di  -  venerdì 25 luglio 2008

Pochi giorni fa’ si è sparsa la voce di uno studio che potrebbe rivoluzionare l’intero settore IT e non solo. Verso la fine di Maggio del corrente anno infatti è stata pubblicata una press release dell’Istituto Nazionale di Scienza e Tecnologia Industriali Avanzate (altrimenti detto AIST) in cui si annunciava la scoperta di una tecnica che rende possibile l’ingegnerizzazione di memorie Flash utilizzabili fino a 10000 volte più delle attuali.

La chiave di questo “miracolo” starebbe nell’utilizzo di un composto ferro-elettrico (l’acronimo tecnico è FeFETs, ovvero ferroelectric gate field-effect transistors), di cui potete vedere qui in basso un’immagine al microscopio

photo.jpg

I vantaggi, secondo gli scienziati sarebbero di due tipi.

Il primo come già accennato riguarderebbe la durata del supporto: attualmente, in media, si stima che la vita di una memoria Flash si aggiri intorno ai 10 mila cicli di scrittura prima cominci a presentare segni di malfunzionamento e quindi all’incirca una decina d’anni di utilizzo.
Con questa tecnica invece i cicli verrebbero portati a 100 milioni (10 mila volte i numeri attuali), con un decadimento pressoché inesistente se comparato alla vita di un essere umano.

Il secondo aspetto riguarda invece la miniaturizzazione.
Prima degli studi nipponici di cui stiamo parlando, si approssimava l’impossibilità di scendere sotto i 30 nanometri per il processo produttivo.
Ma con l’utilizzo di questo composto unito ad una nuova tecnica di redistribuzione intelligente di celle danneggiate si potrebbe scendere a 20 e addirittura fino a 10 nanometri.
Questo consentirebbe altri benefici collaterali quali un risparmio energetico, quantificato in circa un terzo di quello attuale (il comunicato stampa infatti afferma l’impiego di 6Volt per la fase di scrittura e lettura contro i 20 o + attuali).

Le ricadute sarebbero immense. Provate a contare il numero di dispositive che prevede l’utilizzo di memorie NAND-Flash per espandere il quantitativo presente di default (macchine fotografiche, cellulari, palmari, console portatili e via avanti).
E non solo, perché gli stessi dischi SSD o ibridi (SSD-meccanici) potrebbero garantire un altissimo rendimento sia prestazionale che di affidabilità pur costando meno (perché la resa produttiva sarebbe più alta).

Gli studi proseguono ma potrebbe essere una chiave di volta per il futuro prossimo di tutto il settore hi-tech.

Come si dice “Eureka!” in giapponese? :)

16 Commenti »

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  • # 1
    Paganetor
     scrive: 

    si dice euleka!

    ok, abbattetemi… :-p

  • # 2
    Cesare
     scrive: 

    ユリーカ :asd:

    Ottima notizia. In questo modo si potrebbero utilizzare tranquillamente gli attuali file system invece di quelli creati ad hoc per minimizzare il numero di scritture sulle stesse celle per farle vivere più a lungo, ovviamente con costi a livello prestazionale.

    Comunque c’è ancora troppa differenza fra un disco rigido a stato solido e uno con “tradizionale”, anche se i prezzi dei primi sono scesi abbastanza da farli diventare finalmente abbordabili.

  • # 3
    Ilruz
     scrive: 

    @Cesare … ni.

    La meccanica dei dischi con i piatti che ruotano, e con le testine, li rende “parallelizzabili” fino ad un certo punto: alla fine, il disco e’ geometricamente visto come un “grosso cilindro” virtuale, con una sola testina … ma poco cambia, a meno di non voler fare dischi di 1 pollice, con 1000 piatti a doppia testina.

    Una struttura completamente “solida” permetterebbe di sbizzarirsi sul numero di canali in lettura/scrittura parallela verso la parte di memorizzazione: in soldoni, il limite e’ sarebbe dato solo dall’ampiezza di banda del bus di trasporto.

    I meccanismi di rotazione delle celle e di recupero/eliminazione di quelle danneggiate non sono poi’ cosi’ complessi: il fatto che abbiano trovato un materiale che permette una riscrittura di 100 milioni di volte, li rende anche piu’ robusti di un disco tradizionale – non sono sicuro che un singolo settore possa sopportare 100 milioni di scritture e cancellazioni.

  • # 4
    Cesare
     scrive: 

    Indubbiamente, ma attualmente la soluzione “a dischi” permette di impaccare molte più informazioni, ed è più economica da produrre.
    Era questo che volevo sottolineare. ;)

  • # 5
    Giove
     scrive: 

    Ottima notizia, ma non si parla in alcun modo della possibilità di produzione su larga scala e dei tempi. Vedremo…

    Bello il termine “composto ferro-elettrico” ;-) ! Che vorrà dire?

  • # 6
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Mi mancava il commento sul lessico/ortografia dell’articolo.

    Comunque, per farla breve, le testate italiane che hanno riportato l’articolo non hanno quasi mai citato l’elemento (né sigla, né nient’altro), proprio perché è piuttosto vago.
    Io mi sono voluto esporre perché preferivo dare maggiori informazioni invece che tenermi sul vago.
    E’ aleatorio? Sì lo è, perché lo è l’articolo stesso dell’AIST ed io ho cercato di tradurlo alla meno peggio (se qualcuno è in grado di fornirmi in italiano, un migliore adattamento di “ferroelectric SrBi2Ta2O9″ glielo pubblico); in ogni caso ho provveduto a linkare la fonte originale, dove è possibile osservare oltre agli schemi del funzionamento di questa nuova tecnologia anche le formule chimiche nel dettaglio (che io ho chiaramente preferito omettere, dovendo dare uno spunto e non un trattato).

    “Tutto questo per la precisione”, come diceva il mai-sorridente Alfredo Giuseppe Maria di Quelli che il Calcio :)

    P.S.: e in ogni caso penso siano un filino più importanti le possibili ricadute di questo studio, piuttosto che la sua presentazione.

  • # 7
    Giove
     scrive: 

    @Jacopo
    La mia era solo una battuta ;) per uno strano termine, che d’altra parte, come fai notare, è la traduzione letterale dall’inglese. La qualità dell’articolo è buona e la notizia è interessante.

  • # 8
    Sig. Stroboscopico
     scrive: 

    Sarebbe bello anche un aumento di prestazioni di lettura/scrittura.

    ^^

    Spero che non siano i soliti 3-4 anni di attesa prima di vederli in mercato

  • # 9
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Scherzavo anche io Giove, c’era il sorriso ;)
    In effetti non è esattamente la traduzione fedele perché composto non c’era (“compound” in inglese), ma non avevo idea di come renderlo meglio di così.
    La notizia è effettivamente molto interessante anche se passata un po’ inosservata soprattutto in Italia.

    Chiaramente non ci sono ancora tempistiche sull’utilizzo e produzione industriale ma sono fiducioso. Aprendo una piccola (), se noi investissimo quanto investe il Giappone nella Ricerca e Sviluppo, potremmo arrivare per primi noi anche in questo campo. E invece…

  • # 10
    roberto
     scrive: 

    nah, noi preferiamo investire in leggi anticostituzionali, ponti campati in aria, tecnologie obsolete consigliate da amici (o di proprietà di chi decide di usarle) e criminalità organizzata ;)

  • # 11
    Lonherz
     scrive: 

    “si dice euleka!
    ok, abbattetemi… :-p”

    un giapponese farebbe molta fatica a dire euleka, visto che in giappone la L non esiste :p

    (i giapponesi le L le leggono R, in pratica sono l’esatto opposto dei cinesi)

    “ユリーカ :asd:”

    quello che hai scritto si legge “iurika” (eureka detto con una pronuncia inglese)

    un eureka letto come si scrive sarebbe così :D :
    エウレカ

  • # 12
    Baran
     scrive: 

    Tanto per restare OT come mio solito.

    e’ effettivamente vero che Eureka in giapponese si scrive:
    ユリーカ

    e si legge “yuriika” secondo lo standard hepburn.

    Questo perche’ traslitterano la lettura di “eureka” in inglese nel loro “angrish”.

    Per chiarire anche la prununcia della L/R, in giappone non esiste ne la notra R (come in Tigre) ne la notra L (come in colazione) ma una via di mezzo, complicata da pronunciare per noi italiani.

    さようなら

  • # 13
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Beati voi che conoscete le lingue orientali; io sfrutterò mio fratello quando frequenterà Venezia :)

    approfitto per augurarvi buone vacanze

  • # 14
    Lonherz
     scrive: 

    “Questo perche’ traslitterano la lettura di “eureka” in inglese…”

    ah scusate, non sapevo che eureka andasse letto con pronuncia inglese :)

    “Per chiarire anche la prununcia della L/R, in giappone non esiste ne la notra R (come in Tigre) ne la notra L (come in colazione) ma una via di mezzo, complicata da pronunciare per noi italiani.”

    Però per essere una via di mezzo la trovo molto più vicina a una R che a una L, a me ricorda vagamente una R moscia

    バイバイ :)

  • # 15
    davide
     scrive: 

    @ giove
    il termine ferroelettrico è perfettamente corretto! Indica una sostanza (o composto) che se sottoposto a un campo elettrico può generare un ulteriore campo elettrico persino più intenso del campo che l’ha generato (questo fenomeno avviene per particolari meccanismi molecolari che non mi metterò a spiegare)

  • # 16
    Dariush
     scrive: 

    ferroelectric SrBi2Ta2O9…..

    lo si può chiamare DUOPTANIO, “The Core” mi è stato d’aiuto.

    Hihihi

    Dariush

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