di  -  martedì 1 luglio 2008

A metà maggio è stata pubblicata una ricerca che affermava il disinteresse da parte degli sviluppatori nei confronti di Windows Vista, nonostante le novità rispetto ai sistemi operativi Microsoft precedenti e nonostante sia ormai uscito 18 mesi or sono.
Da allora si sono susseguiti articoli (Appunti Digitali ha fatto la sua parte) più o meno cauti nell’analizzare queste informazioni.

Le testate tradizionalmente vicine ad altre piattaforme hanno preso la palla al balzo affermando che è l’ennesimo passo falso di quest’ultima incarnazione di Windows, il quale continuerà a perdere seguito quando XP non sarà più commercializzato. Al D-Day manca davvero poco e vedremo se i concorrenti come MacOSX e GNU/Linux sapranno realmente rosicchiare quote di mercato.

Quel che è certo è che quasi nessuno si sia preso la briga di analizzare realmente i dati ed il report forniti da Evans nel sondaggio di cui sopra.
Tra i pochi merita una citazione Arstechnica, il cui punto di vista offre spunti interessanti.

Per motivi accademici ho avuto la fortuna (o sfortuna, dipende dai punti di vista) di entrare in contatto con la statistica ed allo stesso tempo di non fidarmi a prescindere dei freddi numeri; viene in mente il classico paradosso del pollo, ma di esempi se ne potrebbero fare molti.

I 380 sviluppatori intervistati (attenzione, sviluppatori, non software house) rappresentano sì un buon campione, ma a fronte dei milioni in giro per il mondo sono un dato piuttosto trascurabile; inoltre, sono stati scelti nel territorio statunitense, il che significa che, dando per scontato la veridicità della statistica, non sono comunque rappresentanti della realtà mondiale.

Ma l’errore più grossolano è stato quello di sottolineare che non si sviluppa su Vista. La verità è che non ha alcun senso l’affermazione in sé e per sé perché, in generale, non si sviluppa per alcuna versione specifica di Windows: tradizionalmente, se c’è una metodologia particolarmente cara ai programmatori che lavorano in questo ambiente, è quella di garantire la retrocompatibilità.

Il set di librerie WinAPI è stato modificato negli anni, ma non così profondamente.
Negli ultimi mesi del 2006 infatti, ovvero poco prima dell’uscita ufficiale di Longhorn, già giravano delle liste ufficiose di compatibilità in cui venivano menzionati molti software diffusi.

I problemi ove si sono verificati sono derivati dalla presenza in Vista di un nuovo driver model e di politiche di sicurezza volte a garantire e costringere, tramite il tanto contestato UAC, l’uso del sistema di default con un account dai privilegi limitati (e la conseguente richiesta di una password ove siano necessarie modifiche sensibili ai parametri quali il registro).

Ma ciò descrive una situazione precedente o immediatamente successiva del nuovo sistema operativo Microsoft, ovvero il periodo durante il quale le software house non hanno avuto il tempo di metabolizzare le differenze e accertarsi che il porting fosse affidabile al 100%; non è certo il caso attuale e infatti tutti i grossi publisher (Adobe, Ahead, Kaspersky, Symantec solo per citarne alcuni) hanno pubblicato release che sottostanno ai nuovi requisiti e che allo stesso tempo possono essere utilizzate nelle versioni precedenti della famiglia NT.

L’unico vero pomo della discordia è rappresentato dalle DirectX10, le quali costringono le software house specializzate in applicazioni grafiche o videogiochi, per mantenere la compatibilità ad avere due rami di sviluppo paralleli (almeno fintantoché Windows XP sarà ancora supportato).

Inoltre, con l’utilizzo del framework NET le peculiarità che possono esistere tra nelle varie versioni, vengono azzerate consentendo l’esecuzione di software su una sorta di virtual machine (con un approccio simile a quello usato da Java).

Tutto questo discorso non cancella le critiche, in buona parte giustificate, susseguitesi da un anno e mezzo a ad oggi: nel settore Enterprise il passaggio si farà saltando una generazione (ma questa è la norma, per motivi di produttività e di costi di ammortamento) e in quello consumer la rivoluzione promessa non c’è stata, disattesa rispetto alle funzionalità che dovevano esserci (WinFS) e le cui novità, Aero a parte, erano difficili da far comprendere e far gradire all’utenza media, anzi in alcuni casi si è ottenuto esattamente l’effetto contrario, come nel caso dell’UAC.
Se le vendite e anche qui ci sono pareri discordanti, sono buone lo si deve principalmente alla presenza di Windows preinstallato.

La compatibilità hardware ha raggiunto punte eccellenti e la stabilità, se comparata allo stato di XP pre-Service Pack 1 è chiaramente a favore di Vista.
Ovviamente le richieste hardware sono più onerose ma stiamo parlando di due sistemi operativi che hanno 5 anni di differenza, 5 anni in cui l’evoluzione dei computer ha portato a un incremento prestazionale tutt’altro che irrilevante ed è quindi logico che il primo risulti più leggero oltre che veloce.

Può piacere o può non piacere, ma uno sviluppatore rilascia il proprio software, seppur non consapevolmente, anche per Vista, il quale diventerà il target principale, non appena XP sarà irreperibile sia nei canali di distribuzione OEM e Retail sia nei listini di potenziali downgrade.

2 Commenti »

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  • # 1
    tmx
     scrive: 

    Sono d’accordo sul fatto che l’analisi sia stata letta male da molti, anche tra i media (è stata per tutti una ghiotta occasione per flammare…).
    E, pur non avendolo mai provato, so che invece Vista ha fatto e sta facendo passi da gigante per migliorarsi.

    Però Vista è il solito “vecchio” Windows… con molti pregi e difetti delle vecchie versioni: difetti che altre volte sono stati digeriti meglio, a fronte di piccole-grandi rivoluzioni (e.g.: XP aveva molti difetti ed era pesante all’inizio, e “impenetrabile” non lo era nè lo è mai stato più di tanto, ma ha poi di fatto introdotto il multitasking in ambito consumer, nonchè l’NTFS…).

    Invece a ‘sto giro la rivoluzione non c’è stata, e la gente, che magari se lo sarebbe anche preso Vista, come si era presa XP, c’è rimasta male, perchè la mancata rivoluzione (il WINFS, uno su tutti) ha fatto sì che di colpo saltassero agli occhi di tutti i difetti che windows ha come architettura (da parecchie versioni, quindi).

    Non è scattato, per farla breve, l’effetto simpatia che scattò per XP.

    Speriamo che la situazione migliori dal 7… (o che migliorino -ancor di più- i competitors!)

  • # 2
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Sono perfettamente d’accordo sia sulla prima parte che sulla mancata rivoluzione.
    Mancata sia perché appunto dal punto di vista commerciale le novità a livello di “motore”, quindi di kernel non sono così appariscenti dal poter essere presentati come parte di una rivoluzione, sia perché alcune sono state piano piano rimosse. E quindi è giusto parlare di evoluzione e non di rivoluzione, come ho scritto altrove nei mesi passati.

    In realtà l’errore è stato duplice perché le novità poi rimosse da Vista non erano state preventivate nel progetto iniziale.
    Subito dopo XP infatti il progetto che doveva essere la rivoluzione era Blackcomb (poi diventato Vienna) e che doveva contenere ad es. WinFS; per una serie di motivi Microsoft si trovò a concentrare le proprie energie su XP e in progetti satellite che costrinsero Microsoft a lavorare ad un Windows di passaggio, che poi prese il nome di Longhorn.

    Il problema è che essendo cambiata la catena dei passaggi, la rivoluzione che ci fu per esempio nella transizione verso i sistemi della famiglia NT sembra essere sempre posticipata.
    Lo stesso Windows7 non sarà una rivoluzione e di questo se n’è parlato e se ne parlerà ancora in queste pagine.

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