di  -  lunedì 27 gennaio 2014

Il post odierno si distacca di parecchio rispetto a quanto tipicamente affrontato in queste pagine, ed il contenuto fa riferimento ad un’idea (e suggerimento) di Alessio a cui ho voluto partecipare, pertanto ecco un post dove racconterò il mio primo approccio con il mondo dell’informatica ed in particolare “il mio primo computer” (e non solo).

CORREVA L’ANNO 199x…

Al contrario di molti di voi lettori, e degli amici della redazione di AppuntiDigitali, il mio primo approccio con i computer non vede la presenza di macchine storiche e per certi versi oramai mitologiche quali VIC20, Commodore64, Amiga, ecc., ma vede approcciarmi a questo mondo in piena era IBM Compatibile & Microsoft (DOS, non Windows quantomeno), sebbene il primo computer arrivò diversi anni dopo avere iniziato ad usarli a casa di amici e cugini, durante lunghe (e per certi versi interminabili) sessioni di gioco a titoli dei quali non ricordo quasi il nome (e non so nemmeno quanto potessero essere famosi, a me bastava che mi divertissero) ma ho ancora vivo il ricordo del divertimento che mi procuravano (ed era cosa condivisa da tutti i partecipanti alle sessioni di gioco).

Nel 1994, anno nel quale frequentavo la 1a superiore dell’Istituto Tecnico Industriale Statale “Minerario” di Iglesias, il cui laboratorio di “Matematica” era dotato di diversi pc Olivetti 286SX (il tutto se la memoria non mi inganna) [Simone non credo esistesse una versione SX del 286, poteva essere un 386SX o più probabilmente visto l’anno un 486SX – ndr] con monitor a fosfori verdi e connessi tra loro in una antidiluviana rete locale, arrivò in casa anche il primo pc, ed in particolare un “classico” (ed oserei dire piuttosto moderno all’epoca) Olidata 486DX2 caratterizzato da ben 4MB di Ram, 400 MB (412 per l’esattezza) di Hard Disk ed una scheda video S3Trio con 2MB di memoria.

Completavano la configurazione il sistema audio Creative Sound Blaster 16 (nel cui bundle era incluso un lettore cd-rom 16x) ed il doppio sistema operativo MSDos 6.22 + Windows 3.11.

Rispetto a quanto posseduto all’epoca dagli amici non era possibile confronto, in quanto la soluzione forse più performante era un 386SX sottotono anche su tutti gli altri fronti, ma questo non impediva di effettuare lunghe sessioni di gioco itineranti tra le varie case, ed uno dei giochi che più amavo all’epoca era il mitico Formula One Grand Prix della MicroProse (e del, quantomeno per me, mitico Geoff Crammond), sebbene la scoperta del mondo dei “punta e clicca” quali Monkey Island ed Indiana Jones (“Ultima Crociata” e “Fate of Atlantis”) non sia stata meno importante, insieme a tanti altri titoli.

Tale pc resistette alcuni anni all’avanzare inesorabile del tempo (ricordo le mille configurazioni dei file di sistema per ottimizzarlo in funzione dei vari giochi, cose che a quell’epoca per me apparivano chiare come i segreti dell’alchimia), fino a cedere al primo upgrade (drastico e sostanziale) che vide coinvolto un conoscente smanettone (razza all’epoca misteriosa, che sarebbe poi stata conosciuta meglio con il termine “Nerd“) che sostituì la scheda madre ed il processore trasformando il pc in un Pentium 133MHz (sebbene diversi componenti del precedente pc rimasero immutati) del quale non ho grandi ricordi riguardanti la configurazione, se non che utilizzava Windows 95 come sistema operativo (una piccola grande rivoluzione della mia allora embrionale esperienza informatica) ed era piuttosto instabile.

Grossomodo contemporaneamente approdò in casa anche uno splendido portatile Texas Instruments Travelmate basato su un Pentium 100MHz (o qualcosa del genere) che rappresentava il pc di lavoro di mio padre, e dato che veniva sistematicamente lasciato a casa, divenne ben presto un eccellente secondo computer.

Riguardo a quegli anni bisogna anche aggiungere un evento importante sul fronte scolastico, infatti seguendo una strada alla quale non avevo mai pensato (ed allontanandomi da quella che sembrava la passione comune di casa, ovvero l’elettrotecnica con derive elettroniche), mi iscrissi per il triennio all’indirizzo “Informatici“, cosa che mutò ben presto il mio approccio con il computer rendendolo molto più profondo e tecnico.

La programmazione in C delle numerosissime ore di “Informatica“, con un professore tanto esigente e duro quanto capace di trasmetterci nozioni ed interessi, i primi rudimenti di “Sistemi” (inteso come sistemi automatici) e l’ampio uso del pc anche per i corsi di “Calcolo delle Probabilità e Statistica” ed in minima parte di “Matematica” suscitò in me un interesse che oramai andava ben al di là dei giochi (mai abbandonati però) e che mi portò ad interessarmi in seguito anche all’hardware dei computer, fino ad allora per me misterioso (e non era raro, almeno nel giro dei miei conoscenti, non diffondere i “segreti del mestiere” di chi assemblava ed “overcloccava” i pc), e che penetrai attraverso le prime letture di una rivista celebre (alla quale sono rimasto abbonato più per affezione che per reale interesse, vista anche la trasformazione del computer da oggetto dalla complessità “visibile” ad “elettrodomestico” la cui complessità è maggiormente trasparente all’utente, ed al suo costante rimpiazzo prima ad opera dei portatili e poi dai moderni tablet) che mi permise di scoprire le differenze tra processori, i marchi migliori delle schede madri, grafiche ed audio e così via, in uno scenario dove i nomi GeForce, ELSA, Asus, MSI, Matrox ecc. non erano più termini oscuri di oscuri rituali.

Il successivo pc tardò ad arrivare, ero al primo anno di Università, corso di Ingegneria Meccanica (con la convinzione di scegliere l’indirizzo “Robotica” allora disponibile appena avessi dovuto effettuare la scelta, ma la storia ha avuto un altro corso), ma venne completamente configurato sul budget disponibile tra me e mio fratello senza richiedere aiuto a nessuno, grazie a quanto imparato fino ad allora, utilizzando un sito che provvedeva poi ad assemblare quanto selezionato, ed è così che approdò in casa nel 2000 un potente Athlon K7 a 900MHz (su slot) coadiuvato da una Creative GeForce2, un disco IBM da 30GB ed una configurazione complessiva piuttosto soddisfacente, al punto che tale pc sopravvisse (sebbene sentendo il peso degli anni, ma resistendo stoicamente ad essi) fino all’arrivo in casa (2005) del primo portatile personale ad opera di mio fratello, cosa che destinò il pc ad un uso marginale da parte mia durante i weekend (al ritorno dall’Università, incredibilmente affrontata senza pc se non negli ultimi tempi, nei quali era impossibile pensare di presentare una relazione scritta a mano).

Il resto della storia scorre veloce, e probabilmente in maniera meno interessante (quantomeno sul fronte informatico), e si divide tra computer assemblati per “conto terzi”, interventi di “manutenzione ordinaria & straordinaria” presso i pc degli amici per risolvere problemi di ogni natura, ma prettamente di software, con virus&co. a farla da padrone, ma questa è un’altra storia…

Augurandomi che per tutti voi lettori questo post “personale” sia stato piacevole, vi saluto e vi rinnovo l’appuntamento alla prossima settimana (confidando nell’assenza di problemi) nella quale riprenderemo con i consueti contenuti della rubrica Energia e Futuro, naturalmente sempre su AppuntiDigitali.

10 Commenti »

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  • # 1
    sisko212
     scrive: 

    Effettivamente non è mai esistito un 286 sx, ma forse l’autore si confonde con l’ Olivetti PCS286
    http://www.computergraffiti.it/pcs286.htm
    Che era un 286 compatto (almeno secondo gli standard dell’epoca).
    C’è poi un imprecisione, si parla di “doppio sistema operativo MSDos 6.22 + Windows 3.11″.
    Windows 3.11 non era un sistema operativo vero e proprio, era piuttosto una shell grafica che girava sopra MsDos, esattamente come il concorrente, GEM, che però ebbe poca fortuna (purtroppo).
    E’ pur vero che Windows 2.11 (si ho visto anche quello !) e 3 creavano un layer per astrarre la gestione delle periferiche (tant’è che i driver per le schede grafiche, e per le stampanti, prima di windows dovevano essere sviluppati per ogni programma, tipo autocad, ventura publisher, etc.etc.) ma comunque tutta la gestione del filesystem e degli i/o rimaneva a carico del sottostante Dos e Bios (ricordate le chiamate a INT 21H ?? :-D ).
    Cosa che rimase fino a Windows ME.
    In realtà c’era già Windows NT che era a tutti gli effetti un s.o. completo (frò l’altro, mi pare che lo staff che lo sviluppò, furono ex ingegneri Digital che avevano curato lo sviluppo di VMS), ma era, dato anche il costo, destinato a soluzioni server.
    Dovremo aspettare fino all’arrivo di Window 2000 professional, per aver un s.o. Windows desktop completo e autonomo.
    Si c’era anche OS/2… ma è un altra storia…

  • # 2
    biffuz
     scrive: 

    @sisko21 Dubito si trattasse dei PCS 286 (che avevo), visto che avevano solo l’uscita VGA e dubito siano mai esistiti monitor VGA a fosfori verdi (al massimo bianchi). Di 286 l’Olivetti ne aveva prodotti parecchi prima di quello.
    Per quanto riguarda Windows, è quasi un insulto definirlo “shell grafica per il DOS”, visto che aveva un kernel multitasking (cooperativo, ma pur sempre multitasking) e una gestione della memoria tutta sua. Che poi usasse alcune routine del DOS o chiamate al BIOS è un altro discorso, anzi, possiamo leggerla in un altro modo: perché non avrebbe dovuto? Il BIOS ha un’interfaccia standard che permette(va) ai produttori di variare l’hardware senza che l’OS dovesse preoccuparsene, ad esempio potevi montare un HD SCSI e il DOS lo vedeva tranquillamente, visto che era il BIOS che lo gestiva. E il DOS dal canto suo era sviluppato dalla stessa Microsoft, quindi le routine alla fine sarebbero state identiche.
    Le cose sono cambiate con l’arrivo di Windows 95, che col suo kernel a 32 bit aveva ben poco da spartire con il DOS. Era dotato di una modalità “compatibilità” per il vecchio hardware per cui non esistevano driver nativi (io avevo una scheda audio e un lettore CD in questa situazione), ma era una vera e propria forzatura.

  • # 3
    Cappej
     scrive: 

    Il K7 a 900mhz esordì su SLOT A… concorrenza diretta a Intel che sfornò il Pentium II su SLOT1… le cpu a “cartuccia”… che orrore!

  • # 4
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @ sisko212

    in effetti su quel pc posso essermi sbagliato alla grande… l’unica cosa di cui sono sufficientemente sicuro è che si trattava di un 286, ma non è quello del link… era molto più grande

  • # 5
    sisko212
     scrive: 

    Giusto per divagare un pò, e non so se magari è stato già fatto un articolo su questo, ma sapevate che è stato liberamente reso disponible, per usi non di lucro, il sorgente dell’ Apple II dos ???

    http://www.computerhistory.org/atchm/apple-ii-dos-source-code

    Ovviamente puro assembler 6502 !!!

  • # 6
    Ric62
     scrive: 

    Molto interessante, anche perché nella mia lunga (ahimè) frequentazione informatica ho avuto anch’io un Olidata 133Mhz con Win95.
    Parto da lontano, dal Vic20, C64 passando da quello che veramente ha “toccato il mio cuore informatico” che è stato l’Amiga 1000 nuovo comprato con tanti sacrifici (mi pare averlo pagato sul 1.800.000 Lire al tempo) e rivenduto dopo qualche anno. Cosa per la quale mi mangio le mani anche adesso.
    Ma le sensazioni di modernità ed al tempo stesso stabilità e bellezza dei colori e soprattutto di “quanto ci si sarebbe potuto fare” che dava l’Amiga non l’ho avuto mai più fino ad adesso. Grazie alla sua architettura folle per il tempo, i chip dedicati che lavoravano insieme, il monito a colori, i dischetti da 720 Kb ecc. ecc. Insomma al lavoro avevo un IBM XT e tornavo a casa e giocavo con un SO multitasking a colori. Da psicanalisi.
    Ciao e grazie della tua storia.

  • # 7
    sisko212
     scrive: 

    @Ric62
    Amiga è stato, mia modestissima opinione, il primo computer ad avere un anima…
    Mi sà che per tutti quelli che l’hanno vissuto non tornerà mai più una novità come quella… sono cose che accadono solo una volta.
    Certo… wimp (inteso come windows, icons, mouse, pointer) era già arivato con il Macintosh, ma fu Amiga a dargli senso.
    Ricordi lo stupore di vedere certe animazioni grafiche in realtime ? roba mai vista fino ad allora, se non su inarrivabili workstation SGI unix… fare lo sliding dello schermo, e scoprirne sotto un altro con una risoluzione e un numero colori completamente diverso ?? roba da fantascienza per l’epoca… e la qualità audio, pure stereo e sincronizzata col video ? il Mac aveva un piccolo diffusore acustico mono, e la soundblaster era di là da venire sui pc… il massimo dell’epoca era il glorioso SID del C64 che veniva usato anche sulle pianole, o il TI che si usava anche sugli Msx…
    Oggi è tutto scontato, tutto già visto… anche le migliori Gui alla iOS o simili, tutto sommato sono prevedibili… o forse siamo noi troppo vecchi ?

  • # 8
    roberto
     scrive: 

    Storia alquanto ordinaria e abbastanza povera di argomenti davvero interessanti, mi piacerebbe invece poter leggere la storia di qualcuno che abbia iniziato da calcolatori storici ed affascinanti come il PDP 11 (dove è stato inventato Unix) oppure il mitico Altair 8800, primo “personal computer” della storia, dove fu realizzato il primo linguaggio BASIC. Per non parlare dei primissimi e veramente tosti computer Apple, come l’Apple I (che si programmava solamente tramite istruzioni date in linguaggio macchina!!) o l’Apple II, primo vero home computer ad essersi diffuso maggiormente tra la massa. Purtroppo essendo nato e cresciuto qui in Italiam, non ho mai potuto nè vedere dal vivo ne provare nessuno di questi fantastici sistemi dell’epoca d’oro dell’informatica, ma ho potuto iniziare (il 9 Aprile 1984) con un C64, che sarebbe stato solamente il primo di una lunga lista di home computer a 8 e in seguito a 16bit (il mio preferito è stato senza ombra di dubbio il C128).
    E già, bei tempi quelli, altro che Mac os(hit) o Windows (cag)8 dei giorni nostri.

  • # 9
    darietto_2
     scrive: 

    Beh, il mio primo computer fu il commodore 64 (avevo 13 anni), l’oggetto che più ho desiderato avere nella mia vita. Ancora oggi ricordo con affetto alcuni giochi con dei brani SID di una bellezza disarmante, le intramontabili e lunghissime partite in 4/8 persone ai vari winter games, summer games ecc… per non parlare dei giorni uomo spesi a ricopiare dalle riviste come super commodore 64, chilometri di listati in asm (con il monitor) e basic v2.0. Ma tutto questo è niente rispetto l’ecatombe di colori che l’Amiga 500 (a 16 anni) portò nella mia vita. Fu come quando stai con una ragazza e pensi che sia quella della tua vita e poi ne conosci un altra e quella vecchia non la pensi più. La prima cosa che vidi su amiga 500 fu un intro/crack che mandava il modulo protracker “spleepwalker” se non sbaglio del gioco Thundercats (o forse era bubble bobble), era assolutamente inconcepibile per l’epoca. Seguirono anni di divertimento abissale, per non parlare delle attese in edicola per Commodore Gazette, Amiga Magazine, TGM e K? I primi programmi con l’amiga basic? L’AMOS poi? L’Amiga E? Il blitz Basic? Fino ad arrivare alle sfide con gli amici a chi faceva le routine con il Lattice più veloci? Gli esperimenti con il Devpac?

    Un bagaglio preziosissimo oggi che lavoro nell’informatica e devo confrontarmi con gente che pensa di essere scienziata della programmazione e che non sa cosa è il complemento a due di un numero e come calcolarlo!!!

    Una esperienza irripetibile che i nostri ragazzi non potranno mai capire (dopo tutto sono li ad aspettare l’uscita del nexus 5 o del S4, come può esserci confronto?)

    P.S. L’Amiga era meglio dell’Atari ST, non c’è neanche da parlarne :)

  • # 10
    Devil
     scrive: 

    Fà piacere leggere tutto ciò :-) sono passato dal c=64,Amiga 500+,Amiga 1200 con scheda blizard 1230…GRANDEEEEEEEE erano un mondo davanti a quasiasi altro PC DOS o Windows.

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