di  -  giovedì 19 giugno 2008

Le persone che hanno avuto la fortuna di viverli e toccarli con mano (e tra voi lettori sono sicuro ce ne siano tanti) non possono dimenticare questo decennio.
I paninari in discoteca, i seni al vento di Sabrina Salerno, le commedie dissacranti di Benigni, Pozzetto e Verdone che raccontavano ciascuno una certa parte dell’Italia, così istrionica e piena di contraddizioni.

Le serata passate a ridere con le gag di Drive-In , il trionfo della musica Pop, del consumismo, dei media che hanno visto l’ascesa della televisione commerciale e la caduta del muro di Berlino , lo spartiacque simbolico che ha segnato la fine di un’epoca.

Ma sono stati anni che hanno consacrato definitivamente il videogioco come strumento di divertimento, che non distingueva la generazione ma si rivolgeva a chiunque volesse distrarsi (inteso positivamente, come il divertissement di Pascal di antica memoria) e impegnare senza pensieri le proprie energie psicofisiche per rilassarsi.

L’industria dell’Entertainment comincia a capire che questo sarà uno dei business più redditizi nel futuro, con cifre da capogiro che potranno competere addirittura con alcune produzioni di film hollywoodiani.
Ed è in questo contesto che nasce e si diffonde il fenomeno delle “sale giochi” con i famosi coin-op , contrazione di coin-operator, le macchine che per funzionare richiedevano l’inserimento di gettoni e permettevano al giocatore di turno, di sfidare la macchina oppure di scontri 1 contro 1 su percorsi automolistici, piuttosto che incontri di lotta, invasori alieni e via discorrendo.

Saghe dall’ormai imprecisato numero di episodi hanno origine proprio negli Eighties; basti pensare al solo Super Mario , il titolo più venduto nella storia dei videogiochi.
Ma anche altre altrettanto famose, il cui esordio viene spesso erroneamente attribuito alla Playstation, hanno il proprio battesimo di fuoco proprio qui e in terra nipponica più precisamente.
Se ne potrebbero citare molte e mi scuso per lo sgarbo (ma ahimé i tempi e gli spazi giornalistici lo impongono) ma già solo i nomi di Final Fantasy e Metal Gear Solid potrebbero far drizzare le orecchie a chi non pensava avessero 4-5 lustri alle spalle.

È il periodo di massima luminescenza per aziende che hanno fatto la storia non solo dei videogiochi, ma dell’informatica in toto, come Amiga e Commodore, alcune delle quali purtroppo purtroppo non sapranno reggere al peso del successo e al cambio di modello di business imposto dagli eventi.
Nomi altisonanti per grandi rivalità, come sarà quella tra Sega e Nintendo e che occuperà le pagine delle riviste specializzate, degli spot, delle conversazioni degli allora adolescenti impegnati a difendere la propria console e il proprio marchio del cuore.

Sembrano passati secoli per chi ha vissuto in prima persona quelle esperienze ed è cresciuto con in mano un joypad squadrato composto da una croce direzionale e 2 miseri pulsanti A e B. Ma le discussioni di ieri sembrano le discussioni di oggi, la stessa empatia per “semplici” oggetti fatti di plastica e di metallo.
E’ vero gli attori sono quasi interamente cambiati: la Sega ha alzato bandiera bianca e si dedica quasi esclusivamente al software, Atari viaggia sul filo del rasoio ,la Microsoft si è imposta all’attenzione del mercato con il progetto Xbox e ne ha raccolto i favori a danno della Sony; l’unica sopravvissuta ai terremoti è Nintendo sostanzialmente.
E’ vero, e caratteristiche delle macchine sono molto diverse, la grafica, l’esperienza utente con il gioco online ma la passione è rimasta la medesima, così come i fanboy c’erano allora, ci sono adesso e ci saranno in futuro, molto probabilmente, perché il videogioco coinvolge, appassiona.
E la storia in qualche modo “si ripete”, come asseriva Giovambattista Vico, procede a cicli, con corsi e ricorsi storici appunto.

Eppure…eppure nessuno può levarmi dalla testa il profumo del blister cartaceo di un gioco appena comprato e che nascondeva chissà quali tesori.
L’emozione di infilare la cartuccia intonsa, accendere il pulsante Power e vedere gli sprite, che allora si contavano sulle dita di una mano, muoversi su e giù per lo schermo, descrivendo panorami che al tempo andavano anche un po’ immaginati, perché la potenza computazione delle console era quel che era.

Questo hanno significato gli anni 80, quei magnifici anni 80.

17 Commenti »

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  • # 1
    Paganetor
     scrive: 

    *lacrimuccia*

  • # 2
    dab
     scrive: 

    Sono queste news che ti fanno sentire un pó + vecchio…forse perché ti ritornano in mente una serie di ricordi che pensavi di aver dimenticato ed invece….che belle emozioni!!! Si, sono proprio invecchiato…

  • # 3
    GB
     scrive: 

    Non parlatemi delle cassette del commodore che 9 volte su 10 i giochi non mi si caricavano…pensate avevo preso xfino un modem (era il 128commodore) e avrò provato 1000 volte a comporre un numero senza sapere che dovevo prima stipulare un contratto o attivare qualcosa…e neppure dove lo comprai mi seppero dare una dritta (ignoranti nel senso letterale del termine) poi sostituito, avrei cavalcato l’onda dell’evoluzione della rete poi abbandonai tutto (le cicce, irrompevano nella mia vita) fino al ’98, quando ricomprai un’altro pc.

    Comunque vissuti alla grande e in modo intenso quegli anni

  • # 4
    Lanfi
     scrive: 

    Peccato che mentre la gente andava a fare il paninaro in discoteca, guardava le tette di Sabrina Salerno e le commedie di Beningni, Pozzetto e Verdone chi stava al potere spendesse a tutto andare soldi presi in prestito…e ora ciò che ha resistito davvero agli anni ’80 è un debito pubblico da capogiro XD!

  • # 5
    Cesare
     scrive: 

    Periodo vissuto in pieno. Che bei ricordi.

    Per fortuna che c’è roba come il MAME, WinUAE, ZNES, ecc. che ancora oggi permettono di rivivere quelle antiche passioni.

    P.S. Per le tette di Sabrina Salerno, ma anche della FA-VO-LO-SA Samantha Fox, qualche brav’uomo ha pensato bene di mettere i video su YouTube. Gloria a lui. :D

  • # 6
    mttmtt
     scrive: 

    Nato nell’88 e fiero di essere figlio degli Anni 90 che considero meglio… :_)

  • # 7
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    x dab

    è anche vero che non avendo avuto una certa età non avresti nemmeno potuto essere spettatore e nel tuo piccolo o grande che sia protagonista di quegli anni :)

    x Lanfi

    il problema del debito pubblico ce lo portiamo avanti dal dopoguerra, non è che gli anni 80 siano stati la macchia per forza di cose. DC, PCI e PSI ne hanno passati una cinquantina a spartirsi la torta.

    Fa piacere cmq che la passione per certi cimeli legati all’infanzia o adolescenza leghi storie e passati diversi. E anche i + giovani possono appassionarsi, grazie al retrogaming, ai titoli che hanno lasciato il segno :)

    x Cesare: presto su questi schermi…lo vedrai :P

  • # 8
    cicciogattaccio
     scrive: 

    Se avete nostalgia dei vecchi giochi pieni di sprite e pixel enormi vi consiglio la lettura dell’e-comic di nuklearpower.
    Per chi è cresciuto con le cartucce del superfamicon a colpi di Final Fantasy è il massimo :)

  • # 9
    Cesare
     scrive: 

    Quella è già roba nuova per me. :D

    Io vado in brodo di giuggiole per cose come queste:
    http://www.1980-games.com/us/old-games/java-games/greenberet.php
    http://www.1980-games.com/us/old-games/java-games/kungfu.php
    http://www.1980-games.com/us/old-games/java-games/scramble.php
    http://www.1980-games.com/us/old-games/java-games/donkeykong.php
    http://www.1980-games.com/us/old-games/java-games/rocknrope.php
    http://www.1980-games.com/us/old-games/java-games/rocknrope.php

    E smesso ti continuare a elencare, perché riempirei la pagina. :D

    Anzi, visto che si può giocare online… provateli! :D :D :D

    x Jacopo: così mi metti curiosità però!!!! -_-

  • # 10
    Thunder01
     scrive: 

    cresciuto con il pad a croce e i pulsanti Ae B..mitico NES…e Mario… lacrimuccia davvero…

    bei tempi…venuto al mondo nel lontano 1980 ;)

  • # 11
    Cristiano
     scrive: 

    Che ricordi! Gli anni 80 anno avuto i loro lati positivi e negativi. Restando all’argomento videogiochi nostalgia a maggior ragione. I vari pac man, donkey kong, phoenix erano più semplici ma molto molto più divertenti degli ultra realistici videogiochi di oggi.

  • # 12
    1975
     scrive: 

    E va bene, gli anni ’80 sono stati un mito per i videogiochi e c’ero anche io. Però il giochetto “era meglio quelli di questi di oggi”, funziona poco. Capisco che tra i miei coetanei ci sia voglia di revival, succede a tutti dopo i trent’anni. E capisco anche che questo sentimento sia perfino legittimo visto che in questo paese l’unico revival consentito ufficialmente sono gli anni ’60 (per la musica, il cinema e la cultura) che è poi il background culturale di tutta la classe politica, imprenditoriale, economica al potere. Come dire, anche noi trentenni, ricordiamo, quindi esistiamo! Ma il problema rimane ineludibile: gli anni ’80 hanno segnato l’inizio di un’idea di società che voleva vivere al di sopra delle proprie possibilità, ed oggi che la magia del futuro migliore per tutti è svanita, ne paghiamo il prezzo politico (le istituzioni mai state così distanti dai bisogno della società), economico (debito pubblico e anche privato) ed ecologico (c’è da aggiungere qualcosa?). Negli anni ’80 qualsiasi obiezione fu zittita, negli anni ’90 si sperò che il passaggio del millennio fosse migliore ed ora ci tocca assistere ad un revival (ma avete visto quanta gente sparita e riciclata nei jingle pubblicitari, nei reality, tra i commentatori televisivi?) che ci vede nostalgici di un tempo dove, in fondo, non è successo nulla di buono per il mondo in cui viviamo oggi. Però la precarietà (esistenziale, economica, affettiva?) nella nostra generazione dilaga e le responsabilità di guidare economia e paese rimangono saldamente in mano ad altri anche se sarebbe il nostro turno.
    No, gli anni ’80 non sono stati per nulla mitici se quello che ci rimane è solo il ricordo delle tette di Sabrina Salerno.

  • # 13
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Perdonami ma hai frainteso il senso del mio post.

    Seppur il titolo fosse generico e ho voluto fosse tale per una serie di motivi (che non posso spiegare ora ma se vi piacciono i videogiochi e continuerete a leggere queste pagine lo scoprirete :)) si capiva piuttosto bene dove volessi “andare a parare”.
    L’introduzione può piacere oppure no ma non volevo fare un saggio o una critica agli anni 80 in toto anche perchè, secondo me, questa forma di publishing non lo consentirebbe per i suoi tempi tecnici molto ristretti.

    Ci sarebbero state tutta una serie di tematiche, in quel caso, da affrontare che io qui non ho minimanente citato, storico-sociali e politiche a parte la caduta del Muro perchè è stato il simbolo della fine di un’era e se, non si fosse capito, è stato utilizzato qui come parallelo per la fine di un’era anche dei videogiochi, che ora diventano industria di entertainment e pongono le basi per quel che è adesso, con i budget da milioni di dollari a titolo.

    Anche sul discorso del revival non sono d’accordo. Partendo dal presupposto che io non sono tuo coetaneo e quindi la “sindrome di nostalgia” dei 30enni faccio fatica a capirla, l’affezione per un certo periodo che ora non c’è più, specie se legato a ricordi di infanzia che tipicamente sono sempre molto solari, la proviamo tutti indistintamente dalle generazioni.
    E i videogiochi, come ho scritto, hanno la capacità di avvicinare e appassionare, attivamente, persone di generazioni diverse (basti pensare al pubblico Nintendo).
    I ragazzi più giovani, che erano bambini negli anni 90 provano le stesse emozioni mie o di tutti quelli che erano bambini un decennio prima, così come lo dimostrano tutte le “battaglie verbali” nel difendere il proprio marchio o la propria console preferita.

    Quello che cambia perchè ora è tutto digitalizzato, è la cartuccia, che era il simbolo di un certo modo di vivere il videogioco, + “intimo”, + a dimensione di persona inteso come soggetto indipendente dagli altri…perchè non c’era la pervasività dei media attuali, non c’era la Rete, non c’erano le reti di telecomunicazioni di adesso che formalmente ti consento di essere sempre connesso.
    Alle riviste si scriveva ancora con carta e penna e non via mail ecc. ecc.
    Quindi non si tratta di “era meglio quando si stava peggio”, ma di “quel che è stato non tornerà più” (anche se…:)), nel bene e nel male.

    Tutto questo spiega anche il perchè del successo di un fenomeno come il retrogaming, che porta alcuni degli oggetti nati negli anni 80 ad essere oggetto di culto tali da raggiungere valutazioni economiche non trascurabili.
    Tra 20-30 anni quando le informazioni viaggeranno esclusivamente via rete o ci saranno altri tipi di supporti (olografici o di chissà quale tecnologia), probabilmente vedremo i cd subire lo stesso trattamento.

    Se pensassi che di quegli anni, le immagini da ricordare siano le performance della Salerno, non avrei mai scritto il post, anche perchè molto semplicemente non avrei avuto nulla da dire.

  • # 14
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     scrive: 

    […] anni 80, come abbiamo intravisto, sono stati l’anticamera dell’attuale business rappresentato dai videogiochi ed uno […]

  • # 15
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