di  -  giovedì 4 luglio 2013

Reti decentralizzate per sopravvivere ad attacchi nucleari, comunicazioni peer to peer come opposte alla concentrazione dei vecchi e cattivi media broadcast. L’ipertesto come opposto al testo, l’accesso casuale piuttosto che sequenziale, l’auto-giornalismo dei motori di ricerca, la liberazione dall’egemonia culturale dei mass media. Con queste ed altre argomentazioni noi che siamo in internet dagli anni ’90 ci siamo esaltati due decenni fa assistendo, più o meno consapevolmente, all’avvio della più radicale rivoluzione in ambito mediatico dal torchio di Gutenberg.

Cosa ha a che vedere la rete che oggi la NSA spia sistematicamente con quella dei primi giorni, degli utenti nazionali contati con una manciata di zeri, degli occhi strabuzzati davanti alla cronaca rosa di un paesino del Kentucky? In che modo la sua evoluzione ha agevolato l’operazione di spionaggio su più larga scala che mente umana ricordi?

Dal punto di vista fisico, la rete ha sempre avuto bisogno di “autostrade dell’informazione”. Decentralizzata dal punto di vista logico, la rete divenuta mondiale è sempre stata e sempre più sarà centralizzata da quello fisico con una percentuale crescente di dati in transito per pochi backbone intercontinentali. Nel mentre la potenza di calcolo e la capacità di immagazzinamento sono cresciuti più velocemente della portata dei “tubi”, rendendo possibile lo stoccaggio e l’analisi in tempo reale di enormi quantità di dati veicolati dai citati backbone.

Anche la decentralizzazione logica è un fatto del passato. La rete del ventunesimo secolo è quella di Google, un editore con l’80 e passa percento di share mondiale, e di Facebook, un social network in cui un quinto della popolazione mondiale (metà se escludiamo quei 2/3 di mondo che un computer a malapena sanno cosa sia) affida informazioni sensibili sulla propria vita sociale e privata.

È la rete degli smartphone, coi loro GPS e la loro capacità di profilarci anche in base a dati che fino a ieri mai ci saremmo sognati di condividere con altri che i nostri intimi. La rete dei pagamenti elettronici, del VoIP, della messaggistica istantanea su larga scala (altro che mIRC). È la rete che risponde in linguaggio naturale alle nostre domande, del cloud al posto dello storage locale, quella dei prossimi venturi dispositivi indossabili e magari della NSA che da domani vedrà coi nostri stessi occhi. La rete del tutto gratis e delle internet companies che vivono dei nostri dati personali.

A voler abbracciare le teorie del complotto, verrebbe da pensare che tutto ciò, a partire dalla “religione” del tutto gratis, sia un percorso la cui destinazione è l’abolizione del concetto stesso di privacy a fini economici e politici. Non mancano dichiarazioni inquietanti di CEO di prima grandezza del 2.0, la più sinteticamente angosciante rimanendo quella di Eric Schmidt: “se non hai nulla da nascondere non hai nulla da temere”.

Un ufficiale di PS, l’incarnazione del mio diritto alla sicurezza, non si permetterebbe di parlarmi così davanti ad un avvocato. Un media tycoon dall’altra parte del mondo può farlo, parlando non a me ma a miliardi di individui, senza che nessuna istituzione lo inviti a rientrare nei ranghi.

Del resto la rete del 2013, quella intercettata e sorvegliata in pianta stabile dalla NSA, è ormai perfettamente rappresentata dalla frase di Schmidt (o la speculare teoria di Zuckerberg sulla fine della privacy). Dove la centralizzazione dei dati (big data in slang marchettaro) non arriva, arriva la centralizzazione fisica, che mette l’intercettazione alla portata di qualunque entità possa permettersi un supercomputer.

Fino a poco tempo fa noi snob tecnologici dicevamo: se uno condivide la sua vita sui social non può poi lamentarsi. Oggi sappiamo per certo che, per proteggere la nostra amata privacy, il nostro diritto costituzionalmente garantito alla privacy, rimangono tecniche degne del prontuario di Al Quaeda: TOR, darknet, crittografia avanzata, oscuramento di ogni codice che identifichi univocamente il proprio dispositivo, una rigorosa politica di data retention, uso attento e circostanziato dei dispositivi mobile.

Siamo a questo. Gli USA, a quel che s’intende, si sono avvantaggiati della propria “posizione dominante” su Internet, dal punto di vista dei cavi e delle internet companies ivi nate, foraggiate e cresciute. L’Europa, pur attiva su tematiche cruciali come la net neutrality, ha sorvolato ampiamente sulle problematiche derivanti dalla conformazione USA-centrica di internet ed oggi balbetta attendendo funamboliche spiegazioni dell’amministrazione USA. Proprio da quell’Obama che si presentava qualche anno fa come l’eroe di Internet, Nobel alle buone intenzioni, mister Hope.

Come cambierà la rete internet dopo il datagate? È facile che questa crisi porti uno stravolgimento della natura stessa della rete, dagli schemi di routing ad un maggior rigore sul trattamento dei dati da parte delle internet companies americane. Ciò che doveva essere transnazionale per eccellenza tornerà probabilmente a rispondere a rigide politiche nazionali.

Un passo inevitabile e in certo senso auspicabile – datagate è il culmine di una situazione già da tempo critica – ma che scrive a lettere cubitali la parola fine alla prima fase di internet. La rete che doveva unire popoli e linguaggi, superare le contrapposizioni del mondo fisico, la rete dei grandi ideali e delle utopie di digerati sempre più a corto di argomenti, è la rete che oggi si svela come null’altro che l’ennesimo scenario di confronto politico ed economico, un cyber-territorio da spiare, manipolare e presidiare con logiche nazionali, come da manuale di realpolitik.

“Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza” diceva Benjamin Franklin qualche secolo prima di Obama. Quanto questo stoni con le attuali rivelazioni è ormai sotto gli occhi di tutti, che vivano in uno stato che prende – almeno formalmente – dure posizioni nei confronti delle ingerenze USA o piuttosto in uno stato-zerbino che si sgola a ribadire la fiducia nell’alleato-padrone per eccellenza.

Complottisti o meno, sarà difficile d’ora in avanti non sospettare chiunque ci canti le magnifiche sorti e progressive della rete e i suoi servizi e la sua gratuità congenita, di voler attrarci nei tubi e nei network del monitoraggio globale. E guardando indietro all’ingenuità con cui abbiamo aderito ai servizi gratuiti di multinazionali americane, sarà ancor più difficile non iniziare a chiedersi chi siano e cosa vogliano i clienti di quel prodotto da scaffale che, per un piatto di lenticchie, abbiamo acconsentito a diventare.

13 Commenti »

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  • # 1
    Lorenzo
     scrive: 

    Sarà tutto quello che vuoi ma cosa ti aspetteresti da un’organizzazione (NSA) che ha nel suo core business il farsi i fatti degli altri? cazzarola si chiama “intelligence” cosa dovrebbero fare? telefonarti ed avvertirti che sei sotto controllo? e cosa dovrebbe fare un provider davanti ad una richiesta proveniente da un’autorità? Sono solo cambiati i mezzi e le possibilità ma continuano a fare quello che analoghe organizzazioni fanno da quando esistono gli stati nazionali: ficcare il naso nella vita degli altri.

    L’NSA ci spia! c…zo e io che pensavo che fosse una onlus caritatevole!

  • # 2
    dataghoul
     scrive: 

    Tutti questi commentatori candidamente stupiti del fatto che gli Stati possano spiare sia i loro cittadini che i cittadini altrui fanno tanto “Alice nel Paese delle Meraviglie”, non trovate?
    ;-)

  • # 3
    Pitylight
     scrive: 

    E’ in corso una guerra subdola tra l’occidente ed il fanatisimo islamico.. In questa fase il controllo e’ la priorita’.. Da accertare invece se informazioni economiche sensibili siano state utilizzate indebitamente.. Il concetto e’ semplice.. In guerra vigono leggi che riducono la liberta’… Ora siamo in guerra ma non lo vogliamo sapere.. Forse e’ il caso di svegliarci !!!!

  • # 4
    Blobay
     scrive: 

    Come recita il detto?
    L’informazione è potere?
    Cos’altro aggiungere? Che si sperava che queste informazioni servissero a sgominare atti terroristici, ma sembra che non sia nè lo scopo finale, né il primario, ma una semplice scusa.

    La cosa che mi fa più arrabbiare è che alla scoperta della rivelazione di prism, Obama e l’intelligence si difesero asserendo che stavano spiando solo i “non americani”.
    L’Europa se ne infischiò pensando che erano problemi americani in terra americana.
    Arriva poi l’articolo sul Washington post e dichiara che anche l’Europa è coinvolta o quantomeno “spiata” da prism.
    Tutti scandalizzati, interrogazioni parlamentari e quant’altro.
    Ma insomma: chi caspita credessero fossero gli “altri” che intendeva Obama prima?

    Ma baff…

  • # 5
    koss
     scrive: 

    la cosa che fa ridere e che la bonino da sempre a difesa di questo e di quest’altro, si è messa con tanto di lingua a leccare il culo ai soliti noti…

    che la NSA sia un manipolo di spioni lo sappiamo, solo che lo dicessero che mi spiano così se mi infilo le dita nel naso almeno lo so che corro il rischio che poi mi accusino di essere poco pulito…

    se vado in una zona protetta da telecamere ci vado con mia moglie se tu le tieni nascoste e ci vengo con la mia …”fidanzata” (non punito dalla Legge), mi spiegate perchè devo essere passibile di ricatto solo perchè nel mondo ci stanno gli spiani…

    be non spiano tolgono i cavi e i satelliti dalle zone a rischio e non rompono le palle…

    quelli che fanno vomitare sono i soliti favorevoli benpensanti che quando leggono queste cose fatte dal governo cinese e simili poi gridano alla censura/dittature…

    che schifo di persone….

  • # 6
    Sabrina
     scrive: 

    CITAZIONE:

    «Alcuni credono che facciamo parte di una cabala segreta che manovra contro gli interessi degli Stati Uniti, definendo me e la mia famiglia come “internazionalisti”, e di cospirare con altri nel mondo per costruire una più integrata struttura politico-economica globale, un nuovo mondo, se volete. Se questa è l’accusa, mi dichiaro colpevole, e sono orgoglioso di esserlo».

    David Rockfeller (2002)

  • # 7
    floc
     scrive: 

    io mi chiedo se davvero c’era bisogno del datagate per rendersi conto di tutto questo… Voglio dire, hanno scoperto che i servizi segreti… Fanno davvero i servizi segreti! E, pensate un po’, SPIANO! Ma acciderbolina che notizia sconvolgente! Presto indiciamo un giro di consultazioni mondiali per scusarsi a vicenda!

    Ma poi qualcuno davvero era cosi’ ingenuo da pensare che ms, google and co non avessero comode backdoor per gli organi che ne facessero richiesta? Per non parlare di fb, vero e proprio sistema di schedatura volontaria di massa. Troppo ghiotta come occasione, e ragionando su scala mondiale e’ anche giusto che gli organi preposti al controllo possano esercitarlo.

    Non voglio essere frainteso, sono un fermo sostenitore della privacy e fanno inorridire anche me dichiarazioni come quelle di Schmidt, ma e’ chiaro che se in cambio di una incidentale violazione della mia privacy (peraltro potenziale, nemmeno certa) posso rendere piu’ efficace il lavoro di chi fa rispettare la legge in uno stato di diritto… L’unico problema (e non da poco) e’ sempre il “chi controlla i controllori”, e l’unico modo per risolverlo e’ la trasparenza, cosa che oggi manca decisamente.

    Tutto questo papiro per dire che a mio avviso il problema non e’ la forma, ma la sostanza :)

  • # 8
    Mauro
     scrive: 

    La maggior parte dei commenti non c’entrano l’argomento.
    Alcuni il centro lo sfiorano, ma la maggior parte dal punto nevralgico della cosa si tengono ben lontani.

    Obama ha affermato di non essersi intrufolato nella posta dei cittadini USA.
    Al che gli si può rispondere che c’è chi lo fa per lui.
    Ovvero non il Governo, ma le singole grandi coorporation spiano per conto del governo USA.

    Da anni non si assiste ad alcun significativo provvedimento anti trust in una nazione che nella sua legislazione ha precisi capisaldi a favore della libera concorrenza: tutti violati i capisaldi (le corporation operano in regime monopolistico) dalle grandi corporation, che operano però, per una parte clandestina, sotto l’ombrello protettivo del governo federale USA.

    La prosecution NON è obbligatoria (l’azione penale da loro NON è obbligatoria), capito l’inghippo? Tutto torna ad essere formalmente legale, persino la posizione monopolistica o di oligopolio.

    I toni lirici o quelli polemici servono a poco, la prosaica realtà era sotto gli occhi di tutti fin da prima del datagate con la conferenza di Dubai del dicembre scorso: chissà perchè dopo averne commentato le premesse, le fasi di avvicinamento alla conferenza, ci si è dimenticati da parte di tutti di commentarne le conclusioni.

    Omissione del tutto volontaria ed interessata da parte di tutti gli organi d’informazione: si sarebbe dovuto spiegare ai lettori sconcertati il ritorno alla guerra fredda, e che il campo di battaglia era proprio il cyberspazio.

    Non ho una grande stima né dei giornalisti né degli organi d’informazione.

  • # 9
    Nat
     scrive: 

    Il fatto che i servizi segreti spiino per definizione non li giustifica, non dovrebbero essere cani sciolti con in mano il mondo. Dovrebbero anche loro rispettare regole e principi. Il fatto che poi cinicamente ci si aspetti che non lo facciano non trasforma le loro deviazioni in qualcosa per cui non doversi indignare.

    Se poi qualcuno è realmente convito che tutto questo serva solo ed esclusivamente alla nostra sicurezza e alla difesa dell’occidente dalla spaventosa minaccia integralista allora siamo alla frutta. Nessuno ritiene che il potere incontrollato nelle mani di pochi possa leggerissimamente essere un pericolo più grande di qualche integralista?
    Nessuno si chiede come mai un tale impegno nella protezione dei cittadini contro il terrorismo mentre per altre cose, come la vendita semi-indiscriminata di armi da fuoco non impieghino 1/100 degli sforzi?
    Quanti soldi e vantaggi illeciti si possono ottenere possedendo tutte quelle informazioni? Senza nessuno super partes che controlli o stabilisca regole chiare e limiti invalicabili. Chi ha in mano quel potere sono uomini, come tutti, non entità benevole, le loro azioni vanno controllate e limitate.

  • # 10
    LSD
     scrive: 

    X tutti i “disincantati” del forum…
    x tutti quelli che “io so come va il mondo”
    x tutti quelli che “svegliatevi”
    x tutti quelli che “c’è la guerra contro il terrorismo islamico”
    x tutti quelli che “l’intelligence”
    x tutti quelli che “in cambio di una incidentale violazione della mia privacy fermeremo i cattivi”

    x tutti voi cari amici e per tutti i tanti tantissimi altri come voi…grazie!!!

    E’ proprio grazie alle persone come voi che il mondo sarà un posto ancora migliore.

    Grazie di cuore.

  • # 11
    Ao72
     scrive: 

    Anche io mi accodo al club dei “disincantati”, niente di nuovo sotto il sole.

    11 Luglio 2001

    “27. invitano la Commissione e gli Stati membri a informare i loro cittadini e le loro imprese della possibilità che le loro comunicazioni internazionali, in determinate circostanze, siano intercettate; ribadisce che tale informazione deve essere accompagnata da un sostegno pratico all’elaborazione e all’attuazione di concetti di protezione di ampia portata, inclusa la tecnologia della sicurezza dell’informazione;”

    “32. invita le istituzioni europee e le amministrazioni pubbliche degli Stati membri a ricorrere in modo sistematico alla cifratura dei messaggi di posta elettronica, in modo che nel lungo periodo la crittazione diventi un procedimento consueto;”

    http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+REPORT+A5-2001-0264+0+DOC+XML+V0//IT

    E’ più di dieci anni che le ISTITUZIONI Europee sanno che internet è sotto controllo! e hanno suggerito anche le varie azioni

    All’epoca non ho visto scene di isterismo come oggi.

  • # 12
    SystemV 79
     scrive: 

    Non avete afferrato il concetto: prima potevate sospetttare di essere sistematicamente spiati per motivi sconosciuti e magari illeciti ma erano solo vostre ipotesi pesonali prive di fondamento, chiacchere da bar che in sede di analisi venivano liquidate come infondate teorie complottistiche, mentre adesso sono una cosa dimostrata in modo ufficiale e pure su larghissima scala, per di piu da enti di cui ci si dovrebbe fidare.

    Questo cambia completamente le carte in tavola, se prima in azienda dicevi “non dovremmo usare questi servizi gratuiti di google per i nostri dati ma realizzare una nostra infrastruttura” ti prendevano per complottista e non ti filava nessuno, adesso gli sbatti davanti sti documenti e non posssono piu ignorarli ma devono prendere atto della situazione e iniziare a gestire le risorse IT in modo consapevole, altro che le porcherie che mi tocca vedere adesso…

  • # 13
    alex
     scrive: 

    il solito post del nulla di didomizio.

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