di  -  venerdì 15 novembre 2013

Siamo forse, involontariamente, stati forieri di un cattivo presagio quando con il post “IBM PC before 5150” abbiamo ripercorso i passi che hanno portato IBM a rilasciare “il” Personal Computer (5150), avviandosi con esso a diventare dominatore incontrastato del mercato.

Come abbiamo ricordato, l’intero ramo dei microcalcolatori IBM nasce dalla geniale intuizione di Paul J. Friedl che viene spesso indicato come “padre del personal computer”. In realtà a voler essere del tutto precisi il “padre” del Personal Computer (5150, piccolo – multifunzione e basato su microprocessore) è William C. Lowe, manager della divisione Entry Level System Data Unit, che è venuto meno il 19 ottobre per un infarto.

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William C. Lowe

Nato il 15 gennaio 1941, una volta ottenuta la laurea in fisica presso il Lafayette College, Lowe entra in IBM nel 1962. La vera svolta arriva, però, agli inizi del 1980, quando Lowe intuisce che IBM deve abbracciare il nascente mercato dei personal computer, partendo da quanto realizzato nell’area dei microcomputer con la serie 5100. Per questo si concentra su un’analisi di mercato che evidenzia come, non solo la scelta per BigBlue sia obbligata, ma che la sua discesa in campo significherebbe un definitivo riconoscimento ufficiale del nuovo settore, dominato da Apple, Tandy e Commodore, ovvero la “1977 Trinity”.

Lo studio, presentato al presidente John R. Opel e al comitato di approvazione strategico Corporate Management Committee (CMC), evidenzia l’impossibilità per IBM di realizzare un personal computer seguendo i classici canoni organizzativi della società. Perciò, Lowe propone due strade: acquistare una delle società produttrice di personal computer o chiedere ad essa di progettare un nuovo calcolatore da vendere poi con il proprio marchio (l’ipotesi sul tavolo è quella di ATARI), oppure creare un gruppo interno svincolato dalla burocrazia tipica di BigBlue e libero di lavorare autonomamente al nuovo progetto.

La prima ipotesi viene bollata freddamente da un dirigente come

“the dumbest thing we’ve ever heard of”  

[la cosa più stupida di cui abbia mai sentito parlare]

mentre la seconda viene ritenuta “perseguibile” e Lowe viene autorizzato alla costituzione di un gruppo di 12 tecnici (The Dirty Dozen), presso il laboratorio di Boca Raton, per lavorare al “personal computer IBM”.

Il gruppo, derivato dal Team del modello 5120, riesce a produrre un prototipo ad agosto, entusiasmando il CMC che predispone un Product Development Group indipendente, denominato “Chees”, allo scopo di trasformarlo in un prodotto commerciale entro un anno.

Al futuro PC viene dato il nome in codice di “Acorn” e la relativa governance viene affidata, dallo stesso Lowe, a Philip D. Estridge.

philip-d-estridgeEstridge raddoppia le dimensioni del Team originale, e, per abbattere tempi e costi, prende in prestito alcuni elementi (Architettura del Bus e Tastiera) dal progetto parallelo che porterà al System/23 DataMaster. Indirettamente, sempre dal System/23, viene anche preso il core del BIOS, visto che a lavorare alla versione per “Acorn” è David J. Bradley, impegnato su entrambi. Una caratteristica assolutamente unica del nuovo calcolatore IBM è la sua architettura completamente aperta, cosa che consente a qualunque società terza di poter realizzare espansioni liberamente ed in modo indipendente. Una rivoluzione, se si pensa a quanto fatto da IBM precedentemente, ma anche paragonato all’approccio della “1977 Trinity”, Apple in particolare.

La scelta del processore è abbastanza ardua, essendo combattuta tra l’Intel 8086, il Motorola MC68000 e l’Intel 8088. Alla fine, tenuto conto del target di riferimento e dei costi, viene scelto quest’ultimo.

A marzo, Lowe lascia Boca Raton per assumere il ruolo di Vice Presidente della Information Systems Division a Rochester (Minnesota), diventandone al contempo direttore generale. Inoltre, il nuovo vice presidente viene seguito da Joe Bauman, responsabile della produzione di “Acorn”, lasciando il posto a Dan Wilkie

Nel frattempo il problema maggiore è l’ottenimento da parte della Digital Research (leggasi Gary Kildall) di una versione a 16bit del CP/M, cosa che fa drizzare le orecchie a Gates coinvolto nel progetto per una specifica versione del Basic. Così, a Ottobre del 1980, IBM accetta la proposta di Microsoft di dotare il nuovo PC IBM dell’MS-DOS (qui l’intera vicenda).

Anche il fronte marketing è al lavoro, grazie a H. L. Sparks e James D’Arezzo che con la “Lord, Geller, Federico and Einstein” (agenzia pubblicitaria di New York fiduciaria di IBM) mette a punto la famosa pubblicità con Charlie Chaplin.

Durante i primi mesi del 1981, “Acorn” si trasforma ufficialmente in IBM Personal Computer e ottiene l’approvazione finale del CMC a luglio, mentre la data di commercializzazione ufficiale è il 12 Agosto del 1981.

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PC IBM

Come detto, il PC IBM (5150) sia avvale della CPU Intel 8088 a 4.77MHz, è dotato di 16Kb di RAM (espandibile fino a 256Kb) e di diverse applicazioni base, il tutto ad un prezzo di 1.565$. Da sottolineare che nella primissima versione il drive floppy è opzionale, mentre di default l’unità di storage è basata su nastro. Le aspettative inziali sono di 250.000 unità vendute in 5anni, un quantitativo superiore al totale dei calcolatori IBM in funzione allora. Ma la storia, come ben sappiamo, supera decisamente tali aspettative, tanto che Lowe nel 2001, in occasione del ventesimo anniversario del PC, afferma:

“We didn’t have any expectation that we were going to change the world. We could see that the world was changing: Apple was attracting a lot of attention from IBM developers, and we wanted IBM developers to work on IBM products.”

[Non avevamo l’aspettativa di cambiare il mondo. Potevamo vedere che il mondo stava cambiando: Apple attirava l’attenzione da parte degli sviluppatori di IBM, e volevamo che gli sviluppatori IBM lavorassero su prodotti IBM]

Il fisico, inoltre, aveva visto giusto sull’importanza del marchio IBM quale sigillo definitivo al nuovo mercato dei personal computer, tanto che il TIME nomina il Personal Computer “Machine of The Year” (rif.1982, gennaio 1983), strappando la copertina al classico “Man of the Year”.

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Dopo vari incarichi di dirigenza, Lowe lascia definitivamente IBM nel 1988, passando in Xerox per ricoprire il ruolo di Vice Presidente Esecutivo alle linee di prodotti Xerox Office. Nel 1991 diventa Chief Operating Officer della Gulfstream Aerospace, dove si concluderà la sua lunga esperienza professionale.

3 Commenti »

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  • # 1
    Fabio
     scrive: 

    Per me i padri del personal computer rimangono e rimarranno Perotto, Garziera e De Sandre con la Programma 101.
    Il resto è progenie…

  • # 2
    Felice Pescatore (Autore del post)
     scrive: 

    @Fabio.
    Ciao Fabio, la questione e’ di corretto inquadramento storico/tecnico dei Calcolatori. La Perottina e’, tecnicamente parlando, un microcomputer e non un “personal computer'”. Infatti nonostante la sua presentazione avviene nella seconda meta’ degli anni ’60, il suo utilizzo e’ specificamente pensato per automatizzare e velocizzare calcoli complessi. Se non sbaglio la presentazione pubblica fu basata sul calcolo dell’orbita o del moto dei pianeti del sistema solare. L’ambito e’ molto diverso da quello di un “personal” che invece e’ pensato per hobbisti, prima, e gente comune dopo. Inoltre esiste un aspetto tecnico importante: il “personal” e’ basato su Microprocessore che, in abbinamento alla memoria volatile (SRAM prima e DRAM in seguito), consente di caricare programmi eterogenei tra loro e “invadere” campi come l’audio e il video, nemmeno teorizzati dal gruppo italiano guidato da Perotto.
    E’ una questione di corretta collocazione dei Calcolatori, partendo pero’ non solo dalla data di progettazione/presentazione, ma anche dallo scopo per cui vengono realizzati e dalle caratteristiche tecniche.
    Per concludere: il primo “personal” e’ stato, tecnicamente parlando, il Micral, anche se il suo scopo era quello di automatizzare il traffico, anche l’Altair non era molto di piu’, a differenza del PET e l’Apple1/2. il contributo di IBM e’ di fattore diverso e quanto riportato nell’articolo ne giustifica sicuramente il titolo.
    A presto

  • # 3
    Vincenzo
     scrive: 

    Piccola domanda: nessuno saprebbe dove ritrovare lo studio citato (“si concentra su un’analisi di mercato”; “Lo studio, … evidenzia l’impossibilità per IBM di realizzare un personal computer seguendo i classici canoni organizzativi della società”).

    Nelle business school si fa ampio uso dei “casi”, e credo che un caso PC sarebbe utilissimo per lo studio dell’evoluzione tecnologica e dell’organizzazione interna (pensiamo alla prossima rivoluzione della manifattura additiva).

    Qualche suggerimento per ritrovare il documento?

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