di  -  giovedì 6 dicembre 2012

Pubblico un interessante intervento dell’utente “nessuno” con in calce alcuni miei commenti.

La questione OS e programmi integrati è delicata. Lo è dal tempo in cui MS ha deciso di infarcire il suo OS di tutta una serie di programmi con funzionalità avanzate. E sopratutto fregandosene deliberatamente degli standard. Cosa che anche Apple sta praticando da diverso tempo. Il motivo? Il lock-in. Se analizzate le cose fatte da MS negli anni è evidente il tentativo, anche se mai realmente espresso. Per Apple invece è chiaro ed espresso. Tutti i loro servizi non sono compatibili se non con loro stessi. Ecco perché molta gente, me inclusa, usa i servizi di Google. Non perché Google sia il bene, ma perché quantomeno non mi impone di usare i suoi servizi dove e come vuole lei.

MS è partita in ritardo con lo sviluppo di IE. AL tempo C’era il mitico Mosaic e Mozilla. MS è arrivata con una versione di IE che implementava cose fuori standard o con “bachi” deliberatamente mai corretti che comportavano la incompatibilità delle pagine con il loro browser. COn l’aggiunta degli ActiveX ha poi dato il colpo finale, costringendo il web ad adattarsi ai SUOI standard (o bachi). Ciò che ne è derivato è stato il caos più assoluto per gli sviluppatori, che dovevano letteralmente scrivere i siti 2 volte se volevano che fossero visibili in maniera corretta su IE e il resto del mondo. Ovvio che con la percentuale bulgara di utenti (o utonti) che non cambiavano il browser di default molti sviluppatori del “resto del mondo” se ne sono strafregati.

Non parliamo dei discorso Office, che non è incluso in Windows, ma è praticamente il suo polmone (di generazione soldi). Ma lì ovviamente non si è potuto fare nulla per impedire a MS di fare quello che voleva, tranne il poter imporre tramite Antitrust l’apertura completa della descrizione dei file di salvataggio. E non venitemi a dire che una struttura di un file è tecnologia da difendere, tanto che infatti alla fine si è passati ad un file open, leggibile da tutti. Ma imposto sempre con l’inganno (e chi se la dimentica la storia dell’approvazione come standard…).

La questione dell’inclusione dei SW nel’OS, come detto, è delicata, perché ha diverse sfaccettature. Non facciamo demagogia, però. Non sono le utility di base il problema. Nessuno si è mai lamentato perché Windows veniva con Paint o FreeCell/CampoMinato/notepad. Il problema nasce quando in un OS viene integrato un programma che non si capisce perché deve essere parte dell’OS ed avere funzioni così avanzate da poter dettare standard senza in effetti essere mai stati decretati tali. Facendo lock-in e usando la propria posizione di vantaggio (l’integrazione forzata nel 90% dei PC del mondo.. e scusate se è poco), a discapito del lavoro di molti altri.

La domanda che dovete porvi, e per quale astruso motivo MS si è tanto impegnata negli anni per sfornare un browser. Perché non ha fatto come, non so, con Notepad, facendo una versione super base e lasciando che l’utente scegliesse un programma migliore nel caso di uso avanzato. Notepad fa quello che deve, ma non è certo all’altezza di programmi di word-processing commerciali. Perché invece per il browser non ha fatto lo stesso? Un OS è e deve rimanere un OS; ovvero un sistema che gestice le risorse del PC. Il resto DEVE essere a scelta dell’utente (o utonto). MS può fare il suo broswer super meglio e perfetto, ma lo deve dare, come tutti gli altri, in modo separato in modo da non condizionare il mercato sfruttando (è il caso di dirlo) gli utonti, come fosse circonvenzione di incapaci.

Ora, prendete tutta questa pappardella e rigiratela su Apple. Moltiplicandola per 10 però, perché i programmi Apple funzionano solo nel loro ecosistema (non intendo i binari, ma tutto quello a loro connesso) producendo un lock-in ancora peggiore. Aggiunto al fatto che spesso vi sono imposizioni d’uso dei dispositivi davvero ridicoli (ma giustificati economicamente per Apple), è quello che rende Apple la società con i migliori supporters (fanboy) e i peggiori haters. D’altronde o ci si convince che l’ecosistema Apple è bene, con tutti i suoi compromessi e idiosincrasie, oppure la si evita come la peste, considerando coloro che ne sono stati vittima come poveri incapaci di prendere proprie decisioni su cosa e come usare le cose.

A una domanda non ho mai ricevuto una risposta che considero decente, che dimostra come il mondo Apple (o i suoi fanboy) non abbiano per niente le idee chiare: perché uno dovrebbe comprare un iPod per sentire la musica, dovendo subire la tortura di iTunes (che diventa supplizio se non si ha un Mac con cui collegare il dispositivo) quando sul mercato ci sono decine e decine di lettori MP3 (capaci di leggere anche altri altri formati) con qualità audio migliore, gestione migliore, libertà completa di cosa e come infilare nel lettore e prezzo inferiore?

Cosa serve a una persona per capire quando è raggirata?

Sono perfettamente in linea sul discorso antitrust. È vero, nell’ecosistema Apple tutti i problemi che sono valsi a MS la condanna, sono moltiplicati. Ma per ottenere il reale peso del lock-in Apple sul mercato, e di conseguenza nell’agenda dell’antitrust, devi anche dividere per la quota di mercato. Da lì in poi capisci come mai, per esempio, non è Safari ma IE (che solo nelle ultime due versioni è divenuto all’altezza della concorrenza) ad aver dominato il mondo dei browser per quasi un decennio, scatenando le problematiche di cui dai conto.

Diverso è il discorso su iPhone e iPad, come commentavo qualche mese fa parlando dei fattori che oggi minacciano Apple:

Quota di mercato: se la storia di Microsoft ci ha insegnato qualcosa, sappiamo che l’integrazione verticale (un termine proveniente dal giurassico informatico ma ancora in qualche misura calzante per Apple) non va molto d’accordo con quote di mercato maggioritarie. Oggi ogni prodotto hardware di Apple, ad eccezione dei player musicali di vecchia generazione, arriva all’utente finale dotato di tutte le soluzioni necessarie al suo funzionamento: da iCloud alle applicazioni, senza dimenticare ovviamente l’OS. Il controllo su tutte queste componenti, particolarmente nei dispositivi iOS, è fondamentale per l’esecuzione del modello di business di Apple, fondato su un completo controllo dell’esperienza utente. Quanto tempo passerà prima che i software preinstallati su iPhone e iPad, il secondo detentore di una quota di maggioranza assoluta nel segmento, passino al vaglio dell’antitrust?

Un problema per inciso ancor più cogente quando, con iPad Mini, Apple vada a conquistare una quota di mercato ancor più dominante di quella che già detiene nel mondo tablet. A quel punto Apple riuscirà a mantenere solo quei lock-in che riuscirà a dimostrare siano fondamentali per l’esperienza del dispositivo, e saranno dolori.

In quanto a iPod, fanboy, prodotti inferiori etc, non è molto sensato dare del fanboy a chi acquista un iPod: dopotutto iTunes è la prima piattaforma, e di gran lunga, di distribuzione legale di contenuti. Un servizio, a chi non ha voglia di smanettare con BitTorrent per vedere un film, in effetti lo dà.

16 Commenti »

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  • # 1
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Intanto una precisazione: nella guerra dei browser Microsoft non correva da sola, ma vedeva in Netscape il suo concorrente, che… pubblicava anch’esso estensioni all’HTML.

    Ciò detto, se il s.o. deve soltanto gestire le risorse, allora non dovrebbe essere presente né il Notepad né qualunque altro applicativo, visto che esistono delle alternative per tutto, anche a pagamento.
    Il browser è certamente importante, perché la nostra società è permeata da internet ormai, ma non rimane l’unico strumento che l’utente usa abitualmente.

    Potremmo parlare del lettore multimediale, presente almeno fin da Windows 3, che col tempo s’è evoluto fino a diventare il famigerato Media Player che è poi stato preso di mira dall’antitrust.

    Il punto, e mi riallaccio al tema del post, è che aziende come Microsoft ed Apple hanno creato un ecosistema integrando ciò che ritenevano utile per l’utente finale. Il browser è l’ultimo di una serie di strumenti che i moderni s.o. si portano dietro.

    La differenza, però, è che Microsoft detiene la maggioranza del mercato “desktop”, mentre Apple no. Ma cosa succederebbe se a un certo punto le parti s’invertissero? Apple, che ha basato sul suo ecosistema il punto di forza dei propri prodotti, dovrebbe essere costretta a eliminare ciò per cui ha speso tanto pur di vendere? Gli utenti non rimarrebbero forse spiazzati dalla presenza di diverse versioni di OS X, più o meno castrate?

    E’ per questo che continuo a ritenere un’assurdità misurare la “bontà” o “cattiveria” di un’azienda sulla mera base della quota di mercato che possiede. Non si può oggi essere perfettamente in regola, e domani soltanto perché un po’ di altra gente ha acquistato dei prodotti, diventare automaticamente dei criminali da condannare, stravolgendo il business dell’azienda.

    Il metro di giudizio della “evilness” dovrebbe, quindi, essere basato sulle quelle che sono considerate unanimemente pratiche di concorrenza sleale, come ad esempio fare accordi che prevedano l’eliminazione delle altre aziende (“ti faccio un forte sconto, ma soltanto se non vedi più i prodotti degli altri”).

    Altra cosa, perché l’antitrust non interviene anche sugli altri mercati? Quello dei tablet non può essere considerato un mercato a sé stante, e quindi da regolamentare in modo da impedire soprusi come quelli di Apple che ha il potere di eliminare dal suo store applicazioni “non gradite” o anche soltanto perché sono duplicati di quelle che offre lei in bundle con iOS?

    Cos’è, quindi, che definisce un “mercato a sé stante”?

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    I soprusi di cui parli circa l’iPad dovrebbero essere affrontati dall’antitrust proprio in quanto l’iPad detiene una quota dominante. Per uno sviluppatore se sei fuori dall’iPad, grossomodo sei fuori dal mercato tablet. Un potere così grande richiede giocoforza l’imposizione di regole più restrittive.

  • # 3
    luke
     scrive: 

    vedo gli stessi pericoli con i vari store online, dove sono i produttori che devono approvare o meno un software per il proprio OS.
    Finchè i requisiti saranno stabilità/sicurezza non ci saranno problemi ma chi può garantircelo?

  • # 4
    Blallo
     scrive: 

    Una sola sigla: EEE, Abbraccia-Estendi-Estingui.
    Apple sta estremizzando quel che aveva iniziato Microsoft.
    E ci va ancora bene che Safari sia basato su un motore open.

  • # 5
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @Alessio: assolutamente d’accordo. E’ proprio quello che volevo mettere in evidenza, specialmente in qualità di sviluppatore.

  • # 6
    Carlo
     scrive: 

    Lungi da me difendere la politica di chiusura Apple, però vorrei fare una piccola precisazione: l’antitrust ha multato microsoft, nella questione ie, non solo (o non tanto) perché aveva una quota di mercato dominante, e tutto sommato neanche (soltanto) perché sfruttava tale quota rendendo incompatibili, gioco forza, i siti web sviluppati per ie con gli altri programmi, ma perché ie era uno strumento integrato strettamente in windows e non disinstallabile! Ovvero se ne imponeva la presenza, se non l’utilizzo.
    Nell’ecosistema Apple, sebbene venga spinta l’adozione dei programmi proprietari dell’azienda stessa, non se ne impone la presenza: chiunque può cancellare Safari o itunes, ed anche in modo facile, senza smanettamenti. Se si aggiunge questo alla quota di mercato ridotta (e, intendiamoci, tale rimarrà; penso che Apple, per scelta commerciale, non punti a superare una quota del 15% nel mercato “PC”), non stupisce più di tanto che l’antitrust non se ne occupi.
    Il discorso potrebbe essere diverso per l’ecosistema mobile, in particolare per ipad, solo che è un mercato ancora in sviluppo. Quando il mercato mobile avrà raggiunto la maturità, allora e solo allora si vedrà se è necessario intervenire per garantire la concorrenza (per inciso, in ambito smartphone non credo sia necessario, in ambito tablet è presto per dirlo).

  • # 7
    Mede
     scrive: 

    @ Cesare commento 1

    “Ciò detto, se il s.o. deve soltanto gestire le risorse, allora non dovrebbe essere presente né il Notepad né qualunque altro applicativo, visto che esistono delle alternative per tutto, anche a pagamento.
    Il browser è certamente importante, perché la nostra società è permeata da internet ormai, ma non rimane l’unico strumento che l’utente usa abitualmente.”

    Bhe ma l’articolo, e il buon senso, non dice che Windows non debba avere un browser, quello che si richiede è che ne abbia uno a funzionalità minima e che voledo la gente si scelga poi ciò che preferisce. Che sia meglio o peggio non lo so, se si avverasse questo disegno la gente probabilmente sceglierebbe il browser di Hello Kitty con ogni tipo di spyware nel codice ma questo è un’altro discorso.

    “La differenza, però, è che Microsoft detiene la maggioranza del mercato “desktop”, mentre Apple no. Ma cosa succederebbe se a un certo punto le parti s’invertissero? Apple, che ha basato sul suo ecosistema il punto di forza dei propri prodotti, dovrebbe essere costretta a eliminare ciò per cui ha speso tanto pur di vendere? Gli utenti non rimarrebbero forse spiazzati dalla presenza di diverse versioni di OS X, più o meno castrate?
    E’ per questo che continuo a ritenere un’assurdità misurare la “bontà” o “cattiveria” di un’azienda sulla mera base della quota di mercato che possiede. Non si può oggi essere perfettamente in regola, e domani soltanto perché un po’ di altra gente ha acquistato dei prodotti, diventare automaticamente dei criminali da condannare, stravolgendo il business dell’azienda.”
    le parti non si possono invertire perché Apple, molto intelligentemente, non punta a dominare il mercato in maniera quantitativa e assoluta, se acquisisce troppo mercato possono alzare ancora di più i prezzi e il problema si risolve da solo. Microsoft ha fatto il contrario, ha fatto in modo che non esistesse la concorrenza, e poi ha imposto le sue politiche. Questo ha penalizzato significativamente l’evoluzione in quest’ambito, per stessa ammissione di Ballmer, che però dava la colpa ad altri che hanno frenato microsoft, quando è evidente che se ci fosse stata una cocorrenza e una guerra fredda oggi avremmo riconoscimento vocale dispositivi touch per desktop e tutto quello che permette la fantasia, invice ci interfacciamo esattamente come nel 93, vent’anni fermi in informatica sono un disastro…

    sono convinto che quando di fatto sei in un regime di monopolio non puoi fare delle cose che in un regime normale puoi fare. non c’è una contraddizione. il principio basilare non è tarpare le ali a qualcuno ma favorire l’utenza tramite la concorrenza. il monopolio se non è gestito in maniera ideale e utopistica è sempre un male per l’utente finale. perciò si tirano le redini fino a che non nasce la concorrenza dopodiché si lascia fare. Microsoft nei primi anni non ha fatto altro che comprare tutte le società di informatica per fagocitarle e seminare sale intorno al suo terreno. Per non parlare per gli accordi con i produttori hardware per cui è stata condannata. La multa non ripana la situazione per gli utenti finali IMHO. non è solo questione di essere dibabolici

  • # 8
    Mede
     scrive: 

    scusate gli errori di battitura, ho una tastiera microsoft :D

  • # 9
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Lasciamo da parte le intenzioni, vere o false che siano, di Apple. Mettiamo il caso che arrivi in posizione dominante: cosa le succederebbe? Interverrebbe l’antitrust per devastare l’ecosistema che le ha consentito di arrivare a quella quota?

    E’ questo ciò su cui si dovrebbe riflettere per capire se una legislazione del genere abbia senso oppure no. Ripeto: ha senso che oggi sono a posto con la legge, e domani se qualcuno compra qualche mio prodotto mi debba ritrovare automaticamente a essere definito criminale e trattato come tale?

    Quanto al broswer di casa Microsoft, in tutta onestà non vedo nulla di complicato. Anzi, è sempre stato abbastanza minimale, con funzionalità ridotte all’osso. Tanto che gli utenti più smanettoni hanno trovato delle alternative ben più comode. Ad esempio uso Opera da tantissimi anni ormai, proprio perché ha tante funzionalità che mi rendono il compito per cui è nato, la navigazione su internet, decisamente comoda e produttiva.

    IE è un giocattolo in confronto. E non soltanto di Opera.

    Non ha senso, quindi, che Microsoft sia stata costretta a eliminarlo…

  • # 10
    Unrealizer
     scrive: 

    Lo sviluppo di IE un senso (adesso) ce l’ha, dato che il motore JavaScript sviluppato per IE10 viene utilizzato anche per far girare le app Metro scritte in JS (anche su Windows Phone 8)

    Facendo il test Sunspider 0.9.1 (prodotto dallo stesso team di WebKit tralaltro) su vari smartphone ho potuto vedere in prima persona che IE10 (sul Lumia 920) è molto più prestante dei browser WebKit (in primis di Safari su iPhone 5 e Chrome su Galaxy S3)

  • # 11
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Secondo me prima di passare all’artiglieria pesante bisogna domandarsi cosa è realmente cruciale per la preservazione dell’ecosistema Apple. Se mi dici di slegare l’hardware dal software sono d’accordo. Se mi dici di slegare l’OS dall’app store, anche. Se mi dici consentire all’utente di settare come default applicazioni mail e browser di terze parti, non vedrei il problema. Piuttosto è notevole che non si possa fare. Un intervento dell’antitrust in questa direzione non sarebbe così peregrino, posto che ad Apple sia consentito di fissare degli standard qualitativi elevati per le app che si candidano a sostituire servizi integrati.

  • # 12
    donluca
     scrive: 

    Rispondo solo a questo quesito:
    “perché uno dovrebbe comprare un iPod per sentire la musica, dovendo subire la tortura di iTunes (che diventa supplizio se non si ha un Mac con cui collegare il dispositivo) quando sul mercato ci sono decine e decine di lettori MP3 (capaci di leggere anche altri altri formati) con qualità audio migliore, gestione migliore, libertà completa di cosa e come infilare nel lettore e prezzo inferiore?”

    Perchè ad esempio io con iTunes mi ci trovo benissimo e adoro non solo il modo in cui gestisce la mia libreria, ma anche e soprattutto la sincronizzazione con iPod. Io uso l’iPod solo perchè funziona perfettamente con iTunes, se scoprissi un altro lettore MP3/ALAC che è in grado di sincronizzarsi con iTunes probabilmente lo prenderei in considerazione. Per me la situazione è quasi al contrario: perchè devo subire le limitazioni dell’iPod (che non mi riproduce ad esempio gli ALAC in alta definizione a 96/24)?
    Ti rispondo pure: le subisco perchè è tutto immediato, efficiente e funzionale e quindi scendo volentieri a questo compromesso.

    E ti dirò di più, da quando ho installato a tradimento iTunes ai miei amici che usavano WinAmp e foobar (e ovviamente come tutti senza manco aver mai provato iTunes dicevano “ah che schifo, funziona male”, ecc…) e mostrato loro come funzionava la libreria non sono più tornati indietro (e si sono fatti anche loro l’iPod).

    Quindi, carissimo nessuno, te fai un errore concettuale e dai per scontata una tua personalissima opinione che, in quanto tale, non può essere data per scontata in quanto ognuno di noi interagisce in modo diverso col proprio calcolatore e quindi ha le proprie preferenze in ambito software.

    Saluti.

  • # 13
    marco
     scrive: 

    concordo con l’articolo ed il pensiero di “nessuno” e di Alessio.
    Forse solo il commento espresso con l’esempio di paint e notepad lascia spazio a “forzature”. Qualcosa di simile potrebbe essere forse meno contestabile:

    [..]Il problema nasce quando in un OS viene integrato un programma che non si capisce perché deve essere parte dell’OS ed avere funzioni così avanzate da poter dettare standard senza in effetti essere mai stati decretati tali, mentre per qualche decennio lo stesso OS viene sviluppato e venduto senza una componente indispensabile al suo corretto funzionamento come un antivirus.
    A memoria ricordo che i virus (e i primi antivirus) risalgono all’epoca dos, siamo intorno a fine 80 primi 90. Ms ha deliberatamente ignorato il problema e scaricato la responsabilità su altri integrando questa funzione nei suoi sistemi per almeno 20-25 anni (risolvendo infine con un software giustamente minimale, al pari di notepad o paint).

  • # 14
    amedeo
     scrive: 

    @donluca

    “Quindi, carissimo nessuno, te fai un errore concettuale e dai per scontata una tua personalissima opinione che, in quanto tale, non può essere data per scontata in quanto ognuno di noi interagisce in modo diverso col proprio calcolatore e quindi ha le proprie preferenze in ambito software.”

    Mi sembra contradditorio, visto che Apple invece tende proprio ad imporre un’omologazione sul modo di interagire con gli strumenti.
    Non sono interessato ai vari iDevice ma se dovessi esserlo sarei obbligato ad abbandonare il sistema operativo che utilizzo (GNU/Linux) perchè non esistendo una versione di iTunes per tale piattaforma, avrei grosse difficoltà di interfacciamento.

    La politica di Apple è paragonabile ad un produttore di automobili che imponga ai propri clienti di percorrere solo le strade che le abbia certificato, di fare rifornimento solo presso la propria catena di distributori, di utilizzare solo pneumatici prodotti dalla stessa ecc.
    Personalmente non comprerei mai un’automobile a quelle condizioni.

    E per quanto riguarda iTunes, tendenzialmente lo disinstallo dai PC dei clienti dove è stato installato dal fanboy di turno passato di li col suo iPod e poi mai più utilizzato (ti sembrerà strano ma diversi miei amici e clienti lo trovano troppo macchinoso), col risultato di avere una serie di servizi inutili che appesantiscono solo il sistema.

  • # 15
    Xeus32
     scrive: 

    Ho letto con interessi gli ultimi due articoli e relativi commenti.

    Premesso che sono d’accordo con voi, a mio avviso il problema non è molto nei OS o/e nei programmi ma proprio negli standard.
    Da programmatore, ormai amatoriale, da anni noto che sempre più frequentemente ci aggrappiamo come unica ancora di salvezza a vecchi standard (HTTP, FTP, IMAP, POP) piuttosto che a nuovi standard di dubbia natura (esempio SMB anche se non è proprio l’esempio più calzato).
    Standard nuovi, vuoi per vari motivi politici, sono sempre abbastanza azzoppati vedi come esempio DLMA che sulla carta è una cosa utile ma dopo non funziona nulla.
    Nei miei ricordi, forse per nostalgia, ho ancora Eudora (client Mail) che a ricordo non aveva nulla da invidiare all’attuale Outlook, In pratica, a mio avviso, si è evoluto la base software attraverso acquisizioni e altre attività politiche ma il programma di posta deve fare quello, non può leggerti le mail per te e fare altri lavori.
    Il client browser con i suoi continui aggiornamenti di standard è, a mio avviso, la parte più soggetta a cambiamenti degli attuali OS. E’ obbligatorio includerlo all’interno dell’OS ma allo stesso tempo non puoi avere rilasci di aggiornamenti ogni 6 mesi come capita con IE; per me non hanno ancora trovato il modo corretto di distribuirlo. Cosa ancora più grave, fa largo uso di tecnologie proprietarie MS che da un lato semplificano la vita al programmatore dall’altra rendono il codice molto platform specific e allo stesso tempo difficilmente distribuibile.
    Nella mia modesta opinione, IE diventerà un valido programma quando potrò disinstallarlo e si fa gli aggiornamenti da solo al di fuori del recinto degli aggiornamenti automatici di windows.

    Tornando all’argomento iniziale, standard e d’intorni , il clouds ha solamente amplificato la mancanza di standard aperti e ben progettati, oggi tutti i player (MS, Apple, Google) cercano di accaparrarsi i dati personali per vincolare una persona su uno specifico recinto e portare i solidi nelle proprie saccoccie. In questo non ci vedo nulla di strano, lo fanno le case automobilistiche da anni ed è una politica abbastanza consolidata anche con i manufatti fisici è più facile trovare una soluzione al problema.
    I dati personali soprattutto quelli legati su smartphone sono in un limbo dei quali è difficilmente capire come ottenerli. In pratica ogni uno fa un suo standard, spesso simile ad un altro, ma diverso in modo tale che la propria roba rimanga nel recinto motivando una sinergia tra app e cloud.
    Infatti, non trovo nessun motivo perchè il protocollo IMAP non abbia un’estensione per la gestione della rubrica, ma probabilmente farebbe le scarpe a LDAP (Active direcotry).
    In questa era mi pare di essere ai tempi di windows 95 con l’avvento dei primi word processor di fascia consumer. Il cloud e le app dedicate, figlie di sistemi operativi sempre più chiusi mi fanno sorridere perchè in un mondo che si evolve ormai più velocemente degli stessi OS (almeno 2 anni) i grandi competitori si troveranno ad affrontare un mercato dove i piccoli (dropbox, megaupload…) gli frammenteranno sempre di più il mercato rendendo difficile poi tirare le fila.

  • # 16
    fefe
     scrive: 

    DLNA non dlma funziona benissimo in casa mia, con svariate periferiche e s.o. diversi…

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