di  -  lunedì 30 settembre 2013

Qui di seguito pubblichiamo un contributo del Comitato Nucleare & Ragione, un gruppo di fisici che si sforza di dare un’informazione scientificamente corretta sul tema del nucleare dopo l’incidente di Fukushima. Vale la pena di citare l’obiettivo principale del comitato: promuovere il raggiungimento di “un’equilibrata strategia di approvvigionamento energetico della quale i cittadini siano resi partecipi e consapevoli, mediante la diffusione delle nozioni scientifiche e tecnologiche che stanno alla base delle tecniche di sfruttamento delle diverse fonti di energia”. Auspico che chi vorrà intervenire a commento dei contenuti esposti, lo farà proponendo a supporto delle sue ragioni fonti attendibili e verificabili come hanno fatto e si sforzano di fare gli amici del comitato.

Il terremoto di Tōhoku dell’11 marzo 2011 e l’incidente nucleare di Fukushima

Il complesso nucleare di Fukushima Daiichi, Giappone, gravemente danneggiato dallo tsunami di due anni e mezzo fa, è di nuovo balzato agli onori della cronaca con le storie di una perdita apparentemente massiccia e incontrollabile di acqua pericolosamente contaminata riversatasi nell’Oceano Pacifico.
Nel marasma mediatico le notizie tecniche più o meno certe sono state soffocate da spazzatura di vario tipo. Il risultato è che sulla crisi in corso i veri dettagli rimangono sconosciuti ai più, vuoi perché molto vi si ricama sopra vuoi perché la TEPCO, il gestore degli impianti, laddove abbia la situazione sotto controllo, sembra incapace di trasmettere adeguatamente i risultati del proprio operato.

Incapacità di comunicare o no, il quadro è carente e molto è dovuto anche al fatto che alcuni aspetti della crisi di Fukushima sono stati e continuano ad essere sottovalutati dal mainstream, quando non opportunisticamente ignorati.
Il terremoto del 11 marzo 2011, al largo di Tōhoku è stato il quarto più grande degli ultimi 100 anni, solo leggermente meno potente rispetto a quello del dicembre 2004 al largo di Sumatra, che ha ucciso un quarto di milione di persone. L’energia sprigionata ammonta a 40 volte quella del terremoto del 1906, che devastò San Francisco. L’intero Giappone si è spostato di più di un metro.

La stragrande maggioranza dei 50 e più reattori nucleari del Giappone non è stata minimamente danneggiata da tale evento.
A Fukushima, in tutti i reattori delle due centrali, separate da pochi chilometri, Daiichi (6 reattori) e Daini (4 reattori), sono state completate le procedure di spegnimento automatico, nonostante la sollecitazione dovuta al terremoto avesse superato in effetti i limiti di progettazione per quegli impianti.

Quaranta minuti dopo il terremoto, lo tsunami ha colpito la costa. Mentre l’impianto di Daiichi è stato circondato da un muro di mare e l’acqua ha allagato sia i generatori diesel che i quadri per i sistemi di backup delle batterie, a Daini gli allagamenti hanno avuto, invece, un impatto minore, lasciando i gestori con più opzioni e questi, dopo una breve lotta, hanno raggiunto l’arresto a freddo e messo l’impianto in condizioni di sicurezza [1].

Ricapitolando, il verificarsi del disastro ha richiesto: 1) uno dei più grandi terremoti della storia; 2) reattori situati vicino all’epicentro del terremoto e direttamente esposti all’azione distruttiva del conseguente tsunami; 3) modelli di reattori/impianti datati ed obsoleti, soprattutto per quanto concerne le caratteristiche degli alimentatori ausiliari e dell’edificio di contenimento. Cambiare o eliminare uno solo di questi fattori significa non avere alcuna crisi nucleare a Fukushima.

La realtà è, invece, una catastrofe. Fusione di combustibile radioattivo, rottura del recipiente a pressione di un reattore, altri due che presentano crolli parziali. In tutto tre reattori irrecuperabili, da mantenere in condizioni di sicurezza e smantellare completamente. Ma soprattutto il bilancio mostra: rilasci di isotopi radioattivi in atmosfera, perdite di acqua contaminata, evacuazione forzata di un’area residenziale enorme, restrizioni sulla catena alimentare di un’intera popolazione, nonché due impatti pesantissimi, uno economico sulla sicurezza energetica dell’intero paese e l’altro politico sia a livello nazionale che internazionale.

L’obiettività dei fatti contro l’allarmismo disinformante

Riconoscere la gravità dell’incidente nucleare non deve, tuttavia, comportare una resa di fronte al dilagare di notizie infondate, errate, non verificate, tendenti ad estendere tale gravità se non a trasformare una situazione di per già molto seria in un evento apocalittico.
Senza entrare nei dettagli della dinamica incidentale, che, come è normale in questi casi, saranno “stabili” solo nel lungo periodo, i dati ad oggi resi pubblici permettono di delineare alcuni fatti estremamente importanti [2]:

  1. 
A seguito dell’incidente nessun operatore della centrale nucleare è stato esposto a livelli di radioattività tali da mettere a rischio la sua vita sul breve periodo e molto probabilmente anche per la restante parte;
  2. 
I rischi sanitari, per la popolazione residente nelle zone interessate dalla deposizione del fallout radioattivo con le concentrazioni maggiori, giudicati tali da giustificare un immediato ricorso all’evacuazione con applicazione di tutte le misure restrittive e di sicurezza del caso, nel tempo sono stati monitorati e valutati con studi approfonditi. Lentamente si sta procedendo con la ripopolazione graduale delle zone evacuate;
  3. I rischi per la popolazione in generale sono stimati tali da poter affermare che molto probabilmente sul lungo periodo, come già si registra sul breve, l’impatto sanitario delle fughe e dei rilasci di isotopi radioattivi sarà minimo, se non al di sotto della soglia di rilevabilità, ovvero indistinguibile da quello atteso dalla radiazione di fondo naturale o da altri agenti;
  4. Quanto sopra esposto, a maggior ragione, vale per il resto della popolazione mondiale.
Quando la discussione verte sul rischio, occorrono numeri, in particolare numeri verificabili, associabili ad unità di misura specifiche e confrontabili: numeri, non aggettivi. Attenzione, però, a non farsi travolgere [3]. Inoltre, con lo svilupparsi delle tecnologie è aumentata la confusione tra rischio e pericolo e laddove si pretende un “rischio nullo”, la discussione è tecnicamente impossibile.

Ci sono poi personalità come Lord Martin Rees, astronomo inglese ed ex Presidente della Royal Society, le quali sostengono che ci preoccupiamo troppo di minacce tutto sommato modeste: schianti di aerei, radiazioni di bassa intensità, sostanze cancerogene nei cibi; allo stesso tempo trascuriamo pericoli ben più gravi che, sebbene abbiano poca probabilità di verificarsi, potrebbero causare uno sconvolgimento planetario: attacchi informatici, bioterrorismo, improvvise carenze di acqua potabile e/o di derrate alimentari, pandemie, ecc [4].

Accade spesso che la percezione del rischio da parte dei cittadini divenga più importante del valore effettivo che al rischio viene dato da chi ne cura i calcoli probabilistici. Risulta facile in questi contesti amplificare per meri interessi economici e/o politici questa percezione distorta, pompando benzina sul fuoco. Questo avviene a scapito di chi quotidianamente si impegna per fare bene il proprio lavoro, nei limiti del possibile, proprio per ridurre tali rischi ed  evitare, prevenire e mitigare i pericoli.

La recente fuoriuscita di acqua contaminata dai serbatoi di stoccaggio

Ma torniamo a Fukushima e cerchiamo di mettere un punto fermo anche sulla questione delle perdite di acqua contaminata.
Dopo la valanga di comunicati, articoli, smentite e contro-smentite che attraverso i media ha sommerso chi si interessava della questione, finalmente si ha avuto una presa di posizione chiara da parte dell’Autorità per la Regolamentazione Nucleare (NRA) del Giappone.

Alla classificazione INES 3 dell’incidente relativo alle fughe di acqua contenente isotopi radioattivi è stata fatta seguire una pubblicazione di notevole interesse, rilanciata dalla IAEA [5]. 
In base ai dati esposti circa il 75% del volume delle acque contaminate presenti nei vari segmenti dell’impianto di raffreddamento del reattore, nei serbatoi di stoccaggio e nella condotta di pompaggio sotterranea  dell’acqua marina  deve la propria contaminazione a radionuclidi beta-emettitori a bassi livelli, Trizio (H-3) e Cesio-137 (Cs-137). I serbatoi di stoccaggio interessati dalle perdite degli ultimi mesi contenevano quindi perlopiù isotopi radioattivi non particolarmente pericolosi e più facilmente trattabili/gestibili (le emissioni beta vengono tipicamente schermate da un foglio di alluminio o materiale equivalente, quelle del Trizio costituiscono un pericolo serio solo in caso di ingestione o inalazione di quantitativi significativi).

Il restante 25% del volume è costituito da acque con più alto livello di contaminazione (concentrazioni di Cs-137 variabili tra 107 e 109 Bq/l) e che si trovano esclusivamente al di sotto dell’edificio del reattore e delle turbine e nella condotta di pompaggio sotterranea. Tali comparti non sono stati interessati da perdite in tempi recenti.

Per quanto riguarda le perdite d’acqua dai serbatoi, la concentrazione dei radionuclidi, misurata dalla TEPCO nelle immediate vicinanze, risulta essere pari a 2000 Bq/l per tutti i beta-emettitori, escluso  il Trizio, per il quale si hanno  64000 Bq/l. Ancor più bassa è quella misurata nel tratto di mare antistante la centrale. Le uniche concentrazioni superiori ai limiti di legge sono state rilevate in un’area limitata e sigillata del bacino portuale. Le acque del resto del bacino portuale, come pure le acque prospicienti la centrale, non presentano tracce rilevabili di radionuclidi, se si eccettua un punto di campionamento al di fuori del bacino, ove il 14 agosto scorso era stato rilevato un valore per il Trizio pari a 4.7 Bq/l.

Le acque prospicienti la centrale in un raggio di 60 km sono costantemente monitorate [6] e presentano livelli di Cs-137 generalmente inferiori ai 0.06 Bq/l (un solo punto di misurazione costiero presenta un valore più alto, pari a 0.18 Bq/l), mentre al largo i valori di concentrazione misurati sono generalmente al di sotto del livello naturale di radioattività dell’Oceano Pacifico.
Ricapitolando: 1) circa il 75% dell’acqua contaminata presente nelle strutture della centrale nucleare di Fukushima è a basso livello di radioattività; 2) le perdite hanno comportato una contaminazione limitata e gestibile facilmente con opportune precauzioni (metodi noti, testati e provati); 3) non è stato dichiarato alcun rischio sanitario per la popolazione, né per gli operatori in campo.

Certo, rimane da capire quali siano esattamente le cause che hanno determinato le fuoriuscite in questione.
Tuttavia, considerato quanto sopra esposto e considerate le azioni che la NRA ha messo ed intende mettere in atto, in qualità di organismo supervisore tecnico della TEPCO, tra le quali il continuo monitoraggio dei livelli di radioattività e il trattamento delle acque contaminate, si stenta a trovare fondamento per l’allarme lanciato da diversi organi di informazione a livello globale.

Non solo nucleare. I problemi derivanti dagli impianti a rischio di incidente rilevante (RIR).

Alziamo ora lo sguardo e cerchiamo una visone d’insieme più ampia.
Cosa è successo in tutte quelle zone non interessate dall’evacuazione determinata dal rischio di esposizione alle radiazioni, ma comunque devastate dal terremoto o dallo tsunami o dall’azione combinata di entrambi? Cosa è successo in tutte quelle zone non interessate dall’evacuazione determinata dal rischio di esposizione alle radiazioni, ma comunque devastate dal terremoto o dallo tsunami o dall’azione combinata di entrambi?

Fukushima 1

Nonostante le migliaia di morti e dispersi, i feriti ed i danni immensi subiti, la vita non si è fermata. Da subito le famiglie hanno iniziato a scavare tra i resti delle loro case crollate. I sopravvissuti, molti dei quali anziani e soggetti deboli, hanno vissuto in rifugi improvvisati in mezzo ai detriti. Sciami di professionisti e volontari hanno lavorato duramente ed alacremente, affiancando i militari: hanno  raccolto fango, pulito strade e trasportato detriti in discariche temporanee sette giorni su sette. E tutto questo senza che vi fosse, nella maggior parte dei casi, informazione alcuna relativa ai contaminanti non radioattivi nei fanghi e nella polvere. Chi si è adoperato per sgombrare i detriti il più delle volte indossava solo guanti di cotone, mascherine antismog o anti-influenza (molto diffuse in Giappone, usate anche come forma di cortesia per non trasmettere germi) o nessun dispositivo di protezione. L’accesso agli edifici danneggiati è stato solo parzialmente limitato, anche quando le scosse di assestamento continuavano. È stato possibile guidare e camminare liberamente attraverso le aree industriali danneggiate. Solo poche fabbriche erano transennate, pochi i segnali di “pericolo” [7].

Fukushima 2

Terremoto e tsunami hanno vanificato molte delle procedure standard utilizzate per valutare e gestire i rischi chimici e proteggere lavoratori e residenti. Etichette e cartelli sono scomparsi. Molto materiale è stato riversato fuori dai contenitori adibiti alla corretta conservazione, intere fabbriche, officine, laboratori e magazzini sono stati distrutti o fortemente danneggiati, con conseguente dispersione di materiale chimico inquinante nelle aree circostanti ed in atmosfera.

Fukushima 3
Il Giappone è stato oggetto di pesanti critiche per la sua incapacità di tenersi pronto per un disastro nucleare come quello di Fukushima. Alcune delle stesse critiche valgono in senso più ampio. “Il Giappone non aveva alcun piano concreto per la gestione dei rifiuti chimicamente contaminati in caso di disastro, prima che lo tsunami ci colpisse” ha detto Nagahisa Hirayama, ricercatore dell’Università di Kyoto ed esperto di pianificazione per la gestione dei disastri [7].

Fukushima 4

Questo induce ad una riflessione più profonda: esistono misure concrete, in Giappone come negli altri paesi, che possano essere adottate al fine di assicurare che, anche in eventi di tale portata, residenti e lavoratori delle aree colpite siano protetti dalle minacce degli agenti tossici in generale, non solo radio-tossici?
Non siamo in grado di rispondere, ma ci auguriamo che un’auto-critica “costruttiva”, come quella cui è stata indotta l’industria nucleare, si faccia spazio nell’industria convenzionale e nella gestione della cosa pubblica in generale.
Dura da anni, ad esempio, il dibattito in Italia su adeguamento e protezione anti-sismica degli impianti industriali a rischio di incidente rilevante (RIR) [8]. 
Intanto, per il 2020 sogniamo una grande rinascita per il paese dove sorge il sole.
Note
[1]    Per maggiori dettagli si può consultare:
http://en.wikipedia.org/wiki/2011_T%C5%8Dhoku_earthquake_and_tsunami.
Inoltre, avevamo già curato una breve sintesi in italiano qui:
http://nucleareeragione.org/2012/03/11/fukushima-un-anno-dopo-il-giappone-tra-la-pau/ a partire dalle seguenti fonti: 
http://news.nationalgeographic.com/news/energy/2012/03/120309-japan-fukushima…;
http://www.yomiuri.co.jp/dy/;
http://www.iaea.org/newscenter/focus/fukushima/statusreports/fukushima23_02_1….
[2]     Fonti:
UNSCEAR. 2012b. Biological mechanisms of radiation actions at low doses, a white paper to guide the Scientific Committee’s future program of work;
WHO. 2013. Health risk assessment from the nuclear accident after the 2011 Great East Japan Earthquake and Tsunami, based on a preliminary dose estimation;
Jerry M. Cuttler, “Commentary on Fukushima and Beneficial Effects of Low Radiation”, Dose-Response (Prepress) Formerly Nonlinearity in Biology, Toxicology, and Medicine – Copyright © 2013 University of Massachusetts.
E per sollevare il morale anche di chi non ha voglia di ingarbugliarsi tra i dati tecnico-scientifici:
http://www.nuclearnews.it/news-2963/fukushima-riaperta-al-pubblico-la-prima-spiaggia/.
[3]     Qui abbiamo provato a dare un’idea di cosa significhi farsi prendere in giro dai numeri:
http://nucleareeragione.org/2013/09/18/drowning-by-numbers/.
[4]    http://theconversation.com/astronomer-royal-on-science-environment-and-the-future-18162.
[5]    http://www.iaea.org/newscenter/news/2013/fukushimaupdate160913.pdf;
http://www.iaea.org/newscenter/news/2013/japan-basic-policy2.html#!.
[6]    http://www.iaea.org/newscenter/news/2013/seamonitoring190713.pdf
[7]    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3222972/#r34.
Riguardo l’ammontare dei detriti accumulati esistono varie stime.  Utilizzando le simulazioni computerizzate della zona inondata dallo tsunami ed dati sul numero dei nuclei famigliari ivi residenti, Hirayama ha trovato che le “scorie“ potrebbero ammontare a 26.73 milioni di tonnellate.
Qui:  http://ajw.asahi.com/article/economy/technology/AJ2011091510544 
si parla di 30 milioni di tonnellate di fanghi depositati complessivamente nelle sei prefetture colpite dallo tsunami. Wikipedia [1] riporta 24-25 milioni di tonnellate tra relitti, rottami e detriti vari.
Interessante questa analisi della contaminazione chimica (metalli pesanti in particolare):
http://www.worldscientific.com/doi/pdf/10.1142/S012908351240027X
Immaginiamo ce ne siano moltissime altre, ma esula dallo scopo del presente articolo fornire una bibliografia esaustiva.
[8]    In particolare,  per gli stabilimenti chimici presenti in aree ad elevata pericolosità sismica l’adeguamento costerebbe di gran lungo meno della riparazione dei danni (umani e materiali) in caso di catastrofe.
http://www.enea.it/it/produzione-scientifica/edizioni-enea/2013/Sicurezza-sismica-impianti-chimici-rischio-incidente-rilevante

134 Commenti »

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  • # 1
    blobay
     scrive: 

    Mi sembra la fiera del benaltrismo: sono stati ben altri i danni subiti dallo tsunami… peccato che gli atri, i danni, li abbiano già risolti praticamente tutti da tempo.
    Siccome è andato tutto a sfascio, siccome è andato tutto distrutto, non si poteva prevedere il disastro nucleare. Lo stesso vale anche per Chernobyl e Three Mile island?
    Fattostà che fra disastri, noncuranza, o imperizia, questi casi esistono e non bisognerebbe degradarli a semplice “c’è di peggio nella vita”.
    C’è da dire inoltre che se non fosse stato per qualche operatore “eroico”, i danni sarebbero stati ben più “pesanti” di quelli economici che già il Giappone ha pagato e pagherà per porvi rimedio.
    Se non sbaglio il governo giapponese ha da poco tolto la gestione della crisi alla TEPCO, per prenderla in mano direttamente, data l’incapacità manifesta.

    Comunque relativamente all’affermazione “A seguito dell’incidente nessun operatore della centrale nucleare è stato esposto a livelli di radioattività tali da mettere a rischio la sua vita sul breve periodo e molto probabilmente anche per la restante parte;” vorrei invitarvi a fare una breve ricerca con un qualsiasi motore di ricerca inserendo il nome di “Masao Yoshida”.

    Per il resto: “negare” il pericolo non mi sembra il modo migliore di promuovere una tecnologia.
    Sarebbe molto più onesto, redditizio e “serio”, affermare che il pericolo esiste, ma che ci possono essere delle tecnologie per minimizzarlo al massimo. D’altronde nessuno è perfetto.
    Questi mancano di ogni senso logico nelle loro ffermazioni, non è così che di sicuro riescono a convincermi. Avessero magari usato altri termini… Saluti.

  • # 2
    Emanuele Vedovati
     scrive: 

    Ci sono un po’ di incongruenze con le unità di misura di radioattività credo, nel terzo paragrafo, forse mancano dei “milli” da qualche parte?

  • # 3
    Paolo
     scrive: 

    Non ho dubbi che alcuni giornali, cosi’ come alcuni siti internet, siano specialisti per amplificare i fatti e per creare apprensione fra i cittadini, pero’ non vorrei che voi stiate facendo il contrario, minimizzando eccessivamente la situazione. Siete stati a Fukushima di recente per rendervi conto di come stanno le cose? Io no, e per questo non mi pronuncio. Mi semrba pero’ che li le cose non vadano troppo bene e che dopo due anni, non ci sia ancora il controllo di quello che resta dei reattori. E questo e’ grave, per una tecnologia che si sostiene essere sicura. E poi la Tepco che da i dati, e’ come un oste che pubblicasse le analisi del suo vino. Leggendo superficialmente l’articolo mi veniva voglia di prenotare li una vacanza, tanto il mare e’ pulito, ma poi leggendo i dati di alcune migliaia di Bequerel per litro, nelle vasche della centrale (che si dice abbiano perdite), mi e’ passata la voglia, perche’ non mi sembrano valori di poco conto, considerando che siamo di fronte a una enorme quantita’ d’acqua e non solo a qualche litro. La non conoscenza porta a preoccupazione e paura, ma ugualmente anche gli interventi rassicuranti di chi non e’ al di sopra delle parti

  • # 4
    Baldini
     scrive: 

    Un commento critico:
    trovo il report fonte poco obiettiva e che mentre si venta di dissipare la “disinformazione” rischia di farne a sua volta.
    Le inesattezze e i dati falsi non si contano, dovrei stare qui un giorno intero a citarvi articoli autorevoli e fonti multiple che smentiscono passo passo. Ne dico solo una: la vergognosa dichiarazione (perchè tanto i morti non protestano) che non ci sono state persone irradiate al punto di morirne addirittura già a pochi mesi/anni di distanza, negli articoli di giornale che poi si tende a dimenticare ne ho contate tante e non erano casi in cui c’erano dubbi sulla causa.

    Un’osservazione: l’articolo è avvalorato dal fatto che gli autori sarebbero dei “Fisici”, evidentemente favorevoli al nucleare. Per quanto so io la maggior parte dei Fisici non direttamente lavoratori nel settore è in grado di smentire quanto riportato e mette in guardia sulla tecnologia nucleare, considerata da molti costosissima, pericolosa, immorale per le prossime generazioni per gli esiti delle scorie, dei siti contaminati e degli incidenti come questo.

  • # 5
    Baldini
     scrive: 

    Questo è un morto, è se leggete la notiza vedete come sia facile
    giocare a parole sulle dosi ufficiali per dichiarare che “nessuno è stato irradiato in modo pericoloso”, i dosimetri degli operatori furono all’epoca tutti falsificati nelle modalità di uso, alla fine fu ammesso dalla stessa tepco:

    http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=155949

    e man mano che passa il tempo c’è il rischio che il periodo di latenza delle malattie potrebbe terminare e peggiorare la situazione

    A memoria ne ricordo altri

    (il capo delle operazioni morto di cancro all’esofago)

    (3 operatori morti doppo le prime operazioni, ricordo uno rimase con le gambe a bagno nell’acqua radiotttiva, ma su questi
    ci fu polemica perchè le autorità dichiararono la morte
    per cause “accessorie”)

    (il presentatore che fece la bravata di mangiare cibo
    proveniente da aree contaminate, morto di leuicemia)

    altri che in 5 minuti non riesco a citare/ritrovare

  • # 6
    Baldini
     scrive: 

    Metto il link un articolo in cui si vede come a distanza di tempo la Tepco stessa inizi a correggere le valutazioni iniziali
    sulle dosi di irradiamento degli operai che erano sottostimate:

    http://www.repubblica.it/ambiente/2013/07/19/news/fukushima_rischio_tumore_per_2mila_lavoratori_i_dati_dalla_societ_che_gestisce_impianto_nucleare-63312815/?ref=HREC1-6

    Ho anche il ricordo agghiacciante di articoli in cui medici giapponesi raccontavano le pressioni per non classificare correttamente diversi operatori morti a loro dire per evidenti sintomi da contaminazione acuta e degli operatori che trapelavano che nelle fasi più gravi i dosimetri non venivano messi per le operazioni più esposte.

    Mi fermo, lascio spazio.

  • # 7
    zap
     scrive: 

    Condivido che l’articolo è meramente propagandistico.
    Evidentemente qualcuno piange perchè la valanga di soldi che sarebbe servita a fare 4 centrali in italia (dai 20 miliardi in su) è (fortunatamente) stata risparmiata anzichè finire nelle loro tasche.

    In conclusione, la fissione E’ TECNOLOGIA SUPERATA. Fatevene una ragione e cambiate mestiere.

  • # 8
    Stefan
     scrive: 

    Ciao Alessio

    Occhio a postare in modo acritico questi comunicati, scritti da un gruppo di studenti e dottorandi di Trieste iscritti all’INFN (fanatici del nucleare per motivi professionali, più fondi al nucleare signifca più fondi anche per la ricerca dell’INFN).
    ——-
    Io che ho una certa età e meno fuoco accecante per le cause ho contato una dozzina di conti numerici e affermazioni palesemente false e grottesche (es.: “non è stato dichiarato alcun rischio sanitario per la popolazione, né per gli operatori in campo”)e una trentina di affermazioni “misleaving”, ingannevoli,
    tese a ingannare chi legge con passaggi logici fallati.
    —–
    Mi spiace perchè pubblicizzando argomentazioni scritte in questo modo, come farebbe “ammiocugino miocugino” (citazione Elio)da un gruppetto di quattro gatti screditate una categoria normalmente molto più seria (i fisici) e anche AD, che in altri articoli apprezzo.

    Buona giornata

  • # 9
    Stefan
     scrive: 

    Ciao Zap, uso il tuo commento per andare leggermente OT (mi scuso con i redattori, alla peggio eliminate questo mio commento):

    Uno dei motivi per cui concordo sul considerarlo tecnologia superata (oltre ai problemi delle scorie) è che i costi del nucleare correttamente calcolati (compresa dismissione impianto ma ancora senza considerare la spesa gestione scorie che in pratica non è calcolabile) sono in crescita ogni anno per rincorrere il sacrosanto problema della sicurezza e della limitazione delle emissioni radioattive comunque presenti anche durante il normale utilizzo

    per es. viene emessa radioattività dai fumi dei condensatori e dalle acque di raffreddamento, oltre che nei forti picchi di emissione durante le operazioni di cambio combustibile, che non vengono conteggiate nelle misurazioni ufficiali in giorni a campione
    —–
    per capirsi i costi del nucleare sono ben dversi da quei pochi cent al kwh che venivano spacciati fino a pochi anni fa parlando dei primi impianti, hanno già superato i costi dell’energia eolica off-shore, al momento se la gioca con l’eolica on-shore, e in pochi anni (3 al massimo!!) persino il fotovoltaico (al momento produce energia a 0,12-0,20e/kwh crudi senza aiuti, già vicino alla famosa grid parity, e ancora in rapida discesa) costerà meno del nucleare, senza averne i debiti nei secoli.

    Se si vuole ragionare sul nucleare sarei favorevole solo a ricerca pura, con piccoli reattori sperimentali per testare se ci sono prossime tecnologie che riducano enormemente o meno il problema scorie e sicurezze, perchè le tecnologe attuali non sono adatte alla produzione industriale di energia, dove sono state realizzate sono state imposte alla comunità o per motivazioni “strategiche” o da lobby di produttori molto organizzate, ma dopo gli entusiami iniziali si sono rivelate sempre dei pesanti debiti economici a tempo (e talora debiti sanitari su scala planetaria/secolare)

  • # 10
    poz
     scrive: 

    Mi pare che la totalità dei valori sulla radioattività dell’ acqua citati nell’ articolo sia di fonte TepCo, la stessa che sino a poche settimane fa negava che vi fosse stato sversamento in mare di acqua contaminata, la stessa che più volte è stata pizzicata a raccontare un sacco di balle….

    Detto questo io sono contrario a qualsiasi tipo di reattore che produca scorie radioattive a livelli pericolosi per più di 50 anni.
    Perché vogliamo compare reattori ad acqua leggera da francesi od americani e non si pensa seriamente ai reattori CANDU che ci permetterebbero di “bruciare” il combustibile esausto dei reattori francesi ?

  • # 11
    Stefan
     scrive: 

    Un’altra perla del comunicato,
    parlano di incidente di grado INES 3,
    relativa all’ultima perdita di acqua.

    Ricordo per chi ci legge che l’incidente
    nel suo complesso invece è stato classificato
    dall’ Agenzia giapponese di sicurezza nucleare “NISA”
    e dalla comunità scientifica come incidente di grado INES 7
    stesso grado di gravità con cui è stato classificato Cernobyl,
    anche se per fortuna i morti immediati sono molti di meno
    (per il futuro il dibattito sulla mortalità da attendersi
    è invece ancora molto aperto e ci vorranno alcuni anni per i primi dati ragionati, e non metto numeri così non gufiamo)

    Tra l’altro le fughe di acqua verso le falde del suolo
    o verso il mare sono in pratica continue negli anni e rappresentano l’unico sistema attuato per “smaltire”
    in decenni (o secoli?) il materiale nelle fondamenta degli edifici, in pratica la tecnica adottata (l’unica adottabile) è la lenta diluizione del carico radioattivo nell’ambiente, falde del suolo e oceano; per non allarmare la popolazione si usa l’ipocrisia di considerare la fuga delle acque come incidenti e la tecnica dello stoccaggio provvisorio di una parte delle acque pompate come risultiva, e di conteggiare gli inquinamenti radioattivi un po’alla volta, una stima totale la si farà più avanti quando noi opinione pubblica ci saremo stufati della vicenda (tecnica del minimizzare)

  • # 12
    Stefan
     scrive: 

    Ciao Poz,
    anche i reattori candu producono scorie a lunga scadenza:
    >> rispetto agli altri reattori producono circa il doppio di plutonio 239, che è una bestia orribile da smaltire sia per l’aspetto radioattivo a lunga scadenza che per l’incredibile tossicità ambientale del materiale, basta un aminima dispersione e quel sito è “segnato”;
    >> rendono ancora meno degli altri; con i problemi di debiti che abbiamo ci vogliamo indebitare per produrre energia elettrica sovracosto!! oltre che in modo pericoloso??
    >> rilasciano durante il funzionamento grosse quantità di trizio (questo dura relativamene poco, dimezza ogni 12 anni, ma son sempre circa 100-200 anni per bonificare il sito dopo dismissione);
    >> questo tipo di reattori hanno avuto un loro “perchè” (e in alcuni stati lo hanno ancora) per fabbricare materiale per le bombe atomiche.

    Tra le tecnologie nucleari attuali non ne vedo nessuna ne sicura ne economicamente conveniente!!!! per la produzione industriale di energia e per ortuna in italia c’è stato anche un referendum.

    ..al massimo microreattori di ricerca nelle università/centri di ricerca (magari iniziando da Trieste, sede degli autori del comunicato qui sopra che potrebbero apprezzare la cosa), prototipi per verificare le prossime tecnologie nel caso eventuale saltasse fuori qualcosa di vagamente ragionevole,
    sempre che nel fratempo nel giro di pochi anni non avremo già di meglio:
    tecnologie di accumulo valide ed economiche (ancora non ci siamo)
    + energie rinnovabili a prezzi imbattibili (e quasi ci siamo)..

  • # 13
    Nat
     scrive: 

    Se qualcuno ha intenzione di costruire impianto nucleari e di stoccaggio nucleare in Italia, dove: discariche abusive, infiltrazioni mafiose in ogni tipo di edilizia pubblica e assenza di controlli e tutele ambientali e sanitarie (Ilva solo per citarne una) sono all’ordine del giorno, deve evidentemente vivere su un altro pianeta o in un altra nazione.

  • # 14
    lured
     scrive: 

    A rieccoli alla carica (mi riferisco al “comitato”). Normali persone con titolo di studio accademico che accecati dal carrierismo e forse dalla mancanza di scrupoli spacciano informazioni e manipolano notizie a fini strettamente privati. Ecco quello che mi è sembrato leggendo l’articolo.
    Sono scandalizzato da tutto ciò.

  • # 15
    Pierluigi Totaro
     scrive: 

    Prima di entrare nel merito delle questioni tecniche sollevate nei commenti, ritengo doveroso, in qualita’ di rappresentante del Comitato Nucleare e Ragione, replicare alle affermazioni di alcuni lettori che parrebbero mettere in dubbio la professionalita’, la competenza e la buona fede degli autori di questo articolo.
    In particolare, mi preme sottolineare quanto segue:
    1) l’articolo e’ frutto di una indagine meticolosa ed approfondita e riporta dati, cifre e valutazioni tecniche suffragate da fonti verificabili, riportate in maniera chiara e precisa nel testo. Molti commenti confutano invece in maniera vaga e confusa il testo, impedendo agli autori una replica puntuale: gradirei percio’ altrettanta precisione nel segnalare le supposte inesattezze.
    2) gli autori dell’articolo e in generale i membri del Comitato Nucleare e Ragione, i cui nomi sono riportati nel sito (www.nucleareeragione.org), sono tutti professionisti e tecnici qualificati, molti dei quali svolgono da anni attivita’ di docenza e ricerca scientifica in diverse universita’ ed istituti italiani ed europei.
    3) Tra i membri del Comitato non vi sono solo fisici ed ingegneri nucleari, ma anche fisici con specializzazione in struttura della materia, geofisica, fisica medica e fisica delle particelle. Come gia’ detto, molti svolgono la loro professione all’estero, e percio’ solamente alcuni sono associati all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
    Per inciso, chiunque conoscesse anche solo minimamente il funzionamento di questo ente, saprebbe che la ricerca nel campo dell’energia nucleare da esso condotta e’ in questi anni piuttosto limitata. In ogni caso, quand’anche qualcuno dei membri del Comitato fosse impegnato in ricerche di questo tipo, non vedo come questo potrebbe essere automaticamente portato a discredito della bonta’ dell’articolo in questione, lasciando trapelare maliziosamente chissa’ quali improbabili tornaconti economici o professionali.

    Pierluigi Totaro
    Presidente del Comitato Nucleare e Ragione

  • # 16
    francesco
     scrive: 

    Finalmente un articolo lucido e chiaro, non come i commenti che leggo qui sopra. Criticate questo comitato composto da persone che hanno tutti i titoli per potersi esprimere in questo campo, mentre voi commentatori della domenica avete chiaramente la verità in tasca, posso sapere dall’alto di cosa? Questo è il problema dell’Italia, gli ignoranti parlano e comandano mentre chi veramente dedica la sua vita a un determinato tipo di studi viene trattato come un ciarlatano (vedi sentenza del terremoto dell’Aquila, in prigione non va chi ha costruito case non rispettando nessuna norma, ma degli scienziati che lavorano ogni giorno per prevenire i danni derivanti da un terremoto che è un evento imprevedibile)

  • # 17
    Nat
     scrive: 

    @Pierluigi Totaro

    Io personalmente non metto in discussione le vostre competenze tecnico-scientifiche, non ho il know-how per farlo.
    Ritengo però che affrontare l’analisi oggettiva del rischio legato all’energia nucleare, senza tenere conto dei fattori politico-legislativi e delle criticità proprie di una specifica nazione, dia origine ad una visione molto parziale del rischio reale.
    Trattandosi di un articolo non esclusivamente legato alla divulgazione scientifica sul tema nucleare, ma orientato a “promuovere il raggiungimento di un’equilibrata strategia di approvvigionamento energetico!”, le criticità che ho sopracitato non possono essere ignorate.

  • # 18
    Stefan
     scrive: 

    Se volete il parere persone serie e un minimo critiche, ad es.:

    – un Fisico vero (accademico e autorevole, non un dottorando)
    – un Pediatra
    – un esperto di combustibli nucleari
    – il coordinatore scientifico del Comitato europeo per i rischi da radiazioni (Ecrr)

    che hanno studiato le problematiche di Fukushima,
    rimando a questo articolo:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/04/su-fukushima-nascosta-la-verita-vogliono-minimizzare-le-conseguenze-dellincidente/114917/

    il Prof. Baracca tra l’altro ha seguito la vicenda nel tempo e scrito altri articoli anche per altre riviste online.

  • # 19
    n-Stefa
     scrive: 

    Non è minimamente serio liquidare il rischio per la popolazione affermando come in questo comunicato che al momento il numero di casi di ammalati è così basso da confondersi con le statistiche normali di malattia per altre cause e che “probabilmente lo sarà anche per il futuro”. E’una presa in giro a chi legge.

    Intanto ci sono molte previsioni di esperti che la pensano molto diversamente (purtroppo sgradevoli da riportare, si rischia sempre di passare per gufatori).

    Inoltre chi fra noi ha un’infarinatura scientifica sa che al passare degli anni il numero di malati aggiuntivi per anno avrà un andamento a “campana” (nel dettaglio delle malattie da radiazioni non saprei dire se campana a “gaussiana” o altro):
    – pochi nei primi anni pochi,
    – poi a salire negli anni fino ad un massimo
    – poi (se la fonte di contaminazione viene rimossa) di nuovo a ridiscendere a pochi.

    L’ampiezza della campana a seconda dei vari tipi di organi colpiti dalla malattia dovrebbe essere di decenni,
    per questo al momento è difficile per chiunque effettuare un calcolo statistico su dati epidemiologici, ma sipossono solo fare previsioni in base a modelli testati in precedenza.

    In sintesi: dei dati veri non si avranno prima di vari anni.

  • # 20
    n-Stefa
     scrive: 

    Un esempio di come la questione sia complessa:

    L’area di terreno contaminata mi pare avesse un raggio di circa 30km con punte a 60km nella direzione in cui soffiò il vento per alcuni giorni, quasi come mezza Lombardia. Ci fu da decidere fin dove evacuare le persone e ancora adesso da valutare sin dove i terreni siano da bonificare (il problema è di costo..)

    Per arrivare a qualche compromesso e dichiarare agibili molte scuole, le autorità innalzarono il limite di esposizione per i bambini da 1 millisievet l’anno a 20 millisievert l’anno, lo stesso limite che hanno i lavoratori tedeschi in una centrale nucleare. Non è una dose elevatissima ma non tiene conto delle radiazioni aggiuntive dovute all’ingestione interna di polveri o cibi radioattivi ed equivale comunque a una radiografia vecchio stile al torace al mese, ovvero la probabilità di ammalarsi (con le cure che ne seguono):

    – 1 su 500 per un adulto
    – 1 su 200 per un bambino
    – la statistica peggiora rapidamente per bambini più piccoli

    (volevo mettere un link ma il commento non viene pubblicato, cercate la notizia con google “il giappone alza la dose sicura”)..

    I giapponesi, stoici e orgogliosi, hanno protestato poco e chi si ammala quasi si vergogna a segnalare il caso in correlazione al disastro di Fukushima, ma in questo caso le madri qualche protesta la fecero, si trovano diversi articoli tradotti dal giapponese, e i bambini nelle scuole non devono avvicinarsi al terreno circostante e stare attenti a dove mangiano.

  • # 21
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @Nat: qui in Italia il nucleare l’abbiamo avuto per parecchi anni. E’ anche grazie a quello che siamo riusciti a risollevarci nel dopoguerra. Sì, anche se con la mafia e tutto il resto che hai raccontato…

    @Stefan: si potrebbe mettere in cantiere il Rubbiatron, dopo tanti studi.

  • # 22
    n-Stefa
     scrive: 

    Ciao Cesare, se ho capito come funzionerebbe,
    il Rubbiatron (interessante come idea) risolve il rischio di fusione del nocciolo, uno degli aspetti peggiori, immagino
    rimarrebbero gli altri aspetti per me negativi:

    – gestione scorie e materiali dello smantellamento del sito
    con spese e gestione non prevedibili;

    >Italia: ieri a Report parlavano di discariche abusive di rifiuti tossici e rifiuti radioativi interrati in aree abitate, immagina cosa succederebbe a gestire progetti di 40+30anni

    >Francia: la dismissione del reattore di Brennilis in corso sta costando 20 volte la cifra stimata;
    in pratica una volta che “accendi” un reattore e ti godi la corrente, poi i tuoi figli saranno costretti ad una serie di spese nei decenni a cui non potranno sottrarsi pena il disastro ambientale; in Francia dopo anni in cui hanno fatto i “galli” vantando che la loro energia costava poco, il bilancio pubblico
    è a rischio per il problema dismissioni impianti che prima o poi non potranno più rimandare allungandone la durata

    – non convienenza economica

    > il DOE (Dipartimento Energia USA)nel report di Aprile 2013 mi pare stimi il costo del nucleare (nuovi impianti) a 0,125 e/kwh, (come dicevo siamo già più dell’eolico);considera che sono cifre in crescita, il report precedente mi pare stimasse 0,105 e/kwh
    Ps.: sono stime senza tutte le “esternalizzazioni”
    (spese che poi sono a caico della comunità e non del costruttore)

    > gli impianti previsti in Inghilterra (in fase di ridimensionamento come numero / ripensamento)partiranno solo se ai costruttori (francesi) verrà riconosciuto un costo di almeno 0,115-0,145 e/kwh, il doppio del costo attuale dell’energia,
    da cui le perpressità dell’inghilterra nel proseguire

    > studi tedeschi radicali (includono tutte le “esternalità”)
    arrivano a stimare il costo del nucleare a 0,35 e/kwh (poi
    se vuoi questo dato lo lasciamo da parte per non fare polemica)

    Considera che il gas naturale sta a circa 0,07 e/kwh
    (anche meno per i paesi che hanno saputo contrattare meglio di noi, ma qui si aprirebbe un discorso “politico” molto OT..)

    Il fotovoltaico al Sud Italia già ora arriva anche a 0,12 e/kwh
    e scende rapidamente di costo ogni anno (il trend è -15% anno), anche la resa “a metro quadro” dei pannelli in commercio è crescita del 10% dal 2011 a oggi.

    Scusa se non metto link ma si è allertato l’antispam.

  • # 23
    Giacomo
     scrive: 

    Io più che altro e prima di tutto gradirei che ci fosse una bella disclosure sui componenti di questo comitato e su eventuali conflitti d’interesse che potrebbero influenzarne posizioni e dichiarazioni.
    Così, giusto per sapere.

  • # 24
    Albert
     scrive: 

    Stefan propone un articolo del Fatto Quotidiano, dicendo “se volete il parere di persone serie e un minimo critiche” e citando:

    – il Professor Angelo Baracca, fisico
    – il pediatra Ernesto Burgio
    – l’esperto di combustibile nucleare Giorgio Ferrari

    Ma chi sono costoro? Sono davvero gli esperti di cui fidarsi?

    – Angelo Baracca, ex consigliere regionale di Democrazia Proletaria, oggi militante dei Verdi, attivista antimilitarista ed antinuclearista. REF: http://www.consiglio.regione.toscana.it:8085/politica/archivio-elettorale/navicella/baracca.asp

    – Ernesto Burgio, pediatra, missionario in Africa e Romania, già membro, tra le altre cose, dei Verdi e della Commissione ambiente e salute di Attac Italia.

    – Giorgio Ferrari, ex-dipendente ENEL e membro del Comitato Nazionale Antinucleare

    Insomma, se di qualcuno dobbiamo rivelare i conflitti di interesse, ecco forse dovremmo partire dagli esperti citati dal Fatto Quotidiano.

  • # 25
    Blobay
     scrive: 

    @n-stefa
    Riporto un articolo di Carlo Rubbia del 1999 dove descriveva a grandi linee anche la sua idea di reattore “pulito”:
    http://www.galileonet.it/articles/4c32e1305fc52b3adf00083c

    @Pierluigi Totaro
    Io come immagino altri, non contesto in toto l’articolo, ma come già detto mi sembra un po’ semplicistico.
    Un’affermazione su tutte è quella in cui si asserisce che nessuno è morto in conseguenza alla fuga di radiazioni. Ovvio, nessuno è rimasto “fulminato” sul posto, ma molti decessi sono avvenuti a breve distanza e non per “incidenti stradali”. Da ignorante quale sono so però ancora fare 1+1, che in questo articolo in particolare rischia di essere 1+1+…altro.

    Saluti

  • # 26
    zephyr83
     scrive: 

    A me pare il solito articolo moooooooolto di parte per difendere il nucleare con argomentazioni abbastanza banali e ridicole! Ma tanto ormai ci siamo abituati soprattutto in questo blog!
    Solita filippica sul terremoto mostruoso che non capisco (anzi la capisco), sono eventi “naturali”, imprevedibili che possono capitare ancora e sono da tenere in conto. Riguardo gli altri incidenti causati è vero sono stati GRAVISSIMI, ma sono stati sistemati, mentre rimane preoccupante la situazione delle centrali e dovranno starci dietro per decenni! non la notate l’enorme differenza?
    Poi se le TEPCO non informa adeguatamente c’è da chiedersi il perché, invece pure qui si vuole sminuire la cosa o far credere altro, che sono loro “sciocchini” che non si preoccupano di dire cosa stanno facendo. Io dico che se sembrano incapaci di trasmettere adeguatamente i risultati del loro operato è perché forse non piacerebbero sti risultati! In ogni caso se si stanno preparando a realizzare un’opera grossa come quella del muro di ghiaccio è perché la situazione è tutt’altro che sotto controllo e potrebbe peggiorare! Si continuano a rilasciare grosse quantità di materiale radioattivo in mare, è un dato di fatto che non andrebbe sminuito in NESSUNA maniera!
    Sono articoli come questi che mi fanno proprio pensare che la situazione sia peggiore di quello che sembra, o vogliono farci credere!!

  • # 27
    Nat
     scrive: 

    @Cesare Di Mauro #21

    Il fatto che si siano già corsi rischi assurdi in una condizione come quella italiana non la rende una buona idea per il futuro, ci può solo far ringraziare la fortuna. Prima ci si trasforma in un paese diverso e poi si possono prendere in considerazione queste tecnologie analizzandole solo dal punto di vista tecnico.

    Infilare la testa sotto la sabbia pensando che magicamente le centrali nucleari e i depositi di stoccaggio siano al riparo dalla sorte che tocca ed è toccata a tante altre gestioni all’italiana è molto pericoloso.
    Così come sotterrano rifiuti tossici e chimici nei pressi di falde acquifere, sotto campi coltivati, ospedali e scuole, nulla toglie che facciano lo stesso con rifiuti ancora più costosi da smaltire e che richiedono sorveglianza costante nel corso di decenni.

  • # 28
    Comitato Nucleare e Ragione
     scrive: 

    Sulla base delle osservazioni e dei commenti dei lettori si rendono necessari alcuni doverosi chiarimenti.

    Innanzitutto, per sgombrare il dubbio in merito all’obiettività di quanto espresso nell’articolo, sottolineiamo come quest’ultimo sia stato redatto esclusivamente sulla base dei dati e delle analisi tecniche elaborate dagli organismi internazionali, reperibili nelle fonti citate nel testo. Gli autori dell’articolo non hanno perciò dato nessuna interpretazione originale, nemmeno nei paragrafi maggiormente contestati, come quelli relativi ai rischi sanitari della popolazione e dei lavoratori a seguito delle radiazioni. In alcuni casi si tratta addirittura di semplici parafrasi delle conclusioni formulate dagli stessi organismi internazionali nei loro rapporti.
    A titolo d’esempio, riportiamo testualmente queste righe, estratte da un documento del United Nations Scientific Committee on the Effect of Atomic Radiation (UNSCEAR)
    “Radiation exposure following the nuclear accident at Fukushima-Daiichi did not cause any immediate health effects. It is unlikely to be able to attribute any health effects in the future among the general public and the vast majority of workers”
    Sollecitiamo perciò chiunque tra i lettori disponga di dati in contrasto con quelli della NRA, della IAEA o dell’UNSCEAR ad inviarli con estrema urgenza alle suddette organizzazioni, affinché i loro comitati scientifici possano prenderli con la dovuta considerazione.

    Entrando nello specifico di alcuni commenti:

    @blobay
    La morte di Masao Yoshida, secondo il parere degli stessi medici che lo hanno avuto in cura, non è riconducibile alla sua esposizione alle radiazioni in seguito all’incidente. Ciò è avvalorato dal fatto che il tempo trascorso tra l’incidente e la diagnosi di un cancro esofageo in stato avanzato (dicembre 2011) è minore del tempo necessario all’insorgenza della malattia. Il che vale a maggior ragione se la causa è riconducibile ad un’eventuale esposione a radiazioni nucleari, come insegna l’abbondante letteratura scientifica a riguardo. Questa versione dei fatti è correttamente e coerentemente riportata da gran parte della stampa internazionale (http://www.nytimes.com/2013/07/10/world/asia/masao-yoshida-nuclear-engineer-and-chief-at-fukushima-plant-dies-at-58.html?_r=1&
    http://japandailypress.com/ex-fukushima-plant-chief-dies-cancer-said-to-be-unrelated-to-nuclear-disaster-0932015/)

    @Emanuele Vedovati
    @Paolo
    Le unità di misura sono corrette.
    I dati inerenti le perdite di acqua radioattiva ed il campionamento relativo al monitoraggio delle varie aree sono quelli riportati dalla NRA (Autorità per la Regolamentazione del Nucleare Giapponese) alla IAEA, riscontrabili alle seguenti fonti:
      1) http://www.iaea.org/newscenter/news/2013/fukushimaupdate160913.pdf
      2) http://www.iaea.org/newscenter/news/2013/seamonitoring170913.pdf
    Ogniqualvolta nell’articolo si parla di concentrazione di radionuclidi/isotopi radioattivi/beta-emettitori esprimendola in X becquerel al litro [Bq/l] si sottintende una concentrazione di radionuclidi/isotopi radioattivi/beta-emettitori per cui si registra un livello di radioattività di X Bq/l (1 becquerel equivale ad una disintegrazione al secondo). Per confronto si può considerare la radioattività tipicamente presente nel corpo umano, ad esempio per il solo Potassio-40: circa 4500 Bq
    [fonte: http://www.lnf.infn.it/lnfadmin/radiation/radioattivitanaturale.html#Radioattivitnaturale%20presente].
    Laddove vengono riportati valori di radioattività dell’ordine delle migliaia o decine di migliaia di becquerel, si tengano presenti i limiti vigenti a norma di legge [fonte: 1, pag. 16], ossia 60000 Bq/l per il Trizio e 90 Bq/l per il Cesio-137. La grande differenza tra i due limiti è giustificata dalle diverse caratteristiche della radiazione emessa da questi radio-isotopi.

    @Poz
    Le misure di radioattività sono ovviamente quelle rilevate dalla Tepco, che è il gestore dell’impianto. Se qualcuno è a conoscenza di altre misure, da altre fonti, le pubblichi. Ad ogni modo l’attività di monitoraggio condotta dalla Tepco è sotto la supervisione della NRA, l’Agenzia giapponese di Regolamentazione del Nucleare.

    @Nat
    Sei leggermente off-topic. Noi non proponiamo la costruzione di centrali nucleari in Italia, per quanto la cosa ci vedrebbe ipoteticamente favorevoli. L’articolo mira soltanto a fare chiarezza sulla situazione della centrale di Fukushima, sulla base di dati oggettivi e verificabili.

    @n-Stefa
    L’area evacuata obbligatoriamente era nel raggio di 20 km dalla centrale. Al di fuori di questa, a nord ovest della centrale, approssimativamente entro i 50 km dalla centrale, i cittadini erano invitati ad evacuare entro un mese dall’incidente, in considerazione del fatto che le autorità prevedevano livelli di radioattività tali da esporre ad una dose pari a 20 mSv/anno. Tale dose è considerata la soglia massima di esposizione accettabile per i lavoratori in ambito nucleare in condizioni standard.
    L’estensione della zona evacuata e le modalità di evacuazione (immediata e obbligatoria o spontanea) furono valutate in base ad opportune considerazioni cautelative sull’esposizione che potesse derivare agli abitanti dai livelli di contaminazione misurati o stimati.
    La stessa fu assunta come soglia massima “temporanea” per la riapertura delle scuole, sulla base delle indicazioni della International Commission on Radiological Protection (ICRP).
    Vero è che la decisione non fu condivisa a livello delle autorità governative.
    [per ulteriori letture ed approfondimenti:
    http://xkcd.com/radiation/
    http://www.iaea.org/Publications/Factsheets/English/radlife.html
    http://www.slideshare.net/iaea/radiation-doses-in-perspective
    http://news.sciencemag.org/policy/2011/04/government-adviser-quits-post-protest-japans-policy-radiation-exposure-fukushima

    Comitato Nucleare e Ragione

  • # 29
    Nat
     scrive: 

    @Comitato Nucleare e Ragione
    L’articolo, intotolato “quelli che giocano con la paura” e il vostro scopo dichiarato: “un’equilibrata strategia di approvvigionamento energetico della quale i cittadini siano resi partecipi e consapevoli, mediante la diffusione delle nozioni scientifiche e tecnologiche che stanno alla base delle tecniche di sfruttamento delle diverse fonti di energia”
    indicano a mio avviso un obbiettivo molto più ampio della semplice analisi tecnica dell’incidente di Fukushima.

    Se ho frainteso e l’articolo non è destinato ad una riflessione sui reali pericoli del nucleare, allo mi scuso per l’OT.

  • # 30
    Pierluigi Totaro
     scrive: 

    @Nat:
    quello che tu citi non e’ lo scopo dell’articolo in se’, ma quello del Comitato in generale.

    In questo frangente specifico si e’ inteso fornire esclusivamente un’analisi tecnica dell’incidente di Fukushima.

  • # 31
    Giovanni
     scrive: 

    “un gruppo di fisici che si sforza di dare un’informazione scientificamente corretta sul tema del nucleare dopo l’incidente di Fukushima. Vale la pena di citare l’obiettivo principale del comitato: promuovere il raggiungimento di “un’equilibrata strategia di approvvigionamento energetico della quale i cittadini siano resi partecipi e consapevoli, mediante la diffusione delle nozioni scientifiche e tecnologiche che stanno alla base delle tecniche di sfruttamento delle diverse fonti di energia”

    fuorvianti, ipocriti e beffardi anche nel definirsi….

    la dichiarazione delle fonti non costituisce “per definizione” essere oggettivi, la preparazione tecnico-scientifica non rappresenta necessariamente una garanzia sulla sicurezza

    l’articolo ma soprattutto i successivi interventi in risposta ai commenti minimizzano e smentiscono in modo palese ogni minimo dissenso (anche in modo patetico come nel caso della morte di chi è corso in soccorso) al punto da svelare la malafede.

    La tecnologia nucleare, anche nelle sue forme più evolute, è sorpassata e non percorribile per ragioni di sostenibilità economica (si paga solo se si vende la ricerca tecnologica ma non per la produzione energetica) ma anche per motivazioni etiche ed ecologiche. Voler minimizzare gli effetti di un incidente gravissimo per promuoverne l’utilizzo è un pericoloso “accanimento terapeutico”… fortunatamente le cose stanno andando in altra direzione: fisici e tecnici potrebbero dedicarsi con più profitto ad altre tecnologie.

  • # 32
    lured
     scrive: 

    Signori

    credo si stia dando un pò troppo credito a questo articolo ed a questa associazione di “volenterosi volontari” dediti al progresso umano.

    Inutile perdere tempo nelle minuzie e nei dettagli. I fatti sono chiari sia per Fukushima che per i precedenti disastri nucleari: Il gioco non vale la candela in termini economici, ambientali, umani e chi più ne ha più ne metta.
    Personalmente chiuderei qui i commenti: è stata data anche troppo pubblicità a questo comitato.

    Se questo comitato di volontari volenterosi ne è convinto, si facciano un bel tour in giappone. Grandi feste, grigliate, e bagni nei pressi del noto reattore e poi valuteremo lo stato di salute

    Sono scandalizzato da questa cecità. Sembra di essere tornati al medioevo.

  • # 33
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Giovanni
    Sono colpito dalla veemenza delle tue affermazioni. “fuorvianti, ipocriti e beffardi anche nel definirsi….” cosa vuole significare?

    Sarà pure vero a livello logico che “la dichiarazione delle fonti non costituisce “per definizione” essere oggettivi, la preparazione tecnico-scientifica non rappresenta necessariamente una garanzia sulla sicurezza” ma ti rigiro la domanda: secondo te il tono insultante di commenti come il tuo di cosa è indice? Attenzione perché il momento in cui si entrerà nel merito della discussione e si finirà di screditare l’interlocutore sarà anche il momento in cui si inizierà a ragionare.

    Altrimenti tutti quelli che non la pensano come te sono sul libro paga di qualche grigia entità? Tra cui il sottoscritto, che ha volentieri accettato questo contributo (come volentieri accetterebbe un contributo altrettanto argomentato su tesi opposte)? Per carità.

    In quanto alle argomentazioni che porti, ti invito a citare le fonti dal momento che sono l’unico modo per rendere “tracciabili” le tue posizioni. Sarà pur vero che fonti e competenze scientifiche non costituiscono totale garanzia di attendibilità. D’altronde mancanza di fonti e incompetenza portano certamente a discussioni cui non vale nemmeno la pena di prendere parte.

  • # 34
    alessandro
     scrive: 

    vorrei capire perchè avete minimizzato così tanto, cioè avete detto che è tornato tutto alla normalità…si come no, se fosse così le informazioni sarebbero ben espresse dalla tepco che invece stà zitta perchè non sà come uscirsene. sono profondamente deluso da tutta la vostra redazione.

  • # 35
    Pierluigi Totaro
     scrive: 

    @alessandro:
    Questo articolo intende semplicemente riassumere i fatti, cosi’ come riportato dagli organismi internazionali. Ripeto il concetto: niente di quanto riportato in questo articolo e’ frutto di una originale interpretazione da parte degli autori dell’articolo.
    In base a quali elementi o in riferimento a quali dichiarazioni ritieni che si sia voluto minimizzare l’emergenza e non invece esporre i fatti in maniera equilibrata ed oggettiva? Con le tue stesse supposizioni, non si potrebbe affermare il contrario, ovvero che la stragrande maggioranza degli articoli generalisti ha voluto invece pompare benzina sul fuoco?

    Siamo pronti a discutere, ma servono dati e numeri. Le accuse generiche sono destinate a cadere nel vuoto.

    Pierluigi

  • # 36
    zephyr83
     scrive: 

    A me pare che questo articolo voglia minimizzare il più possibile la faccenda e il modo di operare è sempre lo stesso, si parte con la filippica sul terremoto devastante e compagnia bella che cerca di spostare l’attenzione. Per me non è un’attenuante perché sono cose “naturali” imprevedibili che possono sempre capitare!
    Poi si continua citando meri dati impostando tutto il discorso in chiave assolutamente rassicurante, quasi da barzelletta! E l’unica accusa che si fa a TEPCO è quella di non informare adeguatamente sui risultati facendo intendere in qualche maniera che siano positivi!
    Invece se non comunica molto per me è perché la situazione è preoccupante, quindi meglio starsene zitti!
    Attendo ora un bell’articolo che parli dell’opera faraonica sul muro di ghiaccio che vogliono costruire, chissà come la giustificherete questa cosa……..bhe per ora semplicemente non la nominate neanche, stile TEPCO!

  • # 37
    zap
     scrive: 

    Laurea honoris causa in propaganda e scienza della disinformazione a tutti i “tesisti e dottorandi” (e ralativi sponsor politici ed accademici) di questo sedicente “comitato”, che già a partire dal nome -in cui presumono di avere ragione a priori- denota tutt’altro che un approccio obiettivo e scientifico.
    La vergogna di questo paese. Ma qualche cervello che se ne fugge all’estero no?

  • # 38
    Mic
     scrive: 

    io vorrei semplicemente sapere quanti, fra quelli che commentano, sanno qual è la differenza fra decadimento alfa/beta/gamma, cos’è la cattura neutronica e/o l’emivita di un isotopo

    e che gentilmente, in caso positivo, illustrino una fonte energetica indipendente dai capricci naturali (es. tempo brutto, notte e inverno)

  • # 39
    Sonnj Dall'Ara
     scrive: 

    Buon giorno,
    scrivo in qualità di Ing. Biomedico (che con le radiazioni ha a che fare per motivi sanitari, TAC e strumentazione re radiologia) e che ha conseguito il titolo, ed abilitazione, di RSPP (Responsabile del servizio di prevenzione e protezione) e che quindi ha avuto a che vedere con analisi del rischio (chimico nella fattispecie).
    Specificate le mie competenze in materia vorrei cercare di chiarire il motivo per cui si tende a minimizzare l’incidente di Fukushima analizzando i fattori scatenanti.
    Quando si effetua l’analisi del rischio di un impianto si valuta la probabilità che un dato evento si verifichi e la portata del danno che esso può provocare qualora si verifichi. I due dati vengono moltiplicati fra loro e il prodotto confrontato con una tabella che identifica il livello di attenzione e le misure di sicurezza da approntare.
    Come cita l’articolo (confermato dai fatti) per il verificarsi degli eventi è stato necessario di:
    1) uno dei più grandi terremoti della storia;
    2) reattori situati vicino all’epicentro del terremoto e direttamente esposti all’azione distruttiva del conseguente tsunami;
    3) modelli di reattori/impianti datati ed obsoleti, soprattutto per quanto concerne le caratteristiche degli alimentatori ausiliari e dell’edificio di contenimento.
    Un evento sismico di tale portata ha un fattore di probabilità di poco superiore alla caduta di un meteorite sul luogo del disastro; questo fattore è sufficiente affinchè il prodotto “probabilità del verificarsi dell’evento” X “entità del danno provocato” sia quasi sicuramante etichettato a basso livello di attenzione durante la costruzione dell’impianto. All’epoca della costruzione la tecnologia impiegata e il sistema di sicurezza impiegato era al top della gamma. Durante la gestione dell’impianto il sistema di gestione/sicurezza è diventato obsoleto è questo ha fatto crescere il livello di attenzione e del rischio portando la dismissione programmata dell’impianto per marzo del 2011 (http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_nucleare_di_Fukushima_Daiichi), anno del disastro. Il procedimento di approcio di analisi del rischio che ho descritto è tipico per ogni impianto industriale od opera di ingegneria edile e civile, questo tipo di approccio è il motivo per cui si tende a minimizzare l’incidente, proprio perchè analiticamente (e statisticamente) parlando esso è anomalo ed improbabile.
    Per quanto riguarda poi il paragone fra incidente di Fukushima e Chernobyl, esso non sussiste: il primo è causato da eventi naturali che hanno inficiato il sistema di sicurezza, il secondo è dettato da errore umano.

    Detto ciò, resta l’evidenza del danno e dell’incapacità di gestione dello stesso. Gli impianti nucleari non vanno demonizzati in quanto tali. Essi sono una fonte energetica che può essere o meno economicamente ed ambientalmente sostenibile in alcune aree del globo.

    Per mio pensiero personale (e ripeto personale, senza una evidenza di tesi), in Italia il nucleare è da evitare, ma per il semplice fatto che non abbiamo risorse naturali per avviare e sostenere il programma. Dovremmo comprare il combustibile, è sicuramente più sensato puntare su risore rinnovabili per quel che riguarda il territorio italiano.

    Mi auguro di essere stato esauriente e di aiuto ad esplicare alcune motivazioni per cui si tende a minimizzare l’incidente.

    Grazie.

  • # 40
    Giovanni
     scrive: 

    Alessio Di Domizio # 33
    Posso anche scusarmi, ma non vedo quanto il mio intervento sia da considerarsi insultante, perlomeno non mi pare più di altri che ho letto. Inoltre non avevo intenzione di accusare di malafede chiunque non la pensa come me, ma semplicemente di dire che “io” non condivido le posizioni di chi ha scritto l’articolo.
    Mi dispiace, ma non riesco, e non ho voglia e tempo percitare le fonti documentali attraverso cui, in tanti anni, ho assunto le mie posizioni attuali a proposito dell’argomento. Seppure non sono un fisico e non lavoro nel settore, sono venticinque anni che mi interesso di diverse questioni relative al nucleare nel mondo ed in Italia. Posso dire che proprio l’incidente di Chernobyl (al tempo avevo sedici anni) è stato l’episodio che mi ha impressionato molto e spinto ad essere sempre aggiornato e documentato a proposito di questa tecnologia e dei suoi sviluppi.

    “fuorvianti, ipocriti e beffardi anche nel definirsi….” frase che fatico seriamente a interpretare come offesa, anche se fossimo nell’Ottocento! Era una espressione colorita per commentare il modo in cui gli autori dell’articolo si descrivevano: per esempio trovo molto singolare che a fronte di posizioni palesemente a favore del nucleare, e probabilmente della sua re-introduzione in Italia, questo non venga nemmeno nominato ma si faccia invece riferimento ad una generica “equilibrata strategia di aprovvigionamento energetico”… a “cittadini partecipi e consapevoli” (!!! si delle decine di piccoli incidenti che accadono ogni anno in ogni centrale nucleare, anche quelle nuove… ecco perché non averle fuori della porta di casa, anche se pagano per far star zitta la gente) e infine parlare di ” tecniche di sfruttamento delle diverse fonti di energia “… diverse fonti dovrebbe sottendere una visione un po’ più eclettica del solo nucleare.

    Ecco, per questo la definizione in oggetto (e se vuoi te la “posto” nuovamente) mi trasmette unaa sensazione di ambiguita, di poca chiarezza al limite della presa per i fondelli!
    La mia idea “di sfruttamento delle diverse fonti di energia” ha un senso totalmente opposto, ma forse risulta più difficile da immaginare, ma probabilmente perché è fondamentalmente più innovativa.

    Saluti

  • # 41
    Blobay
     scrive: 

    @Sonnj Dall’Ara
    Pur concordando con l’anormalità probabilistica con cui è successo l’evento, tale evento è accaduto, guardacaso proprio nell’anno della dismissione della centrale.
    Lo stesso vale per Chernobyl o Three miles island, dove comportamenti umani hanno contribuito al disastro. Eppure sono acaduti.
    Fattostà che due sole centrali disastrate hanno contribuito al raddoppio della radiazione di fondo prodotta dall’uomo sul pianeta e non c’è modo di spegnerle per i prossimi milioni di anni. Ora siamo già alla terza centrale incontrollata per un tempo non ancora ben precisato.
    Le probabilità sono a favore del nucleare, invece la realtà vi è decisamente contro.

    @Pierluigi Totaro
    Non so quanto siano attendibili le fonti, ma dopo una brevissima ricerca su Google, mi imbatto in questi ed altri articoli:
    http://www.corriere.it/ambiente/12_luglio_17/fukushima-effetti-radiazioni-disastro-nucleare_5d50687e-d012-11e1-85ae-0ea2d62d9e6c.shtml
    http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/articolo.jsp?id=15092
    Alcuni riportano ricerche, altre testimonianze dirette. Sarà solo propaganda? Più di un dubbio me lo pongo.

    Per finire, se l’ex direttore è morto di “cancro naturale”, anche la leucemia del giornalista Otzuka Norizaku potrebbe essere di origine naturale. Ma sempre più dubbi mi sorgono.

    Cordialmente saluto.

  • # 42
    Andrea G.
     scrive: 

    Ma chi finanzia questo Blog? Montgomery Burns? :-)

  • # 43
    Filippo
     scrive: 

    Premesso che il nome “Nucleare e Ragione”, più che a far pensare a una “corretta informazione in tema di approvvigionamento energetico” fa pensare a una “volontà di convincere che il nucleare è positivo”… il che crea un naturale, inevitabile (e secondo me giusto) pregiudizio da parte di chi legge, vorrei porre alcune domande… che proprio per la dichiarata natura del gruppo mi piacerebbe fossero loro a rispondere. Le domande non sono animate da pregiudizio, anche se cominciano dalla parte “nucleare” della questione.

    Ogni fonte di approvvigionamento comporta rischi e conseguenze in caso di “problemi”. Detto questo:

    Nucleare:
    – nel corso del tempo a partire dalla costruzione della prima centrale nucleare quant’è stato il contributo energetico del nucleare del mondo? Una stima va bene.
    – quante sono le centrali nucleari attualmente attive nel mondo?
    – stabilito che incidenti (nucleare o meno) ce ne sono e ce ne saranno inevitabilmente sempre, quanto è complessivamente il costo di un incidente di grado 7 come Chernobil o Fukushima? Con “complessivamente” intendo la somma dei costi sostenuti ad oggi e quelli che si prevedono di sostenere fino a “chiusura” definitiva della questione, considerando se possibile anche i costi dovuti alla necessità di spostare persone, verificarne lo stato di salute, decontaminare le aree… e via dicendo.
    – In quanto tempo sono “spalmati” i costi di cui sopra?

    Petrolio:
    – nel corso del tempo, a partire dalla costruzione della prima piattaforma petrolifera in mare, quanto è stato il contributo energetico del petrolio (proveniente da queste piattaforme) nel mondo? Una stima va bene.
    – quante sono le piattaforme petrolifere in mare attualmente attive nel mondo?
    – quanto è complessivamente il costo di gestione di un incidente simile a quello avvenuto nella piattaforma Deepwater Horizon (British Petroleum)? Con questo intendo anche qui sia i costi già sostenuti sia una proiezione di quelli a venire fino a chiusura “definitiva” della questione, se possibile considerando eventuali interventi di decontaminazione in mare volti a tentare di ristabilire una situazione il più possibile normale.
    – In quanto tempo sono “spalmati” i costi di cui sopra?

    Lo scopo di queste domande è, evidentemente, “quantificare” le conseguenze nel corso del tempo, in quanto i disastri sono sempre inevitabili ed è a mio giudizio solo questione di capire quale tecnologia dati alla mano causa meno problemi.

    Se l’obbiettivo della vostra organizzazione è aumentare la nostra consapevolezza, sono sicuro che accoglierete con entusiasmo le mie domande.

    Grazie,
    Filippo

  • # 44
    Gnome
     scrive: 

    Salve a tutti,
    non sono contro il nucleare … ma … voi vi fidereste davvero di una compagnia che costruisce (come si dice nell’articolo per giustificare l’incidente ma che a me sembra un sintomo di follia suicida) una centrale nucleare lungo uno dei luoghi piú esposti a rischio sismico e per di piú lungo una costa tartassata dagli tsunami? La Tepco inoltre ha una lunga storia di corruzione. Non capisco questo comitato che appoggia e difende una realtá condannata in patria per avere falsificato report per 20 anni e che ha decapitato i vertici dell’organizzazione, tutti costretti alle dimissioni. Inoltre poi, come sempre, gli articoli pro nucleare di appunti digitali escono sempre nel periodo sbagliato. E’ di oggi la notizia che il premier giapponese ha richiesto ufficialmente l’aiuto per contenere le acque radiottive all’estero:
    http://www.japantimes.co.jp/news/2013/10/06/national/abe-seeks-help-to-end-fukushima-water-crisis/
    Mi sembra viviate su un mondo parallelo fatto di zucchero filato e di fiumi di cioccolato. Ripeto non sono contro il nucleare, ma voi state difendendo una realtá costituita da cialtroni che hanno cercato di insabbiare in tutti i modi una situazione delicata.

  • # 45
    giulio
     scrive: 

    Buonasera,
    ho letto con molto interesse codesto articolo con le vostre deduzioni, ma vorrei anche che commentaste la notizia apparsa su repubblica:

    http://www.repubblica.it/ambiente/2013/10/06/news/fukushima_l_appello_al_mondo_del_premier_abe_aiutateci_a_contenere_le_perdite-67997979/?ref=HREC1-11

    grazie

  • # 46
    zephyr83
     scrive: 

    @Gnome

    Sto blog ha davvero un pessimo tempismo, tutte le volte che tirano fuori un articolo pro-nucleare salta fuori qualcosa di negativo che bene o male li smentisce!
    I primissimi articoli a rileggerli ora sono qualcosa di imbarazzante. Per non parlare di quello scritto a distanza di un anno, “Un anno dopo il terremoto in Giappone”, che è un po’ la fotocopia di questo, si inizia parlando del terremoto, si ricordano quali altri disastri hanno causato terremoto e tsunami e si minimizza il resto facendo credere che ormai sia tutto sotto controllo! Mi pare che pure quella volta a distanza di pochi giorni vennero date altre notizie non proprio positive sulla centrale!!

  • # 47
    Albert
     scrive: 

    In molti citate articoli da “Repubblica” e “Corriere della Sera”, in cui si raccontano — con titoli catastrofici — nuovi eventi da Fukushima. @zephyr83 vi ironizza su, persino.

    Vi siete chiesti, voi che vedete complotti e gente prezzolata ad ogni dove, quali siano le motivazioni per cui i quotidiani on-line sparano titoli allarmistici e finemondistici ogni secondo giorno? Perchè se scrivessero “Fukushima: nessun morto”, nessuno farebbe click sopra, e niente incassi pubblicitari. Mentre se scrivono “Si rischia la catastrofe catastrofica”, ecco centinaia di migliaia di click, di gente che commenta, di altra gente che condivide su Facebook, e ad ogni moltiplicarsi di click, aumentano i profitti dagli inserzionisti.

    Insomma, per onestà intellettuale, se i sospetti vanno in una direzione, fateli andare anche nell’altra.

    Secondo: ve la prendete con i “dottorandi”. Molte delle scoperte più importanti nel campo della fisica sono state fatte da fisici durante il corso dei loro dottorati di ricerca. Chi credete analizzi i dati del Bosone di Higgs al CERN? E di migliaia di altri esperimenti? Per essere “dottorandi” è necessaria una laurea. Non è sufficiente, per fidarsi? Ed allora come vi fidate del medico di famiglia?

  • # 48
    Giovanni_81
     scrive: 

    http://it.wikipedia.org/wiki/Neanche_gli_dei

    Uno dei migliori romanzi di Asimov. Esprime in pieno cosa significa essere “ricercatori” e credere ciecamente, come fosse una fede, in quello che si studia (o meglio “quello che ti da’ da mangiare”).
    Ve lo consiglio fortemente.
    Saluti.

  • # 49
    Fabio Meloni
     scrive: 

    “Qui di seguito pubblichiamo un contributo del Comitato Nucleare & Ragione, un gruppo di fisici che si sforza di dare un’informazione scientificamente corretta sul tema del nucleare dopo l’incidente di Fukushima.”

    Credo che si potesse evitare… non mi pare obiettivo.
    Io non sono contro il nucleare a priopri, ma fatti alla mano mi vedo contrario al nucleare. Se per la peggior combinazione di ‘sfighe’ abbiamo un incidente del genere ogni 20 anni e’ comunque un fatto intollerabile. Per essere una tecnologia matura dovremmo scendere almeno a 200 anni. Tutto il resto sono chiacchiere, i fatti parlano da soli.

  • # 50
    Giovanni
     scrive: 

    E gli.annunci drammatici del governo giapponese a due anni e mezzo dal disastro (é peoprio didi qursti giorni) e l’area dii territorio abbandonata e un tempo densamente abitata? Come si intende minimizzare ancge questo?.. Già il maremoto é statp unn evento dii gravita eccezionale, ma non avrebbe impedito la ricostruzione e inquinato l’ambiente per decenni!

  • # 51
    SIGLAZY
     scrive: 

    Dichiarazione di Lee Harvey Oswald:
    “Il 22 novembre 1963 mi sono recato a Dallas per vedere il Presidente J.F. Kennedy.
    Mi sono recato in Dealey Plaza e sono entrato nel deposito di libri, ma non ho trovato nessun libro interessante.
    Sono tornato a casa verso l’una e ho sentito alla radio che avevano sparato al Presidente,”

    Ecco, leggendo l’articolo ni è venuta in mente questa storiella, che mi avevano raccontato tempo fa per dimostrare che si possono provare tesi false anche usando fatti veri.

  • # 52
    zephyr83
     scrive: 

    @Albert

    Forse non ti sei accorto che sui su Appunti Digitali la questione sul nucleare viene trattata NELLA STESSA MANIERA che tu (e quelli di AD fanno spesso) critichi riferito ai giornali. Cambia soltanto il messaggio che si vuole lasciare, in un caso si parla di catastrofe, nell’altro si nega tutto! Sono da criticare entrambi!
    Ora però come giudichi le dichiarazioni del premier Giapponese sull’aiuto per contenere la fuoriuscita di materiale radioattivo? come giudichi la costruzione di un muro di ghiaccio allo scopo? perché qui non se ne parla?

  • # 53
    Albert
     scrive: 

    Muri di ghiaccio, richieste d’aiuto. La questione di fondo, al di là delle varie notizie, è che il problema attuale di Fukushima è sì assai complesso e di difficile soluzione, ma è un problema di carattere ingegneristico, e fisico, relativamente circoscritto. Nessuno, credo nemmeno gli amici di Nucleare e Ragione, sottostima la complessità della situazione. Ma appunto, questa va ricondotta al suo ambito di pertinenza. Che nulla ha a che vedere con “catastrofi”, “decessi”, “non sicurezza del nucleare” e via dicendo.

    Anzi, e fucilatemi per reato d’opinione, Fukushima ha dimostrato una volta per tutte la sicurezza del nucleare! Il Vajont fece migliaia di vittime (Fukushima nessuma), le perdite di petrolio nel golfo del messico hanno inquinato e distrutto flora e fauna (che invece non sono in alcun modo affette da quanto successo a Fukushima, checchè se ne dica, e smentitemi, se potete!), bruciare combustibili fossili uccide centinaia di migliaia di persone ogni anno, e via dicendo. Se poi volete credere alle fandonie del milione di morti di Chernobyl, e dei 10 milioni che moriranno a causa di Fukushima, beh, signori miei, fate come vi pare. Del resto mezzo mondo crede che esista una qualche divinità, e molti italiani sono devoti di Padre Pio o comperano i numeri del lotto. Insomma, che si creda anche alle stupidaggini catastrofiste è solo un’appendice.

    E dunque, dicevo in dispregio della sentenza a morte che certo lancerete contro di me, Fukushima ha dimostrato che il nucleare è la fonte di energia più sicura, oltre ad essere la più efficiente! Piaccia o meno.

    Poi si sa, le gente preferisce credere alle stupidaggini, e chi di solito commenta (in modo più o meno virulento) questi post, ha già deciso in partenza quello che pensa. Non per nulla, Popular Science ha deciso si non permettere più i commenti ai propri articoli. (http://www.popsci.com/science/article/2013-09/why-were-shutting-our-comments)Perchè la scienza è aperta alla discussione, ma non alla discussione da parte di tutti! Così come per intervenire in un dibattito che si tiene — che ne so — in inglese, è importante sapersi esprimere in quel idioma, allo stesso modo per parlare di scienza, così come di nucleare, si dovrebbe saperne la lingua. Ed ora incazzatevi, ma sapete, cambia poco. Vivete nei blog, nei commenti ai post degli altri, forse nelle interrogazioni parlamentari dei grillini. Il mondo, per fortuna, va avanti grazie alle competenze di chi le cose le sa e le capisce. Si, esatto. Snob? Forse. Embè! Ah, che bello!

  • # 54
    Comitato Nucleare e Ragione
     scrive: 

    Ci spiace notare come a molti lettori interessi maggiormente congetturare sulla presunta parzialità degli autori dell’articolo, piuttosto che entrare nel merito di quanto riportato nel testo. Riteniamo tedioso e fuori luogo replicare a chi ci chiede di rendere merito della fedina accademica e professionale dei membri del comitato: chiunque fosse interessato, può trovare l’elenco dei nomi nel nostro sito e cercare informazioni su un qualsiasi motore di ricerca.
    Le obiezioni sulla disonestà intellettuale di chi scrive sono ancor più irrilevanti dal momento che, come già più volte abbiamo fatto notare, il presente articolo rappresenta un mero riassunto di dichiarazioni e comunicati pubblicati dagli organismi internazionali, opportunamente citati nel testo.
    Ciò non significa che quanto da noi scritto debba venire trattato come oro colato: qualora venissero ravvisate delle incongruenze e delle inesattezze rispetto ai rapporti ufficiali, o qualora qualche lettore venisse in possesso di documenti che confutano quelli da noi utilizzati, saremmo ben lieti di ritrattare le nostre dichiarazioni e di discuterne assieme, alla luce dei nuovi dati.

    Detto questo, siamo consapevoli di andare lievemente off-topic, ma data l’insistenza di alcuni lettori, abusiamo di questo blog per chiarire il significato della denominazione del Comitato. Comprendiamo l’equivoco di chi, a seguito di una lettura probabilmente superficiale e poco attenta, ci ha frettolosamente etichettati come un gruppo di propaganda filo-nuclearista. Il paragone può sembrare avventato, ma questo errore è analogo a quello di chiunque creda che il WWF sia un’associazione ambientalista che si occupa esclusivamente della salvaguardia del panda cinese.
    Mettendo da parte qualsiasi fantasiosa interpretazione, il nome del comitato può venire parafrasato in questo modo: “ragioniamo sul nucleare”. Con questo si intende una volontà di diffondere presso i cittadini e le istituzioni una cultura ed un approccio basati su un’analisi che sia critica ma al contempo equilibrata e oggettiva delle problematiche relative allo sfruttamento della fissione nucleare, al pari delle altre fonti e materie prime utilizzate dall’uomo per la propria sopravvivenza.

    @Giulio
    @Gnome
    @Giovanni
    La notizia a cui vi riferite riguarda la perdita d’acqua contaminata accidentalmente occorsa il 2 ottobre da uno dei serbatoi della centrale, così come prontamente riportato in un comunicato dell’NRA: http://www.iaea.org/newscenter/news/2013/pr_nra031013.pdf. L’entità dell’incidente risulta essere piuttosto limitata, ma ci riserviamo di commentarla con maggiori dettagli quando vi saranno informazioni più precise da parte degli organismi internazionali di controllo.
    Se ci chiedete invece un commento sulle affermazioni del primo ministro ABE, dando fede a quanto riportato dalle testate giornalistiche non ci pare di rilevare nessuna novità di rilievo né tanto meno ravvisiamo drammaticità ed emergenza nei toni dell’annuncio: il Giappone ha già da tempo dichiarato di accettare di buon grado la collaborazione e l’expertise della comunità internazionale, cosa che tra l’altro attualmente già avviene, essendo l’NRA in stretta cooperazione con i tecnici ed i rappresentanti della IAEA.
    @Filippo
    I quesiti formulati sono sicuramente pertinenti ed interessanti, ma meriterebbero un’analisi approfondita e spazi ben più ampi di questa pagina di commenti. Ci riproponiamo di affrontare l’argomento prossimamente, in un articolo autonomo. limitandoci per ora a sottolineare come la questione sia ben più articolata e complessa di quanto potrebbe sembrare. Innanzitutto, è bene considerare l’impatto ambientale ed economico di tutte le fonti energetiche, non solo di quelle citate da Filippo (nucleare e petrolio): forse ci si dimentica quanto sia elevato il rischio associato all’estrazione, al trasporto, stoccaggio e consumo di gas, carbone nonché i rischi relativi alle sfruttamento delle fonti rinnovabili (si pensi per esempio alle migliaia di morti provocate nel mondo dagli impianti idroelettrici). Inoltre, alle valutazione dei rischi e dei costi relativi agli incidenti, va aggiunta un’analisi dell’impatto economico, ambientale e sociale anche nelle normali condizioni d’utilizzo, ovvero in assenza di eventi avversi. Tanto per fare un paio di esempi: a quanto ammontano i danni e i decessi causati dall’immissione in atmosfera, da parte delle centrali a carbone, di ingenti quantità di fumi tossici (incluso il particolato radioattivo)? O qual è l’impatto ambientale dell’estrazione e dell’utilizzo di materie prime per la costruzione di impianti che sfruttano le fonti rinnovabili (si pensi alle tonnellate di cemento e altri materiali inerti necessari per ogni centrale eolica)?
    E’ proprio per la complessità dei fattori in gioco. le dinamiche politico-economiche, la difficoltà di interpretare le decisioni che delineano la strategia energetica del nostro Paese, che il Comitato Nucleare e Ragione da diversi mesi si batte per portare avanti l’iniziativa della convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia, come ampiamente documentato nel nostro sito.
    @blobay
    Riguardo all’articolo intitolato “Worldwide health effects of the Fukushima Daiichi nuclear accident” e pubblicato da The Royal Society of Chemistry nel giugno 2012 [DOI: 10.1039/c2ee22019a], ci limitiamo ad alcune considerazioni lasciando ai lettori ogni giudizio in merito:
    1) Supponiamo che la frase chiave, per chi ci sollecita a riguardo, sia la seguente:

    “We estimate an additional 130 (15–1100) cancer-related mortalities and 180 (24–1800) cancer-related morbidities incorporating uncertainties associated with the exposure–dose and dose–response models used in the study”.

    A tal proposito rimandiamo in primo luogo ad una delle fonti di più facile accesso citate nel nostro articolo:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Fukushima_Daiichi_nuclear_disaster

    dove si legge:
    “Following the power station accident, there have been no acute radiation syndrome fatalities reported due to the Fukushima accident, in contrast to the 31 to 50 or so that occurred soon after Chernobyl. Stanford University professor Mark Z. Jacobson and his colleague John Ten Hoeve, suggest that according to the linear no-threshold model (LNT model) the accident is most likely to cause an eventual total of 130 cancer deaths.[20][21] Radiation epidemiologist Roy Shore contends that estimating health effects in a population from the LNT model “is not wise because of the uncertainties”.[164] The LNT model did not accurately model casualties from Chernobyl, Hiroshima or Nagasaki; it greatly overestimated the casualties. Evidence that the LNT model is a gross distortion of damage from radiation has existed since 1946, and was suppressed by Nobel Prize winner Hermann Muller in favour of assertions that no amount of radiation is safe.[165][166][167]
    In 2013 (two years after the incident), the World Health Organization indicated that the residents of the area who were evacuated were exposed to so little radiation that radiation induced health impacts are likely to be below detectable levels.[168] The health risks in the WHO assessment attributable to the Fukushima radiation release were calculated by largely applying the conservative Linear no-threshold model of radiation exposure, a model that assumes even the smallest amount of radiation exposure will cause a negative health effect.[169]”
    Si veda a tal proposito anche quanto riportato dalla Healt Physics Society http://hps.org/publicinformation/ate/q9694.html

    In terzo luogo evidenziamo il fatto che la UNSCEAR ha nuovamente riunito il comitato scientifico che si occupa degli eventuali rischi sanitari causati dal fallout di Fukushima lo scorso maggio. I documenti relativi all’aggiornamento ribadiscono quanto già riportato nelle nostre fonti.

    In ultimo evidenziamo il fatto che l’articolo di Cuttler, di cui alla nota [2] del nostro articolo è di più recente pubblicazione.

    Proponiamo, infine, il seguente articolo, il cui titolo contiene due parole chiave “extensive” e “surveys”: “Internal radiocesium contamination of adults and children in Fukushima 7 to 20 months after the Fukushima NPP accident as measured by extensive whole-body-counter surveys”,
    Ryugo S. HAYANO, Masaharu TSUBOKURA, Makoto MIYAZAKI, Hideo SATOU, Katsumi SATO, Shin MASAKI and Yu SAKUMA.

    2) Due parole sugli autori: John E. Ten Hoeve e Mark Z. Jacobson.
    Il primo è l’ex-dottorando (ops!) del secondo, il secondo viene definito su wikipedia “Stanford University professor and anti-nuclear advocate”
    [http://en.wikipedia.org/wiki/Fukushima_Daiichi_nuclear_disaster].
    Con questo non si vuole minimamente mettere in dubbio l’autorevolezza del Prof. Jacobson, rimaniamo, tuttavia, tendenzialmente scettici riguardo alla sua imparzialità (wikipedia fa’ un quadro piuttosto chiaro delle maggiori pre/occupazioni di questo famoso accademico: http://en.wikipedia.org/wiki/Mark_Z._Jacobson).

    3) a pag. 12, l’articolo in questione introduce un argomento a noi noto e che suscita grande dibattito all’estero:

    “Health effects due to radiation exposure quantified here occur
    in addition to other health impacts from the nuclear disaster.
    Nearly 600 deaths were already certified as ‘‘disaster-related’’ by
    the 13 municipalities affected by the crisis at Fukushima.72 These
    deaths were caused indirectly by fatigue or aggravation of
    chronic illness due to the disaster, many of which can be attributed
    to the mandatory evacuation following the accident”

    Troviamo così l’occasione per accennare anche a questa parte, non meno dolorosa delle altre, del bilancio relativo al terremoto-tsunami-incidente-nucleare, ossia i morti causati dall’evacuazione forzata delle aree interessate dal fall-out radio-attivo.

    Per chi volesse approfondire: DOI:10.1016/S0140-6736(12)60364-X.

    Dove si legge:

    “By contrast with physical injuries caused by the collapse of buildings or the tsunami, radiation itself does not create any immediate threat to life.
    Rather, ill-prepared evacuation might increase the health risk of hospital
    inpatients or elderly people. In the case of nuclear disasters, therefore, evacuation of these vulnerable people should be carefully done with medical arrangements in place before transfer…”

    Il numero delle vittime stimate/accertate è stato, purtroppo, recentemente rivisto al rialzo: si tratta per la maggior parte di persone anziane bisognose di cure ed assistenza, interrotte dall’evacuazione o di malati già ricoverati in condizioni particolari.

    4) J. E. T. Hoeve e M. Z. Jacobson citano i documenti della UNSCEAR, anche se, in verità, non quelli più recenti/aggiornati.

  • # 55
    zephyr83
     scrive: 

    Si perché tutte quelle tonnellate di acqua di mare contaminata non è una catastrofe? chissà che conseguenze avrà in futuro sull’ecosistema marino. Hai una visione molto limitata della cosa.
    Poi hai idea di quante generazioni dovranno occuparsi di Chernobyl, Three Mile Island e Fukushima? Essì, sicurissimo proprio il nucleare! Un giorno magari si troverà davvero un modo “pulito” e sicuro di produrre energia ma i nostri discendenti dovranno ancora occuparsi di queste centrali e di tutto il materiale radioattivo prodotto! Che bella eredità!
    Dire che il nucleare è la fonte più sicura ed efficiente non ha nulla di scientifico. Però puoi rimanere convinto di saperne ed esser competente in materia, come hai detto ognuno rimane convinto di quello che vuole, ci mancherebbe ;)

  • # 56
    andres
     scrive: 

    L’anno scorso ho visto al cinema un documentario italiano girato nelle zone intorno a Fukushima.
    Al cinema c’erano fra l’altro pure regista e produttori.
    Allucinante.
    Sembrava un film di fantascienza.
    E quella era gente che era stata lì ed aveva avuto modo di visitare l’ampia zona di territorio assolutamente chiusa di norma ai civili. Semplicemente allucinante.

  • # 57
    Comitato Nucleare e Ragione
     scrive: 

    @zephir83
    le osservazioni di Albert sull’irrilevanza degli effetti ambientali del rilascio di radioattività in mare sono ragionevoli: bisogna infatti tenere conto dell’effetto di diluizione. A titolo di esempio, giusto per rendersi conto delle grandezze in gioco: una tonnellata d’acqua (1000 litri) un milione di volte più radioattiva del fondo naturale, se diluita in un volume di acqua di mare profondo 100 metri ed esteso 10 x 10 chilometri, determinerebbe una radioattività comunque 10 volte inferiore al fondo naturale
    Per ulteriori dettagli in proposito, ti rimandiamo a questo articolo, dove è indicato un esempio di calcolo per l’Oceano Pacifico:
    http://nucleareeragione.org/2013/09/18/drowning-by-numbers/

    saluti

  • # 58
    zephyr83
     scrive: 

    Si possiamo anche diluire la radioattività considerando tutti i 7 mari. Non si tiene però conto dell’effetto sull’ecosistema marino
    http://salute.aduc.it/notizia/fukushima+si+temono+pesci+alghe+radioattive_122507.php

    “Questa – afferma il biologo marino Silvio Greco – è una vera e propria catastrofe, perché‚ i radionuclidi agiscono sul Dna, quindi oltre alla mortalità immediata ci sono effetti a lungo termine. Quantificare il danno è molto difficile, perch‚ gli unici studi scientifici sono stati fatti dopo i test nucleari degli anni ’50 e i risultati sono segreti, ma si possono ipotizzare scenari veramente tragici”.
    PER I PESCI MUTAZIONI GENETICHE Il danno principale per l’ecosistema sono le mutazioni nel Dna degli organismi marini: “Il contatto con le sostanze radioattive puó provocare delle ‘mutazioni bizzarre’ nella progenie dei pesci – spiega al National Geographic Joseph Rachlin, direttore del Lehman Colleges Laboratory for Marine and Estuarine Research di New York – che si riflettono nella loro capacità di riprodursi.
    Ancora piu’ sensibili sono uova e larve dei pesci, che possono sviluppare mutazioni letali”.
    ALGHE E PESCI ACCUMULANO LE SOSTANZE RADIOATTIVE Gli isotopi principali che stanno contaminando l’area sono iodio e cesio, anche se si teme che anche plutonio e altri radionuclidi pesanti possano essere finiti in mare. Il primo non desta particolare preoccupazione perche’ ha un’emivita molto breve, mentre il cesio si dimezza in 30 anni, e il plutonio in tempi dell’ordine delle migliaia di anni: “Queste sostanze inoltre si accumulano nei tessuti, come altri inquinanti – spiega Greco – quindi e’ possibile trovare negli animali concentrazioni molto maggiori di quelle ambientali”. Secondo alcuni studi dell’Aiea un pesce esposto al cesio lo accumula per un fattore 100, mentre le alghe del genere Porphyra hanno un fattore 50 per questo elemento, mentre per il plutonio e’ addirittura 4mila. Anche i molluschi ed altri invertebrati come le meduse, per la loro caratteristica di ‘filtrare’ l’acqua, sono particolarmente a rischio.
    I RADIONUCLIDI ‘INTRAPPOLATI’ NEI SEDIMENTI Anche se le correnti e la grande massa d’acqua dell’oceano potrebbero diluire velocemente le sostanze radioattive, queste potrebbero restare intrappolate nei sedimenti sul fondo del mare: “I sedimenti sono la ‘memoria storica’ del mare – continua Greco – tutto quello che e’ presente nella colonna d’acqua prima o poi finisce sul fondo, e li’ rimane, entrando a poco a poco nella catena alimentare. Questo vuol dire che gli effetti potrebbero durare anche migliaia di anni, nel caso degli elementi piu’ pesanti”.

    E le fuori uscite di materiale radioattivo CONTINUANO! Se poi sono state trovate, l’anno scorso, particelle allo iodio radioattivo nelle alghe giganti (Macrocystis pyrifera) di alcuni campioni prelevati in California (da Laguna Beach a nord fino a Santa Cruz), chissà nelle zone limitrofe del giappone com’è la situazione.

  • # 59
    Fabio Meloni
     scrive: 

    Immagino che quindi il Comitato mangi il pesce di Fukushima tranquillamente…
    La diluiziono non e’ immediata, fauna e flora delle immediate vicinanze sono soggette a dosi elevate di radiazioni. La flora magari non si sposta, ma la fauna si, migra o viene a nutrirsi nelle zone contaminate, trasportando con se residui radioattivi, e quella roba che nella teoria dei numeri dovrebbe essere diluita ce la ritroviamo sulle tavole di tutto il mondo.
    Contenti voi…
    Torno a ripete, tutte le teorie del mondo non possono nascondere il fatto che questo tipo di tecnologia e’ vecchia (l’acqua calda e’ stata scoperta da un po’), pericolosa ed economicamente e socialmente controproducente.
    L’unica nota positiva e’ dal punto di vista darwiniano qualche dose di radiazioni potrebbe produrre mutazioni che in qualche modo mettano del sale in zucca al genere umano. Ma purtroppo ci vorranno diversi milioni di anni!

  • # 60
    Comitato Nucleare e Ragione
     scrive: 

    @zephyr83:

    se citi una fonte cerca almeno di non fare un taglia e cuci solo per portare acqua al tuo mulino: la prima parte dell’articolo da te linkato infatti espordisce dicendo:

    … Anche se la diluizione dovrebbe mettere al riparo le aree lontane dall’impianto, per l’ecosistema della regione la crisi potrebbe sfociare in una vera tragedia, destinata ad avere ripercussioni per molti anni….

    l’articolo è dell’aprile 2011, stando ai fatti ancora nessun godzilla è emerso dalle acque di Fukushima, dove la pesca, come la balneazione, sono consentite a tratti, salvo temporanee chiusure, come in seguito alle recenti perdite di acqua contaminata. L’effetto di diluizione solo nella zona prospicente la centrale, fatto nel nostro semplice calcolo nel commento precedente porta a valutare con una stima cautelativa un aumento del 10% rispetto al fondo di radioattività naturale. Di certo la diluizione avviene su di un volume di acqua maggiore. Ad ogni modo il passaggio da concentrazione ambientale a dose assorbita dall’organismo (sia animale o umano o vegetale) non è banale e richiede calcoli più complessi. Ad ogni modo il pescato viene costantemente monitorato e, laddove i valori di concentrazioen fossero oltre la soglia accettabile, questo non sarebbe venduto.

    L’articolo poi conclude:

    IL PRECEDENTE DI CHERNOBYL Nel caso di Chernobyl non ci sono state ripercussioni su ecosistemi marini, tutti troppo lontani dal luogo dell’incidente. In laghi e altri bacini chiusi, pero’, uno studio dell’Onu ha trovato tracce di sostanze radioattive nei pesci ancora nel 2000, 14 anni dopo il disastro.

    trovare delle tracce di radionuclidi che, come il Cs-137, hanno un tempo di dimezzamento di circa 30, dopo 14 anni, non deve sorprendere per nulla. Questo non vuol dire che questi animali abbiano sofferto delle mutazioni. Basta ricordare il caso recente dei cinghiali “radioattivi” in Val Sesia. Nella loro carne è stata trovata una concentrazioen di radioisotopi superiore a quella ammessa per la commercializzazione, ma erano pur sempre cinghiali con quattro zampe.

  • # 61
    Pierluigi Totaro
     scrive: 

    Prima che qualcuno pubblichi i link di articoli allarmistici con presunte foto di frutta e verdura deformi provenienti dalla municipalita’ di fukushima, sappia che si tratta di immagini che nulla hanno a che vedere con la radioattivita’ rilasciata dagli incidenti alla centrale. Quegli articoli sono gia’ stati da tempo sbufalati.
    Verdure dalle forme bizzarre si trovano anche nel fruttivendolo sotto casa, senza tirare in ballo mutazioni genetiche o chissa’ cos’altro.

  • # 62
    Enrico Brandmayr
     scrive: 

    @Fabio Meloni:

    a parte il fatto che sono i giapponesi a mangiare i nostri tonni e non il contrario, io mi preoccuperei molto più di alcune mozzarelle di bufala o verdure campane che del pesce Giapponese. Ma come è stato detto nel precedente commento, in Giappone come in Italia i controlli sulla radioattività nel cibo sono molto rigorosi e ben più capillari dei controlli per altre sostanze tossiche ma anche più dannose.

    Quanto alla fauna marina delle acque più lontane dalla centrale, l’articolo scientifico al link seguente (http://www.pnas.org/content/early/2013/05/30/1221834110.abstract) porta l’esempio di contaminazione di alcuni tonni pinna gialla pescati in California, e conclude che la dose di radiazione assorbita mangiandone una porzione media (200 g) sarebbe pari al 5% della dose assorbita mangiando una comune banana, dunque in definitiva irrilevante per la salute umana.

  • # 63
    Mic
     scrive: 

    portare chernobyl come esempio di non affidabilità del nucleare.. vuol dire non aver capito proprio niente.. ma proprio NIENTE

    ma lo sapete almeno che neanche se mettevano un estremista islamico alla console veniva fuori una porcata così grande?

    in una centrale che era
    – vecchia come il cucco
    – del tipo più delicato e, di conseguenza, potenzialmente pericoloso
    – con i sistemi di sicurezza spenti (inclusi quelli di “riserva secondaria dell emergenza”)
    – con gli ingegneri che si e no avevano ricevuto la prima busta paga
    – che per tutto la giornata era stata fatta andare su e giù di potenza (e questo, creava problemi)
    – con praticamente tutte le barre di controllo tolte

    voi mi volete dire.. che chernobyl è il simbolo di come il nucleare sia insostenibile?
    io ci vedo solo il simbolo di cosa possono arrivare a combinare gli uomini sbagliati nel posto sbagliato

    fonte:http://en.wikipedia.org/wiki/Chernobyl_disaster

    adesso gentilmente, provate a cercare di parlare solo di fukushima (tema dell articolo)
    che cominciano a sembrare infantili queste teorie del complotto

    è possibile poi che lo schiaramento dei massoni che si sono venduti al dio atomo riesca sempre a documentare le proprie fonti in maniera direi professionale (IAEA, tepco, AESJ)
    invece quello degli hippie con diploma da scuola serale tiri fuori corriere della sera e repubblica?
    grazie della lettura

    ps ovviamente ho usato molte iperboli e provocazioni, spero non ci siano problemi, ma mi sembrava semplicemente che in questa maniera il messaggio riuscisse a penetrare anche nelle teste di marmo

  • # 64
    zephyr83
     scrive: 

    @Comitato Nucleare e Ragione

    Ho messo il link proprio per non voler omettere nulla, ho riportato solo la parte che interessava alla discussione!

    … Anche se la diluizione dovrebbe mettere al riparo le aree lontane dall’impianto, per l’ecosistema della regione la crisi potrebbe sfociare in una vera tragedia, destinata ad avere ripercussioni per molti anni….

    A me pareva una parte superflua, ma in ogni caso non si può smentire e dopo spiega anche il perché. Nessuno ha parlato di godzilla, altro tipico modo per sminuire la faccenda che dimostra quanto siate in malafede. Provo a riportarlo

    “Il contatto con le sostanze radioattive puó provocare delle ‘mutazioni bizzarre’ nella progenie dei pesci – spiega al National Geographic Joseph Rachlin, direttore del Lehman Colleges Laboratory for Marine and Estuarine Research di New York – che si riflettono nella loro capacità di riprodursi.
    Ancora piu’ sensibili sono uova e larve dei pesci, che possono sviluppare mutazioni letali

    Parla di possibilità di mutazione in particolare riferimento alle capacità di riproduzione e parla il direttore del Lehman Colleges Laboratory for Marine and Estuarine Research di New York (non un giornalista qualsiasi).
    Inoltre poi continua con i radionuclidi “intrappolati” nei sedimenti che rende vanifica in parte la scusa della diluizione.
    E la parte finale Chernobyl è servita a dimostrare come il problema perduri nel tempo.
    Inoltre continuo a sottolineare come su fauna e flora marina fenomeni di mutazione possano avvenire più facilmente rispetto a un cinghiale. E per mutazione non si intende certo una alga assassina! So che fa comodo buttarla sul banale ;)

  • # 65
    zephyr83
     scrive: 

    @Enrico Brandmayr

    non si deve mica pensare in maniera semplicistica soltanto alle dirette conseguenze sulla salute umana. Il brutto del “nucleare”, anzi della radioattività è che non si possono prevedere gli effetti a lungo termine. è qualcosa di non affrontabile direttamente che subiamo e basta, per questo fa così “paura”. Sono sciocchi i confronti con altri incidenti come quello del Vajont o fare il conto delle vittime del terremoto (come fatto da qualche utente oppure dall’articolo stesso). Questi sono eventi che si verificano e in pratica finiscono li, si quantificano e si riesce ad andare avanti. Con un disastro nucleare invece non è così. Per quante generazioni si dovrà tenere sotto controllo quella centrale? per quanto continuerà a “produrre radiazioni”? Come fai a prevedere l’impatto che avrà tutto quel materiale radioattivo rilasciato su fauna e flora marina?
    Il fatto poi che ci si debba preoccupare anche delle mozzarelle di bufala o altro non sminuisce certo la pericolosità che porta con se il nucleare. Non è che se c’è una cosa che fa male allora possiamo accettarne anche altri. Vanno affrontate e possibilmente risolte entrambe.

    @Mic
    Purtroppo l’uomo non è una macchina perfetta e può sempre sbagliare! Visto che le centrali nucleari (come qualsiasi altra cosa) sono gestite da uomini c’è sempre un rischio. Anche l’ultima fuoriuscita di materiale radioattivo da fukushima è stata dovuta più a un errore umano prevedibilissimo. Gli errori commessi servono da lezione per non esser più ripetuti, il problema è che la lezione da imparare può avere conseguenze troppo gravi.
    Ci sono stati finora solo 3 incidenti gravissimi riguardo alle centrali nucleari ma con conseguenze enormi. Per quanto tempo ce li porteremo dietro? Il fatto che sia colpa di stupidi uomini o di un evento naturale poco probabile non cambia nulla anzi dimostra quanto queste cose siano poco gestibili dall’uomo.
    Io cmq tutto questo accanimento pro nucleare non lo capisco! Ce n’è così bisogno davvero? Non possiamo farne a meno? I pochi vantaggi sono davvero così superiori ai tanti svantaggi portati da questa tecnologia? Ma non sarebbe meglio impiegare tutte queste risorse verso un tipo di nucleare diverso? E per un nucleare diverso non c’è mica bisogno di continuare a costruire centrali a fissione!!!

  • # 66
    Comitato Nucleare e Ragione
     scrive: 

    @Zefyr83

    Ci scusiamo di aver dato l’impressione di banalizzare, non era il nostro intento, semplicemente alcuni di questi commenti off topic meriterebbero una discussione più approfondita ed esaustiva che va oltre le possibilità di questi rapidi commenti. L’intento della risposta, usando l’iperbole di godzilla, era di evidenziare che non ci sono rischi immediati per la salute umana derivanti dalla possibile contaminazione della catena alimentare, come poi evidenziato in uno dei commenti precedenti.

    L’articolo da te citato come noti non parla di dosi assorbite e di quale sia la soglia oltre la quale si verificano tali mutazioni nei pesci o nelle larve o uova. Ciò è comprensibile, dal momento che, come tu stesso sottolinei in #65, gli effetti stocastici, ovvero di lungo termine, delle radiazioni, sono noti con grossi margini d’incertezza per l’uomo, vieppiù per gli animali più piccoli ed i microrganismi. Che il problema della contaminazione perduri nel tempo è un dato fisico, correlato al tempo di decadimento dei diversi radionuclidi. L’entità e la durata del problema connesso ad un possibile danno biologico sono molto più incerte, ma in genere durano meno del problema di contaminazione in sé, visto che il ciclo vitale di pesci e alghe è in genere più breve (ovviamente dipende dai pesci, ci sono anche pesci piuttosto longevi). Questo grazie al fatto che la contaminazione del mare è circoscritta, dunque si può verosimilmente attendersi che anche l’assorbimento da parte di flora e fauna marine sia circoscritto.
    Cio non preclude il fatto che localmente questo possa determinare una catastrofe ambientale, qualora le concentrazioni di radionuclidi nelle zone circostanti la centrale dovessero aumentare.
    Riteniamo però non sia il caso di approfondire questo tema in questa sede. Ci preme solo sottolineare che la valutazione rispetto alle fonti di energia deve essere inevitabilmente fatta sulla base del rapporto costi-benefici. I costi ambientali (se di questi ora si vuole parlare) di petrolio e carbone (per fare un esempio) non sono irrilevanti e per certi aspetti possono avere effetti di lunga durata al pari della contaminazione nucleare (si pensi a quanto poco sappiamo ancora delle conseguenze della concentrazione di CO2 sul clima e sulla cancerogenesi, o per quanto tempo un tratto di costa invaso dal petrolio possa essere precluso alla vita). Sono tutte conseguenze che vanno attentamente valutate, dal momento che di energia abbiamo crescente bisogno per sostenere il nostro sempre più energivoro stile di vita, e valutate possibilmente senza pregiudiziali.

  • # 67
    Mic
     scrive: 

    @zephyr83
    più che altro.. io almeno penso questo:
    le rinnovabili non possono coprire il fabbisogno completo (anche se ovviamente un ruolo importante lo dovranno avere sempre di più) per motivi di capricci naturali e discontinuità in generale (spero mi si riesca a capire)

    l’idroelettrico è ottimo.. peccato solo che per noi comporta vantaggi solo grazie all energia elettrica svenduta delle centrali francesi che di sera ci permette di ripompare l’acqua alla fonte

    e l’unica cosa che resta (tralaltro la fonte energetica mondiale maggiore)… è il termoelettrico
    e, forse lo trovo più odioso di altri, per il fatto che fin da bambino ho sempre trovato insopportabile l’odore di fumo..
    ma preferisco di gran lunga l’uranio al petrolio (anche perchè l’uranio non lo metto nella macchina, e quindi più petrolio disponibile = minore prezzo della benzina)

    ovviamente non sto dicendo che andare a meno di 100km da chernobyl sia un aerosol! anzi
    però prova anche a tenere a mente che 1 grammo di “combustibile nucleare” produce la stessa energia di 15 quintali di carbone

    poi giustamente uno pensa: in futuro con le nuove tecnologie *inserire promessa fantasmagorica*
    si, peccato però che bisogna pensare al cosa fare oggi!
    non voglio aspettare il 2030 perchè tutto sia solare
    e nel mentre magari ho i polmoni che sono diventati neri

    tralaltro, prova a documentarti sui vari tipi di reattori (ammesso che sappia già qualcosa sull argomento)
    prova a vedere se, negli ultimi anni, si sono registrati incidenti con i reattori canadesi CANDU, oppure con quelli di terza generazione
    fammi sapere dopo :)

  • # 68
    Barbaro
     scrive: 

    @ Zap: sei quello che posso definire un ignorante. Impara a contare fino a 20 senza usare le dita di mani e piedi.
    Da quello che mi risulta alcune delle persone vicine a tale comitato sono già emigrate all’estero da anni per raffinare la loro preparazione scientifica.
    E lo sai perchè? Perche l’Italia è oramai in mano alle capre, ai parassiti sociali ed ai codardi come voi, il cui unico scopo nella vita è di nascondersi dietro alle colpe del precedente governo.
    Informati prima di parlare. Per padroneggiare la fisica ci vuole tempo. Non ci si sveglia la mattina con la soluzione in tasca, come succede a voi sapienti soloni della moderna società.

  • # 69
    Albert
     scrive: 

    “Il brutto del “nucleare”, anzi della radioattività è che non si possono prevedere gli effetti a lungo termine.” — così scrive @Zephyr83.

    Spunto interessante, @Zephyr83!

    Il pianeta su cui viviamo, indipendentemente dal “nucleare” umano è immerso in un mare di radiazioni ionizzanti. Ci sono i raggi cosmici che piovono senza sosta sulle nostre teste, ed il radon nelle nostre cantine — per dirne due. Da quando la vita ha cominciato ad esistere sul pianeta, gli organismi sono stati soggetti all’interazione con le radiazioni ionizzanti. Ci sono anche teorie interessanti su come l’evoluzione sia stata influenzata da questa interazione.

    Ma come interagiscono le radiazioni ionizzanti con gli organismi viventi, per indurre questi effetti a lungo termine? Più o meno così (la farò semplice, ma comunque corretta): una particella carica, un fotone, o un neutrone interagiscono con la doppia elica del DNA in una cellula, causandone la rottura. In seguito a questa rottura, ci sono tre opzioni: il DNA si ripara (e amici come prima), il DNA non si ripara e la cellula muore (pazienza, ne muoiono a milioni senza alcun effetto sul nostro organismo), oppure si ripara male e può dare origine a qualcosa di nuovo. Per lo più il qualcosa di nuovo è una cellula tumorale. Ma può anche darsi che il qualcosa di nuovo non sia necessariamente causa di morte dell’individuo. Ora, se questo qualcosa di nuovo accade, per dire, nel DNA di una cellula del tuo fegato: ciccia. Ma se accade, per dire, nello spermatozoo che tra milioni di amici troverà casa nella sua compagna? Probabilità limitatissima (ed indimostrabile!), ma possibile, certo. E magari ti nasce un figlio con tre gambe… salvo che in tutto il mondo, non ci sono ancora stati casi di bambini con tre gambe in seguito all’esposizione alle radiazioni dei genitori. Nel frattempo, però, è bene ricordare che questo meccanismo di danneggiamento del DNA non è dovuto solo alle radiazioni ionizzanti (per lo più presenti in natura, senza nucleare umano!), ma anche ad altri fattori, ad esempio chimici. Ed ahimè, questi effetti — chimici — sono ben noti e studiati (mai sentito parlare del Talidomide!? Ecco, una lettura interessante!).

    E’ bene ricordare, prima di sentire gli ululati di chi dice “ecco, le radiazioni causano i tumori!”, che (1) il DNA si rompe, o si combina male, o via dicendo, ad un ritmo costante nelle cellule del corpo di chiunque, indipendentemente da tutto. (2) poi ci sono i fattori di rischio, quelli che aumentano questa possibilità: il fumo, ad esempio, poi il consumo di alcool, il sesso orale, l’inquinamento, il benzene, molta chimica!, il radon in cantina, i raggi cosmici quando ti fai un viaggio in aereo, i raggi alla cervicale quando cerchi di fregare l’assicurazione con un colpo di frusta fasullo… Le radiazioni da nucleare umano, stanno molto molto molto in fondo a questa lista. Talmente in fondo, che non si vedono. E’ una questione di matematica, rassegnatevi.

    Ma, ironia della sorte, tutti questi effetti, queste possibili mutazioni indotte da molte cose, e molto più spesso dal caso, hanno generato quel fenomeno che chiamiamo “evoluzione”. Senza errori nella replica del DNA, saremmo ancora amebe (anche se il cervello di alcuni esseri umani sembra non togliere il dubbio). Quindi, che le mutazioni genetiche — di cui il nucleare umano non è ahimè in alcun modo responsabile — sono in realtà una bella cosa. E credere che tra un milione di anni ci saranno ancora gli esseri umani come li immaginiamo oggi — è una favoletta per attivisti di Greenpeace!

    Per finire: le radiazioni ionizzanti ci sono sempre state, ed hanno contribuito all’evoluzione (nel bene) ed alla morte di alcuni individui (nel male), allo stesso modo in cui — con effetti molto maggiori — altre cause naturali hanno fatto. Tra le attività umane, il nucleare ha ben poca responsabilità. Se proprio ci sono radiazioni pericolose di natura umana, sono le radiografie inutili, il fumo di sigaretta, il particolato radioattivo, i viaggi aerei. Altri fattori di rischio sono talmente più importanti, da rendere invisibile (omeopatico, direi con una battuta che spero di non dover spiegare) l’effetto delle radiazioni ionizzanti da nucleare umano.

    Gli effetti a lungo termine delle modifiche del DNA non si possono prevedere: si chiamano evoluzione. E non hanno alcuna correlazione con Fukushima. Mi dispiace.

  • # 70
    zephyr83
     scrive: 

    @Mic
    Io spero in un nucleare dove non si usino uranio e plutonio e non si producano tutte queste scorie radioattive che non si sa ancora dove mettere.
    E più che sul modo di produrre più energia spero si trovi il modo di immagazzinarla in maniera più efficiente e meno costosa.
    Continuo ancora a non capire la fissa per l’attuale nucleare che ha svantaggi enormi. Vero che il petrolio non è meglio, ma come ho già detto questo non diventa una scusante.

    @Albert
    Lasciamo stare va che è meglio!!

  • # 71
    Blobay
     scrive: 

    Io credo che qui si stia perdendo il senso di cosa sia la radiazione nucleare.
    Il fatto che si possa diluire, non vuol dire che questa scompaia. Semlicemente si “somma” al fondo naturale. Benissimo, questo è talmente basso…
    Nient’affatto, perchè il giorno dopo se ne sommerà altrettanta. Così il giorno dopo ed il giorno dopo ancora, per molti secoli a venire.
    Vorrei rammentare a tutti che, come già ribadito, 2 sole centrali hanno raddoppiato le radiazioni prodotte dall’uomo. Ora sta arrivando la terza…
    La radioattività si comporta in maniera non troppo dissimile dalla diossina, la quale non è “biodegradabile” e quindi non muta in qualcosa di non cancerogeno. La bonifica dei terreni inquinati da diossina, è fatta semplicemente rimuovendo terra inquinata stoccandola, ripristinandola poi con terra “pulita”.
    Ora vi pongo questo quesito: sversereste mai diossina in mare (benché sotto i limiti) per qualche decina d’anni (solo per cominciare), asserendo “tranquilli è tutto a posto, verrà diluita negli oceani?” Credo che quantomeno qualcuno si porrebbe delle domande…
    Paradossalmente il problema dei fumi da ciminiera potrebbe essere risolto, in gran parte, semplicemente rimboschendo le foreste. Ovviamente invece siamo talmente tanto stupidi da abbatterle, ma questa è un’altra storia.
    Quale contromisura si potrebbe invece prendere contro un inquinamento da radiazioni prolungato?
    Se non ci fosse più l’uomo a creare sarcofaghi su sarcofaghi a Chernobyl, che cosa ne sarebbe di questo pianeta?
    Se non ci fosse chi continuamente apportasse acqua presso i reattori di Thre mile island e Fukushima, semplicemente perchè sarebbe “controproducente”, che cosa succederebbe?
    Quello che voglio affermare (e qui intendo chiudere i miei interventi) è che abbiamo una visione decisamente miope dei problemi. Ci preoccupiamo solamente dell’uomo e dell’immediato. Personalmente non ho figli e qualche volta ringrazio il cielo di questo, perché pensare di scaricare sulle prossime generazioni tutta la somma di errori che stiamo commettendo, mi farebbe uscire di testa.
    Per il resto ben venga la ricerca su fonti nucleari “intelligenti”, sicure con criteri tali da rispettare il pianeta che ci sostiene anche nelle prossime generazioni.
    Saluti

  • # 72
    banryu
     scrive: 

    @Albert:

    E’ bene ricordare, prima di sentire gli ululati di chi dice “ecco, le radiazioni causano i tumori!”, che (1) il DNA si rompe, o si combina male, o via dicendo, ad un ritmo costante nelle cellule del corpo di chiunque, indipendentemente da tutto. (2) poi ci sono i fattori di rischio, quelli che aumentano questa possibilità: il fumo, ad esempio, poi il consumo di alcool, il sesso orale, l’inquinamento, il benzene, molta chimica!, il radon in cantina, i raggi cosmici quando ti fai un viaggio in aereo, i raggi alla cervicale quando cerchi di fregare l’assicurazione con un colpo di frusta fasullo…

    Il sesso orale sarebbe un fattore di rischio?
    Emh… perchè? :)

  • # 73
    Albert
     scrive: 

    @banryu

    Si, il sesso orale e’ un fattore di rischio.

    http://edition.cnn.com/2013/06/03/health/hpv-oral-cancer-explainer/index.html

  • # 74
    Pierluigi Totaro
     scrive: 

    @Blobay:

    Riguardo alla tua affermazione:
    “Io credo che qui si stia perdendo il senso di cosa sia la radiazione nucleare.
    Il fatto che si possa diluire, non vuol dire che questa scompaia. Semlicemente si “somma” al fondo naturale. Benissimo, questo è talmente basso…
    Nient’affatto, perchè il giorno dopo se ne sommerà altrettanta. Così il giorno dopo ed il giorno dopo ancora, per molti secoli a venire.
    Vorrei rammentare a tutti che, come già ribadito, 2 sole centrali hanno raddoppiato le radiazioni prodotte dall’uomo. Ora sta arrivando la terza…”

    Mi pare che quello che sta perdendo il senso di cosa sia la radiazione nucleare sei tu.
    Mi spiace contraddirti, ma l’irrilevanza della radioattivita’ dovuta alla diluizione, di cui si e’ parlato prima, tiene gia’ conto del perdurare nel tempo della radioattivita’ stessa! Con la sola differenza che la radioattivita’ naturale e’ piu’ o meno costante nel tempo, mentre la radioattivita’ prodotta dall’evento in questione, oltre ad essere gia’ oggi irrilevante, lo sara’ sempre di piu’ con il passare degli anni, perche’ all’effetto diluitivo si sommera’ anche quello dovuto alla decadimento degli elementi radioattivi.
    Il fatto che un residuo di radioattivita’ (lo ripeto, in quantita’ irrilevanti rispetto ai valori naturali) permanga nell’ambiente per decenni – mettiamo anche per secoli o millenni- non significa affatto che l’eventuale dose assorbita da un essere vivente (ammettendo che questo viva per l’eternita’) cresca all’infinito.
    Volendo fare un esempio matematico, la questione e’ analoga a quella per cui la somma infinita dei termini di una serie numerica non necessariamente tende all’infinito.
    Quanto fa 1+1/2+1/4+1/8+1/16+1/32+1/64 … … ? Anche proseguendo all’infinito, il numero finale si avvicinera’ al valore 2, senza mai superarlo. Provare per credere.
    E’ un paradosso noto fin dai tempi degli antichi greci.

    Riguardo alla tua affermazione secondo la quale con gli incidenti agli impianti di produzione di energia nucleare si sarebbe raddoppiata la quantita’ di radiazioni immessa dall’uomo nell’ambiente: non mi sento di smentire il dato, tuttavia mi piacerebbe avere una fonte.
    Tuttavia quand’anche cio’ fosse vero, rimarrebbero immutati i seguenti due fatti:
    1) Come gia’ detto, si tratterebbe di una quantita’ di radiazione complessivamente irrilevante
    2) Al contrario, l’altra meta’ di radiazioni prodotta dall’uomo, quella che tu non nomini…beh, quella si’ non sarebbe per nulla irrilevante, essendo essa non diluita in tutto l’ambiente, bensi’ localizzata e’ volutamente indirizzata, in maniera puntuale e mirata, verso centinaia di migliaia di cittadini: in alcuni casi cio’ ha permesso di salvare numerose vite (radioterapia), in altri casi ha avuto benefici effetti diagnostici (lastre, TAC, scintigrafie), in altri ancora ha determinato solo ingenti dosi di inutile radiazione.

    Pierluigi

  • # 75
    Mic
     scrive: 

    @zephyr83
    e ti ri-invito: guarda cosa riesce a fare un reattore CANDU
    riesce a “bruciare” le scorie delle altre centrali nucleari (eliminando in un colpo solo scorie, e plutonio!)

    e non per ultimo, può impiegare torio che (stando a wiki) è abbondante tanto quanto il piombo e -relativamente- facile da reperire

    e stando sempre a wiki (http://en.wikipedia.org/wiki/Nuclear_power_accidents_by_country#Canada) nessun reattore di questo tipo ha mai avuto problemi finora

    se non mi sbaglio anche i futuri reattori dovrebbero avere qualità paragonabili, ma non mi sono informato precisamente

    ps ovviamente io sto facendo un discorso generale.. qui in italia penso che neanche il comitato si azzardi a pensare a una ri-introduzione dell’atomo, considerando la demenza politica e mafiosa

    pps bello il paradosso dei numeri infiniti

  • # 76
    Enrico Brandmayr
     scrive: 

    @Mic: quant’è vero! purtroppo l’incapacità dei politici italiani decade molto più lentamente di qualsiasi isotopo radioattivo… altrimenti in Italia si potrebbe fare un discorso serio sulla politica energetica almeno per il futuro.

  • # 77
    Albert
     scrive: 

    L’argomentazione delle scorie è pretestuosa.

    “Non si sa dove metterle” — scrive qualcuno nei commenti qui sopra. Sarebbe stato più corretto, e certamente più onesto, se si fosse scritto “Io non so dove metterle”. La qual affermazione sarebbe stata un’umile e rispettabile ammissione d’ignoranza, invece d’una grassa dichiarazione ignorante.

    La gestione delle scorie, o più propriamente del combustibile nucleare esausto, è un processo ben definito, studiato in tutti i suoi aspetti, e standardizzato. Una gestione di routine da ormai decine d’anni.

    — E se ci pensate un po’ su, non potrebbe essere altrimenti! Reattori nucleari esistono e funzionano in tutto il mondo dal secolo scorso. E da qualche parte, fino ad oggi, le barre di combustibile esausto devono pur averle messe, o no? Quindi scrivere “non si sa dove metterle” è un’affermazione un po’ cretina. Così, giusto per logica, senza dover aver bisogno di alcuna competenza scientifica.

    Che poi, a dir le cose per bene, non esiste una cosa come “le scorie”, tipo “rifiuti solidi urbani”. Si tratta di un sistema complesso, che non si può ricondurre ad un solo tipo di oggetto. Quando una barra viene estratta dal nocciolo di un reattore per essere sostituita, a vederla è tale e quale ad una barra nuova. Ovvero, per fugare qualche dubbio, non si tratta di oggetti maleodoranti e mollicci (tipo cacca, per capirci). Ma di qualcosa simile ad un fascio littorio di tondini di ferro (e se mi date del fascista per questo paragone, vi sbagliate di tutto tondo).
    Figura: http://www.bluecastleproject.com/files/fck_uploaded_files/Reactor.gif

    Non so bene quanto possiate essere interessati al processo di gestione delle barre esauste. Magari su Appunti Digitali potrebbero farci un post. Il sito della IAEA è un buon punto di partenza per saperne di più: infatti, tutto il processo è sorvegliato dagli ispettor nucleari dell’ONU (oltre che dalle autorità nazionali, ed in Europa anche dall’Unione Europea).

    Per fare breve una storia lunga, una parte del materiale estratto viene riprocessata ed usata in nuovi reattori (nei reattori di quarta generazione questa frazione aumenta notevolmente). Una parte viene invece processata e stoccata. Lo stoccaggio avviene in diverse fasi, e la fase finale consiste nel repositorio geologico. E qui grida di sdegno: ecco le mettete sottoterra ed inquinate il pianeta per milioni di anni! — Ecco, vi dirò, se si potesse fare lo stesso con i gas di scarico delle automobili, con i fumi delle centrali a combustibile fossile, con le scorie delle industrie e via dicendo, se si potessero mettere sotto terra, in modo altrettanto sicuro di quando si fa con la parte di combustibile nucleare esausto che va nel deposito, ecco, sarei favorevole al carbone, al petrolio, al gas. La verità è che le altre industrie scaricano la loro cacca nell’aria, il nucleare la cacca sua invece la sa custodire.

    Infine una parola sul “nucleare senza uranio e senza plutonio”, che sa un po’ di slogan rifondarolo dei tempi di Berinotti (senza se e senza ma). Immagino si suggerisca la fusione. Altro argomento che si merica un capitolo a parte. Mi limito a dire: è assolutamente falso che la fusione non produrrebbe “scorie”. Fa la cacca anche la fusione, come del resto tu, io, quelli di Nucleare e Ragione ed anche l’ottimo Alessio Di Domizio. Ogni attività umana fa la cacca, signori miei. A voi la scelta, camminarci sopra, respirarla o saper dove metterla?

  • # 78
    Blobay
     scrive: 

    Fonte citata:
    http://www.galileonet.it/articles/4c32e1305fc52b3adf00083c

    La decadenza dipende ovviamente dai materiali fissili presenti, a partire dall’uranio 235, che non si misura in giorni, né in anni, quindi la serie numerica andrebbe a farsi benedire… quantomeno nelle coste limitrofe.
    Dipende da cosa si sverza e da cosa sia stata contaminata l’acqua di raffreddamento, se è venuta a contatto diretto col combustibile (non mi è chiaro questo punto), ecc.
    A tal proposito credo che da parte vostra potrebbe essere utile un chiarimento in tal senso, per quanto di vostra competenza/conoscenza, dato che la confusione sembra regni sovrana.

    Comunque mi ripeto: sversereste materiale “inquinante” in mare, qualunque fossero le quantità? Per quanto tempo? A seguito di quali processi?
    Dalle parti mie, se si versano liquami fecali non trattati in precedenza in depuratori, si rischia la galera. In Giappone forse no?

    Infine ribadisco che non vorrei fare il pignolo. Non è mia intenzione voler convincere nessuno, mi sembra però che il discorso vada affrontato in maniera più ampia.
    L’impressione che dal comitato ricevo, è quella di voler “minimizzare” (prendete la parola con le pinze) l’incidente, per promuovere un nuovo investimento di ricerca in Italia.
    Personalmente sono a favore di qualsiasi tipo di ricerca, dal nucleare alle staminali, è sulle applicazioni che pongo dei paletti.
    E con questo intenderei chiudere i miei interventi.
    Saluti

  • # 79
    Mic
     scrive: 

    @Blobay
    ecco, questa è l’esempio di come si provano le proprie opinioni

    tuttavia(partendo dal presupposto che i dati siano giusti), ad esempio il paragone che si fa fra le emissioni radioattive di centrali nucleari e a carbone mi sembra leggermente.. una caduta di stile
    cioè mi spiego:
    sembra quasi che una centrale nucleare inquini 10 volte più di una a idrocarburi
    senza fare menzione alcuna invece a zolfo, CO2 e ossidi di azoto

    per il resto tornando a quello che dicevi.. considera che (almeno per quello che ne so io) MAI è stato rilasciato uranio, o plutonio
    neanche a chernobyl (http://en.wikipedia.org/wiki/File:AirDoseChernobylVector.svg)
    “solo” trizio e cesio

    per il resto, certamente quello che dici ha un suo senso
    secondo me cmq semplicemente: se uno è contro vedrà il comitato come corrotto e in malafede (a prescindere che ci lavori einstein o bohr)
    se invece uno è pro.. (non vorrei far partire flame..) ma di solito se ne intende e nel 95% dei casi, sa cos’è l’emivita

  • # 80
    Aleksiej Comnen
     scrive: 

    @Blobay

    …e a chiunque possa interessare

    Ciao,

    nel post trovo specificate con estrema chiarezza le principali sorgenti radioattive contaminanti l’acqua protagonista delle perdite in questione: Cesio-137 e Trizio, beta-emettitori in generale. Come da fonti citate, dove sono consultabili numerosi ed interessanti dettagli.

    L’Uranio-235, quando non fissiona, decade emettendo radiazione-alfa, ovvero radiazione ionizzante avente natura corpuscolare, di massa pari ad un nucleo di elio. Salvo ingestione/inalazione (il tabacco contiene un noto emettitore alfa) tale tipo di radiazione è dannosa solo in alcuni casi limite ed è facilmente frenata/bloccata.

    Mettiamola così, se prendessero tutto l’uranio che c’è nei reattori di Fukushima, lo “grattugiassero” o lo riducessero in polvere e poi lo disseminassero nel tratto di mare che va da Cattolica alla foce del Po, io il giorno stesso me ne andrei in spiaggia a Rimini e con il bel tempo mi farei una nuotata. Se, invece, scarichi di ogni genere da anni inquinassero il Po ed i suoi affluenti o direttamente il mare, chi mai farebbe altrettanto?

    Alcune dritte che forse possono essere di aiuto per avere un’idea più concreta di quello che è il fenomeno della radioattività – complessità e limiti.

    Quando si parla di diluizione della radioattività, semplicemente si sottintende (magari non con la dovuta terminologia, ossia quella più rigorosa) che nel rapporto disintegrazioni al secondo su litri (o centimetri cubi o altre u.m. per un volume di liquido) diminuisce il numero di disintegrazioni al secondo oppure aumenta quello dei litri oppure entrambi i casi. La diminuzione dei becquerel è legata già in sé – per definizione – al decadimento della sorgente, per cui nel tempo, senza nuove e continue immissioni di elementi-sorgente/emettitori, che vanno via via disintegrandosi, la concentrazione della radioattività diminuirà inevitabilmente per l’effetto combinato del decadimento della sorgente stessa e della diluizione dei suoi elementi: semplicemente si avranno meno emettitori e a maggior distanza l’uno dall’altro. Solo così la radioattività “diluita” (Bq/l) si va a sommare a quella presente “naturaliter” in ogni litro del liquido diluente.

    Volendo poi conoscere gli effetti dell’interazione radiazione-materia in tale volume, nel tempo, andrebbero studiate le variazioni tenuto conto sia delle diverse caratteristiche degli elementi che costituiscono la sorgente di radioattività naturale sia di quelle degli emettitori “intrusi” (ogni tipo di isotopo ha un suo tempo di decadimento ed emette uno o più tipi di radiazione con energie diverse caso per caso).

    In ogni caso, salvo nuove e/o continue immissioni di emettitori, la radio-attività va attenuandosi nel tempo. Gli effetti secondari, che si potrebbero eventualmente protrarre oltre il tempo di esposizione (variabile fondamentale) dipendono dalle caratteristiche dei corpi/oggetti che hanno assorbito la dose e dalla dose stessa.

    Infine, nell’interazione radiazione-materia, come descrive il termine stesso, la materia “reagisce” alla radi-azione: se c’è massa c’è urto, se c’è energia c’è assorbimento, variazione di temperatura, trasformazione, ecc…in ogni caso la materia che circonda la sorgente funge anche da schermo alla medesima, nel senso che prima che la radiazione giunga ad una certa distanza in una direzione qualsiasi essa dovrà aver superato i precedenti “strati di materia” che le stanno davanti in quella direzione, ossia tutti quegli ostacoli che potrebbero assorbirla, rallentarla, fermarla.

    Insomma, l’acqua è uno dei migliori mezzi schermanti che si abbiano in natura, qualsiasi siano le caratteristiche della radiazione che la “contamina”.

  • # 81
    zephyr83
     scrive: 

    @Mic

    Anche Rubbia parlava di “bruciare” le scorie ma noi anziché provare ad ascoltare uno dei nostri scienziati ci stavamo preoccupando di comprare tecnologia americana o francese. Io non sono contrario al nucleare in generale, ma non agli attuali sistemi.

    @Albert

    Si si certo infatti le scorie non preoccupano nessuno!
    il trattamento di cui parli è COSTOSISSIMO e comporta sempre una serie di rischi! Inoltre dopo vanno ugualmente stoccati e anche qui i siti non sono molti e diversi si sono rilevati non appropriati, anche se in prima analisi considerati tali, ti dice niente Yucca Mountain? E il deposito di Asse in Germania?.
    Pensa è così banale e non problematica la questione che Margherita Hack parlava di spararle nello spazio se non fosse così costoso! E intanto si scoprono pure in Francia depositi abusivi di scorie nucleari mentre noi ce li teniamo ancora nelle centrali e ogni tanto ne spediamo un po’ in francia per trattarle ma sempre al mittente ritornano e quasi sempre negli stessi posti da dove erano partite.
    Eh no, non mi riferisco in particolare alla fusione, non ho una visione così limitata della cosa come altri, ma visto come argomenti sarebbe inutile andare avanti e cercare di imbastire una discussione sensata

  • # 82
    Albert
     scrive: 

    @Aleksiej Comnen

    Ottimo commento. Interessante anche la descrizione dell’acqua come shielding. Un buon punto di vista.

    @zephyr83

    Parliamo dell’idea — che attribuisci a Carletto Rubbia — del “bruciare” le scorie. Innanzi tutto, chi ha avuto l’idea per primo è stato un ricercatore di Los Alamos, un tale Bowman. Carlo è venuto dopo (ma con il caratteraccio che ha, mi sa che nessuno ha avuto il coraggio di dirglielo!). Il sistema, che qui qualcuno ha orripilmente chiamato “Rubbiatron” (idiozia tutta italiana, Carlo stesso lo chiamava Energy Amplifier), in realtà è meglio noto come Accelerator Driven System. Si tratta di un’idea geniale — sorpassata in qualche modo dai reattori di quarta generazione (anche se, a dire il vero, gli ADS sono considerati Generation IV). Le cosidette “scorie” in realtà non vengono “bruciate”. Si tratta piuttosto di indurre una trasmutazione di alcuni isotopi dalle vite medie molto lunghe in isotopi molto più radioattivi — e quindi dalle vite medie più brevi. Ironia della sorte, gli ADS creano molta più “radioattività”, ma la scala dei tempi si riduce notevolmente. Questo non toglie comunque la necessità dei repositori geologici. Inoltre, resta sempre necessario “trattare” le “scorie”. Se hai tempo, puoi leggere qualcosa su “Partitioning and Transmutation” — se hai dubbi, chiedi pure.

    Insomma, se la tua idea sono gli ADS, non credere siano molto diversi — sotto gli aspetti che tanto ti preoccupano — dai reattori “comuni”. Poi, se vuoi saperne di più (ma anche qui, questo sarebbe un post a parte), sarei ben felice di spiegarti: ho una certa competenza in materia :-P (chi mi conosce, sa!).

    Non mi piace parlare di chi non c’è più, per cui Margherita la lascio dove sta. Ma certo, lei era un po’ come Saviano. Ed io, a Margherita, non avrei mai detto come veder le stelle.

    Dici “infatti le scorie non preoccupano nessuno”. No, non preoccupano nessuno. Almeno nessuno che sappia di cosa sta parlando. Di nuovo, come del resto quando si parla di Fukushima, una cosa è dire che un certo problema è complesso e richiede un certo livello di attenzione, cura ed ingegno (“challenging” direi in inglese. in italiano? “stimolante”?), altro è dire “preoccupante”. Nella trattazione del combustibile esausto non vi è davvero nulla di “preoccupante”, pur essendo un problema complesso e certo intellettualmente stimolante.

    Permettimi infine di dubitare della tua affermazione: “E intanto si scoprono pure in Francia depositi abusivi di scorie nucleari”. Se sai qualcosa che non so, ti prego forniscimi una descrizione dettagliata. Che tu ci creda o meno, conosco gente che sarebbe interessata a vederci chiaro. Ma sono sicuro che non esistano “depositi abusivi” di “scorie” prodotte da centrali nucleari in Francia. Come scrivevo, il ciclo del “spent nuclear fuel” è strettamente monitorato da almeno tre autorità indipendenti in Europa: l’autorità statale, EURATOM e IAEA. Tutto è certificato e tracciato con la massima accuratezza. Non vi può essere diversione di materiale nucleare dalle centrali Francesi. Nemmeno se vuoi.

  • # 83
    poz
     scrive: 

    @stefan I CANDU possono funzionare a torio producendo scorie che diventano non pericolose in 1 secolo. Per il trizio ci sono sistemi di cattura del medesimo.

    Comunque la domanda che nessuno si è posto è: attualmente, considerando TUTTI i costi (estrazione e preparazione del combustibile, costruzione gestione e smantellamento del reattore, costruzione e gestione per un miglio d’anni (!) del deposito per le scorie) la produzione di energia elettrica tramite fissione è economicamente conveniente ?

  • # 84
    Enrico Brandmayr
     scrive: 

    @poz:

    non credo che nessuno si sia posto questa domanda. Anzi molti si sono dati una risposta (affermativa), benché il metodo di stima dei costi economici (che ovviamente debbono comprendere le esternalità negative da te citate) non è unanimemente condiviso. Ciò nonostante il dato reale è che nel mondo si continauno a costruire centrali nucleari, specie nei paesi in via di sviluppo, e questo risponde pragmaticamente alla domanda: infatti si investe in qualcosa di conveniente. In particolare dal momento che, a differenza di altre fonti, il nucleare ha costi d’investimento e di dismissione molto elevati e non è foraggiato da vagonate di miliardi di incentivi a pioggia.

  • # 85
    zephyr83
     scrive: 

    @Albert

    Io ho solo accennato a Rubbia per fare un esempio nostrano e ho messo “bruciare” fra virgolette, non ho approfondito l’argomento.
    Non sono contrario in toto al nucleare, così come non sono contrario a qualsiasi altra forma di energia a prescindere. Ci sono sempre i pro e contro da valutare! Con il nucleare attuale vedo più inconvenienti, soprattutto per quanto riguarda le scorie! I discorsi che fai tu sono belli ma “teorici” e si scontrano con la realtà che è ben diversa. La questione scorie è serissima e costosissima ed è questo ad aggravare la situazione maggiormente perché si sa che “l’uomo” spesso non si fa scrupoli badando più al soldo che al resto.
    Riguardo alla Francia forse ho beccato delle “bufale” ma ho trovato queste
    http://www.senzasoste.it/ambiente/nucleare-lo-scandalo-delle-scorie-francesi
    http://articoli.alessandroiacuelli.net/?p=230
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/13/francia-scorie-radioattive-nei-depositi-e-nelloceano-per-milioni-di-metri-cubi/292851/
    Non mi pare così facile e tranquilla la cosa come la fai tu!
    Inoltre non mi hai risposto sui depositi come quello di Asse in Germania e Yucca Montain negli USA. E le nostre scorie? Com’è che ancora non le abbiamo “sistemate”?

  • # 86
    Albert
     scrive: 

    @Zaphyr83

    Gli articoli sulla Francia si riferiscono ad un documentario trasmesso fu France 3, credo. Trovi tutto ben spiegato qui, punto per punto: http://decryptage.areva.com/scripts/pac/publigen/content/templates/Show.asp?P=57&L=FR

    I miei discorsi non sono certo teorici, perche’ da qualche parte, questo combustibile esausto e’ pur stato messo, sino ad oggi, proprio come ti ho spiegato. Mi chiedo come tu possa dubitarne. Supponiamo tu abbia una mela: dove la metti la metti, ma dove la metti quella sta! Se poi uno ti dice “‘ndo sta la mela?” e tu rispondi “l’ho mangiata e messo il torsolo nel cestino” e quello “ah! non sappiamo dove mettere il torsolo” e tu “ma no, l’ho messo nel cestino” e quello “oh! ed ora dove metteremo il torsolo!” e tu “t’ho detto che l’ho messo nel cestino, poi la mamma butta la spazzatura, quelli della municipalizzata la raccolgono, siccome il torsolo si ricicla lo mandano alla fattoria dello zio Peppe che ci fa il concime!” e quello ti dice “uh! ma questo e’ costosissimo! impossibile! nessuno sa dove mettere il torsolo” e tu “ma t’ho detto, che lo metto nel cestino, e’ una vita che mangio mele” e quello “questa e’ solo teoria! nessuno sa dove mettere il torsolo”. Insomma, dopo un po’, tu a dar spiegazioni ti stufi, perche’ quello ti risponde come un disco rotto, e le possibilita’ sono due: non ti ascolta o non gli frega di ascoltarti. Ce ne sarebbe una terza: e’ un cretino, ma spero no sia il caso.

    Quanto alla prima questione: una volta mi dici “non mi riferisco alla fusione”, una seconda volta “non mi riferisco agli ADS”, e prima ancora “credo nel nucleare senza uranio e senza plutonio”. Ti prego, illuminami: di quale altro nucleare stai a parlare?

  • # 87
    Albert
     scrive: 

    Alcune risorse (siccome sono buono)

    — Per chi ha tempo di leggere e non crede a tutto quello che gli dicono. Tutto quello che c’e’ da sapere su come e’ gestito il combustibile nucleare esausto: http://www-pub.iaea.org/books/IAEABooks/8532/Storage-of-Spent-Nuclear-Fuel

    — Per chi ha poco tempo. Una serie di brevi video divulgativi, ma non per questo meno seri, curati dall’IAEA: http://www.iaea.org/OurWork/ST/NE/NEFW/Videos/repository/index.html

  • # 88
    zephyr83
     scrive: 

    @Albert

    Ma tu non hai detto neanche cestino! Dove finiscono ste scorie? rimangono nelle centrali? Devono stare li per centinaia di anni o migliaia di anni? Le nostre scorie a distanza di decenni dove sono? ogni tanto ne mandiamo un po’ in francia per farle trattare e poi tornano praticamente dov’erano prima. Quindi anche senza nucleare dobbiamo tenerci quelle scorie li dove sono?
    Quelle scorie, dopo esser trattate vanno tenute in qualche posto! E che succede se alcuni siti come quello di Asse in Germania o Yucca Montain in USA si rilevano non più idonei?
    Ma se è semplice come la fai non si spiegano i “paesi spazzatura” oppure le scorie nostrane che sono ancora un costoso problema. La realtà si scontra con quanto affermi.
    Il “bello” del torsolo di mela è che se anche lo butto in mezzo la strada ci pensa la natura in breve a farlo “sparire”, con un torsolo di scoria nucleare la cosa diventa assai più complicata

  • # 89
    zephyr83
     scrive: 

    E riguardo ai vari tipi di nucleari non ho detto che non mi riferisco a questo o quell’altro! ho detto che non penso solo alla fusione o solo agli ADS. Ci sono vari studi su varie “tecnologie”. Io concentrerei gli sforzi più su quello che sul difendere l’attuale sistema con uscite del tipo “le scorie non preoccupano nessuno”.

  • # 90
    Albert
     scrive: 

    @Zephyr83

    Ho aggiunto un link, proprio sopra il tuo commento, con dei video molto brevi, semplici, rigorosi e ben fatti, realizzati dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA). Lo riposto, per ridondanza. (Uno dei principi della sicurezza nucleare. La ridondanza.)

    http://www.iaea.org/OurWork/ST/NE/NEFW/Videos/repository/index.html

    Nei diversi video si spiega tutto il tuttibile su cestini e torsoli. Tutte le tue domande, trovano risposta. Il mino unico dubbio e': ma li hai guardati, questi video? Durano 3, 4 al massimo 5 minuti, molto meno del tempo richiesto per leggere le mie lunghe risposte! Perche’ se li hai guardati, allora sei come quello che continua a dire “ma il torsolo, nessuno sa dove metterlo!”.

    Se invece hai domande pertinenti su quanto spiegato nei video, qualcosa che magari non ti e’ chiaro, chiedimi pure. E saro’ felice di risponderti. Non sprecare questa occasione. Non credo ti capitera’ piu’ nella vita di avere qualcuno con le mie competenze che si siede qui con pazienza a rispondere, gratis, alle tue domande sul nucleare. Ma che siano domande serie.

    Quanto al secondo post: resto curioso. Su quali “varie tecnologie” ti concentreresti, invece di difendere “l’attuale sistema”? Non mi e’ chiaro.

  • # 91
    Smoke.kills
     scrive: 

    Dopo aver a lungo già discusso anche qui su appunti digitali sia sul tema nucleare che sui generis del caso Fukushima posto brevemente le mie impressioni e valutazioni:

    1° nel bene e nel male i danni ambientali provocati da tutte le
    attuali tecnologie per la produzione energetica, si
    equivalgono.
    e smentisco chiunque ad asserire il contrario, temi già
    trattati
    su questa testata con L’Ing. Simone Serra chi è interessato se
    li cerchi, valutando obiettivamente: l’impatto ambientale
    creato dalla realizzazione di qualsiasi impianto,dell’impatto
    ambientale derivato dal suo smantellamento,dall’estrazione
    e del consumo dei vari combustibili ove il suddetto impianto
    ne utilizzi, tenendo ben in considerazione anche l’energia
    prodotta e la sua qualità (produrla con efficienza quando
    serve)

    2° Sul caso Fukushima, no comment, non mi esprimo in merito non
    potrò mai verificare i dati di persona e sinceramente sono
    poco propenso a fidarmi di qualsiasi ente
    accreditato. Ovviamente data l’estrema eccezionalità della
    natura dell’incidente, tralasciando i sentimentalismi che
    scaturiscono in questi contesti dove l’essere umano si trova
    impotente ed incapace di fronte alla forza della natura, alla
    luce dei fatti non mi sembra sia successo questo grande
    disastro ambientale. Mi fa ridere lo scandalo di certi
    ambientalisti per le centrali nucleari quando negli anni
    passati sono stati fatti migliaia di test nucleari in tutto il
    globo con armi atomiche, il cui fallout è esponenzialmente
    maggiore di tutte le varie centrali nucleari andate in avaria,
    nessuno si ricorda i test fatti dai francesi su Mururoa, senza
    contare USA, Russia ecc ecc suvvia…

    3 Pierluigi Totaro, detto questo,come ha sostenuto lei la nostra
    società sta diventando più energivora,(ed io direi
    inspiegabilmente) questo
    trend come lei ben sa è dettato da un trend puramente economico
    ed a mio avviso eticamente inaccettabile, visto i soliti
    interessi politici-economici che in verità non portano alcun
    beneficio concreto alla popolazione,perchè è di questo che
    stiamo parlando. Alla luce dei fatti non crede
    che sarebbe meglio investire nel risparmio energetico,piuttosto
    che in mirabolanti impianti da 1000 GW? Non farebbe meglio
    all’economia sostituire tutto quel ciarpame obsoleto che fa
    sprecare inutilmente così tanta energia? So che lei non è un
    economista, lei oltre ad essere uno specialista nel suo settore
    è pur sempre un sostenitore della tecnologia nucleare,non che
    a me dispiaccia s’intende, però non crede che sia meglio
    consapevolizzare la popolazione, le imprese e quant altro ad un
    utilizzo più consapevole dell’energia? mi scuso per la
    domanda l’offtopic ma credo che sia pur sempre lecita.
    Bisogna saper ragionare senza paura certo, purché sia chiaro il
    vero obiettivo finale.

  • # 92
    Comitato Nucleare e Ragione
     scrive: 

    @Smoke.kills:

    Egregio signore,

    relativamente al punto 3 del suo commento #91 come giustamente lei nota né il dott. Totaro né gli altri membri del Comitato sono economisti. Ad ogni modo il fatto che il mondo è e continuerà ad essere sempre più energivero è un dato incontestabile, rimarcato dalle proiezioni di consumo dei vari enti e compagnie internazionali.
    Ciò in parte – ma rispondo da non economista quindi sono pronto a essere smentito – è dovuto al fatto che tendenzialmente il prezzo dell’energia è sempre più basso (almeno il prezzo dell’energia elettrica) e dunque la maggior disponibilità del bene ad un costo minore ne fa aumentare il consumo. In Italia questo effetto è di certo causato dagli interventi in materia energetica, sui quali la politica italiana è stata di gran lunga e più positivamente incisiva rispetto alla pianificazione di una vera e propria strategia energetica per quanto riguarda la produzione, che, come a tutti noto, manca in Italia dal 1988.
    Essendo questo un tema off topic, la invitiamo a consultare il sito http://conferenzaenergia.wordpress.com/ per avere una visione più completa della posizione del Comitato in materia di politica energetica (vi trova anche un corposo position paper in PDF).
    Cordialmente,
    EB

  • # 93
    Stefano Grande
     scrive: 

    Articolo apprezzabile per la lucidità e la dovizia di fonti ben documentate. Anch’io sono del parere che se i livelli di sicurezza applicati come standard all’industria nucleare fossero applicati, ad esempio, all’industria chimica, il mondo sarebbe più sicuro. Bisogna ricordarsi inoltre che discipline molto importanti come lo studio e la prevenzione del rischio sismico nascono proprio nel campo del nucleare civile.

    Trovo molto patetici invece i commenti denigratori dei componenti di questo comitato, di cui ho potuto apprezzare l’intento, al di là del nucleare, dando una semplice occhiata ai loro siti e blog.
    In particolare riscontro un atteggiamento che definirei “villano” nell’ironizzare sulle loro competenze scientifiche e quindi sulla presunta loro parzialità.

    Mi piace ricordare questa frase che viene a fagiolo:
    “La scienza non rappresenta il senso ultimo dell’esistenza, né pretende di essere l’unico strumento utilizzabile per decidere delle azioni dell’uomo e del suo destino; è però un mezzo decisamente utile per coadiuvare e guidare l’umanità nelle proprie scelte, determinate comunque da spinte emotive ed etiche.
    Risulta percio’ sorprendente la malcelata diffidenza, che spesso sfocia in palese ostracismo, nei confronti della scienza e dei suoi rappresentanti.
    Con una straordinaria iperbole spesso si pretende che i cosiddetti “esperti” o “tecnici” non siano affidabili nella valutazione di questo o quel problema, perché inevitabilmente affetti da un evidente (?) conflitto di interessi.
    Il risultato di questo assunto è che, tolti di mezzo i competenti, le decisioni su qualsivoglia argomento siano affidate ad altri, trascurando la circostanza che, eliminati i competenti, restano a disposizione gli incompetenti.
    Per aggirare questo strano ossimoro l’unica soluzione è che ciascuno di noi diventi un po’ più esperto…”

    Ciò che in gran parte dei paesi del mondo è la normalità, ovvero affidarsi al parere degli esperti, in Italia è visto come fumo negli occhi, semplicemente perché il livello culturale medio è talmente basso che si stenta a riporre fiducia in essi. La fiducia nella scienza non è un atto di fede come la fiducia in Dio, ma può acquisirsi soltanto tramite il padroneggiamento del linguaggio con cui la scienza si esprime. Ben vengano dunque iniziative come questa e ben venga una Conferenza Nazionale sull’Energia fatta non solo di stolti politicanti ma anche di esperti e tecnici. Il nostro paese ne ha dannatamente bisogno per uscire dal medioevo culturale nel quale sta involvendo.

  • # 94
    Aleksiej Comnen
     scrive: 

    @ Stefano Grande

    Mi permetto di sottoscrivere le sue parole.

    Ed aggiungo che mi pare sempre più urgente che i cittadini siano consapevoli del peso di certe scelte piuttosto che di altre.

    Questo può essere ottenuto grazie al contributo che scienza e tecnica, così come economia e giurisprudenza, sono in grado di dare sulla base dell’esperienza acquisita in tutto il mondo, di un’accurata analisi, di dati attendibili
    e verificabili e di proiezioni e stime credibili.

    Sempre senza perdere di vista il fatto che la scienza e la tecnica, in particolare, aiutano a risolvere molti problemi ma non tutti, né mai hanno promesso di farlo.

  • # 95
    Livio
     scrive: 

    Mi ha colpito il tono di questa discussione e l’intento fideistico dell’articolo e di molti commenti. Vorrei far riflettere semplicemente sul fatto che il nucleare è il figlio di una vera e propria religione che fa del consumo la divinità a cui inchinarsi e che ha la sua chiesa in tanti ambienti, anche scientifici. Questo consumo ha generato e continua a generare ingiustizie in ogni parte del mondo, perché si basa su una corsa all’accaparramento e allo sfruttamento di ogni genere di risorsa che questa disponibilità energetica favorisce. Ben lontana dall’intento di soddisfare i soli bisogni essenziali, era inevitabile che questa richiesta energetica servisse solo al superfluo e che quindi non bastasse mai; così come era inevitabile che questo desiderio di energia e consumo si spingesse a tal punto dall’accettare sacrifici in termine di vite umane.
    Non sono giovane, né ho strumenti e competenze per delineare modelli di sviluppo, ma ho la speranza che li abbiano i tanti giovani così preparati che qui scrivono.

  • # 96
    zephyr83
     scrive: 

    @Albert

    Io contesto il fatto che tutti quello si scontra con la realtà! Mi dici in quei video dove si parla del deposito di Asse, di Yucca Montain e delle nostre scorie radioattive prodotte decenni fa e come si intende procedere ora? Sai, sono più di qualche filmato da 3-4 minuti, qualcosa me la sarà persa di sicuro e il mio inglese non è eccellente!
    Riguardo alle tecnologie future come hai detto ce ne sono diverse, i vari studi sulla fusione, centrali al torio, DSG e tanto altro! Alcune sembrano meglio di altre e anche se non risolvono totalmente il problema delle scorie lo riducono notevolmente.

  • # 97
    Albert
     scrive: 

    @Zephyr

    1) DSG?

    2) Quali “vari studi” sulla fusione? Ti riferisci ad altro, rispetto al percorso di JET, ITER e DEMO?

    3) Il torio — per gli aspetti che hai sottolineato tu — non è granchè diverso dai cugini uranio e plutonio.

    4) La teconologia “futura” più promettente è la Generation IV.

    5) Tanto altro cosa? Non mi è chiaro. Invece di scrivere sempre “e tanto altro”, oppure “non sto qui a dire”, perchè per una volta non dici?

    Torniamo alla gestione del combustibile nucleare esausto. In quei video, si spiega molto bene come viene gestito. Non so bene cosa tu voglia sapere di specifico sul deposito geologico della miniera di Asse o sul progetto di Yucca Mountain. Dimmi: cosa vuoi sapere? Ed io ti risponderò. Ma una domanda precisa, che non starò qui a scrivere il temino “Yucca Mountain” (a meno che Appunti Digitali non mi chieda di farlo come articolo, ma questa è un’altra storia.)

    Quindi, ancora una volta, Zephyr83: cosa vuoi sapere? Cosa non ti è chiaro del ciclo del combustibile nucleare? Ma dimmi una cosa concreta — non lanciarmi qualche slogan!

  • # 98
    zephyr83
     scrive: 

    @Albert

    Ma io non voglio sapere niente in particolare da te. Non so quale tecnologia potrà imporsi in futuro, spero che continuino gli studi e la sperimentazione per arrivare a un nucleare migliore rispetto a quello attuale. Poi saprai sicuramente benissimo che i reattori di IV generazione non sono un’unica tipologia, sono ben 6 famiglie di progetti.

    Riguardo alle scorie mi dici dove andranno a finire le scorie che erano/sono ad Asse? e quelle previste per Yucca Montain? e perché noi ancora non abbiamo trattato tutte le nostre prodotto a distanza di decenni e non sappiamo poi dove conservarle?
    Riguardo al trattamento provo anche io con la metafora della mela: mi prendo una bela mela, me la mangio e poi butto il torsolo a terra! La mamma mi chiede perché non l’ho messa nel cestino e io rispondo che mi costava troppa fatica dover arrivare fino in cucina quando ero comodamente seduto sul divano……..quindi c’è anche il cestino ma se poi io non ce la vado a mettere nel cestino?

  • # 99
    Mic
     scrive: 

    @zephyr83
    beh, brevemente per rispondere alla tua domanda:
    NOI abbiamo tutti i nostri belli problemi con le scorie che non sappiamo dove mettere… semplicemente perché siamo in italia!

    sono più che stra sicuro che in tutto il resto del mondo sanno il fatto proprio ;)

  • # 100
    Pierluigi Totaro
     scrive: 

    @Zephir83
    @Mic

    E’ sicuramente vero che l’Italia, a differenza di altre nazioni, non dispone ancora di un deposito nazionale per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Questo rischia tra l’altro, nel breve futuro, di rendere il nostro paese passibile di sanzioni, non essendo ancora stata recepita la direttiva europea 2011/70/Euratom, che mira proprio a regolamentare in maniera piu’ chiara questa tipologia di rifiuti.

    Tuttavia cio’ non significa, come si vorrebbe lasciar intendere evocando pittoresche e fantasiose immagini del mondo cartooniano dei Simpson, che le scorie siano lasciate li’ dove capita, come tante taniche a cielo aperto piene di fluido verde fosforescente e maleodorante.
    I rifiuti radioattivi presenti nel nostro paese – che per inciso non provengono solo dal decomissioning delle vecchie centrali da fissione, ma anche dalle attività industriali, di ricerca scientifica nonche'(spesso lo si dimentica!) dai reparti ospedalieri di medicina nucleare- sono comunque stoccati, catalogati e monitorati, in numerosi depositi temporanei gestiti dalla Sogin, societa’ il cui pacchetto azionario e’ interamente sotto il controllo del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

    E’ percio’ poco corretto dire che le scorie “non sappiamo dove metterle”. Nei siti attuali, pur temporanei, i rifiuti sono comunque stoccati e gestiti nel rispetto delle regole di sicurezza. E’ chiaro in ogni caso come la realizzazione di un deposito nazionale definitivo sia comunque assolutamente auspicabile.

    Pierluigi

  • # 101
    Filippo
     scrive: 

    Un’ultima nota da parte mia per il Comitato Nucleare e Ragione.

    Concordo che l’analisi non possa essere limitata a due sole fonti di energia. La mia scelta è ricaduta (oltre che sul nucleare per ovvie ragioni) sul petrolio in quanto un evento disastroso di portata forse paragonabile a Fukushima è avvenuto in tempi recenti (Deep Water Horizon, come indicato), il che implica una memoria “viva” da parte di molte persone.

    Analizzare tutte le fonti di energia è un lavoro molto complesso: un confronto mirato, avrebbe aiutato a delineare meglio la situazione pur mantenendo la cosa gestibile all’interno di un forum. E’ bene accetta ovviamente l’estensione delle mie domande anche ad aspetti quale l’impatto in condizioni di funzionamento “normale”.

  • # 102
    Comitato Nucleare e Ragione
     scrive: 

    Un aggiornamento sulla situazione dentro ed attorno alle mura della centrale di Fukushima e’ stato appena pubblicato a questo indirizzo:
    http://nucleareeragione.org/2013/10/15/men-work/
    Vi potete trovare un’analisi delle ultime operazioni portate avanti dai tecnici della Tepco.

  • # 103
    Don Chisciotte
     scrive: 

    Cara redazione, avete dimenticato di apporre un distributore di buonsenso all’ingresso. Purtroppo il problema non è il nucleare in se, ma i bastian contrari, coadiuvati da un governo da far invidia a “La fattoria degli animali”, privo di spina dorsale, e pertanto incapace di dar sostanza alla presunta democrazia che si presuppone viga nel nostro paese. Così come per tante strutture necessarie in italia ( tav, rigassificatori, inceneritori etc) anche le centrali nucleari vengono rigettate a prescindere. Non so se sia calcolo politico, o beata ignoranza, di certo è che la ragione, la ragionevolezza, e gli argomenti in questi casi sono inutili. Prova ne è la disonestà intellettuale di chi controbatte in maniera “astuta”, nascondendosi dietro equilibrismi dialettici.

    In tal senso allora, proporrei di assecondare i bastian contrari. Diciamo no al nucleare, per che le scorie durano centinaia di anni! Vale la pena osservare però, che molte polveri radioattive, vengono emesse anche con la combustione del carbone, per cui anche le centrali elettriche a carbone andrebbero spente.

    In ultime, ricordo, che anche le diossine persistono per centinaia di anni (Seveso), e pure il benzene e molte delle sostanze che troviamo nel petrolio persistono nell’ambiente centinaia di anni. Per cui diciamo no anche al petrol-chimico.

    La soluzione è abbastanza semplice, torniamo alla carrozza a cavalli, viviamo come i mormoni. Chissà però se i bastian contrari saranno disposti a rinunciare al loro iPhone, al climatizzatore, e a tutte le belle comodità che derivano dalle strutture tanto disprezzate.

  • # 104
    zephyr83
     scrive: 

    @Don Chisciotte

    Se c’è già qualcosa che fa male non vuole dire che allora possiamo far finta di niente e continuare ad aggiungere altre “cose dannose”, non è un gran modo di ragionare questo.
    Purtroppo non si può ragionare sempre nel campo del “teorico” e pensare sempre che tutto funzioni nel migliore dei modi. Bisogna anche considerare la realtà che ci circonda! Ormai da noi sono decenni che le centrali nucleari sono state “spente” e ancora non sappiamo che farne delle vecchie scorie!
    Si vuole fare un piano serio per il ritorno al nucleare? Bene, allora prima sistemiamo le vecchie centrali, poi ne possiamo parlare. Aggiungere problemi su problemi non è una gran soluzione!
    E non si tratta di dire sempre NO a tutto, così come sarebbe un grave problema dire SI a tutto! Si tratta semplicemente di fare le cose per bene fin dall’inizio, altrimenti meglio lasciar perdere

  • # 105
    Albert
     scrive: 

    @zephyr83

    “e ancora non sappiamo che farne delle vecchie scorie!”

    Poi dici di non essere un disco rotto.
    Il combustibile esausto delle centrali nucleari italiane è stoccato secondo le regole internazionali, verificate tanto dall’IAEA quanto da EURATOM. Forse sei tu, che “non sai dove metterle”.
    Ma ormai, dopo 104 commenti, non ho più il dubbio che la tua sia sincera ignoranza: nonostante le decine di post, link ed informazioni che ti sono state date, continui a ripetere “non sappiamo che farne”.

    Ottimo l’intervento di @don chisciotte che secondo me ha centrato bene la questione.

    Nel fratemmpo zehpyr usa la corrente elettrica del nucleare francese per scrivede qui e prendersela con il nucleare nostrano! Allo stesso modo degli attivisti di Greenpeace che a Trieste hanno attaccato una barca a vela con un gommone a gasolio… per difendere il mare dall’inquinamento!

  • # 106
    zephyr83
     scrive: 

    @Albert

    è stoccato dove? continui a non voler rispondere e ancora non hai risposto sui depositi in germania e in america.
    Si poi bello dire che “uso il nucleare francese”, classica argomentazione che non vuol dire NULLA! Va bhe che dopo quel bellissimo post su quanto sn belle le radiazioni che ci fanno evolvere si era già capito tutto….

  • # 107
    Pierluigi Totaro
     scrive: 

    @Zephir83

    Nel mio intervento #100 mi pare di averti dato tutti gli indizi necessari per trovare, con una banale ricerca in rete, informazioni sui depositi temporanei dove sono stoccati i rifiuti radioattivi italiani.
    Ci sono molte persone che ti stanno pazientemente rispondendo, ma qualche passo lo puoi fare pure tu!

    Puoi cominciare a dare un’occhiata, per esempio, al sito della Sogin:
    http://www.sogin.it/chi-siamo/bonifica-ambientale-degli-impianti-nucleari/dove-siamo/

    Pierluigi

  • # 108
    Mic
     scrive: 

    il combustibile esausto italiano, come si può ben vedere in un servizio di report, è stoccato in depositi limitrofi alle vecchie centrali

    e, a seconda di come uno voglia vedere la situazione, si può dire sia che sono stoccate perfettamente (non le buttiamo certo per strada), sia non sappiamo dove metterle, perché in un paese civilizzato verrebbero vendute, trattate e/o portate in un deposito permanente

    questo è un problema prettamente ITALIANO

    non so sinceramente perchè stiamo parlando del “ritorno al nucleare”… nessuno con un po di senno penserebbe mai sia realizzabile qui per una serie di infiniti motivi (come ho già detto)

    questo articolo serve solo a far riflettere un po di più la gente, che sennò si farebbe imbambolare dai soliti articoli scandalistici per persone che non sanno neanche cosa è un ossido

    ad esempio in uno dei tuoi link, si complotta su come mettendo dell’uranio IMPOVERITO potrebbe partire una nuova reazione a catena :/

    ..per il resto.. spero solo che il comitato si sbrighi a fare un nuovo articolo, perché la quantità di informazioni interessanti e di fonti autorevoli è veramente straordinaria
    e i commenti successivi ancora di più ;)

  • # 109
    zephyr83
     scrive: 

    Le “banali” ricerche vengono fatte tranquilli e risulta che a distanza di decenni non abbiamo ancora trattato tutte le scorie, ogni tanto ne mandiamo un po’ in francia per il trattamento e poi ritornano dov’erano! le centrali e depositi “limitrofi” sono i luoghi più usati per “depositare” le scorie radioattive non solo in Italia. Questo perché è il metodo più semplice e meno costoso anche se in teoria “temporaneo” (ma non certo il più sicuro). E la questione è sempre la solita, a differenza di quello che si vuol far credere quello delle scorie è un bel problema e soprattutto COSTOSISSIMO! Perché è da qui che è nata questa ultima discussione, si è detto che le scorie non preoccupano! Inoltre anche il trattamento comporta dei rischi. Non a caso, almeno in Europa gli unici a riprocessare il combustibile esaurito sono Francia e Inghilterra ma anche quest’ultima sta pera abbandonare questo metodo.
    Riportare link sui metodi per processare e trattare le scorie non basta e si scontra con la realtà, non è per niente una “passeggiata” come vuol far credere Albert. Ad ascoltare alcuni qui i paesi spazzatura sono leggenda, mai esisti perché non avevano senso di esistere visto l’inesistenza del problema…
    Ma scommetto che qui c’è qualcuno anche pronto a negare che sia stato usato il mare per decenni come deposito! Mi domando come mai ci siano finite se il problema scorie è un “non problema”?!
    http://en.wikipedia.org/wiki/Ocean_disposal_of_radioactive_waste
    chissà come mai si è dovuti arrivare a fare delle convenzioni per vietarlo, non si sarebbe proprio dovuto fino a quel punto e qui si ritorna alla questione del cestino che esiste ma io che preferisco buttare il torsolo di mela a terra perché faccio prima e mi costa meno fatica!
    Il voler sempre continuare a sminuire e far passare problemi per dei “non problemi” è la solita tattica usata da quelli che si professano neutrali. Poi si passa a sviare il discorso per finire ad andare sul personale!

  • # 110
    Albert
     scrive: 

    @zephyr83

    1) Per le leggi internazionali ogni paese e’ responsabile per il proprio combustibile esausto. Quindi se un paese che non ha la tecnologia per certi trattamenti, lo invia ad un altro paese, e’ poi normale che dopo questo trattamento il combustibile esausto torni all’origine.

    2) Immagino ci sia un po’ di confusione su cosa voglia dire “temporaneo”. Qualcuno lo potrebbe interpretare come una sistemazione provvisoria mentre si decide cosa farne. In realta’ “temporaneo” e’ il modo per indicare che non si tratta di “permanente” — ma il deposito “temporaneo” e’ una fase importante e necessaria! Infatti, il combustibile esausto non potrebbe essere messo direttamente in un deposito permanente (e’ un problema termico, oltre che di attivita’). Quindi anche se in Italia avessimo scavato un deposito permanente, nulla sarebbe cambiato: il combustibile esausto delle nostre centrali nucleari starebbe ancora felicemente dove lo teniamo ora!

    3) Quelle che chiamate “scorie radioattive” non provengono in realta’ solo dalle centrali nucleari. Molto viene per esempio dagli ospedali, e dalle industrie. E’ ben difficile immaginare che il combustibile esausto di qualche centrale nucleare sia stato illegalmente gettato al largo della Somalia — lo si evince anche dall’articolo citato da Wiki:

    “We are talking about radioactive chemicals, heavy metals, medical waste.. you name it,” he said.

    4) C’e’ una differenza sostanziale tra il combustibile nucleare esausto ed altri rifiuti radioattivi: ed e’ la questione della “safeguard” — ovvero del potenziale uso bellico di quanto contenuto nel combustibile esausto. Anche per questo motivo e’ l’IAEA a monitorare quest’ultimo. E l’aspetto bellico e’ quello che induce paesi come la Francia a trattare il proprio combustibile esausto in un modo diverso dalla Svezia (che non ha un arsenale nucleare), ad esempio. Un buon punto di partenza per capire tutto questo, e’ leggersi qualcosa su “ciclo aperto” e “ciclo chiuso”.

    5) Quindi le tue obiezioni su paesi spazzatura, e via dicendo, non hanno nulla a che vedere con la produzione di energia nucleare! Capisco tu potessi non saperlo, e grazie per aver sollevato la questione. Ma ora lo sai.

    6) ps: ma lo sai che in Italia ci sono dei reattori nucleari funzionanti, che ad esempio vengono usati per applicazioni mediche! Uh, paura! E sono peraltro situati nel centro citta’! Uh, ancora piu’ paura! Quindi, in realta’, i referendum idioti ci hanno privato solo della produzione di energia, ma ai fini pratici, non cambia nulla!

    7) Quanto a COSTOSISSIMO scritto chissa’ perche’ a caratteri cubitali. Al di la’ di considerazioni generali di economia — per cui in realta’ se una sorgente di energia fosse infinitamente meno conveniente di altre non la si userebbe (per dire: potremmo produrre energia “pulita” mettendo un miliardo di esseri umani su biciclette a dinamo, in turni da 8 ore al giorno, 7 giorni alla settimana — risolvendo anche il problema della disoccupazione… ma questo no, questo davvero non lo facciamo perche’ sarebbe COSTOSISSIMO!)
    Ma, al di la’ di questo, consiglio a Zephyr83 — ed a chi volesse interessarsi — consiglio di leggere qualcosa sul concetto di EMERGY. Un buon punto di partenza puo’ essere la bella tesi di laurea di Anna Kindberg (che peraltro conosco di persona):
    http://www.utn.uu.se/sts/cms/filarea/0703_annakindberg.pdf

  • # 111
    zephyr83
     scrive: 

    @Albert

    Qualcuno ha mai detto che non vengono prodotte altre scorie radioattive? Qualcuno ha parlato di paura? Qualcuno ha detto che è stato un bene il referendum nucleare? Sono i soliti modi per allargare il discorso e “minimizzare” la questione, quasi a voler comparare la quantità di scorie radioattive prodotte in campo medico da quelle prodotte in campo energetico. Ti sembra una cosa sensata? Ovviamente no, ma così argomentando lo farebbe pensare!
    Sul costosissimo hai ragione e infatti ripeto, fosse conveniente spedire le scorie radioattive (e non solo) nello spazio lo si farebbe!
    Depositi di scorie radioattive in mare non sono solo certo al largo della somalia, nel link che ho messo c’è una bella mappa! per non parlare dei depositi in siberia e chissà “a quei tempi” come venivano trattate e “inscatolate” ste scorie.
    Forse vivi in un mondo ideale dove tutti fanno le cose nel migliore dei modi, dove non esistono le ecomafie, dove l’uomo non cerca mai di trovare qualche “scappatoia” pur di risparmiare (e guadagnare) soldi.
    La tepco stessa non è certo un esempio di trasparenza di cose fatte come si deve!
    Quindi tutti i tuoi bei discorsi (un po’ come quello assurdo su quanto sono belle e positive le radiazioni perché ci fanno evolvere) si scontrano con la dura realtà.
    E più si impongono (giustamente) standard e regole per il trattamento delle scorie più si alza il costo per la loro gestione.
    Vediamo le scorie prodotte da noi negli anni 60-70-80 per quanto tempo ancora rimarranno nei depositi limitrofi alle centrali (o all’interno di esse) e quanto ci vorrà per smantellare e bonificare le suddette aree e se i costi preventivati a suo tempo si riveleranno un minimo coerenti!

  • # 112
    Pierluigi Totaro
     scrive: 

    @Zephir83

    Mi soffermo un attimo su questa tua affermazione, perche’ continua a comparire a piu’ riprese nei tuoi commenti:

    — Quindi tutti i tuoi bei discorsi (un po’ come quello assurdo su quanto sono belle e positive le radiazioni perché ci fanno evolvere) si scontrano con la dura realtà.–

    Quale realta’? A cosa ti riferisci?
    Ti invito cortesemente a rileggere con piu’ attenzione e meno pregiudizi il commento #69 di Albert, sul quale tu mi pare abbia voluto dare un’interpretazione alquanto bizzarra e parziale. In quale parte del commento di Albert si danno giudizi estetici sulle radiazioni? Stiamo parlando di scienza o stiamo commentando la nuova acconciatura di Belen Rodriguez?
    La spiegazione di Albert e’ una piccola (e gratuita) lezione di Fisica Nucleare, che seppur senza snocciolare numeri e formule, e’ stata precisa e puntuale ed ha anche chiarito in quale maniera le radiazioni interagiscono con il DNA degli esseri viventi e su quali basi questo determina in alcuni casi (al pari di altri agenti cancerogeni) l’insorgenza di forme tumorali, ma potrebbe anche essere messo in correlazione con l’origine della vita e l’evoluzione delle specie viventi. Se ci sono dei punti che non ti sono stati chiari, ti prego di segnalarli, e saro’ anch’io felice di darti maggiori dettagli.

    Le due questioni che ora e’ fondamentale chiarire, spero una volta per tutte, sono le seguenti:
    1) le radiazioni non sono qualcosa di magico, misterioso, imprevedibile e “brutto”, come tu hai avuto grossolanamente modo di dire nel tuo commento #67. Questo forse valeva un secolo fa. Oggi la radioattivita’ e’ tra i fenomeni piu’ conosciuti e studiati, nel campo della fisica nucleare e nel campo della radioprotezione medica.

    2)Come detto da Albert a piu’ riprese, la radioattivita’ e’ un fenomeno naturale, con il quale conviviamo da sempre. Senza radioattivita’ non solo non esisterebbe la vita, ma nemmeno l’universo cosi’ come lo conosciamo. Questo non significa dire che la radioattivita’ sia tout-court “bella e positiva” (cosa che nessuno ha fatto!), ma non e’ corretto dire il contrario (cosa che tu invece hai esplicitamente detto, nel commento #67).

    E’ possibile, Zephir83, avere un tuo positivo riscontro su quanto qui sopra affermato? Se rimaniamo bloccati a questo punto, e’ inutile portare avanti la discussione: sembriamo davvero dei dischi rotti.

  • # 113
    zephyr83
     scrive: 

    @ Pierluigi Totaro

    A me quella di Albert sull’influenza delle radiazioni sul DNA e sull’evoluzione è sembrato il solito messaggio inutile che nel contesto non c’entra nulla! Come al solito tutto volto a sminuire e mascherare il problema!
    Io poi non ho detto che le radiazioni sono qualcosa di magico e che non si conoscono! Ho detto che non si possono prevedere le conseguenze nel lungo periodo sugli organismi viventi ecco perché fanno più “paura” e sono più difficile da “affrontare”.
    Quello che stra contesto è questo modo di fare, questo voler sminuire la questione e arrivare ad affermare che NON è un problema.

    Riguardo lo “scontrarsi con la dura realtà” mi riferisco a tutto quello che avviene su questa terra! non viviamo in un mondo perfetto dove sicuramente le scorie verrebbero trattate in maniera impeccabile e gli incidenti nelle centrali sarebbero pari a zero. E questo non vale solo per il nucleare ma anche per tante altre realtà (come le industrie chimiche, già citate).
    In passato non c’è stata tutta sta gran cura nel trattare le scorie radioattive e ancora oggi non ci metterei la mano sul fuoco che tutto venga fatta nel migliore dei modi (o soprattutto tutti). Abbiamo diverse zone del mondo fortemente contaminate, abbiamo 3 centrali che dovranno esser tenute sotto controllo per chissà quanti decenni avvenire e così le relative scorie! Proprio una bella eredità da lasciare ai nostri discendenti! e poi si viene a dire che i problemi non esistono!
    Il fatto che l’uomo continui a creare anche altri tipi di “problemi” di certo non è una giustificazione a tutto!

  • # 114
    Pierluigi Totaro
     scrive: 

    @Zephir83

    –Quello che stra contesto è questo modo di fare, questo voler sminuire la questione e arrivare ad affermare che NON è un problema.–

    Questo lo vai affermando da giorni. Tuttavia sei tu che stai percependo la cosa in questo modo. Nessuno qui sta “sminuendo” la questione, ne’ affermando che il trattamento delle scorie o quanto sta accadendo a Fukushima non siano una questione seria. Dopo aver scritto pagine e pagine, dopo aver risposto pazientemente a decine di domande ed aver approfondito le tematiche, mi pare un po’ poco generoso affermare che tutti i tuoi interlocutori siano una banda di persone il cui unico intento e’ nascondere l’evidenza delle cose, negare la realta’ dei fatti e sminuire lo sminuibile.

    Comprendo tuttavia che il confine tra “sminuimento vs.allarmismo” e “oggettivita’ dei fatti” possa essere labile e lasciato al sentire soggettivo dei singoli…

  • # 115
    Albert
     scrive: 

    Rileggendo tutti i commenti che ci siamo scambiati in questi giorni, riflettevo su un paradosso. Ovvero che senza nucleare, in Giappone sarebbe morto un milione di persone, e non qualche migliaio, a causa del terremoto e dello tsunami.

    Nel 2010, un terremoto di magnitudine 7 ha devestato Haiti. I morti sono stati un quarto di milione, cui sono seguite epidemie, carestie e persino instabilita’ politiche e sociali.

    Nel 2004, un terremoto — paragonabile a quello del Giappone — ed il conseguente tsunami hanno causato piu’ di 200.000 morti in Indonesia, e decine di migliaia in altri paesi.

    Il terremoto e lo tsunami del 2011 in Giappone hanno causato — pure nella tragedia — meno di ventimila morti, in uno dei paesi piu’ densamente popolati del mondo. Non ci sono state epidemie, non ci sono state carestie, ne’ allarme sociale. Perche’? Perche’ il Giappone e’ una delle maggiori potenze industriali al mondo, perche’ il Giappone e’ un paese ricco che ha investito molto in prevenzione e sicurezza, in edifici antisismici, in piani di evacuazione, in educazione, e via dicendo.

    Ed il Giappone ha potuto sviluppare la propria economia solo grazie al nucleare. Il paese infatti non avrebbe potuto sostenersi economicamente in alcun altro modo. Il Giappone non ha altre risorse energetice in grado di sostenere il proprio livello di crescita e sviluppo. Senza il nucleare, il Giappone sarebbe come l’Indonesia, o come Haiti. Senza lo sviluppo che il nucleare ha consentito, il computo delle vittime sarebbe stato enormemente superiore!

    E dunque, il bilancio costi/benefici, per il Giappone e’ stato certamente a favore dei benefici. La poverta’, la decrescita, la deindustrializzazione sono belle parole — come lo era il buon selvaggio di Jean-Jacques Rousseau. La verita’ e’ che la tecnologia e l’industrializzazione sostenute dal nucleare hanno salvato centinaia di migliaia di vite, in Giappone — come nel resto del mondo.

  • # 116
    Findus
     scrive: 

    La discussione si e’ fatta davvero interessante. Quello che tuttavia mi chiedo e’ quanto convenga al giorno d’oggi investire ancora sul nucleare che, come il petrolio, non e’ una risorsa illimitata e rinnovabile. Non voglio addentrarmi sul discorso della sicurezza ma partendo dal presupposto che tutto si svolga in perfetta regola mi ci sono comunque dei quesiti.
    – Quanto costa costruire una centrale di nuova generazione?
    – Prezzo del combustibile?
    – Durata della centrale?
    – Prezzi/Durata smaltimento centrale?
    – Prezzi del trattamento delle scorie prodotte?
    – Prezzi per il mantenimento dei siti di stoccaggio?
    – In caso di incidente quali sono i rischi per la popolazione?
    Alla luce di tutto questo, tenendo conto che siamo gia’ legati a risorse non rinnovabili quale petrolio/gas conviene davvero investire in un altra risorsa a scadenza?

  • # 117
    Aleksiej Comnen
     scrive: 

    @ Findus

    Le sue domande, a ben vedere esigono/meritano risposte molto dettagliate con approfondimenti che immancabilmente farebbero sorgere ulteriori domande/richieste di chiarimenti e così via.
    Mentre pensavo se e come aggiungere un mio
    commento, mi sono ricordato che avevo letto qualcosa di molto interessante in proposito giusto qualche mese fa’. Dunque, ho deciso che alla fine mi limiterò ad un suggerimento.
    Ovvero le suggerisco un libro, titolo: “Si può davvero
    uscire dal nucleare?”.
    I due autori, Jacques Foos e Yves de Saint Jacob
    (uno tecnico del settore, l’altro essenzialmente un giornalista),
    spaziano su tutto l’ampio spettro offerto dalla combinazione
    di tre argomenti fondamentali: tecnologia nucleare, risorse
    energetiche (che cosa definisce una risorsa e quali sono le
    caratteristiche che determinano la differenza),
    problematiche sanitarie ed ambientali.
    Le anticipo anche un dato che risponde in parte
    direttamente alle sue richieste: il costo del MWh termoelettrico
    da fonte nucleare viene stimato pari a 32-42 euro
    (allegato VI – dati della SIA Conseil e/o Capgemini).

    l’introduzione all’edizione italiana è curata da Alberto Clo ed è molto pungente.

  • # 118
    Aleksiej Comnen
     scrive: 

    D’altra parte è anche vero che EDF in joint-venture con China General Nuclear Group (CGN) e China National Nuclear Corporation (CNNC) è riuscita a “strappare” al governo UK, per la nuova centrale di Hinkley Point C, uno strike price di £92.50 per MWh (davvero molto alto: più del doppio di quello spot e superiore a tutte le previsioni pessimistiche).
    I nuovi reattori in questione appartengono alla generazione III+, dovrebbero entrare in funzione nel 2023/4 e durare 60 anni come minimo. Lo strappo ha impensierito (sarebbe meglio dire “imbufalito”) i liberali, in quanto si tratta di vero e proprio doping del mercato, le cui conseguenze non intenzionali potrebbero essere molto serie. Io, per ora mi limito a constatare che i britannici hanno deciso di rinnovare il loro parco nucleare.

  • # 119
    zephyr83
     scrive: 

    Speriamo che quanto confessato nel ’97 dal pentito Schiavone non sia vero, possibile che ci siano rifiuti tossici e addirittura fanghi nucleari (provenienti persino dalla Germania) “interrati” nel sud d’italia come niente fosse? Ad ascoltare alcuni qui sembrano cose che mai potrebbero succedere (e mai sono successe)….speriamo sia davvero così…..

  • # 120
    Albert
     scrive: 

    @zephyr83

    I famosi fanghi nucleari, composti da protoni, neutroni ed elettroni, che associati al pericolosissimo Dihydrogen Monoxide (leggi qui! http://www.dhmo.org/), possono dare adito alle sabbie mobili radioattive.

    Al di la’ delle battute: le discariche abusive nel sud Italia sono un problema tristemente noto ed irrisolto. Ma che non hanno nulla a che vedere con l’energia nucleare! Insomma, zephyr83, trolli o che? Che cosa sarebbero questi fantomatici “fanghi nucleari”? In quale fumetto della Marvel li hai trovati? No, perche’ qui c’e’ gente che poi legge, e magari confonde la serieta’ della discussione, con le stupidaggini che scrivi. No, dico davvero. Non ci si fa piu’. Non esiste una cosa in natura chiamata “fango nucleare”. Giuro.

  • # 121
    Aleksiej Comnen
     scrive: 

    Il termine “fanghi nucleari” è senz’altro improprio e ridicolo.

    Ma forse chi l’ha inventato intende parlare di fanghi radio-attivi… qui la faccenda si fa interessante, perché a me subito vengono in mente i residui dell’estrazione del petrolio…processo nel quale è noto che vengono utilizzati consistenti quantitativi di monossido di diidrogeno, che per questo rimangono contaminati, soprattutto, ma non solo, da Radio-226/228 e sottoprodotti di decadimento.

    Aldilà del tono ironico/sarcastico che ho voluto mantenere, mi auguro di cuore che si svolgano presto indagini molto serie in merito.

  • # 122
    zephyr83
     scrive: 

    Albert

    No, non sono io che trollo è che a te piace spostare l’attenzione e attaccarti ora al termine “fango nucleare” che non è corretto! Hai ragione, ma non cambia una cippa, eppure mi sembrava chiaro a cosa stavo alludendo visto che ho parlato di Schiavone APPUNTO, che usa LUI quel termine nelle sue confessioni!
    Secondo te chi l’ha ascoltato si è soffermato sul termine “fango nucleare” dicendogli che non aveva poco senso? Secondo me si sono concentrati su altro…..così eh, a naso direi….

  • # 123
    Simone Serra
     scrive: 

    @zephyr83

    Speriamo che quanto confessato nel ’97 dal pentito Schiavone non sia vero, possibile che ci siano rifiuti tossici e addirittura fanghi nucleari (provenienti persino dalla Germania) “interrati” nel sud d’italia come niente fosse? Ad ascoltare alcuni qui sembrano cose che mai potrebbero succedere (e mai sono successe)….speriamo sia davvero così…..

    ho seguito con non molta attenzione i commenti a questo post visto che sul nucleare si scatena ogni volta una guerra, ma qui mi sento di dovere fare un piccolo appunto… se tali affermazioni (al netto delle assurdità su fanghi/non fanghi) fossero vere pensi che il modo per impedire che ciò accada in futuro sia impedire una tecnologia? Hai idea delle implicazioni che questo porterebbe se si generalizzasse a tutto ciò che può venire sfruttato per fini criminali? Perché TUTTO può venire sfruttato per fini criminali

  • # 124
    zephyr83
     scrive: 

    @Simone Serra

    NO, di certo non penso che la soluzione sia bloccare una tecnologia, la questione era un’altra! Sembrava che alcune cose non potessero accadere, che fossero delle leggende metropolitane!

  • # 125
    Albert
     scrive: 

    @zephyr83

    Tu scrivi “Secondo te chi l’ha ascoltato si è soffermato sul termine “fango nucleare” dicendogli che non aveva poco senso?”

    La mia risposta e’ si. Perche’ se uno viene da me, e mi dice: “la camorra ha ucciso tutto il villaggio dei puffi, e li ha seppelliti tra Viterbo e Latina”. Io, questa affermazione, non la prenderei sul serio. Perche’ lo sanno tutti che Viterbo e Latina non esistono!

    Se l’ipotesi e’ falsa, anche se poi applichi un ragionamento logico, il risultato sara’ comunque falso. In fisica, spesso si dice “shit in, shit out”. Per cui non capisco quale conclusioni tu possa trarre — in senso negativo al nucleare — da queste affermazioni palesemente immaginarie.

    Per usare le tue parole, si tratta davvero, in questo caso, di leggende metropolitane. (E qui il discorso dovrebbe allargarsi all’uso del pentitismo da parte di magistrati e pentiti, nel nostro paese, e a come dichiarazioni fantasiose fatte da persone dedite al crimine che cercano un salvacondotto, e raccolte da persone dedite alla carriera che cercano la notizia, si trasformino poi in verita’ — senza che mai siano verificate dalla magistratura giudicante, e confermate in giudizio. Del resto, una dichiarazione filtrata sui quotidiani “Fanghi Nucleari!”, sembra valere piu’ della serieta’ di chi ha studiato e fa ricerca, a livello internazionale, nell’ambito della sicurezza nucleare.)

    Detto questo, dice bene Simone Serra. Cosi’ come non si vieta la produzione di automobili perche’ usate per rapinare banche, come autobombe, o per piu’ semplici infrazioni al codice della strada, dire “No a questa tecnologia perche’ puo’ essere usata dal crimine” non ha senso. Ma, ammesso e non concesso che questo ragionamento abbia senso, allora non e’ il nucleare a dover essere messo al bando, in Italia. Ma le fantomatiche energie “rinnovabili”: gia’ perche’, ad esempio, l’eolico e’ saldamente nelle mani della criminalita’ organizzata, nel nostro paese! Per il nucleare, invece, sarebbe impossibile, visto che ricadrebbe sotto i controlli internazionali dell’Europa e dell’IAEA.

  • # 126
    zephyr83
     scrive: 

    @Albert

    E invece no, si prendono quelle parole per quelle che sono, ovvero di un criminale “ignorante”. Se parla di fanghi nucleari non è che faccio finta di niente perché ha detto una cosa non corretta, penso subito a rifiuti radioattivi e quindi vado a controllare! Per questo dico, SPERIAMO, che quanto dichiarato da quel pentito non sia vero. Purtroppo rifiuti illeciti sono stati interrati al sud (per non parlare di navi affondate a largo delle nostre coste). Bisogna andare a vedere cosa c’è fra quei rifiuti tossici! Tu continua a pensare che siano leggende metropolitane e che la cosa non riguarda pure scorie radioattive, continuiamo a fare gli struzzi e dire che non ci si deve preoccupare, per alcuni sembra il modo migliore per risolvere il problema.

  • # 127
    Albert
     scrive: 

    @Zephyr83

    Cosa ti sfugge delle parole “e’ impossibile che le cosidette scorie delle centrali nucleari possano essere finite in discariche abusive”?

    Impossibile perche’ quanto esce da un reattore nucleare viene misurato e monitorato con la massima precisione da almeno tre organismi indipendenti tra loro, tra cui gli ispettori EURATOM e quelli dell’IAEA.

    Provami in errore, se puoi.

    Se pero’ preferisci credere alle dichiarazioni in fatto di trattamento delle scorie prodotte nelle centrali nucleari rilasciate da un camorrista con il diploma di ragioneria (che cerca di guadagnarsi il salvacondotto da pentito) rispetto a quelle di uno con un PhD in fisica nucleare che lavora da anni in questo ambito — e che con tanta pazienza sta qua a cercare di far filtrare una luce di verita’ — beh, non ho poi molto altro da aggiungere.

    Se non che, ancora una volta, e forse una per tutte, si tratta come sempre di un problema noto: quello delle fonti.

    Gia’, perche’ si torna sempre alla questione delle fonti. Ed alla capacita’ di discernere quali fonti siano affidabili, e quali non lo siano.

    E mi sa che sei confuso, oppure in mala fede.

  • # 128
    zephyr83
     scrive: 

    @Albert

    Quindi dici che non è mai successo? mai scorie radioattive sono finite in fondo al mare o in paesi spazzatura? Neghi l’esistenza di discariche abusive che possano contenere materiale radioattivo proveniente da qualche centrale anche in passato? Ok ne prendo atto, speriamo sia come dici tu e che le cose avvengano sempre nel migliore dei modi, si sa, viviamo in un mondo ideale dove è impossibile commettere reati, impossibile corrompere i controllori e sicuramente terremo sotto controllo senza il minimo problema le scorie prodotte finora per decenni e addirittura centinaia di anni!
    O sei ingenuo o in malafede!

  • # 129
    Albert
     scrive: 

    @Zephyr83

    “Impossibile corrompere i controllori” — dici, con una certa ironia molto italiana. Ma dimmi, a che pro? Io credo che tu forse non abbia ancora un’idea chiara di cosa sono questi materiali che continui a chiamare “scorie radioattive”.

    Prima di tutto, io parlo qui solo di quanto prodotto in centrali nucleari, ovvero del combustibile nucleare esausto.

    E’ importante sapere di cosa parliamo. Rifiuti radioattivi vengono prodotti da molte attività umane. Ad esempio ospedali, ed industrie di vario genere. Questo tipo di rifiuti hanno una filiera molto diversa dal combustibile nucleare esausto. Ed è fondamentale distinguere.

    Quando parliamao di centrali nucleari, il problema principale che gli stati, e le organizzazioni internazionali, si sono posti per decenni è quello della non-proliferazione. Ovvero si vuole escludere che elementi utilizzabili per la produzione di armamenti nucleari siano estratti ed usati — illecitamente — dal paese stesso o da paesi terzi. Per dire, la preoccupazione non è che qualcuno cerchi di corrompere qualcun altro per poi portare il combustibile esausto in qualche discarica abusiva in Campania. Piuttosto, la preoccupazione è che non si cerchi di rivendere questi materiali a paesi terzi. Ed è per questo che ci sono controlli incrociati di diverse agenzie nazionali ed internazionali.

    Ora, immagino che tu abbia un’idea un po’ naive di cosa voglia dire “controllare”, in questo caso. Già, perchè l’attività è ben lontana dal “controllore dei biglietti in treno”. Si tratta di raccogliere e misurare una serie di dati ed evidenze fisiche impossibili da riprodurre altrimenti. Dati e misure che vengono incrociati tra loro in matrici n-dimensionali, le cui correlazioni sono tuttaltro che semplici. Insomma, non è che c’è un tale che va lì e conta bidoni gialli come quelli che vedi alle manifestazioni di greenpeace, o nei fumetti dei Simpsons.

    Se tu avessi avuto il tempo e la decenza di guardare qualche video sul sito della IAEA, di cui ho passato il link qualche tempo fa in questi commenti, forse avresti un’idea più completa.

    E di nuovo, al di là della fisica del problema, dimmi, a che pro si dovrebbero inviare queste “scorie nucleari” in Campania, o in Basilicata, o che ne so io dove?, per essere gestite da discariche abusive della camorra? Quale sarebbe il vantaggio economico? Chi ci guadagnerebbe? Perchè vedi, la camorra non è un’organizzazione di “cattivi cattivi, solo per il gusto di essere cattivi”, ma è a tutti gli effetti un’industria il cui scopo è fare profitto. Ora, quale profitto ne trarrebbero organizzando una colossale e (come piace dire a te) COSTOSISSIMA impresa di corruzione, falsificazione ed inganno, per poi scavare un buco in un campo a Canicattì, e “gettarci dentro” queste benedette “scorie”?

    Mi piacerebbe leggere, da parte tua, qualche risposta argomentata, a queste domande, e ragionamenti. Davvero.

  • # 130
    Pierluigi Totaro
     scrive: 

    La chiave di tutta la questione (in merito alla quale mi pare che si continui a far finta di non capire), e’ in questa frase di Albert:

    “E’ importante sapere di cosa parliamo. Rifiuti radioattivi vengono prodotti da molte attività umane. Ad esempio ospedali, ed industrie di vario genere. Questo tipo di rifiuti hanno una filiera molto diversa dal combustibile nucleare esausto. Ed è fondamentale distinguere.”

    Se estendiamo il ragionamento di Zephir e rifiutiamo nel nostro paese qualsiasi attivita’ umana che prevede l’impiego di materiali radioattivi (con la motivazione delle possibili infiltrazioni malavitose, dell’incuria, della presunta mancanza di controlli e della corruttibilita’ dei controllori) allora sarebbe coerente e doveroso chiudere tutti i reparti ospedalieri di radiologia e medicina nucleare.
    Vuoi sottoporti a un esame scintigrafico o una PET? Accomodati pure in un ospedale svizzero, francesce, austriaco, sloveno. Altro che “turisti della procreazione assistita”…

  • # 131
    zephyr83
     scrive: 

    Ma io non ho MAI detto non bisogna impiegare certe tecnologie perché l’uomo di usa natura fa schifo e tende a fregare il prossimo! ho detto che le scorie radioattive sono un bel problema mentre qualcuno ha negato che esista proprio sto problema! la discussione è nata tutto da qui!!

  • # 132
    Simone Serra
     scrive: 

    @ zephyr83

    aldilà di molte questioni già affrontate sia nelle pagine di AD che nei commenti, uno dei punti chiave sulla faccenda scorie è proprio quella della loro provenienza… come già detto da altri le scorie nucleari possono provenire da molte fonti, e sicuramente quella che subito salta all’attenzione è quella relativa alle centrali, ma proprio le centrali sono le sorgenti di scorie più controllate e se proprio qualcuno dovesse fare scomparire del materiale fissile puoi stare certo che non sarebbe per seppellirlo (a che pro visto l’interesse del mercato illegale per l’impiego non pacifico)… sulle scorie ospedaliere, industriali invece è tutta un’altra storia… penso non ci sia bisogno di continuare su questo perché puoi benissimo riflettere sulla gestione spesso discutibile (anche su cose ben più “tranquille”) di queste attività…

    In sintesi, se vuoi stare tranquillo sul fronte dello smaltimento illegale delle scorie nucleari la prima cosa che devi fare è impedirne l’impiego in questi ambiti

  • # 133
    Massmio
     scrive: 

    Volevo solo dire che vivo all’estero ma per sapere tutto e di piu’ su Fukushima debbo leggere i giornali italiani. Ogni minima notizia, ma piu’ spesso voce o peggio baggianata, trova ampio riscontro solo sulla nostra stampa, che a mio parere specula alla grande sulla paura nucleare.
    Questo mi fa pensare che l’Italia viva in un medioevo, per quanto riguarda la consapevolezza tecnologica, che contribuisce alla sua arretratezza, purtroppo.

  • # 134
    Salvo
     scrive: 

    Un articolo a tema che inquadra un aspetto trascurato, le conseguenze già a breve termine dell’evacuazione relative ai territori contaminati:

    http://mondoelettrico.blogspot.it/2014/03/fukushima-dietro-i-numeri-vi-sono-delle.html

    ” Secondo quanto riportato dal quotidiano online Asahi Shimbun, la National Police Agency giapponese, 15.884 persone sono morte e 2.633 sono rimaste non identificate causa del Grande Terremoto del Giappone Orientale, lo tsunami e il disastro nucleare dell’11 Marzo 2011.

    Inoltre, 2.973 persone sono morte per altre cause comunque legate al disastro, come il deterioramento della salute derivante dall’evacuazione e il suicidio, in Iwate, Miyagi e Fukushima, le tre prefetture più colpite della regione Tohoku. Nella prefettura di Fukushima, il numero di decessi dovuti a evacuazione dopo l’incidente nucleare ha superato quella del terremoto e dello tsunami.

    Circa 267.000 persone a livello nazionale sono ancora sfollate a causa del disastro del 2011.
    Circa 104.000 famiglie vivono in alloggi temporanei.”
    …(segue nel link)

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