di  -  venerdì 2 gennaio 2015

Tutti coloro che masticano tecnologia non possono non conoscere i processori ARM, visto che la loro penetrazione nel mondo embedded/mobile raggiunge circa il 75% del mercato.

Ma cosa c’entra questo con Ivrea?

Ebbene, bisogna tornare indietro fino al 1985, quando la Acorn Computers, compagnia inglese con sede a Cambridge fondata nel 1978, conosce il momento peggiore della propria storia. La società, diretta dai co-fonatori Chris Curry ed Hermann Hauser, ha inizialmente un discreto seguito, soprattutto oltre manica, grazie a modelli di personal computer come l’Acorn Electron, l’Acorn Archimedes e il BBC Micro, particolarmente apprezzato in ambito scolastico.

acorn_amarcord

Acorn Amarcord: Sophie Wilson, Chris Turner, Steve Furber, Chris Serle, Hermann Hauser, Chris Curry

Con l’assestamento del mercato verso la metà degli anni ’80, però, la Acorn precipita in una situazione di forte crisi, tanto che Curry e Hauser si mettono in cerca di nuovi partner e nuovi finanziatori, trovando nell’italianissima Olivetti l’ancora di salvataggio. Il 20 febbraio del 1985, l’azienda inglese cede il 25% del proprio pacchetto azionario alla Olivetti ad un prezzo più basso di quello di mercato con l’accordo di sfruttarne la rete commerciale al fine di vendere tutte le scorte rimanenti di BBC Micro e Acorn Electron.

armL’intesa sulla carta è conveniente per entrambe le società: Acorn abbatte immediatamente tutti i debiti accumulati negli ultimi sei mesi (circa 11 milioni di sterline) e, in seguito alle vendite previste, si ritroverebbe con una notevole disponibilità finanziaria grazie alle vendite. La casa di Ivrea, d’altro canto, ne trarrebbe un vantaggio diretto in qualità di maggior azionista esterno.

Ma le cose vanno diversamente e Olivetti non vende neanche un singolo esemplare di Acorn! Incredulo di quanto sta avvenendo, il management di Acorn chiede un meeting d’urgenza alla Olivetti e al suo presidente Carlo De Benedetti. Quello che viene fuori durante l’incontro, secondo quanto raccontato da Chris Curry durante un’intervista del 2012, ha dell’incredibile! Infatti De Benedetti chiede prontezza al proprio staff di quanto accaduto, ma nessuno sembra voler dare una spiegazione. Solo dopo una forte insistenza del presidente (che, sempre secondo Curry, batte più volte i pugni sul tavolo), un membro dello staff risponde dicendo:

“Si calmi, signor De Benedetti. Nessuna unità Acorn è stata venduta perché lei ci ha autorizzato a vendere esclusivamente prodotti IBM PC compatibili.”

La cosa assurda è che questa scelta è in realtà un “obbligo” imposto circa un anno prima da AT&T in funzione della sua entrata in Olivetti (circa il 25%) e, quindi, già in essere all’atto della stipula dell’accordo con Acorn. Essendo i prodotti della società inglese del tutto proprietari, sia dal punto di vista dell’hardware che del software, l’accordo con essa è praticamente privo di ogni fondamento e impugnabile legalmente. Ma Acorn non avvia nessuna azione contro Olivetti, anzi permette a quest’ultima di esercitare l’opzione di aumentare la sua partecipazione fino al 75% e prenderne il controllo completo, trasformandola in una sua sussidiaria e spostandone il core business, nel decennio successivo, sullo sviluppo di set-top box. Inoltre, la tecnologia Acorn viene utilizzata come piattaforma per il Prodest PC 128s, identico all’Acorn BBC Master.

Dall’ingerenza diretta di Olivetti, resta fuori Advanced RISC Machines Ltd. (successivamente ARM Ltd), joint venture tra Acorn, Apple e VLSI Technology, focalizzata sullo sviluppo della tecnologia alla base dei chip ARM. Il motivo di ciò è fondamentale dovuto al fatto che Olivetti non ha idea di come sfruttare commercialmente tale tecnologia, utilizzata per la prima volta per l’ARM Development System, un kit di espansione del BBC Master, e successivamente come CPU dell’Acorn Archimedes (1987).

archimedes

Acorn Archimedes

Grazie ad una totale indipendenza operativa, Robin Saxby riesce a trasformare ARM Ltd (diventata successivamente una Holding) nella società leader che oggi conosciamo, rendendosi gradualmente indipendente da Acorn e, quindi, da Olivetti. In modo diametralmente opposto, la non lungimiranza del management di Ivrea decreta la lenta scomparsa di Acorn, oltre che la propria

12 Commenti »

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  • # 1
    Stefano
     scrive: 

    Interessante. Ricordo che quando usci’, sull’Archimedes aveva la CPU ARM talmente potente che riuscivano a programmare videogiochi in Basic.

  • # 2
    Sisko212
     scrive: 

    Fatemi capire… praticamente De Benedetti ha comprato una azienda che non produceva PC compatibili, e dato che aveva dei vincoli con AT&T non poteva venderli, perchè poteva vendere solo PC compatibili ?
    Ditemi che non è vero ? Il sig. De Benedetti almeno sapeva la differenza fra un pc x86 e le varie cpu che ancora giravano all’epoca ?
    E questo signore sarebbe il genio del managment ?
    E lo sapete quanti “De Benedetti” abbiamo avuto e ancora abbiamo in giro per l’Italia ?
    Lo capite ora perchè l’Italia è ridotta così ?

  • # 3
    Saxabar
     scrive: 

    Certo che se l’Olivetti PC1 avesse avuto tecnologia Archimedes al suo interno la Commodore avrebbe avuto di che preoccuparsi.
    Comunque la rete di vendita e assistenza Olivetti ai tempi era già un colabrodo e lo si poteva intuire anche dalle molte lettere di lamentela sulle riviste specializzate

  • # 4
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Il PC1 fu rilasciato nell’88, quindi un anno dopo l’Archimedes. Acorn provò già con quest’ultimo a intaccare il mercato dei personal computer “più a basso costo” (rispetto a un PC), che all’epoca era dominato da Commodore con gli Amiga e da Atari con gli ST, non riuscendovi. Non vedo, quindi, perché il PC1 avrebbe potuto cambiare la situazione. Anche Apple provò col II GS, fallendo miseramente.

    Inoltre nel ’89 Intel presentò l’80486, e l’anno dopo Motorola il 68040: processori che diedero filo da torcere a RISC anche più blasonati, e che furono impiegati sui PC e Amiga. Per cui il vantaggio dell’ARM con la sua architettura RISC sarebbe durato ben poco.

    Ultimo, ma non meno importante, il software: l’Archimedes si portava dietro un nuovo s.o. con nuove API e nuova architettura. Dunque finché si trattava di codice di alto livello qualcosa si poteva portare, ma per il resto era necessario un notevole sforzo per adattare il software esistente o crearne da zero.
    In quell’epoca dominata dall’uso di assembly come linguaggio per cercare di ottenere buone prestazioni, ciò era certamente un problema, soprattutto considerando la difficoltà di programmazione di un RISC (sebbene l’ARM fosse un po’ più complicato degli altri RISC) rispetto ad architetture CISC come 68000 e IA-32, che erano decisamente più “programmer-friendly” (una goduria da programmare anche in assembly).

  • # 5
    simone bernacchia
     scrive: 

    Ancora una volta l’ennesima prova della lungimiranza picometrica dei management italici mi provoca la perdita dei testicoli e conseguente rotolamento degli stessi dall’altra parte del salotto:(

  • # 6
    Pingui
     scrive: 

    Qui i processori ARM non centrano niente. olivetti s’è comprata un pezzo di Acorn con lo stesso piglio di chi va ad un’asta e pensa di fare un affare, finendo per diventare un robivecchi.
    Ti compri un pezzo di fiat credendo di trovarci un pezzo di ferrari, invece ti rifilano un magazzino pieno di ricambi per duna e palio.
    De Benedetti avrà anche non potuto sapere la differenza tra le varie architetture ma in una cosa è sempre stato esperto: fare soldi sulle disgrazie altri, spesso provocate da lui stesso.
    Solo un anno prima stipula un accordo vincolante con AT&T e se ne dimentica ? Prima di firmare l’accordo con Acorn, non lo trovava proprio un benedetto ingegnere che in cinque minuti gli apriva gli occhi ? O era semplicemente tutto previsto perchè parte di un progetto di drenaggio delle risorse di olivetti ?

  • # 7
    Bhoz
     scrive: 

    È interessante notare che qualcuno non conosca la differenza grammaticale tra “c’entra” e “centra”…il che mi pare abbastanza grave.

  • # 8
    Pingui
     scrive: 

    E’ interessante notare come nel bel mezzo di una discussione seria debba sempre spuntare l’inutile sapientino di turno. Hai fatto vedere che sai ? Bravo ! La maestra ti da 10, adesso prendi e va.

  • # 9
    Bhoz
     scrive: 

    Quindi se il tema della discussione è serio allora è lecito scrivere in modo sgrammaticato?
    Bello!!! Lo ricorderò al prossimo Presidente della Repubblica per il discorso di fine 2015 (tanto quello legge, chi glielo sbircia il testo?).
    Adesso ho da fare, la maestra mi ha preparato la coccarda.
    Ti lascio ai tuoi UTILISSIMI commenti.

  • # 10
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Avresti potuto porti in maniera diversa, segnalando l’errore grammaticale, invece di fare la parte della maestrina acida.

    “Chi semina vento raccoglie tempesta”

  • # 11
    Sisko212
     scrive: 

    Giusto per alimentare la flame in corso…
    In gruppi di discussione come questi su internet, spesso si scrive un pensiero frettolosamente frà una cosa e l’altra, ed è quindi normale che spesso scappi l’errore… d’altronde i tasti sono vicini, ed un dito ci mette poco a pigiare su un altro tasto :-D :-D… in fin dei conti non stiamo scrivendo l’arringa di un processo no ? …ad ogni modo… se proprio dobbiamo alimentare una flame, perchè non ne facciamo una del tipo, Amiga vs Atari o C=64 vs Spectrum ????? mi mancano molto diatribe di quel tipo !!!! :-D :-D :-D :-D

  • # 12
    Sisko212
     scrive: 

    ah… dimenticavo, chi volesse provare il s.o. dell’Acorn, questo è ancora vivo e anche parecchio vegeto, sopratutto ora con la diffusione delle Raspberry (che lo ricordo, sono basate sul pronipote della stessa cpu dell’Archimedes), quì il link:
    https://www.riscosopen.org/wiki/documentation/show/Welcome%20to%20RISC%20OS%20Pi
    L’ho provato sulla mia rPI e devo dire che potrebbe tranquillamente tenere testa a qualche pc usato solo per il browsing.

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