di  -  lunedì 23 giugno 2008

È piuttosto strano pensare che ARM, il produttore del poderoso processore da 300Mhz della mia laser da 119 euro, decida un bel giorno di competere col titano per eccellenza del mondo hardware, per di più nel segmento che più di tutti richiede solidità, compatibilità e performance: quello server. Eppure è in questa direzione che ARM intende procedere, per giunta subito dopo l’invasione di campo di Atom nel settore mobile, tradizionalmente dominato dall’architettura della fu Acorn RISC Machine.

Cerchiamo di capire il fenomeno, inquadrando brevemente il campione e lo sfidante. Intel, dopo il phasing out dell’architettura netburst, è protagonista dell’espansione dell’architettura x86 in ambito server, a danno di quei tanti competitor RISC che solo pochi lustri fa sembravano destinati a dominare per sempre il segmento. Con il prossimo venturo Nehalem, il gigante di Santa Clara si appresta a calare l’asso di briscola e far ancora di più piazza pulita della concorrenza, accompagnando l’architettura x86 verso un balzo prestazionale senza precedenti negli ultimi anni.

ARM, leader nel mercato mobile ed embedded, ha dal canto suo un’architettura hardware RISC prestazionalmente di gran lunga inferiore alle soluzioni Intel, ma molto più vantaggiosa dal punto di vista del risparmio energetico. Protagonista dell’assalto di ARM è il chip Cortex-A9, capace di integrare fino a 4 core e di incontrare i requisiti energetici dei dispositivi mobile di ultima generazione.

Prevedibilmente, la strada che porta a competere con Intel nel settore server, è piuttosto in salita.


A rendere difficile la scalata di ARM, oltre alla discreta potenza di fuoco commerciale dell’avversario, ci sono alcuni dati non trascurabili: il primo è rappresentato dal trend che vede una costante espansione delle soluzioni x86 nel campo server a danno proprio dei concorrenti RISC. Il secondo riguarda la quota di assorbimento della CPU nel consumo complessivo di un server: quanto può consentire di risparmiare l’adozione di un chip ARM a fronte di svariati gigabyte di memoria ECC, batterie di dischi SAS da 15.000 giri, chipset assetati di watt, interfacce di rete, il tutto sotto costante sforzo?

Il terzo fattore che mina le prospettive di ARM è l’ecosistema software: il mainstream del settore server è sempre più x86-centrico e l’introduzione di un chip RISC richiede radicali ristrutturazioni del parco applicazioni. Infine ci sono le performance: che Cortex non sia in grado di tenere il passo con Nehalem è lapalissiano. I vantaggi promessi, sono davvero tali da giustificare l’esistenza di una nicchia di mercato in cui ARM possa ricavare il suo spazio ai danni di Intel?

Ian Ferguson, direttore del reparto soluzioni enterprise di ARM, ritiene che il Cortex possa far giocare le sue carte in ambiti in cui l’efficienza energetica e la dissipazione termica rappresentano fattori critici. Server dedicati al web o all’esecuzione di applicativi open source altamente ottimizzati, rappresentano un ambito d’impiego in cui ARM potrebbe farsi valere, magari accompagnato da altri chip per l’esecuzione di calcoli specializzati come grafica o rete, sostiene Ferguson. Circa l’infrastruttura software di contorno, Ferguson ha segnalato accordi con Adobe e Microsoft.

Se nel campo dei server dedicati al web e alle web apps ci sia o meno spazio per ARM lo vedremo presto. Una considerazione mi salta subito in mente: riguarda gli accordi con gli OEM/integratori. La fonte da cui ho ripreso la notizia non ne fa menzione, eppure mi pare che rappresentino un tassello fondamentale per un prodotto come questo, che potrebbe trarre beneficio dall’essere presentato non come una CPU attorno cui costruire un sistema nuovo, ma piuttosto il cuore di una soluzione già integrata, completa dal punto di vista hardware e presto pronta all’esecuzione di un parco software specificamente ottimizzato, che ne metta in luce tutte le potenzialità. In poche parole, un’appliance dedicata all’esecuzione di task specifici: il campo server general purpose è troppo vasto per ARM.

In conclusione, direi che non c’è ancora nulla di concreto da temere per Intel, a parte la buona idea di portare una CPU mobile in ambito server, che in tempi di crisi energetica permanente ha molto senso. Ma se pure il segmento in cui ARM intende prosperare coi suoi Cortex dovesse aprirsi, Intel avrebbe sempre Atom da giocare, il quale, essendo x86, non richiederebbe tra l’altro sconvolgimenti nel parco software.

Fonte: Network World

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