di  -  mercoledì 18 giugno 2008

screen sleep Massimo Gaggi in un interessante articolo sul Corriere.it fa ampio riferimento a quanto pubblicato da Nicholas Carr su The Atlantic.com [peccato che sul Corriere non ci sia il link a questo articolo, ma evidentemente i quotidiani nazionali non hanno ancora ben chiara cosa sia la netiquette].

L’articolo di Carr si intitola Is Google making us stupid? e contiene una approfondita ed illuminata riflessione su come Internet stia cambiando le nostre abitudini di lettura, e con esse la maniera in cui si sviluppano i processi mentali, la capacità di concentrazione e articolazione del pensiero.

Gli utenti della Rete sono abituati ed orientati a leggere articoli brevi, spesso operano inmultitasking, il che vuol dire che compiono più operazioni contemporaneamente, ma come sappiamo, anche per il cervello umano la ram è limitata, quindi seguire più processi allo stesso tempo implica eseguirli con maggiore superficialità.

Ecco, lo hai appena fatto; ti ho indotto a ragionare come se il tuo cervello funzionasse alla stregua di un computer. Questo fenomeno non si limita, dice Carr ad essere una metafora:

Thanks to our brain’s plasticity, the adaptation occurs also at a biological level.

Internet modifica la maniera in cui leggiamo, gli schemi mentali attraverso cui interpretiamo il mondo, ad un livello così profondo che non possiamo che attenderci che la realtà ci si presenti nel formato a cui siamo abituati. Tanto che gli altri media non possono fare altro che adeguarsi:

Television programs add text crawls and pop-up ads, and magazines and newspapers shorten their articles, introduce capsule summaries, and crowd their pages with easy-to-browse info-snippets

E’ l’annuncio dell’apocalisse?

No, non lo pensa Carr e non lo credo nemmeno io; come lo studioso americano fa notare, già ai tempi degli antichi greci l’avvento della scrittura fu interpretata da Platone come una potenziale minaccia, e qualcosa di analogo accadde con l’avvento della stampa. Insomma è la storia che si ripete fino alla famosa canzone del 1979 dei Buggles.

Multitasking, tab browsing, applicazioni che girano in background, oltre all’ampio uso dell’inglese, inducono una estrema facilità ad interrompere quello che si sta facendo e procedere a singhiozzi. E’ vero, ma questo non vuol necessariamente dire che non saremo più in grado di immergerci nella lettura di un buon libro. Ed in ogni caso, personalmente preferisco essere capace di operare in multitasking, anche a costo di perdere qualcosa in capacità di approfondimento, piuttosto che obnubilare la mia mente con ore di fruizione passiva di programmi televisivi. Rispetto agli anni ottanta qualche passo in avanti lo stiamo facendo.

[photo credit]

6 Commenti »

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  • # 1
    Marco
     scrive: 

    Si è vero, leggiamo molte notizie a spot, ma per me non significa rimanere superficiali, anzi. Io leggo su internet molte notizie brevi, alla ricerca di quelle che mi interessano veramente. a quel punto approfondisco l’argomento tramite i libri. Nel frattempo ho avuto una infarinatura su altri argomenti che magari ignoravo totalmente. Non ci dobbiamo fermare alle prime notizie ma approfondire gli argomenti che ci interessano.

  • # 2
    eraser85
     scrive: 

    Più che di superficialità nella lettura, spesso ci culliamo del fatto che se vogliamo capire qualcosa, è molto più semplice andarla a cercare su google che non mettersi lì e pensarci su per cercare di sviscerare il problema autonomamente…

  • # 3
    Davide
     scrive: 

    @eraser:
    Per me questa è una cosa positiva. Si evita di perdere tempo a risolvere stupidaggini per potersi concentrare su problemi di più ampio respiro. Per estensione è lo stesso discorso dei linguaggi di basso e di alto livello.

  • # 4
    Ronde88
     scrive: 

    Mi trovi pienamente d’accordo.
    Anche io preferisco interagire con internet piuttosto che sorbirmi ciò che la televiosione ci obbliga a vedere.

  • # 5
    Mattia
     scrive: 

    scusate l’OT ma bellissima la foto del gatto sul monitor :D

  • # 6
    mjordan
     scrive: 

    Io non ci vedo niente di nuovo o di peggiore dai vecchi metodi di informazione come televisione e quotidiani. Leggiamo e vediamo i TG tutti i giorni, eppure sfido chiunque a ricordarsi le notizie di tre giorni prima…
    A proposito, fra qualche minuto mi dimenticherò completamente di aver postato qui sopra, di aver letto questa notizia cosi come mi dimenticherò il nome dell’autore principale dell’articolo cosi come ho già ho dimenticato il telegiornale che ho visto a cena.

    L’informazione non è per apprendere. E’ per cercare di carpire qualcosa che interessa e che poi si approfondirà personalmente con quel mezzo di informazione che esiste da millenni: la carta, i libri e il trapasso delle nozioni. O comunque fonti che vanno al di la dell’informazione giornalistica. Tutto il resto sono chiacchiere.

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