di  -  lunedì 8 settembre 2008

tribunaleGiovedì scorso su un quotidiano locale genovese è uscita una notizia particolare, di cui si intuisce quasi tutto dal titolo: “racconti hard sul blog, divorzio possibile”.

L’articolo in questione narra le vicende di un signore che si vantava sul suo blog delle proprie scappatelle extraconiugali, e di come un notaio del capoluogo sia specializzato nel “certificare i post” per essere usati come prove in tribunale. Una vicenda su cui vale la pena riflettere, anche se con le dovute cautele per via del filtro operato dal giornalista.

Il notaio racconta al quotidiano la differenza tra fare una stampata dei post di un blog, cosa alla portata di chiunque, e avere invece in mano un documento ufficiale e accettato dai tribunali che certifica legalmente che qualcosa è stato scritto, cosa in cui lui è specializzato. Gli ambiti applicativi spaziano dal personale al coniugale, dal privato all’aziendale: ovunque ci sia una”prova” in rete è possibile applicare la certificazione. Il notaio è attualmente impegnato a realizzare un sistema che consenta a queste certificazioni di essere accettate in tutta Europa.

Ora non voglio certamente dire che la computer forensic non esista o non sia utile, ci mancherebbe… in un mondo in cui quasi tutto è digitale, veloce e distribuito, in cui è facile aprire un server a Singapore con un dominio senza intestazione e in cui si scrive usando un proxy messicano, è bene che ci siano persone specializzate ad aiutare la giustizia a fare correttamente il suo corso.

Però nello specifico caso cosa mi rappresenta la “certificazione del post”? Non siamo di fronte all’evidenza di un accesso non autorizzato a un server, stiamo parlando di qualcuno che certifica che ho scritto qualcosa su un blog. Non certifica, ovviamente, la veridicità di quel che c’è scritto (cosa che solo un investigatore può fare), ma solo che c’è realmente scritto. E c’è una bella differenza, mi sembra: se scrivo sul mio blog che so volare, so certamente volare?

8 Commenti »

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  • # 1
    eraser85
     scrive: 

    Un ulteriore riprova di quanto sia inutile il lavoro dei notai.. fanno soldi a palate per scrivere quattro cazzate..

  • # 2
    Anonimo
     scrive: 

    Praticamente è un testimone a pagamento ed il fatto nessuno certifica che sia realmente onesto fa pensare male

  • # 3
    AlessioF
     scrive: 

    E invece la nostra legislazione rende inutili le telecamere montate per la sicurezza.
    In moltissimi casi anche se presenti ed autorizzate non possono essere presentate come prova…

  • # 4
    Federico
     scrive: 

    “Ora non voglio certamente dire la computer forensic non esista o non sia utile, ci mancherebbe…”
    Aggiungerei un “che”…
    Ora non voglio certamente dire che la computer forensic non esista o non sia utile, ci mancherebbe…

  • # 5
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    e sia, anche se tecnicamente non era sbagliato, poiché congiuntivo…

  • # 6
    Jackari
     scrive: 

    La certificazione ha sicuramente importanza, mi vengono in mente tutte le ipotesi di diffamazione via internet…
    anche se mi pare che la giurisprudenza penale (e civile?) le abbia, per ora, sempre ammesse senza bisogna di validazione del p.u.. Probabilmente perchè a parte inquirente, tacitamente, nel sistema, ed anche sotto la vigenza del nuovo codice, è riconosciuta forse una generale “essenza” di p.u.
    Per come è strutturato il nostro ordinamento potrebbe servire eccome. Piuttosto si mette in evidenza l’anacronismo… a queste certificazioni potrebbero procedere direttamente le parti in causa, tramite i loro avvocati (benchè non p.u.).

  • # 7
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    ma vedi, la diffamazione è una questione abbastanza circostanziata (ne so qualcosa), ma se io scrivo che ho avuto una relazione, ripeto, cosa c’è da certificare? che ho avuto una relazione o che ho SCRITTO che ho avuto una relazione?

  • # 8
    Jackari
     scrive: 

    la certificazione ovviamente vale per quanto scritto. e nel caso ci vedo un’utilità (sia pure esclusivamente quale elemento indiziario) in cause di separazione.ovviamente quanto scritto non necessariamente è vero, però sarà il giudice a trarre argomento di prova dal fatto (stavolta certificato) che tizio raccontasse le sue performances extraconiugali su qualche blog o forum. come dire una prova rafforzata circa il contenuto dello scritto e la sua provenienza (che fa fede fino a querela di falso).
    d’altra parte, tramite post (e ne so qualcosa), si possono fare anche delle belle truffe. resta da verificare se sia necessaria (e non mi pare, soprattutto quando ciò proviene dall’attività della polizia giudiziaria o comunque dall’organo inquirente)una certificazione notarile circa “l’autenticità dei post” per potere gli stessi assumere una rilevanza probatoria in sede penale.
    Se ciò fosse vero per l’avvocato, importante è sottolineare la differenza che si verrebbe a creare tra il difensore della parte pubblica (l’inquirente) e quello di parte privata. Che sia un’argomentazione giuridica valida per scalzare la “tirannia notarile” sul punto (e cioè riconoscendo all’avvocato il potere di “certificare” la validità di tali scritti? Forse. Ma mi pare difficile, soprattutto politicamente parlando.

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