di  -  venerdì 23 novembre 2012

Siamo orami entrati in una nuova era per la commercializzazione del software, in cui il canale privilegiato di vendita non è più lo store fisico ma il Marketplace da cui scaricare (e su cui pagare) l’applicazione che si intende acquistare.

Mac OS X è già disponibile solo sull’App Store, mentre Microsoft era vicino al grande passo con Windows 8, anche se ha deciso all’ultimo di rendere disponibile le versioni pacchettizzate del proprio Sistema Operativo.

Ma quale è stato il primo software commerciale della storia?

La ricerca non è semplice e le fonti non sono molte, ma tutte le verifiche sembrano portare in modo univoco ad AUTOFLOW, un software che a partire da codice Assembly era in grado di stampare il workflow di documentazione (e debugging) del programma su una stampante ad aghi.

Figura 1 – AutoFlow Brochure

Agli inizi degli anni ’60 non esistevano le “software house” come le conosciamo oggi, e, tipicamente, i produttori software erano reclutati da quelli dei mainframe per realizzare applicazioni da fornire gratuitamente agli acquirenti dei propri calcolatori. Nulla comunque vietava al singolo acquirente di contattare direttamente il produttore del software per chiedere personalizzazioni ed estensioni.

RCA, noto e promettente costruttore di mainframe, si rivolge in quel periodo all’Applied Data Research (ADR) per la creazione, appunto, di un sistema di auto-generazione di un workflow documentale a partire dal codice. Il software era decisamente apprezzato da chi aveva la necessità di un riferimento per capire e studiare un programma. Bisogna comunque dire che se il programma analizzato era troppo lungo, il workflow risultate era tutt’altro che pratico da leggere visto che poteva occupare addirittura centinaia di pagine.

Una volta creato il prototipo, ADR lo presenta a RCA che però lo rifiuta. A nulla valgono i tentativi della società di proporlo ad altri produttori di mainframe. Ma Martin “Marty” Goetz, fondatore e CEO di ADR, crede fortemente nel proprio prodotto e decide di continuarne lo sviluppo (per un costo di 5.000$ del periodo, pari a circa 35.000$ di oggi) e commercializzarlo in proprio con il nome di AutoFlow a partire dal 1965.

La strategia di marketing messa in atto da ADR fu quella di contattare direttamente gli acquirenti di RCA e proporgli in leasing per tre anni l’applicativo. Così, oltre al primo software commerciale, ADR si accredita il merito di aver creato il primo software in leasing e di aver promosso la prima comunicazione di massa per un software.

Il successo è tale che ADR decide di effettuare il porting sui mainframe IBM, di gran lunga i più diffusi ed i più autorevoli.

Ma IBM non gradisce l’idea che qualcun altro metta le mani sui propri sistemi e crea a sua volta un proprio sistema di auto-generazione dei workflow che fornisce gratuitamente ai propri acquirenti, mettendo in seria difficoltà ADR. Tutto ciò nonostante l’evidente inferiorità del prodotto IBM a cui BigBlue promette di mette riparo con veloci ed importanti aggiornamenti.

Ad ADR non resta altro che rivolgersi, insieme ad altre aziende software emergenti, alla Corte Federale degli Stati Uniti per violazione delle leggi in materia Antitrust da parte di IBM. Nello specifico le accuse erano due: ritardare la crescita dell’industria indipendente del software (retarding the growth of the independent software industry) e monopolizzare l’industria del software stesso (monopolizing the software industry).

La Corte Federale dà ragione alla società di Goetz, riconoscendole un indennizzo di 2 milioni di dollari e costringendo IBM a rivedere le proprie strategie. Nasce così ufficialmente l’industria del software.

   Goetz oggi viene ricordato come il “padre del software non proprietario” (Father of Third-Party Software, mainframezone.com).

5 Commenti »

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  • # 1
    Davide Costantini
     scrive: 

    Bella storia, conoscevo la sentenza che costrinse IBM a vendere divisi il software e l’hardware, prima facevano tutto loro.

    Apri infatti la strada all’industria software.

    Solo la dicitura “il padre del software non proprietario” sembra fuorviante: in genere il software proprietario viene opposto a quello open source.

    Forse software di terze parti è una traduzione più calzante.

  • # 2
    iva
     scrive: 

    Bell’articolo, molto interessante, grazie!

    Come ha scritto Davide la traduzione di “Father of Third-Party Software” e’ sbagliata, il concetto e’ che e’ stato il primo software non prodotto da chi forniva anche il sistema operativo… ed era proprietario eccome, manco lo vendevano, lo davano in leasing :)

  • # 3
    Antonio Barba
     scrive: 

    Per “proprietario” si intendono anche le tecnologie sviluppate da una singola azienda ad esclusivo uso dei propri prodotti (a prescindere dall’apertura o meno delle specifiche tecniche), e si contrappongono alle tecnologie “standard” sviluppate da commissioni fondate da più aziende di un determinato settore.

    Questa terminologia si usa probabilmente più in ambito meccanico ed elettronico, ma è comunque corretta.

  • # 4
    Felice Pescatore (Autore del post)
     scrive: 

    Credo anch’io, come evidenziato da Antonio, che “terze parti” sia corretto. Tipicamente in Azienda lo utilizziamo per prodotti terzi rispetto a noi e al nostro cliente diretto.

    Al di la di tutto, l’importante e’ che sia chiaro il contesto. Saluti

  • # 5
    Antonio Barba
     scrive: 

    Probabilmente è una terminologia che suona un po’ strana in ambito informatico moderno, ma parlando di Mainframe anni ’60, in realtà siamo molto più vicini al gergo industriale meccanico che a quello informatico moderno. Secondo me i termini che hai usato sono accurati e comprensibili.

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