di  -  venerdì 10 gennaio 2014

Da quando sono cominciati i primi rumors di un possibile smart watch targato Apple, noto informalmente come iWatch, l’interesse per tale classe di dispositivi è aumentato esponenzialmente e alcune importanti multinazionali, Samsung in primis, hanno rilasciato prodotti specifici.

L’idea di uno smart watch, però, non è né nuova e né rivoluzionaria, contando diversi esemplari nei decenni scorsi, tra cui uno dei più evoluti ed interessanti è sicuramente il Timex Datalink Watch.

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Il package del Timex Data Link

Il prodotto nasce da una collaborazione tra Timex e Microsoft, ed il primo modello viene presentato nel 1994: si tratta del Datalink 50, dove “50” indica la possibilità di memorizzare l’analogo numero di contatti nell’orologio, visualizzabili sul piccolo display LCD. In alternativa ai contatti, l’esigua quantità di memoria può essere sfruttata per registrare appuntamenti e note.

La vera novità, però, non è tanto nella possibilità di immagazzinare direttamente informazioni nell’orologio, ma nell’alta sinergia del dispositivo con i computer Windows e, soprattutto, nella modalità di comunicazione tra i due dispositivi: by light!

Infatti, i numeri della rubrica (o le altre informazioni) vengono inseriti sul PC, tramite l’apposito software, e trasferiti al telefono in modalità wireless-ottica: basta posizionare l’orologio a distanza ravvicinata dal monitor e avviare la procedura di trasferimento. Fatto ciò, sul monitor compare una sorta di codice a barre, composto da linee bianche orizzontali, e vengono emessi una serie di “flash bianchi” che, una volta catturati dall’apposito sensore dell’orologio, trasferiscono i dati direttamente nella piccola memoria sul nostro polso.

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 Il “codice a barre” e il sensore del Timex Data Link

Si tratta di una funzionalità decisamente avveniristica per il tempo, tant’è che, due anni prima (1992), la stessa procedura raccontata nel libro di fantascienza L’uomo di Turing (Harry Harrison e Marvin Minsky, Editrice Nord):

“Mise l’orologio da polso a contatto del terminale (del computer). Lo schermo gli diede un Attendere e un istante dopo un rosso Fine, quand’ebbe trasferito all’orologio il contenuto dell’agenda. Solita routine.”

era sembrata qualcosa appartenente soltanto alla fantasia degli autori.

Va sottolineato che il dispositivo funziona solo con monitor CRT e per venire incontro agli utilizzatori di display LCD (all’epoca tipicamente montati solo sui portatili), Timex realizza un adattatore ad infrarossi per permettere comunque la sincronizzazione dei dati.

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Il software Windows a corredo

Il modello originale viene aggiornato più volte negli anni con modelli evolutivi (70, 150, ecc…) dotati anche di connessione USB, ma, nel complesso, l’orologio non ha mai riscosso un grande successo.

8 Commenti »

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  • # 1
    Matteo
     scrive: 

    Figo! ne ho avuto uno da piccolo e non ho mai saputo fosse così innovativo. Trovavo che fosse avanzato e il metodo di comunicazione con il PC molto originale ma non sapevo fosse così all’avanguardia.

  • # 2
    Marco Petri
     scrive: 

    Mha, neanche così innovativo in effetti: negli anni 80 c’era un gioco (basato su una serie TV) dove venivano vendute delle videocassette con un episodio e il ragazzino (tenendo in mano un’astronave) interagiva con i combattimenti presenti sullo schermo. Se l’astronave era colpita, veniva fisicamente danneggiata. Probabilmente l’interazione avveniva tra flash emanati dal CRT e ricevuti da un sensore presente nel giocattolo.

  • # 3
    floriano
     scrive: 

    non è che funzionava con la stessa tecnica anche il gioco Duck Hunt del nintendo?

  • # 4
    Marco Petri
     scrive: 

    credo di sì….in effetti, ripeto, non ci vedevo tutta questa innovazione. Magari qua hanno migliorato la funzionalità nel senso che riuscivano a trasmettere veri e propri flussi di dati e non solo comandi (del tipo “colpito” 1, “non colpito” 0) ma il principio di funzionamento mi pare lo stesso.

  • # 5
    Dario
     scrive: 

    Non c’entra molto,ma in quel periodo andavano anche gli orologi con calcolatrice incorporata,penso provenienti dal detersivo:) E già mi parevano avveniristici:)

  • # 6
    Lollo
     scrive: 

    Io avevo quello che fungeva da telecomando TV tramite infrarossi!
    E siccome l’orologio era in grado di apprendere, riuscivo anche a sbloccare la chiusura portiere di qualche auto!

  • # 7
    Carlo
     scrive: 

    Sembra proprio che Apple copi per bene progetti gia’ falliti in passato, semplicemente aggiungendo appeal e funzioni secondo l’attuale progresso tecnologico.

  • # 8
    Gino
     scrive: 

    Il gioco citato, in cui si sparava alla TV, era Capitan Power e il telefilm aveva dei momenti di battaglia tra buoni e cattivi in cui astronavi e soldati avevano delle aree lampeggianti che permettevano l’interazione coi giocattoli. Se ben ricordo i giocattoli potevano essere di entrambe le fazioni e durante le battaglie bisognava sparare ai rispettivi nemici. E loro sparavano a te facendoti saltare l’astronavina giocattolo. :)
    Tecnologia e idee geniali quanto innovative secondo me, adesso ce le scordiamo cose simili.
    Su come funzionassero non ho che un’idea, secondo me i lampeggii delle varie fazioni avevano determinate frequenze, per il giocattolo quindi era semplice capire a cosa si stesse sparando. Allo stesso tempo i colpi dei nemici avevano altre 2 ulteriori frequenze diverse e ciò permetteva ai giocattoli di capire se fossero stati colpiti. Spero di essermi spiegato bene… :/

    I giochi in cui si sparava alla tv per Nintendo NES o altra console, dopo la pressione del grilletto, oscuravano lo schermo per un frame, poi appariva un frame con la sagoma del primo bersaglio colorata di bianco, poi del secondo e così via. Infine riappariva l’immagine normale. Se il bersaglio era colpito, la pistola rilevava la differenza di luminosità dal fotogramma nero a quello con la relativa sagoma bianca.

    Riassumendo: com’è che dopo tutti questi flash non ci siamo estinti per attacchi epilettici? :)

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