di  -  lunedì 10 dicembre 2012

Proseguendo lungo gli anni ’60, andiamo oggi sulla sponda Sovietica per parlare della risposta dell’allora rivale degli Stati Uniti alle continue innovazioni in campo aeronautico.

TRE LETTERE PER UNA GRANDE MINACCIA – I MIG

Se sulla sponda americana c’era una certa vivacità sul fronte dello sviluppo di nuovi velivoli per gli impieghi più vari, ad opera di un buon numero di aziende attive nel campo aeronautico (abbiamo già visto degli esempi ad opera della Lockheed, North American, Northrop, McDonnell Douglas, alle quali va sicuramente aggiunta anche la Grumman), aldilà della cortina di ferro non c’era molta meno vivacità, ma a generarla erano due sole aziende: la Mikoyan Gurevich con i famosissimi MiG e la Sukhoi.

Delle due aziende è sicuramente più nota al grande pubblico la Mikoyan Gurevich, in quanto la sigla MiG che caratterizzava tutti gli aerei prodotti dall’azienda Sovietica è stata più volte presente sui film d’aviazione, oltre che in certi casi presente nelle cronache.

Parlare dei MiG non è molto facile, in quanto delle loro caratteristiche si sapeva sempre troppo poco, anche se gli scontri di questi con le forze aeree alleate fornirono un buon numero di informazioni “sul campo”, quali capacità di manovra, carico bellico, velocità, ecc.

Tra tutti i MiG però ve ne è stato uno davvero misterioso, riguardo al quale si sapeva davvero poco più di nulla, ed i rari incontri (senza scontri) di piloti americani con essi avevano contribuito a creare intorno a questo aereo un alone di mistero e timore…

UN AEREO QUASI MITOLOGICO: IL MIG25 “FOXBAT”

Nell’allora Unione Sovietica le ricerche ed i progetti innovativi nel campo militare (non solamente aeronautico) venivano sviluppati da piccoli uffici denominati OKB, ovvero Ufficio di Progettazione Sperimentale tradotto dal Russo.

Tra questi piccoli uffici, molto famosi erano sicuramente l’OKB 155 e l’OKB 51, rispettivamente diretti da Artëm Ivanovič MikojanMichail Iosifovič Gurevič il primo e da Pavel Osipovič Sukhoj il secondo.

Proprio la coppia Mikojan – Gurevič, padri dei celebri MiG (aerei caratterizzati da buone prestazioni unitamente ad una grande semplicità costruttiva e manutentiva) che da loro prendono il nome, sviluppò negli anni ’60 un aereo estremamente innovativo e per certi versi sensibilmente differente rispetti a quanto sviluppato in precedenza dagli stessi, il MiG-25 “Foxbat”.

Per comprendere la genesi di questo velivolo bisogna come prima cosa ricordare il momento storico nel quale esso trova collocazione, in particolare bisogna evidenziare l’inferiorità dell’allora aeronautica Sovietica nei confronti di quella Americana, allora capace di penetrare nello sconfinato territorio del nemico in missioni di ricognizione ad alta quota con i Lockheed U-2 (sebbene proprio nel 1960 ne venne abbattuto uno ad opera della contraerea Sovietica) e con i successori supersonici Lockheed SR-71 “Blackbird” (di cui parleremo in seguito), oltre che capace di attaccare grazie ai bombardieri supersonici Convair B-58 “Hustler”.

La necessità di contrastare queste minacce maturò nella richiesta da parte delle autorità Sovietiche di un caccia intercettore capace di prestazioni adeguate ai velivoli rivali, sia in termini di velocità che di quota operativa, richieste alle quali l’OKG 155 rispose con il progetto del MiG-25.

Il MiG-25 è un caccia intercettore con ali a delta,  dotato di due turbogetto Tumanskij R-15B-300 e  realizzato in gran parte in leghe basate sul nichel, senza l’impiego di alluminio e di acciaio (quantomeno, se presente, non in maniera rilevante e non per la fusoliera).

Di questo aereo si scoprì ben presto che era caratterizzato da prestazioni all’epoca impressionanti, si riteneva fosse capace di velocità pari a Mach3 e capacità di manovra davvero eccezionali, e questa presunta superiorità rispetto ai velivoli allora disponibili per le forze armate USA fu da stimolo per lo sviluppo di un aereo di cui parleremo nel post destinato agli anni ’70, il McDonnell Douglas F-15 “Eagle”.

In effetti il MiG-25 era davvero capace di prestazioni impressionanti, potendo raggiungere Mach 3 se privo di carico, e capace comunque di volare a Mach 2.83 in condizioni di carico standard, sebbene fosse vietato ai piloti Sovietici superare Mach 2.5 senza autorizzazione in quanto i propulsori rischiavano danni rilevanti se sollecitati oltre questo limite.

La seguente carrellata di immagini mostra in varie angolazioni il MiG-25:

(il MiG-25 in una visione d’insieme)

(particolare dell’armamento)

(vista posteriore che evidenzia lo scarico dei turbogetti)

(vista inferiore)

Fu grazie alla diserzione del tenente dell’aeronautica Sovietica Viktor Belenko nel 1976 che fu possibile studiare nel dettaglio le caratteristiche di questo velivolo, evento che pose finalmente luce sulle reali prestazioni e sui limiti del velivolo, oltre ad aiutare il miglioramento dei sistemi di rilevamento e protezione terrestri.

E se oggi abbiamo parlato di un aereo caratterizzato di prestazioni straordinarie, la prossima settimana il protagonista non sarà da meno, quindi continuate a seguirci, sempre su AppuntiDigitali, sempre con la rubrica Energia e Futuro.

7 Commenti »

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  • # 1
    Leo
     scrive: 

    Bellissimo articolo, come al solito.
    Aggiungo solo che la semplicità dei MiG era dovuta da un lato ad una precisa filosofia costruttiva, d’altra parte era a causa proprio della geografia dell’allora URSS, nel caso specifico del Mig-25 dev’essere stato un discreto incubo progettare un intercettore capace di Mach 3 tenendo a in mente il suo dispiegamento sia in grandi numeri (vasto spazio aereo da difendere) che in località remote dove magari le attrezzature tecniche non erano di prim’ordine.
    Tanto come esempio, la stessa elettronica di questo MiG non era proprio “cutting edge” ma si basava sui tubi a vuoto, lo stesso radar aveva una potenza incredibile per l’epoca, sia per i limiti di cui sopra ma anche per “bruciare” attraverso qualunque ECM americano, almeno stando alla letterattura disponibile.

  • # 2
    massimo
     scrive: 

    La risposta americana al MiG-25 fu l’F-15 eagle.
    L’Eagle costava 35 milioni di dollari per esemplare, sarebbe interessante sapere quanto costava il MiG-25… così, tanto per capire quanto fossero sostenibili economicamente i due sistemi d’arma.

  • # 3
    Mede
     scrive: 

    @ massimo
    difficile stabilire il vero costo di un aereo. dipende sempre se si considera il costo dello sviluppo o meno. ad ogni modo credo che f-15, forse proprio grazie alla propaganda della guerra fredda, era quasi sicuramente uno dei caccia più costosi dell’epoca. credo costassero anche di più di 35 milioni. Ognuno fornisce dati diversi, wikipedia parla di 30 milioni nella versione inglese e 43 milioni in quella italiana, ma forse solo per i modelli finali, prodotti 1000 esemplari. per il raptor si parla di più di 300 milioni ad esemplare a causa probabilmente del taglio degli ordini che credo siano alla fine “solo” 200 esemplari.

    per l’f16 che venne prodotto proprio per essere economico e andare sulla quantità si parla di 15 ai 25 milioni di dollari, per 4500 esemplari di più versioni, probabilmente era molto più semplice ed economica anche la manutenzione e tutto, ma sinceramente sono convinto che l’F-15 costasse molto ma molto di più di quanto si dice, soprattutto in relazione con l’f-16

  • # 4
    overnoise
     scrive: 

    L’F-15, per volontà dello stesso governo Americano, è stato una sorta di “opera massima”, un progetto per cui non è stata fatta economia ne di tempo ne di denaro.

    Per l’occasione, è stata fatta una progettazione aerodinamica e strutturale di prim’ordine, con uno studio senza precedenti nell’impiego di nuovi materiali compositi.

    Velocissimo, capace di “tirare” i 9g, dall’ampio raggio d’azione, con grandi capacità di carico bellico e grazie all’avionica in suo possesso (al tempo superiore a quella di produzione Sovietica), è stato, per anni, il caccia da “superiorità aerea” per definizione.

  • # 5
    massimo
     scrive: 

    @mede:
    “difficile stabilire il vero costo di un aereo. dipende sempre se si considera il costo dello sviluppo o meno”

    Il costo dello sviluppo sono soldi già spesi. Storia antica. In una guerra reale l’unica cosa che conterebbe è quanto mi costa costruire un esemplare di F-15 qui e ora, e quanto costa al nemico costruire, lì e ora, un caccia dei suoi. Una situazione alla Starcraft insomma.

    Per dire, un F-4 Phantom è inferiore in tutto all’F-15, però costa solo 1 milione di dollari, più o meno, e un F-15 contro 30 Phantom perde di sicuro.

  • # 6
    muvideo
     scrive: 

    Giusto per fare i complimenti all’autore,
    questa serie di articoli mi piace molto.
    Grazie e continua cosi’.

  • # 7
    Mede
     scrive: 

    @ massimo
    ma si infatti se gli states si fossero fermati ai phantom e ne avessero prodotti in massa sarebbero comunque ancora l’aviazione più potente, anche se in caso di conflitto le perdite sarebbero state maggiori… di fatto non hanno grandi rivali visto che hanno i programmi di addestramento piloti migliori e la struttura per farli volare davvero e con costanza.

    capisco il discorso che fai sui costi, ma io non consideravo lo scenario bellico, credo che si possa parlare di costi di produzione e di costo reale. Se la domanda è “se io USA voglio produrre 100 f15 oggi quanto mi costa?” la risposta è per esempio 30 milioni di dollari a esemplare. Ma se la domanda è “se io Italia volessi produrre 100 f15 senza chiederli agli usa e sviluppandolo da zero quanto devo spendere?” la risposta sicuramente non è 50 milioni a esemplare.

    è un investimento che fai a priori, ma se l’investimento non ha una ricaduta sul bilancio, come ad esempio andarsi a prendere il petrolio in giro per il mondo :D, è solo un costo che difficilmente il congresso approva. alla fine i bilanci devono tornare in qualche modo, i soldi non sono spesi buttandoli nel cesso.

    così come un’industria automobilistica investe nel settore innovazione ma non è che nel prezzo della vettura non sia compreso, altrimenti andrebbero falliti.

    I debiti che contrai per questi progetti spendaccioni li devono pagare le generazioni successive, puoi anche statalizzare le industrie e dire che non costa nulla ma non è esattamente così.

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