di  -  lunedì 25 agosto 2008

pokesLe relazioni sociali nella società dei media e della comunicazione, si sviluppano secondo processi e dinamiche che non possono prescindere dal canale in cui si svolgono. Se ne era accorto per primo, e molti anni fa, McLuhan con il suo ben noto “il medium è il messaggio”.

Non si sottrae a questa regola neppure il social networking, fenomeno in crescita del cosiddetto web2.0, che vive e si diffonde tramite il Internet, ed in particolare quei siti che per le forme di interazione che rendono possibili, consentono lo svilupparsi di relazioni tra gli utenti. Si pensi a Facebook, o Myspace, per citare i casi più noti.

Per i rapporti interpersonali che si sviluppano in questi contesti, capita spesso di utilizzare l’aggettivo virtuale, poiché esse hanno luogo in un ambiente digitale, non fisico; si rischia per questo di incorrere nell’errore di ritenere tali relazioni meno concrete, reali, e cariche di significato. E’ successo anche qui, tra i lettori di Appunti Digitali.

Soprattutto da parte di chi non ha provato affatto ad utilizzare un social network, o lo ha fatto dedicandovi non sufficiente attenzione, c’è la tendenza a svalutare, se non denigrare, il social networking. Invece instaurare e sviluppare relazioni – amicizie, rapporti di lavoro, sentimentali, o di qualsiasi genere – è una realtà dei nostri tempi, specchio di una società complessa in cui i rapporti sono sempre più mediati, nel senso che si svilluppano tramite un medium (mezzo).

E’ una esigenza tipica delle generazioni figlie della televisione, quella di rappresentare le proprie azioni, renderle in un certo senso più reali tramite la condivisione: le foto di Facebook o i video di youtube. Questo comportamento non è deviante, o per lo meno non lo è nella sua forma più istintiva ed innocente; certo, in alcuni casi lo può diventare, ma decine di migliaia di ragazzi, adolescenti e meno giovani, lo fanno per puro divertimento e spirito di condivisione delle esperienze, senza commettere alcun reato o bravata che li faccia finire al telegiornale della sera.

Il social networking dunque, è una moderna forma dello stare insieme, e visto che questo non accade più attorno al focolare domestico da diversi anni ormai, sarà il caso per gli adulti, e per chi fosse rimasto indietro, di attrezzarsi a comprendere tale forma di comunicazione, se non altro per essere in grado di tutelare i propri figli da eventuali rischi, che come sempre, non vengono dal mezzo, ma da chi lo usa per fini non leciti.

[photo credit: drcw ]

7 Commenti »

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  • # 1
    righe90
     scrive: 

    Concordo pienamente ma fatelo capire a gente come Bruno Vespa :rolleyes:

  • # 2
    Giacomo
     scrive: 

    Favorevole a quanto detto ;)

  • # 3
    metakappa
     scrive: 

    Concordo! Anzi, ribadisco: attenzione a non prendere un aspetto del fenomeno, tipicamente legato ad un’epoca, e scambiarlo per il fenomeno nella sua natura profonda (che e’ vecchio come il cucco).

    Cioe’ quando i primi utenti hanno incominciato a chattare sul web (non c’erano pagine personali, blog, convergenza multimediale…) la forma piu’ ricorrente di socializzazione era il flame e il dating sotto mentite spoglie. Dopo e’ venuto il web2.0 portando trasparenza, maggiore ricchezza in termini di contenuti, possibilita’ di ricostruire identita’ interamente. Ora siamo gia’ all’esplosione di forte miste on-line/real life, complice l’integrazione con la parte mobile.

  • # 4
    matteo
     scrive: 

    semplicemente bisogna usare il buon senso…sapendo mediare tra contatti un’uscita tra amici e una messagiata su messenger…tra rapporti cn le persone rispett. diretti e indiretti
    rimane cmq il fatto che uno nn può ne fossilizarsi davanti a un pc e nemmeno denigrarmi social network quale myspace o netlog…

    per mia esperienza personale posso dire che è molto bello poter condividere idee ed esperienze [tramite anche foto e video] con l’intero globo…si possono apprendere molte cose per avere cosi una mentalità sempre più aperta e meno chiusa;
    Però almeno per me meglio di un rapporto diretto non cè nulla…insomma incontrate di persona qualcuno è più edificante e soddisfacente di comunicare unicamente via rete…non dico che vi rete sia freddo no…dico che di persona lo sento come + vivo…

    spero di essermi spiegato bene ;)

  • # 5
    Alexander
     scrive: 

    Quoto praticamente tutto, colgo l’occasione per invitarvi al Freedom No Fear che si terra in tutte le capitali il 10 ottobre

  • # 6
    Tasslehoff
     scrive: 

    Io invece non sono così d’accordo…
    Questa tendenza a definire tutto come social networking mi puzza di già visto e già sentito, semplicemente prima le si chiamava comunità, clan, o banalmente frequentatori di quel tal canale o di un newsgroup.

    Cosa ha dato di più questo tanto blasonato social networking?
    La facilità di crearsi un sito inusabile all’inverosimile e pesante quanto una sessione a Crysis?
    Eppure tutto questo c’era già ai tempi di geocities, e infatti erano i tempi in cui esplodevano i webring, antenati di quelle tanto osannate social network con cui tanto i sapienti del web e della comunicazione si esaltano ora.
    Anzi a ben vedere si è passati da un modello collaborativo di interazione tra gli utenti e un modello “pappagallo” in cui tutti rifanno la stessa pagina, la stessa grafica, lo stesso layout, ripetono le stesse cose, ciascuno però per i cavoli suoi, senza quello spirito di gruppo o di appartenenza che il vero gusto di qualsiasi interazione sociale.

    Non si tratta di essere antiquati, matusa o testardi incapponiti sul “si stava meglio quando si stava peggio”, quello che sarebbe bello vedere almeno dalla stampa specializzata è una analisi il più oggettiva possibile nel confrontare i nuovi strumenti con quelli vecchi, forse ci si renderebbe conto che tolte le innovazioni più strettamente legate alla tecnologia (leggasi maggiore banda, quindi possibilità di scambiare contenuti più pesanti, ad es video), per il resto non è cambiato poi molto… insomma siamo ben distanti da questa rivoluzione negli usi, nei costumi e nei rapporti tra le persone…
    E invece ci ritroviamo editoriali infarciti di hype per cose che nella sostanza sono sempre esistite :\

  • # 7
    iloveus
     scrive: 

    ho fatto un elenco dei motivi per cui facebook non è vita reale:
    1. dentro Facebook hanno sede cose che non esistono: paesi ripopolati dai profili virtuali degli emigrati, piante regalabili solo in forma di icona, la pagina di Dio Onnipotente
    2. Facebook comprime le azioni fino a una temporalità innaturale: come andare a casa di un ex-compagno di liceo e tempestarlo di domande sulla sua vita privata
    3. non associo Facebook a un oggetto fisico sensostimolatore, ma solo a una schermata inodore, insapore, e più o meno bicolore
    4. Facebook è una fonte inattendibile di nomi, persone e cose realmente accadute
    5. Facebook fagocita la realtà e la falsifica: da quando uno sconosciuto è diventato mio “amico”, sono costretta a chiamare “cari amici” gli amici reali, per sottolineare la differenza
    6. Facebook si fonda sulla comunicazione visiva, in prevalenza scritta. La vita è orale, senza tasti di edit/modifica
    7. la mia esistenza su Facebook è tracciabile; le giornate che scorrono l’una dietro l’altra, no
    8. Facebook passa attraverso il monitor. Ma venti finestre aperte non faranno mai un tramonto.

    Certo, adesso mi serve l’elenco dei motivi per cui in realtà – come fai notare tu – facebook può non essere virtuale…

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