto (e solo?) nella blogosfera, del disegno di legge c.d. Levi-Prodi. Senza entrare troppo in tecnicismi è sufficiente sottolineare che il problema di fondo è che il testo è stato scritto male, e lascia spazio a dubbi interpretativi.Si stabilisce infatti che tutti i soggetti che esercitino attività editorale sono tenuti all’iscrizione nel Registro degli Operatori di Comunicazione, con tutti i relativi gravosi oneri. Dato che, la stessa legge, definisce come prodotto editoriale qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, formazione, divulgazione e intrattenimento è del tutto evidente che anche i blog rientrano nella definizione di prodotto editoriale.

Per cercare di mettere una “pezza” a questo attentato alla libertà di parola, il signor Levi ha aggiunto un comma che escluderebbe dall’iscrizione al Registro i “siti personali o ad uso collettivo che non costituiscono un’organizzazione imprenditoriale del lavoro”. Dalla padella alla brace, di male in peggio. Cosa si intende per organizzazione imprenditoriale del lavoro?

Sul mio blog personale ho un box AdSense e guadagno qualche decina di dollari all’anno. Sono un imprenditore? Dove tracciare la linea di confine tra blog espressione di attività professionale a scopo di lucro e quello puramente personale? Il comma aggiunto, se vogliamo, peggiora la situazione anziché migliorarla introducendo nuovi elementi di dubbio e di confusione.

Questa vicenda ha prodotto forti reazioni non solo nella blogosfera italiana, ma anche e soprattutto nella stampa estera, che non ha perso l’occasione per sbeffeggiarci e deriderci. Secondo me gli aspetti più inquietanti di questa vicenda sono essenzialmente due.

Primo: Viene minata alla base la libertà di parola e di espressione del pensiero, cosicché chiunque voglia condividere col mondo un proprio pensiero viene “bloccato” da vincoli burocratici. E’ chiaro che una legge del genere, anche se approvata, sarebbe del tutto inapplicabile all’atto pratico, ma è un grave segnale lanciato dalla classe dirigente che dimostra di essere ancorata ancora a vecchi schemi che vuole campalinisticamente proteggere e tutelare, anzichè aprirsi al progresso favorendo l’innovazione.

Da qui si arriva al secondo punto, cioè al fatto che questa proposta di legge è l’ennesima dimostrazione di come chi oggi comanda nel paese cerchi in tutti i modi di ancorarci al passato soffocando il presente. E’ evidente che si tratta di una legge che strizza l’occhio ai media tradizionali che, anzichè reinventarsi e lanciarsi essi stessi per primi nei nuovi media (come accade all’estero), si chiudono in un modello di business ormai destinato a cambiare definitivamente.

Fino a quando non avverrà una radicale rivoluzione culturale che cambi le menti della gran parte della classe dirigente e fino a quando sangue nuovo e fresco non sarà immesso nel motore decisionale del paese, temo che l’Italia sarà inesorabilmente destinata a proseguire il trend di declino al quale tristemente assistiamo da decenni.

10 Commenti »

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  • # 1
    Mattia
     scrive: 

    Questo è quello che accade quando dei 50enni fanno leggi che riguardano Internet. E’ un mondo nuovo, va affidato ai giovani.

  • # 2
    Adso da Melk
     scrive: 

    togli adsense
    per 10usd l’anno cosa lo tieni a fare
    su un blog personale la pubblicità, imho, non dovrebbe esserci

    magari fai un bel donate via paypal

  • # 3
    andrea
     scrive: 

    adsense? :D 10 dollari l’anno? :D

    scommetto che almeno il 90% delle persone NON SA che i guadagni di una campagna PPC, tipo adsense, ci va regolare partita iva. Si eprche quei 10 dollari.. come li dichiari? O meglio.. li dichiari? ^^

    Questo ovviamente non giustifica una bestialata simile.
    Con tutti gli scempi da regolarizzare… si preoccupano dei blog? Il sentore è che si cerchi una forma per poter punire a dovere blog “scomodi” come quello di grillo.

    Lo dice uno che vota a sinistra da quando ha fatto 18 anni… e che ha sempre piu l’amaro in bocca.

  • # 4
    Fabius
     scrive: 

    Cosa si intende per organizzazione imprenditoriale del lavoro?

    per capirlo basta leggere l’art 2082 del codice civile che a proposito dell’imprenditore dice: “è imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”.

    dubito che con il tuo sitarello che fa 10$ all’anno rientri in questa definizione. quindi puoi stare tranquillo.
    la legge basta conoscerla ;)

  • # 5
    Michele
     scrive: 

    Nonostante il tuo pronto riferimento al codice civile resta tuttavia ambigua l’espressione “organizzazione imprenditoriale del lavoro”.
    Il punto inoltre è che la legge è una palese espressione della distanza della classe dirigente verso i nuovi media che (purtroppo) si concretizza in un’imposizione forzata di normative di cui francamente non si sente l’esigenza.
    Il rischio (come abbiamo visto) è che oltre a complicare cose in realtà abbastanza semplici si minano libertà fondamentali indiscutibili (salvo poi correggersi goffamente con l’introduzione di commi correttivi… tutto ciò ha del ridicolo)

  • # 6
    filippo
     scrive: 

    ma di cosa vi preoccupate!!!!!
    tanto vedrete che il governo voterà contro questa legge fatta da lui stesso….ormai prodi e soci ci hanno abbituato a questo..no?

  • # 7
    Markingegno
     scrive: 

    l’aspetto tragicomico di questa vicenda e’ che gli stessi ministri hanno fatto marcia indietro dichiarando di aver firmato ‘distrattamente’ il disegno di legge, senza leggerlo accuratamente…
    :-/

  • # 8
    david
     scrive: 

    Se passasse questa legge
    spero che per UNA (1) volta troveremo il coraggio di scendere in piazza e fare un bel referendum abrogativo ecc ecc… hanno assolutamente rotto con queste leggi -impostazioni- stataliste, antidemocratiche…
    Parliamoci chiaro la vera libertà di informazione ormai è solo su internet.. i telegiornali e i giornali stampati sono indirizzati secondo la corrente del momento, purtroppo…

  • # 9
    Francesco Federico
     scrive: 

    Rispondo un po’ a tutti senza citarvi uno per uno, giusto per comodità.

    Per quanto riguarda il mio blog non mi pongo il problema, era un esempio per porre un quesito. Dove possiamo tracciare la linea tra attività imprenditoriale o no? La legge va conosciuta e proprio perchè la conosco so che ci sono cause complessissime che riguardano proprio casi in cui non è chiaro se l’attività in oggetto sia o no imprenditoriale. Tutto si gioca infatti su quel “professionalmente” che in molti casi è tutt’altro che ovvio.

    Il nocciolo della questione, comunque, resta il fatto che si è tentato, anche se alla resa dei conti non succederà nulla, di imbrigliare il mondo libero dei blog con una legge. Prima ci avevano provato solo i “vecchi” media e le altre “caste” che avevano interesse a mantenere lo status quo, il fatto che in Italia a loro si associ anche il Governo della Repubblica è secondo me il fattore più sconcertante di questa vicenda.

  • # 10
    Marco X
     scrive: 

    Ritengo che la necessità di una legge (in questo caso la Levi-Prodi) che vincoli la libera espressione nel web, credo sia a dire poco una censura,
    Il fatto che vi siano “tanti” che usano i blog e/o siti web, i quali hanno una funzione molto simile,
    questo non è un motivo valido per fare una legge che “vincoli” tutti a essere “editori”, solo per il fatto che si vuole parlare liberamente di tutto.

    Sono del parere che le leggi siano già adatte così come sono, senza la necessità di farne altre come la Levi-Prodi, infatti, le leggi attuali non consentono di creare siti che trattino pornografia illegale, pedofilia, incitazione esplicita a questioni politiche lesive per terzi.
    Più, il fatto che già noi tutti firmiamo liberatorie per poter usare i blog e dominio sito, in più siamo già responsabili dei nostri siti e blog, pagando già di persona se il nostro lavoro è lesivo per terzi.

    Anche nel settore editoriale esistono delle leggi più che valide, dire “Sì” alla Levi-Prodi è un errore, oltre a fare diventare la legge una censura, è una legge che non migliora la situazione attuale …in nessun campo.

    La libertà di espressione non deve essere limitata, né se è a nostro favore, né se è a nostro sfavore, ciò che è importante è “insegnare ciò che è giusto e non censurare tutto” a prescindere dal giusto o sbagliato.

    Aggiungo, tutti quelli che hanno i siti web, tutti pagano molto caro il servizio “dominio” più IVA, inserire una ulteriore tassa è un furto, noi tutti non vogliamo una legge da ladri, vogliamo leggi giuste.

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