di  -  mercoledì 14 novembre 2012

Commentando il pezzo dedicato alle implicazioni “monodevice” di Windows 8, Leonardo Ascorti ha scritto:

In merito al “monodevice”, io invece mi chiedo: è il vero progresso?

Anni fa, il famoso ingegnere e psicologo Donald Norman, considerato da molti un profeta dell’interazione uomo-macchina, nel suo libro “Il computer invisibile”, predicava proprio la fine del monodevice (che all’epoca era il PC) in favore di un’informatica pervasiva, realizzata da diversi oggetti intelligenti capaci di poche funzioni, ma in modo molto più rapido e immediato per l’utente.

Per avvalorare la sua previsione, Norman portava l’esempio dei motori elettici: intorno al 1920 erano in commercio motori elettrici “general purpose”, che potevano essere abbinati ad accessori diversi per svolgere molteplici funzioni. Al giorno d’oggi, nessuno ricorda più quei motori, perché sono stati soppiantati dagli elettrodomestici, che hanno ciascuno il proprio motore, ma l’utente non se ne deve preoccupare più di tanto.

Secondo Norman, lo stesso sarebbe successo con i computer: il PC (o almeno parte delle sue funzioni) sarebbe stato soppiantato dagli “infodomestici”, cioè dispositivi diversi specializzati in singole funzioni, ma molto più semplici da usare. La previsione di Norman ha cominciato ad avverarsi con l’avvento dei sistemi operativi mobili: ora abbiamo smartphone, tablet, smart TV, computer di bordo sulle auto, ultimamente anche fotocamere con Android. Siamo sicuri che tornare al monodevice, anche se con un aspetto molto diverso, sia un progresso vero? Io ho quasi il sospetto che anzi, al contrario, le funzioni dei vari dispositivi siano ancora fin troppo sovrapposte.

Io credo che un futuro ideale il PC rimarrà principalmente come strumento di lavoro (e quindi non necessariamente in tutte le case) e sarà un dispositivo sia touch sia mouse e tastiera in stile Win 8, poi ci saranno gli smartphone per le funzioni di comunicazione e informazione immediata usabili anche mentre si sta camminando o facendo altro, come chiamate, messaggi di tutti i tipi, mappe; i tablet per ciò che si fa “comodamente seduti”, cioè lettura, video, editing di contenuti semplici, le console per i giochi eccetera… mentre le funzioni base come internet e i social network saranno disponibili dappertutto. Ovviamente il quadro è completato dalla domotica, che al momento è ancora molto d’elite.

Confesso di non aver letto il testo che citi, ma per come esponi le teorie dell’autore, trovo non meno valida una visione diametralmente opposta: quella che vuole l’informatica sempre più “embeddata” nell’uomo. Il “monodevice” di cui parlo è l’ur-device che un giorno avremo integrato addosso con dati, applicazioni e identità digitale per burocrazia, pagamenti etc. La domanda è: è più conveniente/sicuro/pratico avere tutto questo seminato in qualche cloud e replicato su n dispositivi o piuttosto averla sempre addosso? Ha più senso interfacciarsi con dispositivi “dumb” a cui il suddetto ur-device fornisce testo e contesto o piuttosto infilare elettronica per rendere “pensante” ogni angolo della casa?

Più nel concreto, Windows 8 nasce con l’idea di unire gli scenari d’uso tablet e laptop, proprio per risolvere la una duplicazione di dispositivi che non si spiega con altro che l’interesse dei produttori hardware a vendere due dispositivi (tablet e notebook) i laddove ne basterebbe uno solo, un tablet con un dock/tastiera. È una complessità inutile non trovi?

14 Commenti »

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  • # 1
    Biffuz
     scrive: 

    “Io credo che un futuro ideale il PC rimarrà principalmente come strumento di lavoro (e quindi non necessariamente in tutte le case)”

    Su questo gli dò ragione, però le uniche case in cui non ci sarà saranno le stesse in cui oggi non ci sono libri ma solo televisori con console e decoder attaccati. Insomma quel genere di case di persone benestanti ma di puro consumismo egocentrico, prive di qualsiasi interesse culturale e con necessità comunicative a livello di sms.

    Comunque, il discorso del monodevice non regge, visto il basso costo dell’hardware, delle “app” e della diffusione di un modello di cloud in cui basta registare i propri device per avere gli stessi contenuti su tutti.

  • # 2
    Sono una sedia
     scrive: 

    Idealmente il nocciolo problema sta nell’accessibilità dei dati che determinano il contesto.
    Che siano in remoto è un innegabile vantaggio per la condivisione tra più dispositivi dello stesso utente e tra utenti diversi, ma non vivendo in un mondo perfetto qui nasce il solito problema del “come chiudo la porta di casa?” perchè delinquenti e governo (almeno nei paesi dove le due cose sono distinte…) non si facciano i fatti miei e non si paghino le cene con i soldi miei.
    E si aggiunge il problema pratico dei costi e performance dell’accesso al network, per limiti tecnici e commerciali soggetto ad un controllo e una “tassazione” di terze parti (in un mercato che tra l’altro tede naturalmente al monopolio, come hanno mostrato i sottomercati dei motori di ricerca, dell’advertising, del social etc), problemi che non si applicano quando faccio circolare i dati nella mia rete o sulle mie unità esterne.
    L’analisi di questi flussi da indirettamente anche un grande potere di profilazione (anche dei soli indirizzi, ammesso che tutti i flussi siano cifrati), a scopi commerciali o anche meno leciti, al network che fornisce la connettività, che non è di conseguenza neutrale come un fornitore di commodity come acqua, luce o gas.
    IMHO probabilmente la verità sta nel mezzo e mobilità e cloud non sono due massimi sistemi, sono semplicemente due mezzi ciascuno dei quali può offrire soluzioni ottimali in alcuni casi, o possono essere combinati in altri, o allegramente ignorati entrambi in altri casi ancora – come editare un file grafico bello pesante su una unità remota con un tablet vs editarlo su una workstation pompata con tanto di dischi ssd veloci e un ottima tavoletta grafica come input (o mouse per altri tipi di grafica).

  • # 3
    bonzuccio
     scrive: 

    Basta guardare cosa succede in Natura:
    a ogni funzione corrisponde una forma e una struttura, avranno successo i device che espleteranno la funzione nel modo più naturale possibile per l’Uomo.
    Non si va verso un device universale, ance se consumasse un micro Watt per fare le cose che fanno insieme oggi tutti i computer del mondo, se fosse giusta quella visione il mondo sarebbe a prima del Big Bang, Pensiero di Pensiero, motore immobile :asd:
    Certo, avranno successo quei device che uniranno assieme più categorie di funzione e anzi questa capacità di categorizzazione sarà la chiave del successo.

  • # 4
    Xeus32
     scrive: 

    Io la penso esattamente all’apposto.
    La “moda” del monodevice morirà nei prossimi anni quando la “moda” si sormzerà e le persone inizieranno a capire pregi e virtù dei vari prodotti.
    Da quello che vedo, anche se il mercato cerca di venderti questo concetto, la maggior parte delle persone che ha a disposizione questi dispositivi sembra non riuscire a fare a meno degli atri.
    Mi spiego meglio:
    Mi suocera è avvocato, ha un blackberry , un portatile ed un fisso, di recente si è comprata un ipad per scrivere in treno. Nonostante sia molto contenta dell’ultimo prodotto perchè riesce a scrivere in treno, avere un device più piccolo dove portarsi gli allegati non pensa di soppiantare nessuno dei PC ne il telefono.
    Nella mia visione, per l’utente medio non è importatene avere un device che fa tutto male perchè, quando ci si accorge che per stampare con Ipad sono necessarie stampanti speciali che non sono presenti in tutti gli uffici, che ti tocca spedire l’allegato per posta in pdf per poi aprilo con un altro device ci si porta via anche il portatile.
    Sicuramente se non trovano un modo per avere la possibilità di avere un display grande (min 12”) , un device piccolo da starti nel taschino (< 5”), un peso piuma (sotto i 200g) e la possibilità di avere la tastiera fisica… il monodevice non esisterà ed averemo 3 dispositivi differenti per fare cose differenti: chiamare, consultare e digitare.
    Io penso che sia come cercare di vendere a una famiglia da 5 persone una panda che è omologata per 4 come auto familiare. Vedrai che se non ci sono problemi di soldi , le persone cambieranno macchina. Ma non perchè la Panda è un prodotto scadente ma non può coprire tutte le applicazioni che si vogliono.
    Se poi parlate di windows su architettura arm è un altro paio di maniche perchè se avessero fatto un windows classico e non quella castronata di windows RT (a me non piace anche se spero in bene altrimenti passo a Mac) mantenendo l'interfaccia classica ma non la compatibilità binaria … ci sarebbe una bella botta al mercato pc che è fossilizzato su delle ottime cpu x86 ma che oramai dimostrano molti limiti tecnici.

  • # 5
    djfix
     scrive: 

    quando quelli come noi avevano un palmare con funzione di telefono qualcuno rideva; quando si toccava lo schermo con dita o pennini qualcuno rideva; quando avevi la fotocamera sul cellulare qualcuno rideva; tutti i cellulari sono diventati così quindi non mi scompongo più di tanto quando alla visione del futuro monodevice/indossabile qualcuno ride…

  • # 6
    Flare
     scrive: 

    Mi piacciono i coltellini svizzeri, ma non mi sognerei mai di pensare che ognuna delle loro funzioni (forbicina, cacciavitino…) possa rimpiazzare seriamente uno strumento dedicato.
    Jack of trades, master of none.

  • # 7
    Clod75
     scrive: 

    Complimenti per l’aggettivo “embeddata”: immagino sia il participio passato aggettivato del verbo “embeddare”.
    Siccome mi piacerebbe usare ancora questo verbo, potrebbe fornirmi maggiori dettagli circa la sua coniugazione?

  • # 8
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Se avesse notato le virgolette magari avrebbe risparmiato il commento per una causa migliore – e non ne mancano. Purtroppo non le ha notate ed eccoci qui…

  • # 9
    bonzuccio
     scrive: 

    Per quanto riguarda il commento sopra… LOL.. d’altronde sono soddisfazioni che raramente ci si può prendere… mi cruccio invece del mio intervento perché la frase “Certo, avranno successo quei device che uniranno assieme più categorie di funzione e anzi questa capacità di categorizzazione sarà la chiave del successo.” avrei voluto cambiarla in “Certo, avranno successo quei device che uniranno assieme più funzioni in una categoria e anche più categorie compatibili al design del device: questa capacità di categorizzazione sarà la chiave del successo.”.
    grazie per la pazienza :)

  • # 10
    Antonio Barba
     scrive: 

    Provo ad esporre un pensiero un po’ fuori dal coro (relativamente al pubblico consumer), ma condiviso da molti professionisti del settore informatico.

    Secondo me, la cosiddetta moda dei dispositivi “monodevice” non è una vera e propria moda passeggera, quanto più un trend di mercato a lungo termine.
    Oggi il dispositivo all-in-one per eccellenza, il coltellino svizzero urbano, è lo smartphone.

    Abbiamo tra le mani sostanzialmente un computer completo, capace (entro i limiti tecnici degli specifici modelli) di effettuare calcoli complessi, eseguire applicazioni di utilità, comunicare con periferiche di ogni sorta, scattare foto e video, giocare e anche fare chiamate. Potenzialmente può sostituire il computer per chi ne fa un utilizzo basilare in ambito domestico.

    Questa categoria di dispositivi va a soddisfare una quota di mercato enorme, che delle potenzialità del PC non se ne fa nulla e vuole semplicemente guardare foto di gattini su facebook.

    Il computer così come lo conosciamo, passa quindi da un utilizzo general purpose ad una collocazione più strettamente professionale, anche perchè da qualche parte ci dovrà pur essere chi scrive e progetta il software e l’hardware di questi aggeggi, e chi produce i contenuti audio / video / testuali di qualità.

    Pertanto non lo vedo come una bestia in via di estinzione, piuttosto si sta ritagliando molto velocemente una sua nicchia professionale, dalla quale non sarà mai scalzato se non a causa di eccezionali sconvolgimenti tecnologici.

    Tra 50 anni vedo il computer come uno strumento professionale indispensabile, nelle mani di pochi addetti ai lavori, più o meno come altri strumenti quali la ruspa o il camion, che sono mezzi specializzati per certi tipi di lavoro, e non rientrano nelle logiche di mercato tipiche delle utilitarie e delle auto di lusso (smartphone / tablet e relativi discendenti).

  • # 11
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Antonio
    Sono pienamente d’accordo, aggiungo che i limiti tecnici sono perlopiù discrezionali, nel senso che anche quando mettessero un i7 in uno smartphone, comunque te lo servirebbero dentro un’interfaccia touch che limiterebbe severamente la possibilità di fruire della potenza di calcolo a disposizione. Se il device fosse capace di adattarsi al contesto di fruizione, ossia touch quando è in mano, desktop quando collegato a una sorta di dock desktop, la potenza di calcolo diventerebbe molto più fruibile, anche quella di una moderna CPU ARM Quad Core con relativa GPU, che sugli smartphone raramente viene pienamente fruita.

    Monodevice significa in fin dei conti sfruttare al meglio i transistor già a nostra disposizione, senza peraltro aver bisogno del cloud per la sincronizzazione – una funzione che ha costi di back-end importanti ed è ancora ben meno che “seamless”.

  • # 12
    Flare
     scrive: 

    Nel paragone con il coltellino svizzero, pensavo proprio agli smartphone, infatti. Premesso che questi dispositivi mi affascinano fin dal primo Newton, gli smartphone in casa mia, per quanto comodi e abbastanza tuttofare, non sono assolutamente in grado di coprire tutte le esigenze. Difficile avere tutto, senza rinunciare a nulla. Non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca.
    In questo concordo abbastanza con quel che diceva Xeus32.
    Continuo ad avere una macchina fotografica digitale, un computer fisso, un paio di console, un paio di portatili, un tablet, un e-reader (che ha un’autonomia enormemente superiore e una facilità di lettura imparagonabile), prossimamente magari una smart-tv…

    Un approccio che può avere senso è quello alla Gordian (per chi se lo ricorda) dell’Asus padfone, che si adatta alle circostanze.

    Il citato Windows 8, al contrario cerca di mettere la stessa interfaccia ovunque. Provandolo su fissi e portatili tradizionali, francamente l’ho trovato abbastanza scomodo e… fuori posto. Anche se c’è la modalità desktop, ogni tanto ti tocca passare dal resto. Questo tralasciando il fatto che manca di intuitività in certe cose mancano indicazioni visive (ad esempio lo sblocco. Poi, certo, se lo sai già… ma è già poco intuitivo col touch, col mouse è anche peggio).
    Su un Samsung Ativ Smart, usato come portatile con schermo touch, invece era già tutta un’altra cosa. Poi be’, alzare il braccio non è che sia il massimo della comodità, però la gente tende naturalmente a riempire di ditate anche gli schermi non touch. Forse il futuro saranno i convertibili, ma alla fine la sensazione che mi resta è che Windows 8, più che unire, è stato pensato più per qualcosa di questo tipo.

    Se vuoi un monodevice, più che forzare cose diverse a funzionare allo stesso modo, credo ci vogliono dispositivi più duttili, adattabili e versatili; ma difficilmente avrai comunque tutto, senza rinunciare a nulla. Se va bene, arriverai ad un compromesso che se la cavi nella maggior parte dei casi.

    Il coltellino svizzero continua a piacermi, ma realisticamente ne riconosco i limiti.

  • # 13
    StefanoA
     scrive: 

    Secondo me se si analizza il problema in senso generale è assolutamente evidente che non può esistere un singolo device che permetta di fare tutto, dappertutto e in modo ottimale, e qui credo che siamo tutti daccordo.

    Se poi scendiamo (o saliamo!) di un livello e ci chiediamo quale e quanta parte di questo possa essere gestita da un singolo device (o vari device in qualche modo unificati) Ok, allora ecco emergere l’enorme comodità di smartphone-tablet in tutte le infinite sfumature presenti e future con cui poter accedere dovunque a quanto più di questo

    L’avvento del cloud, della connettività sempre più pervasiva e di servizi come google vanno proprio in questa direzione, che a me pare estremamente vantaggiosa e comoda (mettendo da parte per il momento le fortissime preoccupazioni su privacy e sicurezza che ne derivano).

    Però rimane un discorso legato ai dati, alle relative applicazioni e alla propria identità digitale, non vedo proprio nè ora nè mai la possibilità di un unico device (e nemmeno di un’unica interfaccia) .. quindi non vedo svolte epocali o rivoluzioni dietro l’angolo (ogni riferimento a MS e W8 è decisamente voluto!).

    Credo semplicemente che questo scenario “diffuso” e “liquido” contiuerà a sviluppersi ed evolversi, insieme alla tecnologia, alle mode, alle modalità di fruizione, per i prossimi anni.

  • # 14
    StefanoA
     scrive: 

    per chiarezza, ho visto che nel secondo paragrafo del mio post sopra, mi è stato cancellato due volte “spazio digitale” che avevo messo tra minore e maggiore dopo .. questo …

    meglio usare le virgolette… non riesco ad editarlo, spero si capisca lo stesso…

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