di  -  giovedì 11 settembre 2008

Gli appassionati di videogiochi, soprattutto quelli con una certa età “ludica” alle spalle o che si sono appassionati al fenomeno del retrogaming, sono sempre alla ricerca del pezzo che possa impreziosire la propria collezione.

Può trattarsi di un titolo giocato da bambini, di una console che è stata compagna di avventure della propria infanzia o adolescenza oppure un prodotto che in pochi possono permettersi di affermare “io ce l’ho”, perché rilasciato in un numero contenuto di esemplari, perché presentato in concomitanza con un evento particolare (ad esempio l’uscita di un film sponsorizzato dalla SWHouse come nel caso della Xbox360 Simpsons Edition ritratta nella prima immagine) o semplicemente perché si è voluto creare maggiore attesa nel consumatore diversificando la versione base da una più costosa e che propone gadget o contenuti extra supplementari.

Xbox 360 Simpsons Limited

Cerchiamo di analizzare il perché del successo di questo fenomeno, diventata una prassi nelle politiche di merchandising delle case produttrici di questi ultimi anni.

Come ben sappiamo, quando il gioco diventa anche collezionismola ricerca spasmodica dell’introvabile, del “nessuno lo possiede e quindi io devo averlo”, con una certa (sana) dose di compiacimento e orgoglio per i propri inestimabili tesori, crea un mercato dentro il mercato che favorisce la nascita di vere e proprie speculazioni intorno a giochi che al tempo costavano pochi spiccioli e ora invece valgono cifre a 3 zeri (come il caso di Tetris per il Sega MegaDrive).
Ebay e più in generale il Web hanno senz’altro giocato un ruolo importante nell’aggregare e mettere in contatto aficionados da tutto il mondo prima raggruppati a comparti stagni e ora legati, indipendentemente dal Paese d’origine, da nuovi tipi di comunicazione globale.

E quale miglior terreno di confronto se non cataloghi che propongono, ad esempio, edizioni speciali delle console normalmente vendute in milioni di pezzi disponibili solamente in mille esemplari?

Il secondo fattore è dato dalla crescita del mercato parallelo.
Il Giappone è sempre stato, nei confronti degli altri Paesi, anni luce avanti non solo e tanto per la qualità dei prodotti poi esportati nel resto del mondo, quanto per la capacità di creare interesse e rendere merito al videogioco, il quale non viene semplicemente visto come mezzo di intrattenimento per bambini bensì come parte integrante della propria cultura, al pari dei manga.
In questo contesto appare chiaro come, per soddisfare le richieste del popolo nipponico, non basti proporre il titolo di richiamo con un po’ di pubblicità in TV. Ecco quindi presentazioni sfarzose con sfilate di cosplayer travestiti dai personaggi di Final Fantasy, concerti di orchestre filarmoniche dove vengono suonate le musiche delle colonne sonore, nonché console limitate con aerografie particolari oppure package celebrativi.
Un pubblico così esigente provoca una conseguente grande varietà di modelli e soluzioni: solo per il GameBoy, considerando tutte le edizioni (Color, Pocket, Micro, SP e via discorrendo) sono uscite più di cinquanta versioni, personalizzate con i colori e le animazioni di Donkey Kong o Zelda; persino case famose come Tommy Hilfiger e Swarovsky, estranee a questo mondo, hanno impresso il proprio marchio impreziosendo e arricchendo questa già ricca lista di limited.
Con il cambio favorevole e il crescere di servizi che fanno da tramite tra i negozianti quasi sempre restii a vendere all’estero e gli acquirenti occidentali, il fenomeno dell’esportazione oltreoceano ha assunto un’altra dimensione e ora si vedono sempre più spesso commercianti/collezionisti che propongono pezzi destinati in origine al solo mercato interno, traendo un buon profitto da questa attività e dando maggiore visibilità a prodotti che altrimenti resterebbero ai più sconosciuti.

In Europa e negli States si è cominciato a spingere in questa direzione non da tantissimo e soprattutto con un’offerta, in in termini quantitativi, molto meno rispetto all’Asia.
Oltre alla citata Xbox360 dipinta del giallone tipico dei Simpsons, abbiamo visto recentemente la versione Legendary Edition con tanto di casco annesso come tributo ad Halo 3; in generale sono le serie di maggior successo (come Resident Evil, Metal Gear Solid, Super Mario, Final Fantasy e via avanti) ad ispirare la realizzazione di giochi o console custom “per pochi”.
Una volta però che il business ha raggiunto proporzioni da capogiro facendo sì che il videogioco rappresenti una enorme industria globale, i grandi nomi hanno intuito la possibilità di valorizzare la passione verso i propri idoli dal punto di vista commerciale e del viral marketing esportando il fenomeno anche nei nostri territori.
Uno dei simboli più lampanti di questa svolta sono stati i Pokemon.
E siamo giunti al terzo e ultimo fattore.

E’ interessante inoltre notare come le unità scelte per personalizzazioni “limitate” siano in particolar modo le console portatili, a testimonianza evidentemente, di come giocare in movimento, dato che si suppone avvenga in contesti affollati (mezzi di trasporto pubblico ecc.), significhi anche trasmettere una certa immagine di sè, una tendenza che però permetta a ciascuno di noi di distinguersi in un certo qual modo dalla massa.
Ed è quel che è avvenuto per i cellulari quando è nata la moda delle skin.
Vedere persone giocare in treno ormai è abbastanza comune, ma volete mettere la soddisfazione di mostra il proprio DS o la propria PSP con sopra il ritratto di SuperMario, di Darth Vader o del campo di calcio disegnato in onore alla serie di Winning Eleven/Pro Evolution Soccer?

Come in qualsiasi altro tipo di collezionismo, dal filatelico alla numismatica, il valore dell’oggetto cambia in base al numero di stampe uguali e alla data di produzione: più è vecchio più acquista valore, ma se le copie sono estremamente limitate allora il prezzo di acquisto può risultare fin da subito salato.
La già citata Simpsons 360 è stata venduta ad esempio all’astronomica cifra di oltre 4000$, questo perché ne esistono solo 100 esemplari a fronte di milioni di fan sparsi in tutto il globo.
Il Dreamcast Gundam RX-78 Custom Edition, realizzata in maggio alla celebre serie di cartoni animati giapponesi, conta solo 78 unità prodotte, quindi potete immaginare quanto siano disposti a spendere i fan che contano su una certa disponibilità economica.

Ovviamente le più ricercate sono quelle limited mai state in vendita ma create appositamente per eventi o anniversari particolari e vengono chiamate quindi “promo items“; rimanendo all’ultima, e non troppo fortunata, console Sega, spicca la versione Resident Evil Claire che potete ammirare nell’immagine sottostante.

Dreamcast Resident Evil Claire Edition

Realizzata per uno studio in Germania e dipinta a mano, conta soltanto 5 (sì avete letto bene, sono cinque) esemplari al mondo. Se mai la vedrete in vendita da qualche parte e optaste per la pazzia, preparatevi a staccare un assegno davvero importante.
A fronte di prodotti così particolari e non certo privi di fascino, pensate dunque di entrare anche voi nel vorticoso turbine del oppure siete già dei collezionisti affamati di “chicche” che non ha mai posseduto nemmeno il vostro negoziante di fiducia?

8 Commenti »

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  • # 1
    Cesare
     scrive: 

    Per me purtroppo resterà sempre un sogno collezionare anche soltanto le versioni “di massa” di queste glorie del passato.

    Non tanto per i soldi, quanto per lo spazio, che è tiranno: mi ci vorrebbe un museo! :|

  • # 2
    MimmoXp
     scrive: 

    A novembre esce la limited edition di Gear of Wars II per x360 (è un’esclusiva) con annessa riproduzione 1:1 del mitragliatore Lancer del personaggio di ben 91 cm. Al modico prezzo di 140 euro…

  • # 3
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    ma riprodotto bene o stile Liquidator di qualche anno fa’? :D

  • # 5
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    carino anche se…impegnativo :D
    Non per il prezzo che per una limited del genere è nella media, quanto nelle dimensioni…è come posso dire…TANTO :D

    Preferisco magari le cose un po’ – appariscenti (sarà poi che gli FPS non mi entusiasmano)…tipo la maglietta per l’edizione limitata di WinningEleven.
    Profilo basso ma che denota comunque passione.

    Non so se ho reso l’idea…poi de gustibus eh

  • # 6
    Il fascino del prototipo - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] paio di settimane fa’ ci siamo occupati del fenomeno del “limited edition” e di quanto il mercato, sia […]

  • # 7
    Bitte
     scrive: 

    AL momento da quello ceh viviamo noi che campiamo di videogiochi le limitate sono solo (salvo eccezioni) quello che dovrebbero essere le “normal edition” come in altri paesi si veda Giappone, passare da un folgietto 4 pagine in bianco e nero ad un libretto cartonato a colori e chiamare la versione “limited”, “collectors” ecc ecc, e solo una presa in giro.
    La limited Gta4 e’ sata una presa in giro, idem Fable 2 ed aggiungerei di piu’ e solo un modo in piu’ di fare concorrenza scorretta trovato dalle grandi catene per schiacciare ancora di piu’ il mercato italiano fatto da italiani, dato il fatto che si accordano in esclusiva per vari ammenicoli da 50 centesimi

  • # 8
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    No vabbè ok, anche per Metal Gear Solid hanno fatto tante porcate ma è piuttosto normale se una serie ha successo, trovare mille versioni che differiscono di poco l’una dall’altra.
    Parlo del fenomeno in toto e i prodotti effettivamente “esclusivi” mi si passi il termine ce ne sono tanti.
    Solo che la maggiorparte qui da noi non arriva proprio salvo mercato parallelo.
    E quindi i collezionisti si devono arrangiare :)

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