di  -  martedì 16 aprile 2013

Com’è noto, dopo il passaggio da PC a mobile, i computer vanno integrandosi sempre più col corpo, sotto forma di orologi (Apple) o occhiali (Google). Al cambiare delle interfacce cambiano ovviamente anche i modelli e le abitudini d’uso. In particolare il reperimento delle informazioni tramite la rete diventa più semplice ad ogni passo che i dispositivi compiono nell’avvicinamento al corpo – un percorso che, temo, terminerà con l’interfacciamento neurale.

In che modo questa nuova generazione di dispositivi modifica le nostre strutture cognitive? In che modo altera il nostro rapporto con la realtà?

Commentando un paragrafo di un articolo in cui gli autori si domandavano se giocare a Scattergories (in Italia Saltinmente) con l’ausilio di Google Glass fosse contrario alle regole, Bruce Schneier, noto esperto di sicurezza, ha commentato:

Discutibile? Discutibile? Sarebbe come usare il dizionario di un computer mentre si gioca a Scrabble, o un programma per il calcolo delle probabilità mentre si gioca a poker, o un simulatore di scacchi mentre si gioca di persona. Non c’è dubbio – è un imbroglio.

Ora proviamo ad applicare questa logica al confronto interpersonale. Sarà forse il caso di ripescare la questione posta qualche anno fa: Internet ci rende tutti più ignoranti e ottusi? E togliere il punto interrogativo.

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16 Commenti »

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  • # 1
    Carcarlo Darwin
     scrive: 

    Be, se 4000 anni di scrittura non ci ha reso smemorati (come temevano i driudi), se 300 anni di pascalina non ci ha reso incapaci di fare i conti (come temeva ancora la mia maestra delle elementari), e se decenni di mail arpanet videotel cellulari internet web2.0 smartphone tablet phablet facebook twitter non ci hanno resi asociali (e non dimentichiamo altrettanti decenni di cartoni giapponesi “che fanno diventare violenti i bambini”), credo che anche Google Glass non cambierà più di tanto la natura intima dell’essere umano, anche se cambierà il nostro modo di risolvere i problemi, come la selce scheggiata.

  • # 2
    Masteraf
     scrive: 

    Credo che cambi semplicemente il modo di utilizzo, ma non credo che faccia cose che non facciamo ovunque con il nostro smartphone.
    Insomma, alla fine non è altro che un modo di fruire dei servizi di internet in modo nuovo, magari più immediato e senza l’ausilio di troppi tocchi e tastiere, ma non è niente di più di quel che possiamo fare con un qualsiasi smartphone. Insomma, se si vuol imbrogliare a saltinmente o calcolare le probabilità mentre giochiamo al poker, lo si fa anche con il proprio smartphone che sicuramente è in grado di farlo al pari di Glasses.
    E’ sempre l’utente ad essere responsabile del suo uso o abuso.

    Alla fine credo che la risposta alla domanda: “Internet ci rende tutti più stupidi e ottusi?” sia un bel NO.
    Se non ci fosse internet non sarei mai venuto a conoscenza di miliardi di cose, che sia l’esistenza di un manga giapponese o un episodio storico di cui ignoravo l’esistenza o che non avevo approfondito. Sta tutto nell’utilizzatore, se lo usa per navigare su siti porno, per prenotare un albergo o una vacanza oppure informarsi su fatti che non trasmettono i mass media, e la cosa migliore è che volendo si trovano tantissime fonti per cui ci si può fare un’idea di cosa realmente stia accadendo (o sia accaduto), e non solo l’opinione della singola testata giornalistica su quella vicenda.

  • # 3
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Secondo me entrambi sottovalutate l’uso “inerziale” della conoscenza sparpagliata su internet. Dovendo esprimere un parere su una materia, diviene sempre più facile sviluppare un’opinione approssimativa (nel migliore dei casi) oltreché appiccicaticcia servendosi dei motori di ricerca. Glass avvicina questa opportunità, la rende più fruibile nella vita quotidiana, di fatto rendendo meno utile quella che definisco conoscenza organica. Una conoscenza che, essendo vincolata a ben definite capacità cognitive, è senz’altro più limitata e meno sparsa di quella abilitata da internet, ma proprio per questo più “spessa”. È un problema cruciale allorquando constatiamo che le giovani generazioni, complice un sistema d’istruzione carente nel trasmettere metodi di apprendimento e nozioni, non viaggiano su internet per approfondire una conoscenza preesistente ma usano internet spesso come primo approccio alla conoscenza. Ora non mi sembra azzardato definire ignorante una mente che non contiene nozioni ma si limita ad elaborare dati esterni senza validarli. Non mi sembra azzardato definire ottusa una mente che, costantemente esposta ai motori di ricerca – che declinano ogni responsabilità rispetto ai contenuti che veicolano – corre il serio rischio di rimanere sempre più confinata nei propri preconcetti.
    Btw masteraf, prima di rispondere NO, hai letto il contributo linkato? Hai sviluppato un’opinione sui punti sollevati? Credi che il paradosso delle infinite fonti ci avvicini alla conoscenza? Credi che la media fra una sciocchezza complottista e una nozione scientifica sia una buona approssimazione della verità?

  • # 4
    Masteraf
     scrive: 

    Si Alessio, l’ho letto molto attentamente. La mia opinione ne esce palesemente rafforzata. Internet non è altro che un mezzo di comunicazione, immediato, alla portata di tutti (o quasi), ma come tale dipende dall’utilizzatore se questo mezzo è utile o ti rende un idiota che non fa altro che prendere la prima frase del primo risultato di google, e recitarla fingendo che sia parte della tua personale conoscenza.
    Le infinite fonti, come affermi, possono paradossalmente rafforzare anche tesi completamente errate, ma realisticamente una persona intelligente (anche se ignorante) riesce sempre a farsi un’idea che ritiene più giusta, anche se in realtà è errata. Errare è umano. Più che intelligenza, potrebbe essere definita un’umiltà cognitiva, cercando di mettere in dubbio ogni singola opinione altrui, cercando di sforzarsi di capire quali sono le opinioni che secondo la propria testa siano le più giuste.

    Come scrivi, il cercare già opinioni di parte, ci farà filtrare a monte tutte le opinioni contrarie, e quindi ci farà convincere della nostra visione ristretta. Ma allora, perchè cercare una cosa di cui sono convinto? Insomma, se non mettessi in dubbio la mia opinione perchè cercare su internet a riguardo? Ritengo che sia totalmente inutile, uno spreco di tempo. Allora credo che sia un errore dell’utente del motore di ricerca, che o per sua presunzione o per sua ignoranza nell’uso del suddetto mezzo, non vuole fare altro che cercare ciò che afferma sperando che esista qualcun’altro che affermi la stessa idiozia, e grazie alle fonti illimitate esisterà sicuramente.

    A mio avviso, rimarcando ciò che ho affermato sopra, non è il punto medio tra gli estremi ad essere la verità, ma il punto che noi reputiamo il più giusto. Potrà essere anche un estremo o l’altro. La cosa peggiore è il credere asetticamente al primo risultato, che sia giusto o sbagliato, senza che elaboriamo e formuliamo la nostra opinione a riguardo.

    Magari spesso il primo risultato è anche quello esatto, quello dell’autore più autorevole ed affermato, ma se non ci rispecchiamo nella sua opinione, e analizzandola attentamente riteniamo che la nostra idea sia, a proprio avviso, quella giusta, perchè dovremmo crederci?

    Io (sono ottimista lo so) spero che esistano ancora persone che siano in grado di affermare la propria idea, frutto del lavoro del proprio cervello dopo accurate ricerche, anche se solo fatte davanti ad una casella di testo vuoto.

  • # 5
    Gianluca
     scrive: 

    Onestamente io mi sentirei enormemente più ignorante se Internet non ci fosse, e lo sarei. Non importa se, come ha detto l’autore, la conoscenza su Internet può essere nozionistica e non organica come quella che – si ritiene – può essere insegnata a scuola: chiaramente i motori di ricerca forniscono risposte molto mirate, ma credo che se una persona è interessata veramente ad approfondire un argomento non c’è nulla di meglio, per scoprire quella rete di collegamenti che rappresenta la “conoscenza organica”, che… scusate la tautologia… una rete di collegamenti… Internet.

  • # 6
    Blobay
     scrive: 

    Credo che il metodo per ricercare un’informazione debba essere condizionato nell’ambito e nell’età di apprendimento.
    Tutti noi (immagino) proveniamo da una cultura scolastica di vecchio stampo, dove a scuola si andava con la penna ed il quaderno. In seguito abbiamo cominciato prima a navigare e poi a divenire parte integrata del sistema internet.
    I bambini di oggi a mio avviso fanno un progresso troppo veloce, saltando dei passi fondamentali. A mio nipote di 7 anni chiedono di fare espressamente le ricerche su internet. Giustamente la madre non si fida a farlo navigare da solo, risultato: fa la ricerca per lui.
    Ai miei tempi si chiedeva di fare la ricerca sul libro, dovevo procurarmi un’enciclopedia, o trovare un libro decente che contenesse l’informazione. Oggi basta andare su google e trascrivere acriticamente quello che si trova su wikipedia.
    Io impiegavo una giornata, mio nipote (la madre) impiega un’ora.
    Io imparavo a cercare le notizie, mio nipote impara a trascrivere.
    Oggi non nego che le cose sono (fortunatamente) più semplici per quanto mi riguarda, ma ho un bagaglio culturale che mi permette di apprezzare il lavoro comodo, avendo io già imparato come si svolge il lavoro arduo.

  • # 7
    Carcarlo Darwin
     scrive: 

    “Dovendo esprimere un parere su una materia, diviene sempre più facile sviluppare un’opinione approssimativa (nel migliore dei casi) oltreché appiccicaticcia servendosi dei motori di ricerca.”

    Per l’appunto, ma non si tratta di nulla di nuovo ed estraneo all’animo umano: fino alla scorsa generazione ci formavamo opinioni su quello che non sapevamo tramite chiacchere da bar, sentito dire, il tiggì prezzolato e di parte, il giornale prezzolato e di parte, la pubblicazione spazzatura che dimostra incontrovertibilmente che la dieta a base di sedano e vinavil è la più migliorissima per la linea, quella istituzione che non nomino che tutte le domeniche ci ricorda come da 2000 anni abbia per dogma tutte le infallibili risposte che la scienza umana non sa dare sui destini ultimi dell’esistenza, e così via.
    Sono stati sempre veramente pochi, in ogni generazione contesto socioculturale le persone abbastanza umili (o scientiste) da dire “sinceramente non lo so” o “sarebbe interessante sviluppare un metodo di analisi per arrivare a conclusioni sensate senza ammazzarci per 20 generazioni rimanendo sulle rispettive convinzioni”.
    E temo che con i Glass saranno sempre poche queste persone, non credo caleranno e non credo aumenteranno.
    La massa è sempre stata vittima delle opinioni approssimative e preconcette, quando c’era solo la tivvù, quando c’erano solo i giornali, e persino quando i proclami li facevano a voce sulle pubbliche piazze prima di bruciare una vecchietta su cui tutti si erano formati l’opinione approssimativa e preconcetta che dovesse essere una strega.

  • # 8
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ masteraf

    Le infinite fonti, come affermi, possono paradossalmente rafforzare anche tesi completamente errate, ma realisticamente una persona intelligente (anche se ignorante) riesce sempre a farsi un’idea che ritiene più giusta, anche se in realtà è errata. Errare è umano. Più che intelligenza, potrebbe essere definita un’umiltà cognitiva, cercando di mettere in dubbio ogni singola opinione altrui, cercando di sforzarsi di capire quali sono le opinioni che secondo la propria testa siano le più giuste.

    Le infinite fonti ci lasciano innanzitutto soli davanti al processo di selezione. Da quel momento in poi può andare come dici tu o come temo io. Molto dipende da una formazione precedente: quanto ha funzionato l’educazione parentale, quanto ha funzionato quella scolastica. Anche per il fatto di non essere ottimista perlomeno sulla seconda componente – particolarmente nel merito dell’insegnare a usare Internet – arrivo alle mie conclusioni.

    Come scrivi, il cercare già opinioni di parte, ci farà filtrare a monte tutte le opinioni contrarie, e quindi ci farà convincere della nostra visione ristretta. Ma allora, perchè cercare una cosa di cui sono convinto?

    Perché le opinioni sono spesso sostenute da una partecipazione emotiva, in sintesi il passaggio dal ragionamento al tifo, dal concetto al preconcetto. Guarda di quanti pericolosi preconcetti è intrisa la storia dell’uomo. Guarda quante volte si è tentato di piegare la storia a sostegno di quei preconcetti e delle stragi che ne sono derivate.
    Dato che nel confronto interpersonale i preconcetti possono essere attaccati, la ricerca si orienta naturalmente su appigli razionali a sostegno delle proprie opinioni preconcette.

    A mio avviso, rimarcando ciò che ho affermato sopra, non è il punto medio tra gli estremi ad essere la verità, ma il punto che noi reputiamo il più giusto. Potrà essere anche un estremo o l’altro. La cosa peggiore è il credere asetticamente al primo risultato, che sia giusto o sbagliato, senza che elaboriamo e formuliamo la nostra opinione a riguardo.

    I fondamenti della conoscenza umana non sono interpretabili soggettivamente, perlomeno non lo sono al di fuori di una sfera di persone che, prima di mettere in discussione una conclusione, hanno dovuto accettare i metodi attraverso cui si è pervenuti ad essa. Non sarà giusto credere asetticamente ma nemmeno lo è mettere in discussione conclusioni che provengono da un percorso cognitivo lungo e tracciabile con le prime fesserie che si trovano scritte su wikipedia.

    Io spero che prima di tutto si preservi la capacità di formarsi un’opinione nelle menti giovani, perché nel momento in cui il ruolo di separare il rilevante dall’irrilevante viene riassunto da un algoritmo brevettato o passato pari pari ad un utente che non è e non può essere onnisciente, il rischio di formare una schiera di tuttologi è concreto.

    @ tutti i commenti successivi
    Con un po’ di tempo vi rispondo!

  • # 9
    Infradito
     scrive: 

    il problema, come in ogni cosa, non è quasi mai l’uso ma l’abuso. certo alcuni dispositivi ci portano per natura più facilmente ad abusarne. d’altronde di fatto anche i telefoni cellulari hanno cambiato completamente alcune dinamiche per comunicare e incontrarsi, ma sms in se non hanno cambiato l’umanità, come nemmeno il fatto di doversi per forza dare appuntamenti precisi perché una volta uscito di casa non eri più raggiungibile.

    Stessa cosa per la TV se ci passi la vita, o uno show televisivo diventa la ragione della tua vita, allora c’è qualcosa che non va. e non penso solo ai patiti di star trek, ma anche a chi rinuncia a incontri sociali per vedersi una qualsiasi trasmissione. Detto questo non è la TV in se il problema, sono sempre gli umani e credo la nostra mancanza di consapevolezza.

    di tecnologie pericolose ce ne sono altre più macroscopiche, le distese di asfalto per i nostri autoveicoli a motore, che fanno molti danni a ogni livello ma che ormai accettiamo come facenti parte della nostra vita. fermare la tecnologia oggi è impossibile a mio avviso, a meno di non ipotecare un sistema su cui campano in moltissimi e che genererebbe conflitti aspri. Una retromarcia probabilmente sarebbe la scelta più sensata a lungo termine, ma 2/3 della popolazione mondiale sarebbe lasciata indietro senza sostenibilità. IMHO

  • # 10
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Infradito
    Ti consiglio una lettura: Amusing ourselves to death di Neil Postman. Il medium influenza le modalità di accesso e di fruizione a spese di qualcosa di più importante del successo commerciale dei media precedenti: delle strutture comportamentali e cognitive di chi lo usa.

    Facciamo un esempio spannometrico: la conoscenza superficiale è più accessibile della conoscenza organica. L’uso superficiale della conoscenza, che non Internet in sé ma i motori di ricerca accelerano, oppone meno difficoltà che una cultura organica. Chi scalerebbe una montagna se si potesse aggirarla o attraversarla con una galleria? Chi affronterebbe gli studi ultradecennali utili ad esprimere un parere compiuto su materie complesse se un simulacro di quelle conoscenze appare come un valido sostituto degli studi che servono per ottenerle in modo organico?

    Per evitare questi disastri si dovrebbe prima educare le persone a capire la differenza fra conoscenza organica e conoscenza superficiale. Ho tuttavia il sospetto che ciò non sia stato fatto prima che i motori di ricerca arrivassero alle masse.

  • # 11
    Mauro_MR
     scrive: 

    Come poco sopra scrive Carcarlo Darwin, anch’io credo che Google Glass non cambierà la natura intima dell’essere umano, anche se cambierà il nostro modo di risolvere i problemi: anche la ruota (pensate ad un’automobile) è un’imbroglio in una gara di corsa a piedi. Ma io al lavoro ci vado lo stesso in auto!

  • # 12
    banryu
     scrive: 

    @Alessio Di Domizio:

    Amusing ourselves to death di Neil Postman

    Interessante grazie della segnalazione, e grazie anche dell’articolo, che tocca tematiche delicate e complesse.

    L’argomento è fuori della mia portata, ma dopo aver letto articolo, vari interventi, e averci riflettuto un po’ mi trovo in sintonia con le tue posizioni.

    Il discorso (i discorsi) che si potrebbero fare attorno alla questione sono vari, personalmente trovo la prospettiva di Blobay piuttosto attuale, la si potrebbe usare per dare “una direzione” più focalizzata alla discussione?

    Credo che il metodo per ricercare un’informazione debba essere condizionato nell’ambito e nell’età di apprendimento.
    Tutti noi (immagino) proveniamo da una cultura scolastica di vecchio stampo, dove a scuola si andava con la penna ed il quaderno. In seguito abbiamo cominciato prima a navigare e poi a divenire parte integrata del sistema internet.

  • # 13
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @banryu
    Convengo con quello che scrive blobay. La differenza fra internet e i medium che lo hanno preceduto è che la rete scarica addosso al suo fruitore la responsabilità della selezione. Se questa funzione venisse, in ogni ambito, esercitata con la dovizia che merita, toglierebbe tempo all’apprendimento. Il che ci porta a due potenziali paradossi: l’utente “onesto” che, solo davanti a migliaia di fonti e non guidato da una cultura di merito, non riesce a formarsi un’opinione; l’utente “disonesto” che prende la scorciatoia selezionando le fonti che avvalorano i suoi preconcetti.

    È facile sostenere, per chi abbia sbattuto per più di metà della sua vita la testa sui tomi, che Internet non pone problemi al processo di formazione di opinioni. Specularmente è difficile immaginare come, in assenza di un metodo precostituito e di una formazione specifica all’uso della rete (che noi trentenni abbiamo maturato in lustri di navigazione), la rete possa essere utile ad un adolescente a formarsi opinioni fondate.

  • # 14
    infradito
     scrive: 

    @ Alessio Di Domizio commento 10

    perché dovrei leggere quel libro quando c’è un video su youtube con lo stesso titolo e dunque lo stesso contenuto? lol

    sono d’accordo con il fatto che i media influenzano pesantemente le nostre capacità cognitive. ma non sono d’accordo che ci sia una mano per migliorare tutto questo per portarlo su un altro piano. Gli unici che hanno manipolato pesantemente e attivamente i media sono i regimi totalitari.
    Alcuni illuminati sono critici e consapevoli, ma la massa non lo è e non lo è mai stata e probabilmente non lo sarà mai. Questi atteggiamenti vengono potratti finché non crolla tutto o una parte della popolazione scompare, non cambia MAI qualcosa, non c’è una mano paterna che migliora i programmi televisivi fino a migliorare la cultura della popolazione. Non c’è nessuno che viene ascoltato dalle masse che promuove una consapevolezza critica, slegata da dogmi.

    Esempi che mi vengono in mente sono la droga negli anni 70 e 80, sembra che nei periodi successivi si sia ridotto l’uso di eroina, come se si fosse fatto qualcosa, ma in realtà molto probabilmente abbiamo semplicemente perso quella parte della generazione che si drogava pesantemente e dopo sono cambiate delle condizioni. certe cose sono fuori controllo o volutamente fuori controllo e si esauriscono con la vecchia regola dell’evoluzione per selezione, chi ha seguito la via sbagliata farà il botto prima o poi, non senza conseguenze per tutti visto che riguarda così tante persone. Stessa cosa per l’energia, non sappiamo come uscirne ma continuiamo a usarne troppa finchè non finirà.

    A me sembra che siamo solo spettatori, e questa cosa avrà conseguenze disastrose per l’umanità a lungo e ormai medio termine. Sto pensando in particolare al ritorno di appeal di chi fa promesse assurde e dice di avere le idee chiare. questa volta però grazie alla rete potrebbero far finta di informare, quando sarà l’ultima incarnazione della propaganda.

    per me tutto questo è un effetto collaterale dell’ignoranza e della stupidità umana, credo che ognuno dovrebbe esserne responsabile e non sempre dare la colpa ad altri che hanno manipolato, anche se lo hanno fatto

  • # 15
    banryu
     scrive: 

    @Infradito:
    Leggendo il tuo post #14 mi pare che i tuoi discorsi (che sono comunque interessanti) orbitino attorno al concetto di “manipolazione altrui (delle informazioni)”.

    Forse sei stato condizionato dal riferimento a quel libro di Portman che Alessio ha segnalato, però vorrei farti notare (umilmente) che il succo del discorso, cioè del problema sollevato nell’articolo di Alessio, non c’entra niente (a mio avviso) con la questione.

    A me sembra più un discorso relativo ad una sorta di cambio “di paradigma culturale” (per usare un’espressione che ho inventato a muzzo) riguardante il rapporto con la conoscenza da parte delle nuove generazioni.

  • # 16
    infradito
     scrive: 

    probabilmente ho divagato un pochino, ma credo di aver messo in connessione le cose di cui ho parlato, o comunque credo siano connesse.
    Comunque penso di aver parlato in generale di come ci poniamo di fronte all’informazione e non solo di come è manipolata. e credo fosse un punto del discorso.

    Cioè, oltre al contenuto della televisione, anche un suo arresto nella diffusione (o miglioramento) necessiterebbe di una posizione di forza, contraria al mercato. non sto parlando solo del contenuto propagandistico dei contenuti di un media in un regime totalitario. se si parte dal presupposto che la TV fa schifo e la gente non dovrebbe guardarla perché per la società è un danno che la gente sia ipnotizzata davanti a uno schermo per ore, l’unico modo che vedo è un’azione di forza. Intendiamoci io non credo che bisognerebbe farlo. è solo una costatazione che di fatto la politica attuale non è così pervasiva, che secondo me è positivo, tuttavia tutto ciò richiederebbe una certa consapevolezza individuale per migliorarsi invece di regredire, che però non c’è.

    la stessa cosa avverrà per i vari dispositivi, cambia la tecnologia e i linguaggi, ma di fatto mi sto accorgendo sempre più che la rete è fatta di molti, moltissimi bassi e pochi alti, e che tutto sommato google può essere uno strumento straordinario come, in effetti, una dipendenza psicologica. ma il problema sta sempre in noi stessi a mio avviso. non risco a demonizzare il pc perché ci passo tanto tempo, devo trovare dentro di me lo stimolo di fare altro, solo così si impara a non essere dipendenti e cosapevoli. il proibizionismo sfugge quasi sempre di mano

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