di  -  venerdì 13 giugno 2008

NX586Per la rinomata ed imitatissima serie nostalgia informatica, voglio presentarvi oggi un produttore di CPU x86 ignoto ai più, il quale, nato da zero nel 1986, ha tuttavia avuto il merito di costruire una piattaforma x86 alternativa a quella di Intel, senza godere degli accordi degli cross licensing che legano il colosso di Santa Clara ad AMD.

Parliamo di NexGen, azienda fabless co-finanziata da Compaq e da Olivetti, la quale ha avuto il merito di costruire, come accennavo, una CPU x86 compatibile totalmente da zero. Non solo un semplice clone, ma il secondo processore in ordine di apparizione – prima di Cyrix, prima di AMD e dopo il Pentium – ad offrire un’architettura x86 superscalare: un applauso per il glorioso NexGen Nx586 del 1994.

Con una cache L1 doppia rispetto a quella del Pentium (16k dati e 16 istruzioni contro 8+8), la tecnologia RISC86 per la scomposizione delle istruzioni x86 in micro istruzioni più semplici, l’FSB a 64bit ed ad altri accorgimenti architetturali d’avanguardia, la CPU Nx586 si è ricavata un posto nella storia dei microprocessori.

Nota folcloristica: quella di diventare indipendenti da Intel è una fantasia che di tanto in tanto gli OEM coltivano: Compaq, co-finanziatrice di NexGen, arrivò addirittura a eliminare la dicitura “Pentium” da tutta la sua letteratura aziendale, scelta che purtroppo non ebbe successivi esiti.

Torniamo a bomba. Accompagnato successivamente da un coprocessore matematico (Nx587) e rilasciato quindi in versione con FPU integrata (con due die nello stesso package), Nx586 era in grado di sfidare e spesso superare processori Pentium di frequenza superiore – la denominazione delle CPU avveniva infatti col sistema PR Rating, adottato, ahimè fino all’Athlon 64, anche da AMD.

La scelta di non integrare nella prima release un coprocessore matematico, come invece Intel faceva col Pentium, si rivelò tuttavia penalizzante per tutte quelle applicazioni – per esempio i giochi 3D – in cui le operazioni in virgola mobile erano predominanti.

Se la forza del processore era rappresentata da scelte architetturali uniche, questa era anche la sua debolezza: alloggiava su socket proprietario e richiedeva l’uso di chipset customizzati. Non era dunque installabile su piastre madri adatte a CPU Intel, come invece poteva la concorrenza, il che lo relegò a una nicchia: una fine fin troppo prevedibile considerando che già allora i competitor di Intel potevano perlopiù spartirsi le briciole.

Cionondimeno NexGen continuò il suo lavoro di sviluppo, che sfociò alla fine del 1995 con Nx686: un processore rivoluzionario, in grado di tenere testa al Pentium Pro tanto nelle operazioni con numeri interi che in virgola mobile.

La pressione di Intel era tuttavia fortissima e dall’altra parte della barricata, come racconta CPU Collector, AMD era nell’urgenza di commercializzare un prodotto in grado di rivaleggiare con il Pentium, meglio di quanto potesse il K5 .

L’azienda fu così acquisita da AMD nel 1996 e Nx686 divenne la base per il successivo AMD K6, un processore che rappresentò finalmente un degno sfidante da AMD per il Pentium.

9 Commenti »

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  • # 1
    SteveJK
     scrive: 

    Interessante articolo, e mi è sorto spontaneo pensare al vecchio Pentium 80 MHz che nel ’95/’96, ora non ricordo con esattezza, aveva acquistato mio padre per iniziare a lavorare col pc. Ora guardo il mio pc, che ho assemblato io stesso (cosa all’epoca impensabile), e ho un Q6600 con 4 Core da 2400 MHz.
    Ho fatto un piccolo volo con la mente, e ho immaginato di andare indietro nel tempo a quell'”epoca” (è un po paradossale parlare di epoca, quando guardo che sto parlando di “soli” 12 anni fa) col mio PC. Avrei percaso il processore più potente del più grande supercomputer sulla faccia della terra del 1996?

    Sarebbe bello fare una classifica anno per anno, diciamo a partire dagli albori dell’informatica, della massima potenza computazionale del più potente supercomputer e quella globale della Terra per vedere i “salti” che di anno in anno ci fanno “vomitare” TeraFlops (magari tutti usassero BOINC, sarebbe tutta potenza sfruttata al 100%).

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Erano altri tempi, in cui c’era sicuramente più varietà nel mondo PC.
    In ogni caso entro qualche anno ci penserà la crisi energetica a frenare la rincorsa al Petaflop sui PC domestici…

  • # 3
    Olivetti
     scrive: 

    Peccato che ci si dimentichi sempre di dire che dietro a nexgen oltre a Compaq c’era OLIVETTI italiana.

    Forse perche’ ci si limita a copiare materiale americano (sempre nazionalista) senza conoscere la storia dell’informatica italiana, che non era seconda a nessuno.

    Siamo proprio masochisti noi italiani. La Olivetti l’abbiamo pure distrutta.

  • # 4
    CereS
     scrive: 

    Beh, nel ’96 mi ricordo che i pc me li assemblavo da solo, anche prima.

    Quando sono passato da un 386sx a un 486dx2 avevo cambiato la scheda madre con la supervisione del mio vicino che lavorava all’olivetti :D Sarebbe anche bello ricordarsi l’anno, ma qui si va nella fantascienza (ho una pessima memoria…) avevo forse 14 anni, quindi ’93.

    Mi ricordo abbastanza bene che nel 97/98 andavo spesso in valle a grollarmi (leggasi: Gita serale in quel di Verrez (AO) per bere grolla a più non posso e restare svegli 3 giorni di fila) e proprio prima dell’uscita autostradale c’era una fabbrica che produceva cpu. Fabbricavano un clone del P2 e non era di certo tra le più conosciute al mondo ma mi capitava sovente di leggere qualche articolo sulle riviste specializzate…

    Ricordate forse il nome?

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Olivetti
    Buona la segnalazione, la integrerò nell’articolo.
    Se non altro, buona educazione vorrebbe che prima di venire qui a fare ramanzine e tranciare giudizi, ti premurassi di leggere i post che ho scritto nel merito.
    Per la cronaca, ai tempi dell’investimento in Nexgen Olivetti era già decotta. Altro che non seconda a nessuno.
    Poi che significa che l’abbiamo distrutta noi italiani? A me risulta che l’abbia distrutta un management incompetente e di derivazione politica.
    Sei di quelli che pensano che si deve comprare italiano a tutti i costi? Olivetti per l’appunto è soffocata per essere stata tenuta chiusa all’interno del mercato protetto degli appalti. I meriti le aziende se li conquistano sul mercato, non col patriottismo o con gli appalti pilotati.
    Eccoti il link e buon weekend.
    http://www.appuntidigitali.it/1181/olivetti-m24-quando-lhardware-parlava-italiano/

  • # 6
    Cristiano
     scrive: 

    Bellissimo articolo. Non conoscevo la storia di questo processore.

  • # 7
    Eraser
     scrive: 

    Da eporediese, quando sento parlare di Olivetti posso provare solo rabbia e tristezza…
    Di sicuro ha segnato il corso della mia vita. Ho avuto l’M20, l’M19 (il primo con grafica CGA… un box attaccato che era grosso 1/4 del case del PC), l’M200, il 486 (dx2 e dx4) prima di passare ai Pentium e AMD…
    Su quei PC mi sono avvicinato all’informatica, e ancora oggi mi viene tristezza a pensare che per entrare a lavorare in una solida multinazionale legata all’informatica mi debba rivolgere all’altro capo del mondo, quando da bambino mi affacciavo alla finestra e ne vedevo gli uffici a 50 metri da casa…

  • # 8
    Vinicio
     scrive: 

    Complimenti, l’articolo mi è piaciuto. Quasi quasi mi viene voglia di tirare fuori dalla scatola processore e scheda madre e installare win 98.

  • # 9
    Mauro82
     scrive: 

    @ CereS

    forse parli dei Genesys B52 MMX, dei pentium II a cui veniva sostituita la cache con chip più performanti, venivano overcloccati e rivenduti a un prezzo più basso del corrispettivo intel

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