di  -  venerdì 26 luglio 2013

PCWorld-logoPC World (USA) è una delle riviste simbolo della rivoluzione informatica e la decisione presa circa due settimane fa segna, definitivamente, la fine di un’era: dopo poco più di 30anni la testata non avrà più una versione stampata, concentrando tutte le risorse sull’edizione online. Cinque anni or sono (2008) la stessa sorte è toccata a PC Magazine che, oltre al comune settore di interesse, condivide con PC World il fatto di essere stata co-fondata da David Bunnell.

Si tratta chiaramente di un passo obbligato, visto che i lettori hanno da tempo fatto la propria scelta, così come gli inserzionisti. Basti pensare che le ultime copie cartacee della rivista hanno un numero di pagine pari a circa 1/4 di quelle degli anni scorsi e anche i profitti sono calati drasticamente, tanto da rendere la stampa non più remunerativa.

Il tutto si deve alla darwiniana evoluzione in chiave digitale delle riviste informatiche (e non solo). Infatti, se si escludono pochi nostalgici, perché qualcuno dovrebbe voler comprare e leggere una rivista di approfondimento informatico che viene realizzata con cadenza mensile, quando oggi esistono decine di portali che giornalmente ci tengono aggiornati? Chiaramente la risposta è scontata e le riviste stampate di settore sono ormai un prodotto obsoleto.

bytemagazineFatto sta che siamo ormai entrati in quella che viene definita la terza generazione dei magazine informatici, quelli legati all’era di Internet. La prima generazione è riconducibile a BYTE ed una serie di riviste meno note (Creative Computing, 80 Microcomputing e Compute), mentre la seconda generazione è, appunto, quella di PC World, Pc Magazine e soci.

Ma riscopriamo gli albori di PC World e PC Magazine.

Tutto ha origine agli inizi degli anni ’80 grazie al giovane imprenditore David Bunnell e alla sua attività di stesura di manuali tecnici.

bunnell_gates

 David Bunnell ed un giovanissimo Bill Gates

In particolare, Bunnell scrive manuali per l’Altair 8800 e l’Osborne, rendendosi presto conto che i libri associati ad una specifico calcolatore vendono meglio di quelli generici:

“The revelation at Osborne was that you could sell more books if they applied to a specific machine–not just ‘How to Program in Basic,’ but ‘Basic for the Apple II.”

[La rivelazione arriva con l’Osborne che mi permise di vedere come si potevano vendere più libri se gli stessi erano legati ad una specifica macchina. Quindi non “come programmare in Basic”, bensì “Basic per l’Apple II.”]

Quando IBM presenta il PC (1981), Bunnell coglie l’opportunità di creare una rivista specifica: investe una discreta somma e crea una redazione di giovanissimi, pubblicando il primo numero nel 1982. Nasce così…. no, non nasce PC World, bensì PC Magazine!

Il magazine va a gonfie vele tanto che per il quarto numero la redazione stima di vendere oltre 150.000 copie, una tiratura impressionante che rende necessario cercare nuovi finanziatori per sostenere anticipatamente le relative spese. Così, Tony Gold, socio di maggioranza, si mette alla ricerca di un nuovo finanziatore, ed identifica in Ziff-Davis e IDG i migliori candidati. Bunnell e la redazione decidono di optare per IDG che ritengono più “calorosa”:

“Pat McGovern [IDG’s founder and chairman] flew out to meet us, and we liked him, whereas the Ziff-Davis people seemed to him aloof by comparison.”

[Pat McGovern, fondatore e presidente di IDG, è volato da noi per incontrare, e ci piaceva, al contrario le persone di Ziff-Davis sembravano decisamente più distaccate]

Ma nonostante l’accordo fosse stato chiuso venerdì 19 novembre del 1982, il lunedì successivo Bunnell trova in redazione non McGovern (o chi per esso) ma due dirigenti Ziff-Davis che lo informano che le cose sono cambiate e che Gold, dopo una nuova proposta a rialzo, ha ceduto il controllo di Pc Magazine alla propria società.

pcw1983staffLa cosa non va giù a McGovern, che decide di proporre a Bunnell e a Cheryl Woodard (socio del secondo) di creare una nuova rivista per competere con PC Magazine e lavare l’affronto. Bunnell e Woodard accettano di buon grado, essendo tutt’altro che entusiasti di dover lavorare per Ziff-Davis, e, insieme a McGovern, coniano il nome del nuovo magazine: nasce Pc World.

Per lanciare il nuovo progetto, i tre decidono di sfruttare il Comdex di Las Vegas che si sarebbe tenuto ad appena una settimana di distanza e lavorando ininterrottamente riescono a proporsi adeguatamente, soprattutto agli inserzionisti che comprano spazi per oltre 100 pagine.

Il fatto incredibile è che 48 dei 52 elementi dello staff di PC Magazine abbandona il giornale per abbracciare il nuovo progetto. Ciò impone però di lavorare incessantemente al fine di uscire presto con il primo numero e scongiurare che Ziff-Davis possa chiedere un ingiunzione del tribunale per presunta “copia” di PC Magazine, bloccandone l’uscita.

L’operazione riesce e il primo numero (marzo 1983) vanta ben 324 pagine contraddistinte dal logo verde della testata e dalla Cover Story scritta da Karl Koessel.

pcworld_first_issue

La rivista ha una buona prospettiva, anche grazie alla linea editoriale scelta dal direttore Andrew Fluegelman che vuole andare oltre la tecnologia, raccontando come gli utenti possono sfruttare al meglio i computer per le proprie attività.

Nel 1984 (febbraio) la rivista viene affiancata da Mac World, specificamente ideato per gli utenti Mac.

Pc World attraversa molti eventi burrascosi della storia informatica come, ad esempio, la crisi del settore del 1985 e il suicidio di Fluegelman, adattandosi alle nuove aspettative degli utenti e alla nuova esigenza di acquistare non più (o non solo) i computer per passione, ma in funzione di una specifica esigenza di business.

Agli inizi degli anni ’90 il gap con PC Magazine viene definitivamente colmato, e le due riviste si confrontano testa a testa fino alla chiusura del mensile Ziff-Davis. Inoltre, PC World arriva a contare circa 60 versioni localizzate in altrettanti Paesi del mondo (Italia compresa).

In occasione del ventennale della sua fondazione, con grande orgoglio, Bunnell dichiara

“The PC was a great equalizer, just like the pistol in the Old West. True to its subject, this magazine was born in a spirit of rebellion and it will continue to cover disruptive new technologies, those that reshape our professional and private lives, for many anniversaries to come.”

[“Il PC è stato un grande equalizzatore, proprio come la pistola nel vecchio West. Questa rivista è nata con uno spirito di ribellione e continuerà a raccontare le nuove e dirompenti tecnologie, quelle che rimodellano la nostra vita, professionale e privata, per molti anniversari a venire.]

Tale dichiarazione, fatta nel 2003, è valida ancora oggi, con una differenza: il mezzo di diffusione non è più la carta stampata ma la grande Rete.

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Bunnell nel 2003

7 Commenti »

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  • # 1
    paganetor
     scrive: 

    quello delle riviste digitali è un argomento che mi sta a cuore, lavorando nel settore… al momento ci limitiamo a fare una versione sfogliabile del cartaceo, ma è innegabile che il futuro sia lì. Certo, le riviste di informatica e di videogames hanno una concorrenza spietata nei portali, che non devono attendere la settimana (o il mese) successivo per pubblicare qualcosa. Ma le due cose non possono essere complementari?
    Portale per le notizie “al volo” e magazine digitale per gli approfondimenti?
    Ma, ancora più importante, i soldi da dove li prendo? Dagli abbonamenti? No, visto che molte cose si trovano gratis on-line. Dalla pubblicità? Forse, anche se in effetti è difficile (in particolare tra le aziende di questo settore) far passare i vecchi banner come strumento di marketing.

    “Purtroppo” di qualcosa dobbiamo vivere: che si tratti di abbonamenti, di pubblicità, di micro-transazioni legate a singoli articoli poco cambia… per dare continuità al servizio servono soldi, e i vari contributi “una tantum” di blogger, articolisti della domenica ecc. non lasciano molto margine in questo senso…

  • # 2
    Roberto
     scrive: 

    Un po’ mi dispiace, viene forse un po’ a mancare quella componente “collezionistica”, ovvero leggere avidamente tutto il giornale e porlo nella libreria affianco alle decine di altre copie. Certo, ormai ha poco senso mantenere una versione digitale, tantopiù che non stiamo parlando di “Uncinetto per tutti”, ma di quella che è se non la più importante una delle più importanti riviste informatiche, il cui pubblico è chiaramente orientato verso una fruizione digitale. Ora la vera sfida è cercare di rimanere competitivi e di cercare nuovi modi di monetizzare. Ecco, forse come ha suggerito Paganetor, l’idea di inserire regolarmente le notizie in home come ormai fanno tanti altri portali, ma mantenere (anche a pagamento) degli approfondimenti e articoli come nei magazine cartacei.

  • # 3
    Frank
     scrive: 

    Purtroppo siamo in una fase di transizione, le riviste non hanno più senso per un settore cosí dinamico e che naturalmente si orienta verso media elettronici, ma l’informazione erogata dai portali/blog é spesso superficiale, non ci sono piú approfondimenti e le recensioni sembrano spesso delle marchette.

    Non si puó tornare indietro, ma il mio auspicio é che qualcuno investa nei contenuti e che questo premi in termini di inserzioni e perché no anche in abbonamenti.

  • # 4
    Sisko212
     scrive: 

    E’ inevitabile.
    Secondo me un pò alla volta, tutte le riviste specializzate in qualche settore spariranno dalle edicole e saranno solo digitali.
    Ovviamente le prime saranno quelle del settore informatica-tecnologia, e probabilmente le ultime saranno quelle che si occupano di pesca e caccia, ma la strada è tracciata.
    D’altronde non è pensabile, in un mondo di 6 miliardi di abitanti, dei quali, molti stanno uscendo dalla povertà e quindi si potranno permettere un quotidiano o un mensile, si consumi carta e inchiostro come fatto fin’ora. Probabilmente non basterebbero gli alberi dell’Amazzonia per la produzione di carta.
    Resta ovviamente da vedere come mantere reddittività e qualità dei contenuti, i quali ovviamente dovranno anche essere migliori di quelli che si trovavano su carta, dove spesso, per ragioni tipografiche, si stampano anche corbellerie solo per riempire colonne e pagine.
    E per i vecchi nostalgici come me, resteranno comunque le Fanzine :-D :-D :-D :-D.

  • # 5
    enderedge
     scrive: 

    Il problema della editoria cartacea è che ormai non viene quasi più utilizzata dal pubblico.
    E’ TUTTA destinata a scomparire o meglio a rimanere solo in funzione di una iperspecializzazione.
    Non credo che scomparirà del tutto, i settori “verticali” rimarranno soprattutto come approfondimento.
    Ma certo si ridurrà ancora più di quanto abbia fatto fino ad oggi (oggi si stima del 50/60%, le previsioni parlano del 20/30%)

  • # 6
    Mauro
     scrive: 

    All’approccio digitale dell’editoria manca acora qualcosa d’importante, che lo ricondurrebbe al mainstream dell’informatica: un inchiostro elettronico adeguato al mainstream ed in grado di soppiantare le attuali tecnologie lcd. Non vi sarebbero a questo punto e-reader dedicati in hardware e si ritornerebbe en masse agli e-reader software, assai più idonei a mio avviso a vicariare la carta stampata se fatti girare su un hardware assai più potente di quello degli attuali e-reader hardware. Si potrebbero così facilmente implementare tutte quelle caratteristiche che oggi funzionano in maniera assai goffa e poco fruibile sugli attuali dispositivi dedicati. Insomma finalmente e-book leggibili e con ipertesti realmente funzionali e funzionanti: e.g. indici analitici, note, bibliografie come nelle migliori edizioni cartacee. Se per la letteratura qualcuno ancora ricorda la napoletana Ricciardi allora è anche in grado di capire a che cosa intendo riferirmi quando parlo di qualità e di fruibilità.
    Del resto è abbastanza inutile a mio avviso piangere calde lacrime sul latte versato della perduta carta stampata con gli emolumenti ad essa associati: una rivista digitale può tranquillamente essere pubblicata con periodicità ed in abbonamento, già avviene.
    Quello che manca sono i display adeguati a non farci rimpiangere la carta, fino ad oggi le soluzioni adottate non sono certo quelle rispondenti alle esigenze più strigenti. Per il libro da spiaggia gli attuali e-reader vanno alla grande, ma seppure per queste esigenze minime a me continuano a fare un po’ schifo, come pure gli e-reader software da leggersi su un comune TFT, in questo caso è il TFT a togliere il piacere della lettura.

  • # 7
    ziozetti
     scrive: 

    La differenza fra corriere.it (che ormai è diventato una cloaca di gossip e commenti biliosi) e il Corriere della Sera cartaceo sta proprio negli approfondimenti, negli editoriali, nella terza pagina.
    Una recensione su PC World, PC Professionale, The Games Machine, K, cosa può aggiungere alle decine di recensioni (affidabili e sufficientemente professionali) disponibili online? Temo nulla…

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