di  -  martedì 19 agosto 2008

tabellone di gioco del GoLe Olimpiadi, in generale, sono un momento in cui le nazioni mettono in campo i loro atleti migliori nella speranza di primeggiare sul resto del mondo. Per gli atleti però esiste anche un altro aspetto, non meno importante: l’enorme copertura mediatica è capace di esaltare e consegnare alla storia colui che infrange un record del mondo, almeno fino a che qualcun altro non lo supera.

Ecco, se vogliamo le olimpiadi sono un grande banco di prova per i record mondiali, dato l’alto numero di atleti ed eventi. Anche l’informatica è sempre alla caccia di record da battere, sotto forma di hardware e frequenze di clock, o Terabyte per centimetro quadrato, oppure nella forma più sottile dell’ingegneria del software e dell’intelligenza artificiale. Quando ho letto questo articolo di The Technium sul computer giocatore di Go m’è venuto in mente questo parallelo.

Il Go è un gioco molto antico originario della Cina, in cui due giocatori si affrontano su un tabellone reticolare di 19×19 caselle. Secondo wikipedia le possibili combinazioni di mosse ammontano a 4,63 per 10 alla 170, un numero spaventosamente alto che ci fa capire perché è così importante la notizia del computer che batte l’uomo: diversamente dagli scacchi, in questo gioco la mera forza bruta del calcolo delle possibili mosse è impossibile, o quantomeno non conveniente.

Per vincere è necessaria abilità, adattabilità e una sorta di “pattern recognition”, e per questo motivo molte persone hanno ritenuto che un computer non avrebbe mai potuto vincere una partita di Go contro un maestro umano.”Hanno ritenuto” ovviamente al passato, visto che il 7 agosto un software specifico chiamato MoGo, fatto girare su 800 processori da 4,7 Ghz per un totale di 15 Teraflops, ha battuto Muyngwan Kim, un ottavo dan di Go. Secondo lo sconfitto, a fine partita, il software gioca come un secondo-terzo dan, e bisogna anche dire che Kim gli ha concesso un handicap di nove pedine e che ha vinto altre due partite. Però chi ha vissuto l’era di Deep Blue e delle epiche sfide con Kasparov sa bene che questa è solo la crepa nella diga. Anzi, è la prima pedina di un gioco che andrà avanti per un po’ con risultati alterni, ma che è inevitabilmente destinato a favore dell’automa. E poi sarà il turno di quale altra attività fino ad oggi prerogativa dell’essere umano, del “è impossibile che un computer lo faccia meglio”?

12 Commenti »

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  • # 1
    Marco
     scrive: 

    Penso che il software sarà capace di emulare moltissime cose che oggi fanno solo gli uomini. L’unica cosa certa che il software non riuscirà mai a fare è divertirsi a giocare!

  • # 2
    II ARROWS
     scrive: 

    Fino a quando non fanno un programma per farlo. ;)

    Quello che non possono fare è ciò che nessuno può insegnare, cioè avere delle preferenze e dire se il gioco gli piace.

  • # 3
    15 Teraflops - L'estinto
     scrive: 

    […] calcolo di 15 Teraflops (15 mila miliardi di operazioni al secondo) e a un handicap di nove pedine è riuscito a vincere una delle tre partite […]

  • # 4
    HP
     scrive: 

    Nel cartone animato (e nel fumetto) dedicato al gioco del Go (Hikaru no Go) c’era anche stata una discussione su quando e come un computer un giorno avrebbe o no fatto “la mossa divina” (in gergo, la mossa migliore nella partita migliore, o “la perfezione del gioco”).
    Lo consiglio, non è per nulla per ‘addetti ai lavori’, e tanti, me compreso, si sono incuriositi abbastanza da tentare almeno di giocare ‘in solitaria’ contro il computer (percio’ immagino che contro un umano non abbia speranze ;-D )

  • # 5
    Massive
     scrive: 

    Le sole cose in cui una macchina non ci può battere sono quelle di cui non riusciamo a capirne il funzionamento.

    Non mi meraviglia che il GO sia entrato nel campo d’azione delle macchine, d’altronde c’è una sola mossa possibile nel GO, l’unico ostacolo è la potenza di calcolo, quindi dovrebbero raddoppiare la loro bravura circa ogni 18 mesi ;)

  • # 6
    BrightSoul
     scrive: 

    Secondo me sbagliano approccio. Un cervello umano non è una macchina capace di 15 teraflops eppure riesce a rivaleggiare con 800 processori. Gli sviluppatori dovrebbero concentrarsi nel realizzare un software che si auto-evolve man mano che gioca partite su partite. Muyngwan Kim ha fatto così per diventare ottavo dan. Se vogliono sperare di battere un umano devono emulare al meglio il comportamento e la versatilità della mente umana, non la forza bruta.

  • # 7
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    infatti mi pare di aver detto che serve una “pattern recognition” nel Go e che il mero calcolo bruto non basta.

  • # 8
    Intel con lo sguardo verso il futuro
     scrive: 

    […] dei computer, questo momento è più vicino che mai. Se qualcuno fosse ancora scettico può leggere questo articolo di qualche giorno fa di Appunti Digitali nel quale viene descritta una gara di Go (celebre […]

  • # 9
    Acrobazie elettroniche - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] irrompe la notizia che ci sono novità importanti nell’introduzione di computer che puntano a sostituire – e migliorare – l’uomo. In questo video si vede un modellino di elicottero compiere […]

  • # 10
    Luca
     scrive: 

    Interessante notare come certe notizie, che lette all’inizio e magari distrattamente sembrano clamorose, dopo pochi mesi sono già finite nella cesta delle patacche. Il problema è che il 20 settembre scorso è stata giocata la “rivincita”, con lo stesso HW per MoGo, (ma la parte di networking era stata potenziata per migliorare le prestazioni del computer). Risultato – l’essere umano, Kim MyungWan, ha ovviamente vinto, e di brutto. A questo punto il progetto è stato sospeso (gli autori erano studenti che avevano raggiunto l’obbiettivo dello studio).

    La notizia originale è “una sola” – MoGo ha vinto partendo con un tremendo vantaggio nei confronti del giocatore umano (nove pietre già presenti sulla “scacchiera”, il massimo concesso). Era successo altre volte che computer giocatori di go “battessero” esseri umani – quello che ha reso la partita di agosto speciale è il fatto che prima per vincere il computer aveva bisogno di una vantaggio iniziale di 25 (venticinque!) pietre, mentre adesso ne bastano nove, in pratica lo stesso “handicap” che un buon dilettante potrebbe avere giocando con un professionista. Insomma, siamo ancora alla tartaruga che batte la lepre se la lepre è legata ad un albero…

    La realtà è che, come già detto da qualcuno, non è questione di supercomputer, teraflops e calcolo parallelo. Il go non può essere giocato con algoritmi di ricerca “a forza bruta”, e pure sistemi di pattern recognition sono insufficienti, perchè le variabili sono veramente troppe. E’ il modello matematico quello che manca, e li la legge di Moore non conta proprio. Un po’ come per le traduzioni o le previsioni del tempo – possiamo vagamente capire il senso di un testo tradotto in automatico da un computer, e prevedere ragionevolmente il tempo da qua a quattro giorni, ma più in la non si va, perchè le cose si fanno troppo difficili…

  • # 11
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    io invece sono sempre stato un fautore, e lo sono tutt’ora, del “datemi abbastanza potenza di calcolo e tutto è possibile”.
    Nel caso in questione, se è vero quel che dici, il senso dell’articolo è solo rimandato di un po’ :)

  • # 12
    Luca
     scrive: 

    Il problema è proprio quello – ci sono modelli matematici in cui la potenza di calcolo necessaria è talmente al di fuori della portata delle tecnologie anche futuribili, che l’idea stessa di risolvere “il problema” con il semplice uso di una “potenza di fuoco” maggiore perde senso (il classico “usare un cannone per uccidere una formica”)

    Le configurazioni teoriche della scacchiera del go (parlo di configurazioni legali per le regole del gioco) sono 2.08168199382×10^170. E anche se un computer sufficientemente potente riuscisse in un tempo ragionevole (che senso avrebbe un computer invincibile a go che però ci mette secoli a vincere una partita?), ad esaminarle tutte, questo non sposterebbe il problema, perchè dovrebbe comunque CORRELARLE, e qui casca l’asino – non esiste ancora un modello matematico ragionevole che ci permetta di stabilire che una certa configurazione della scacchiera è “buona” o “cattiva”, solo approssimazioni (che sono quelle usate dal metodo statistico MonteCarlo usato da MoGo). Ma un essere umano (che non ha petaflop di potenza di calcolo!) riesce a “intuirle” con relativa facilità…

    Ripeto, è il modello matematico che è insufficiente, non la ferraglia!

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