di  -  sabato 22 marzo 2014

Di tanto in tanto è piacevole segnalarvi dei libri che ripercorrono la storia informatica in generale o approfondiscono alcuni passaggi fondamentali che hanno contribuito alla “rivoluzione digitale”.

In questo scenario non potevamo mancare di segnalarvi Bit Pop Revolution, scritto a 4 mani da Cecilia Botta, responsabile dei progetti culturali per BasicNet S.p.A. e del nascente Museo dell’informatica di Torino, e Tomaso Walliser, autore e produttore televisivo nonché fondatore della la casa di produzione Junk Food.

bitpoprevolution

Il testo racconta lo spaccato della rivoluzione digitale che, idealmente, parte dalla guerra fredda fino ai primi anni ’80 dove lo scenario digitale comincia a delinearsi in modo estremamente chiaro.

Bit Pop Revolution si legge con piacere e la storia raccontata risulta fluida ed obiettiva. Non si tratta di un trattato tecnico ma di una “storia” che racconta “un’avventura” che ha letteralmente cambiato il mondo, abbattendo i muri della diffidenza e dell’ipocrisia di chi voleva rilegare il mondo digitale a pochi eletti.

Credo, fortemente, che Cecilia e Tomaso hanno colto un aspetto fondamentale con la loro opera, ovvero come la passione e la caparbietà possano vincere qualsiasi ostacola, a patto di crederci ed essere pronti a sacrificare il tutto.

Condivido assolutamente l’impostazione cronologica seguita: da Ted Nelson a Douglas Engelbart, che, in modo diverso, danno origine alla trasformazione che porta gli hippy a diventare nerd e i nerd a diventare imprenditori. Assolutamente fondamentali gli eventi scelti per raccontare la trasformazione: dalla lettera di Bill Gates agli hobbisti contro la copia illegale del software all’inizio dell’avventura dei due Steve.

Un testo consigliatissimo per tutti, anche chi, per la prima volta, approccia l’argomento e vuole avere un quadro sintetico ben descritto ed appassionante che rappresenta una delle possibili letture della Rivoluzione Digitale.

4 Commenti »

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  • # 1
    Sisko212
     scrive: 

    Già il fatto che in copertina ci siano Jobs e Wozniak è un motivo per non comprarlo.
    Passi per Wozniak, ma che dopo la dipartita di Jobs, si debba mettere la sua foto in ogni articolo, libro, gadget che parli di tecnologia, comiancia a darmi sui nervi.

  • # 2
    Lello
     scrive: 

    E di grazia chi dovevano metterci in copertina visto l’argomento Bill Gates ?

  • # 3
    Sisko212
     scrive: 

    Di quel periodo ce ne sono a bizzeffe… gary kildall, tim paterson, richard stallman, dan bricklin, jay miner, chuck peddle, bill mensch, nolan bushnell, jack tramiel, perchè no, anche federico faggin, dato che lo Z80 una delle cpu più usate negli home dell’epoca (concorrente del mos 6502. E ancora oggi usato in molti controller industriali) è opera della Zilog, da lui fondata nel 1974, dopo aver lasciato intel ed inventato il 4004…
    Forse proprio non mettere nessuno in copertina sarebbe stata scelta migliore ed avrebbe dato uguale dignità a tutti… mentre così, mettendo in copertina qualcuno, si dà già per scontanto che si dia maggior valore rispetto ad altri, quando invece jobs e woz, sono due frà molti… pur sempre meritevoli, ma non più di altri.

  • # 4
    Felice Pescatore (Autore del post)
     scrive: 

    @Sisko212, al di la del discorso legato alla pagina in copertina, che potrebbe effettivamente meritare una riflessione per l’abbondanza di riferimento ai 2Steve, ti assicuro che il libro non è assolutamente di “parte” e non si focalizza sui due fondatori di Apple.

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