di  -  martedì 8 luglio 2008

timesIl New York Times è stato uno il primo autorevole media “tradizionale” di primo piano a riconoscere l’importanza dei new media e a mettere in campo strategie concrete per cogliere (positivamente) il cambiamento.

Ha fatto parlare di sé la recente introduzione di Times People, il social network del New York Times che mira a connettere i lettori tra loro, favorendo la nascita e l’aggregazione di micro-community tra gli affezionati del popolare quotidiano.

Non mi piace per niente la necessità di installare una toolbar in Firefox, che preferisco tenere il più leggero e snello possibile, ma il NYT ha già fatto sapere che è necessario usare la toolbar solo durante l’attuale fase beta e che una volta rilasciato il social network al pubblico, tutte le sue funzioni saranno accessibili direttamente dal browser.

Una volta registrati sarà possibile segnalare articoli ai propri amici in modo immediato, seguire discussioni relative ad un articolo, valutare contenuti e così via. E’ inoltre possibile caricare propri contenuti, quali testo, video, audio, presentazioni, ecc. a corredo di un esistente articolo, in modo da poterlo arricchire  e completare. Una palese ammissione di (fisiologica) incompletezza da parte di uno dei più famosi quotidiani del mondo e una lezione di giornalismo ai nostri quotidiani nazionali, la cui arroganza lascia basiti soprattutto di fronte ai tanti articoli che sembrano scritti da dilettanti.

Al di là di questa specifica applicazione, il caso di del NYT fa riflettere su uno dei probabili sviluppi dei social network. A questo punto non è infatti assurdo pensare che un domani tutti (o quasi) i siti web con un consistente numero di visitatori, possano dotarsi di un social network per connettere gli utenti tra loro e migliorare la loro esperienza di fruizione (e produzione) dei contenuti presenti sul sito.

L’ideale sarebbe utilizzare un linguaggio comune, in modo che l’identità di un soggetto fosse sempre la stessa indipendentemente dal sito su cui mi trovo. E’ quanto Google aveva tentato di fare con OpenSocial, progetto che non è riuscito a decollare forse perché gli attori sono ancora troppo impegnati a recintare i propri social network, senza capire che lasciare uscire informazioni è un bene, perché poi queste ritornano arricchite e più numerose.

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