di  -  martedì 15 luglio 2008

pelamis_wave_energy_convert.jpg

Proprio ieri il buon Stefano vi proponeva nelle pagine di questo blog l’imbarcazione che si autoalimenta dal moto ondoso. Le onde sono un’immensa fonte di energia, grande come il mare, che si infrange sulle nostre coste fin dalla notte dei tempi ed era ora che qualcuno si accorgesse della sua esistenza.
Negli ultimi anni sono stati inventati diversi sistemi per sottrarre tale forza al mare, anche se fin’ora il numero di impianti costruiti non è molto incoraggiante.
Sono poi allo studio nuove soluzioni che puntano ad un’efficienza di funzionamento più alta. Riuscirà il mare alla fine a conquistare una fetta importante del mercato energetico?

Tra tutti, quello che sicuramente ha riscosso più successo, si chiama Pelamis Wave Energy Converter. Sono dei lunghi serpentoni di metallo galleggianti. Sono composti da segmenti rigidi, legati tra loro tramite giunti mobili. Posti più o meno perpendicolarmente rispetto alla costa oscillano sulle onde, e grazie agli snodi collegati a dei generatori, ad ogni onda producono corrente elettrica. Ogni “serpentone” produce ben 750 kWatt.

Attualmente esistono due impianti di questo tipo: il primo è stato costruito in Portogallo, il secondo a nord della Scozia, e ve ne è un terzo in via di realizzazione in Conrnovaglia, a sud-ovest dell’Inghilterra, che sarà pronto nel 2009.

Interessante anche un nuovo progetto, denominato Anaconda, sviluppato dalla Atkins Global. Come si capisce dal nome anche quest’idea evoca la forma e il movimento di un serpente ma concettualmente è molto diverso. Il tutto è composto da un tubo di gomma cavo, riempito semplicemente di acqua, con un generatore ad una estremità. Il moto delle onde, muovendo il tubo, crea delle oscillazioni dell’acqua presente all’interno.

Tali oscilazioni percorrono tutta la guaina fino ad arrivare all’estremità dove un generatore viene colpito dall’energia cinetica generata lungo il corpo del “serpente”. I primi studi hanno dato buoni risultati, lasciando supporre una resa di 1 MWatt nel progetto finito. Altri importanti vantaggi sono la costruzione semplice e uno scarso uso di metalli, i quali devono fare i conti con l’ossidazione, oltre alla possibilità di alloggiare l’impianto a diversi metri di profondità, perdendo in questo modo un po’ di efficacia ma permettendo il traffico marittimo.

Il mare può fornire una quantità smisurata di energia, venendo incontro anche alle esigenze urbanistiche delle città costiere. Le scogliere, spesso realizzate davanti ai centri abitati che danno sul mare, per cercare di frenare l’erosione, spesso invano, potrebbero essere sostituite da qualche impianto di produzione di energia, in modo da smorzare la forza erosiva del mare.

Esiste un progetto, anche questo britannico e ancora non commercializzato, che si prefigge esattamente questo scopo. Si chiama Wave Dragon ed è in sostanza una piattaforma che raccoglie le onde in una vasca, i cui bordi sono leggermente più in alto del livello del mare. Quando la vasca è piena, il livello dell’acqua è più alto rispetto a quello de mare circostante, quindi l’acqua defluisce attraverso il fondo, nel quale è posizionata una turbina che genera energia. L’animazione seguente è più esaustiva di mille parole.

wave_dragon_0.gif

La nota dolente però, arriva dal fatto che l’Italia è circondata da un mare chiuso che non è in grado di regalarci le onde grandi e potenti di un oceano, ma questo non vuol dire che non vi siano margini di sfruttamento.

4 Commenti »

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  • # 1
    Marco
     scrive: 

    X questo esistono anche le turbine Wells per lo sfruttamento delle maree…

  • # 2
    Rubberick
     scrive: 

    Il mare a mio avviso sara’ ancora + importante del solare per certe regioni… la sfida del nuovo eolico e delle onde al solare e’ partita…

    750kW per quello stupido serpentone e’ un botto… ci si alimentano 200 e + appartamenti al massimo del consumo…

  • # 3
    MAURO MONDINI
     scrive: 

    Anche io cerco di contribuire, ma questo e’ un mondo di sordi.
    Guardate il mio Sito:
    http://digilander.libero.it/lcd01/

    Grazie.

  • # 4
    Raoul
     scrive: 

    I sistemi Pelamis sono sostenuti da banche e dal Primo Ministro del Governo Scozzese, Alex Salmond. Il sistema Pelamis, a parte l’efficienza e il gigantismo, avrà problemi notevoli in specchi di mare dove l’altezza minima delle onde è inferiore ai due metri, ma probabilmente saranno le onde da 15 metri della Scozia, che metteranno a dura prova un sistema, ottimizzato verso determinate altezze, intorno ai 5 metri, che ha già avuto problemi tecnici. Per avere certezza nella riuscita tecnica e nei volumi d’energia prodotta, non bisogna avere altezze minime né massime, ma il sistema deve interagire col moto ondoso in qualsiasi condizione di mare, questo perché estreme sono le condizioni dei luoghi in oggetto, specie in Scozia. L’unico sistema al mondo in grado di avere efficienze superiori, (ma di molto), il Pelamis e qualsiasi altra tecnica attualmente in prova, (fotovoltaica, eolica, ecc.), o in relazione alla produzione d’energia dal Moto Ondoso, è solo quello nuovissimo Koreano denominato TRITON, in grado di produrre col moto ondoso, quantità d’energia che possono entrare in competizione con le centrali nucleari. Si può tranquillamente dire che questo sistema, nel giro di un anno sarà il sistema che in mare sostituirà qualsiasi sistema attualmente in uso, Pelamis compreso, proprio in ragione della superiorità di produzione, semplicità efficienza produttiva. Si consideri inoltre che il sistema è adattabile a qualsiasi mare in ragione del moto ondoso presente, non c’è, come nel Pelamis, un’altezza ottimale. Se ancora non ne avete sentito parlare, è solo perche è stato presentato in anteprima a Seoul, in Corea, al “KOREA GREEN ENERGY SHOW”, poche decine di giorni orsono, 13 – 16 Ottobre 2009. Specifico che rispetto allo spazio occupato da un solo Pelamis di circa 150 metri di lunghezza per circa 4 di diametro, un solo elemento TRITON, parzialmente visibile in superficie, ha un diametro di 3 metri, quindi a parità è possibile occupare pari superficie con 50 elementi, per una produzione di 10 MW. Significa che i previsti quattro Pelamis, che saranno istallati in Scozia, produrranno ciascuno 0,750 MW, per un totale di circa 3 MW nelle migliori condizioni, con il 100% di produzione, contro quattro gruppi TRITON da 50 elementi, che producono 40 MW, senza problemi e con funzionamento continuo anche con onde da 20 metri o da 1 metro.

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