di  -  giovedì 26 giugno 2008

Google è favorevole alla preservazione della net neutrality, la ritiene uno degli elementi che hanno reso possibile la sua crescita come azienda e in ultima analisi la inquadra come un fatto di democrazia, un elemento che andrebbe protetto per garantire lo sviluppo della rete.

È questa in sintesi la posizione del gigante della ricerca online su uno degli argomenti più dibattuti degli ultimi anni. Una posizione non del tutto disinteressata. Se avrete il coraggio di leggere fino in fondo il post di oggi e il sequel di domani, vi spiegherò perché.

Per quanto siano emerse nel corso del lungo dibattito posizioni nette al riguardo, il concetto di net neutrality ha confini molto indefiniti. Nella sua formulazione più generale, la net neutrality prevede che gli operatori di rete non facciano nulla per ostacolare o di converso dare priorità a dei contenuti piuttosto che altri.

Contraria alla NN è dunque la pratica del traffic shaping, tramite la quale, per esempio, molti ISP inibiscono il traffico P2P o lo de-prioritizzano per evitare che congestioni la propria rete.

A ben guardare, problemi di NN sono insorti anche nel momento in cui gli ISP hanno iniziato a fornire contenuti propri tramite accordi con aziende di distribuzione: è il caso di Fastweb ma anche di Alice, per citare i più famosi in Italia. Non è un mistero che la distribuzione di video, particolarmente in un momento in cui va ventilandosi l’idea della distribuzione online in HD, abbia dei requisiti di banda sostenuta elevatissimi.

Essendo la banda un elemento scarso per definizione, la prioritizzazione dei questi flussi è una scelta indispensabile per garantire il decollo dei servizi di IPTV.

A ben guardare anche l’aumento dei valori di picco offerti dal broadband basato su ADSL2 è tagliato su misura per la capacità richiesta dai servizi avanzati di IPTV, i quali perlopiù circolano – o circoleranno – all’interno della sottorete dell’ISP. Questo è il motivo per cui di quei valori è bene non fidarsi nell’utilizzo generalistico, per quanto il raggiungimento di picchi di velocità più elevati sia teoricamente possibile su ogni rete.

Come orientarsi in questo dedalo? Perché anche le dichiarazioni di Google vanno prese con le pinze? Seguite la prossima puntata, stesso sito, stessa ora.

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