di  -  giovedì 22 novembre 2012

Nella discussione a questo pezzo è intervenuto un dipendente I-Jet che ha chiarito alcuni punti che la fonte citata non esplicita con sufficiente chiarezza. Consiglio a chi volesse farsi un’idea, di leggere la discussione al pezzo dopo aver consultato la fonte.

Qualcuno avrà da obiettare che la vera Olivetti, quella che faceva scuola nello scenario elettronico mondiale negli anni ’60, era decotta già negli anni ’80 e clinicamente defunta dalla metà degli anni ’90 tuttavia uno stabilimento Olivetti resisteva in Val D’Aosta, ad Arnad, solo pochi chilometri dalle bellissime colonie estive di Brusson e Saint Jacques che tanti figli di dipendenti Olivetti hanno ospitato in strutture all’avanguardia.

Anche lo stabilimento Olivetti I-Jet di Verres, complice la competizione globale e i decenni di strategie industriali finalizzate all’autodistruzione dell’informatica italiana, sta per aggiungersi alle rovine dell’industria tecnologica nazionale, come potete leggere in un dettagliato approfondimento de Linkiesta.

La fine della I-Jet – che non fatico a ritenere un cadavere ambulante in uno scenario competitivo di colossi che operano a margini vicini allo zero – è un momento in più per pensare a quanto diversamente avrebbero dovuto andare le cose: se la politica Italiana valesse quanto quella americana, la Olivetti oggi peserebbe quanto l’IBM, almeno in Europa; un’altra occasione dunque per eseguire un impietosissimo ma necessario parallelo: fra la Olivetti di Adriano, di Mario Tchou e il team dell’ELEA, e la Olivetti dei loghi appiccicati su tablet cinesi da quattro soldi, l’unica Olivetti che rimane.

23 Commenti »

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  • # 1
    Davide Costantini
     scrive: 

    Triste storia.

    Per chi è interessato al tema consiglio “La scomparsa dell’Italia industriale” di Luciano Gallino.

    Fra le storie incluse c’è quella della Olivetti. L’unica perla che c’ha lasciato l’azienda è ST Microelectronics che condividiamo con i francesi. Grazie anche all’impegno di Pasquale Pistorio, storico amministratore delegato.

  • # 2
    Fabio
     scrive: 

    Ma poveri e bistrattati tablet cinesi da 4 soldi!
    Personalmente penso che 4 soldi sia quello che dovrebbe costare un tablet. W i tablet cinesi da 4 soldi!

  • # 3
    Phabio76
     scrive: 

    Ciao,
    assolutamente da leggere il libro dell’ing. Pier Giorgio Perotto, “Quando l’Olivetti inventò il PC”
    Era disponibile un pdf gratuito ma non trovo più il link…

  • # 4
    Phabio76
     scrive: 

    Ho sbagliato titolo, ma in compenso ho trovato il link:
    http://www.oldcomputers.it/parts/olivetti/programma101/docs/perotto_programma101.pdf

  • # 5
    Davide Costantini
     scrive: 

    La mitica Perottina ;)

  • # 6
    tmx
     scrive: 

    che paese…

  • # 7
    [D]
     scrive: 

    Ogni volta che la politica, attraverso i suoi finti imprenditori, mette le mani su qualcosa, lo trasforma inevitabilmente in merda, dopo di che ci pensa il mercato a fare pulizia insieme a decenni di know how, tradizione, lavoratori ecc. ecc.

  • # 8
    Giulio
     scrive: 

    @ Phabio76. Grazie per il link. Il contenuto del documento e’ fantastico. Interessante e istruttivo.

  • # 9
    nibble
     scrive: 

    Aggiungo anche questo:
    http://www.youtube.com/watch?v=rIwp7Y2u9VY&feature=related

    ciao

  • # 10
    Phabio76
     scrive: 

    Figurati.
    Vi invito a leggerlo perchè non è la storia asettica dell’Olivetti Programma 101 ma uno spaccato della realtà industriale italiana degli anni ’60.
    Olivetti vive il suo momento di gloria grazie al colpo di coda della meccanica di precisione, non certo dell’elettronica. Paradossalmente il successo delle calcolatrici meccaniche contribuì ad affossare definitivamente ogni sviluppo futuro.
    La Perottina è stata un’eccezione sviluppata in modo “carbonaro”, frutto del lavoro segreto poche persone avulse dal contesto aziendale allo sbando.

  • # 11
    Fulvio Cominetti
     scrive: 

    Mi permetto di esprimere un paio di appunti all’articolo qui sopra.

    Primo. L’Olivetti I-Jet non è a Verres ma ad Arnad. Di per sè l’errore non è fondamentale ma, egregio signor Di Domizio, dal momento che invita i suoi lettori a leggere l’articolo di Linkiesta ci si aspetterebbe che almeno una scorsa fosse stata data anche da Lei. Questione di serietà nel giornalismo.

    Secondo. Lei probabilmente è venuto a conoscenza dell’Olivetti I-Jet mezz’ora fa eppure non esita a ritenerla “un cadavere ambulante”. Io ci ho lavorato negli ultimi quindici anni e la conosco forse un po’ meglio: per questo le garantisco che la sua definizione si attaglia davvero male ad un’azienda che fino a sei mesi fa produceva tecnologia raffinatissima, unica in Europa nel suo campo, che investiva in ricerca e che annoverava all’interno dell’R&D qualcosa come settanta tecnici di alto livello.

    Forse un minimo di indagine prima di scrivere un articolo consentirebbe di evitare situazioni spiacevoli come questa.

  • # 12
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Chiedo venia per l’errore geografico. In quanto alla considerazione finale, lungi da me contestare il valore umano e professionale degli ultimi superstiti olivettiani. Mi limito a constatare un problema legato al mercato, d’altronde non serve certo ricordare a lei che è dura competere con Epson e HP nel 2012. Per quel che mi riguarda, ripeto, sono certissimo della qualità del vostro lavoro. Ho tentato di esprimere – come spesso ho fatto in precedenza – una frustrazione forse simile alla vostra, derivante dal non vedere il nome e il capitale umano Olivetti dedicato ad altro che prodotti a basso valore aggiunto, che inevitabilmente finiscono schiacciati dalla competizione globale.

    Una società diviene “cadavere ambulante” – la formula potrà non piacere ma a mio avviso rende – nel momento in cui, *indipendentemente dalla qualità del capitale umano* si trova aggrappata a prodotti di scarso appeal e basso valore aggiunto, per di più pressata da una competizione globale durissima anche per colossi mille volte più grandi.

    Chiudo con una nota lievemente polemica, mi permetterà. M’interesso molto d’informatica e giro spesso per negozi. Magari sono io, ma negli ultimi 10/15 anni ho visto prodotti Olivetti di stampa/fax/MF: 1) negli scaffali più bassi della GDS; 2) a casa di amici ex dipendenti Olivetti; 3) molto più spesso di 1) e 2), negli uffici postali.

  • # 13
    Uebmaestro
     scrive: 

    @Fulvio Cominetti

    Salve Fulvio, sarebbe interessante sentire dalle sue parole di diretto interessato cosa ne pensa della definizione riportata nell’articolo (che ho letto) di “benessere senza sviluppo” della Valle.

    Sembra quasi che la definizione di “cadavere ambulante” data dall’autore sia in linea con quello che viene scritto; fare ricerca e produzione industriale con finanziamenti pubblici non è proprio l’esatta definizione di un bilancio aziendale in attivo.

    Ma forse lei ci può spiegare meglio come stanno (o stavano) le cose.

  • # 14
    Fulvio Cominetti
     scrive: 

    Allora.
    Mi rendo conto della necessità di alcuni chiarimenti al fine di comprendere la situazione.

    In primo luogo, per rispondere al Di Domizio, Olivetti I-Jet non si dedicava allo sviluppo di prodotti da ufficio, concorrenziali ad Epson ed HP, da svariati anni. Continuava, e continua tuttora, la produzione di testine di questo tipo per alimentare il parco installato, ma i prodotti sviluppati dall’azienda negli ultimi anni (attenzione: non mesi, anni) si rivolgevano a prodotti ink-jet utilizzati in ambito industriale o semi-industriale.
    Questi ultimi non sono nè prodotti di “scarso appeal”, nè tantomeno a “basso valore aggiunto”. Non posso scendere nei dettagli perchè sono comunque ancora legato alla riservatezza nei confronti dell’azienda di cui sono ancora dipendente.
    In ogni caso questi, che sono i pilastri su cui la sua definizione si appoggia, sono falsi e non trovano riscontro nella realtà. La formula “cadavere ambulante” non piace non perchè cruda ma perchè falsa e l’idea che “rende” è distorta.

    In secondo luogo vorrei chiarire che Olivetti I-Jet (società che è stata posta in liquidazione) e Olivetti (società che NON è stata posta in liquidazione e tutt’ora esiste e produce) NON sono la stessa società. Olivetti I-Jet era una società a sè stante, controllata da Olivetti, la cui mission era la Ricerca & Sviluppo e la produzione di testine ink-jet ed inchiostri, per quanto riguarda i prodotti tradizionali senza alcuna struttura commerciale e con un unico cliente: la controllante Olivetti che acquisiva dalla controllata Olivetti I-Jet le testine a PREZZO DI COSTO per inserirle nelle proprie macchine di stampa.

    Di qui alcune conseguenze:

    1) la distribuzione, sia nella GDO sia altrove, era completamente operata da Olivetti e non dal “cadavere ambulante” Olivetti I-Jet;
    2) i prodotti che il sig. Di Domizio vedeva e continua a vedere negli uffici postali (e nelle banche aggiungo io) non hanno nulla a che vedere con Olivetti I-Jet perchè non sono prodotti ink-jet: sono stampanti ad impatto (ad aghi) che la controllante Olivetti produceva (e produce tutt’ora con ottimi risultati sia tecnologici sia di mercato) da sè;
    3) i dati di bilancio di Olivetti I-Jet non devono stupire in alcun modo perchè, vendendo i propri prodotti A PREZZO DI COSTO, era *per definizione* una società che non produceva utili: i costi di ricerca (che, credetemi, sono importanti) costituivano fisiologicamente, per il modo in cui era concepito ed organizzato il gruppo Olivetti-Olivetti I-Jet, delle perdite d’esercizio. Queste venivano in parte compensate da più che giustificati finanziamenti pubblici alla ricerca e ripianate annualmente dalla controllante Olivetti.
    Non fraintendiamo: Olivetti non era una società avvoltoio che affamava le sue controllate, vigeva un sistema che nella sua interezza era coerente e funzionante.

    Andando a vedere quindi come le cose stavano davvero ecco che le espressioni “cadavere ambulante” e “benessere senza sviluppo” diventano davvero poco attinenti alla realtà in questione.

  • # 15
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Gentile sig. Cominetti, credo possiamo convenire sul fatto che, un’azienda che spera nel 2012 di campare sui fax, può tranquillamente essere definita – se non le piace “cadavere ambulante” – decotta.

    Dal canto suo la ricerca, dopo 7 anni e 100 milioni di investimenti, non ha raggiunto “in tempi economicamente compatibili, risultati apprezzabili nei settori di mercato adiacenti dove la tecnologia i-jet avrebbe potuto essere utilizzata”.

    La solidarietà è massima per chiunque veda minacciato il proprio posto di lavoro, soprattutto coloro e a cui non tocca né cassa integrazione né la fortuna di essere riassorbiti.

    Le premesse di cui sopra non mi sembrano tuttavia ottimali per giustificare la prosecuzione dell’attività. Può magari aiutarci a capire qualcosa in più nel merito?

  • # 16
    Fulvio Cominetti
     scrive: 

    Conveniamo senz’altro che un’azienda che spera di campare sui fax al giorno d’oggi è un’azienda decotta.

    Le ho però già scritto in un commento precedente (ma mi rendo conto che è necessario che lo ripeta una seconda volta, sperando di non doverlo in seguito fare una terza) che questo non è il caso di olivetti I-Jet, che ha smesso di sviluppare testine tradizionali da alcuni anni e si limitava a produrne le quantità necessarie ad alimentare le macchine già installate.
    Olivetti I-Jet dunque NON era “un’azienda che spera nel 2012 di campare sui fax”, era un’azienda che nel 2012 contava di campare su prodotti diversi, rivolti a mercati diversi, ben più importanti e remunerativi.
    Caduta una premessa del suo sillogismo, cade anche la conclusione.

    Quanto alle espressioni “tempi economicamente compatibili” e “risultati apprezzabili” sono i concetti volutamente vaghi e soggettivi che Telecom Italia, società di servizi e non società industriale, ha utilizzato nel suo comunicato stampa per giustificare la messa in liquidazione di una parte importante dell’unica realtà industriale facente parte del suo gruppo e che fin dalla sua acquisizione era stata dichiarata alienabile per la sua estraneità al core business del gruppo.
    Rifletta sul fatto che la chiusura dell’azienda ha comportato l’interruzione di numerosi contratti di fornitura già firmati con aziende terze ed il pagamento delle relative penali.

    A sostegno di ciò che dico le aggiungo che il “cadavere ambulante”, nonappena è stato posto in liquidazione ha ricevuto in pochi mesi decine di manifestazioni di interesse da parte di aziende italiane e straniere intenzionate a rilevarlo perchè attratte dalle tecnologie di cui è proprietario. In genere le aziende “decotte” e i “cadaveri ambulanti” non ricevono questo trattamento.

  • # 17
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Fulvio Cominetti
    Scusi ma di cosa stiamo parlando? Sulla fonte leggo:

    «È una fine immeritata», dice Rinaldo Ferrarotti, uno dei lavoratori. «Per parecchi anni Olivetti è sopravvissuta grazie a noi della I-Jet, quando già tutto il resto era andato in malora. Producevamo 10 milioni di accessori all’anno, impiegando 300 persone». E poi? «Poi il nostro segmento di mercato è diventato sempre più aggressivo. A un certo punto si è deciso di chiudere il settore delle multifunzionali (gli apparecchi che fanno assieme da fax, stampante e scanner), perché lì la concorrenza era estrema. Bisognava vendere sottocosto e guadagnare negli anni con gli accessori di ricambio. Con questa scelta di politica industriale siamo scesi a 5 milioni di pezzi. Infine, quest’anno, si è deciso di uscire anche dal mercato del fax, dicendo che tanto il fax sta morendo. Sì, può darsi. Di certo, però, non c’è stato accanimento terapeutico. La spina l’hanno staccata subito. Crollo a un milione di pezzi, e fine della storia».

    Non dovrebbe questo (ed altri passi che per brevità non cito) portarmi a pensare che la pietra tombale sul futuro dell’azienda sia stata posta in conseguenza dell’uscita dal mercato fax? La dicitura “cadavere ambulante” fa riferimento esattamente a questo nesso. Se ha rettifiche da proporre in tal direzione, le proponga innanzitutto a Linkiesta.

    In quanto alla ricerca, ripeto, buon per voi e in bocca al lupo.

  • # 18
    Fulvio Cominetti
     scrive: 

    Le parole del mio collega Rinaldo Ferrarotti riportate dalla fonte sono assolutamente veritiere e non c’è nessuna rettifica da chiedere.
    Quest’anno è stata interrotta la produzione delle testine dei fax per il parco installato, quelle stesse testine di cui l’R&D ha smesso di occuparsi anni fa.

    Quello che la fonte non riporta, ma che lei a questo punto dovrebbe sapere perchè l’ho scritto io qui sopra è che accanto alle testine dei multifunzionali e dei fax che stavano esaurendo il loro ciclo di vita produttiva, c’erano un certo numero prodotti che si accingevano ad iniziarlo (anzi, alcuni l’avevano già in parte iniziato).
    L’azienda è stata messa in liquidazione nel giro di quindici giorni e questi prodotti ormai non usciranno più.

    Il messaggio che vorrei che fosse recepito è che Olivetti I-Jet non è stata chiusa perchè era un’azienda ormai morta, Olivetti I-Jet è stata chusa nonostante fosse un’azienda vitale, ricca di tecnologia e di prodotti nuovi. I motivi veri per cui è stata decisa la chiusura prescindono evidentemente da questi aspetti.

    E con questo chiudo.

  • # 19
    floriano
     scrive: 

    in effetti la olivetti la conosco per i tablet e le pennette internet, per il resto avevo dimenticato le stampanti (&affini).

  • # 20
    Cesare
     scrive: 

    Fa sempre dispiacere sentire che aziende (storiche o meno) o parti di esse siano costrette a chiudere perché qualcuno ne trae interesse. Purtroppo è un situazione sempre più comune per diretta esperienza.

  • # 21
    valeria
     scrive: 

    caro signor Alessio Di Domizio, come dipendente, sarei lieta se anche lei vennisse alla manifestazione di giovedì prossimo 6 dicembre, ad Aosta ore 9.30 – Piazza Émile Chanoux in cui saremo presenti anche noi.
    un giornalista valido verrebbe per avere tutte le risposte personalmente.
    distinti saluti

  • # 22
    R.gentili
     scrive: 

    Mi permetto di dare un consiglio al Sig. A. Di domizio.
    Prima di scrivere una testata di un post , ci pensi 10 volte !!!!
    La Olivetti Spa e’ una societa’ che che produce:
    – Pc e notebook OLIBOOK
    – Tablet Olipad tra cui forse Lei ignaro nn lo sa’ , ma e’ bene che informi esiste il primo Tablet al mondo con caretteristiche grafometriche approfondisca i suoi argomenti su http://www.olipad.it
    – stampanti a tecnologia laser termiche e a sublimazione
    – stampanti dedicate per banking e postali
    – sistema pos per ristorazione farmacie ecc ecc
    -Registratori di cassa Fiscali e sistemi Touch
    -Terminali bancari e postali
    – Terminali multiservizi (vedi lottomatica e servizi giochi Lotto ed Enalotto)
    -Chioschi multimediali
    e molti altri prodotti che troverete su http://www.olivetti.it
    Percio’ Le consiglio prima di definire un’azienda ” Decotta” oppure “Un cadavere ambulante” si informi perche’ quello che Lei ha pubblicato nn solo nn corrisponde alla realta’ , ma potrebbe proiettare una cattiva immagine della OLIVETTI che e’ un’azienda ITALIANA 100% che ancora sopravivve sopo 105 anni e penso che non sia poco !!!!

  • # 23
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    A tutti i dipendenti ed ex dipendenti Olivetti che si sentono in qualche modo offesi da questo pezzo: ho un grande rispetto per chi lavora e per chi vede il proprio posto di lavoro minacciato da politiche miopi e incapaci di vedere fuori dallo steccato dell’industria pesante (anch’essa ormai… permettete? quasi al punto di cottura).
    Ciò premesso, una semplice domanda che vi rivolgo a titolo di cultore della storia informatica: ce l’avete presente cos’era Olivetti negli anni ’60-’70? Ecco, se permettete penso che quello che oggi resta della Olivetti, compresi i prodotti citati, non è di quella Olivetti che un pallido ricordo.

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