di  -  lunedì 15 ottobre 2012

Completiamo oggi la serie di post relativi allo sfruttamento del carbone come risorsa energetica per il prossimo futuro, ricollegandoci allo stesso tempo anche al post precedente sulle tecnologie per la cattura e sequestro della CO2.

LA CO2 COME MEZZO PER ESTRARRE IL METANO

Di CO2 se ne è parlato lungamente la scorsa settimana quando abbiamo discusso delle soluzioni messe a punto per il sequestro di essa, e prendendo come riferimento una di queste soluzioni (il sequestro nei giacimenti di idrocarburi), esponiamo quest’oggi una soluzione che utilizza i giacimenti di carbone come deposito della CO2 sequestrata.

Il carbone, in quanto materiale particolarmente poroso, può adsorbire sulla sua superficie differenti idrocarburi tra i quali il metano, ed in base alle caratteristiche geologiche del sito minerario è possibile che gli strati di carbone ne siano caratterizzati in quantità rilevanti, rendendo pertanto interessante la sua estrazione.

Ovviamente l’interesse per l’estrazione del metano contenuto nel carbone (indicato anche con l’acronimo CBM – Coal Bed Methane) si limita ai giacimenti di carbone che, per svariate motivazioni, non sono (o non lo sono più) sfruttabili direttamente, e viene generalmente effettuato mediante l’iniezione di vapore nel giacimento.

Utilizzando CO2 al posto del vapore è possibile ottenere un duplice scopo: estrarre il metano e sequestrare la CO2 nel sottosuolo in un unico processo, infatti la CO2 iniettata nel sottosuolo viene a sua volta adsorbita dal carbone con il conseguente rilascio del metano, processo che viene favorito dalla “preferenza” del carbone verso la CO2 rispetto al metano.

L’impiego della CO2 in luogo del vapore permette di definire il processo ECBM – Enhanced Coal Bed Methane:

Nella seguente immagine è possibile vedere un “riassunto” delle tecnologie esposte in questo e nel precedente post:

Il solo impianto ECBM viene qui rappresentato singolarmente:

ECBM – LE APPLICAZIONI NEL MONDO ED IN ITALIA

La tecnologia ECBM attualmente viene applicata in varie parti del mondo, sebbene essa sia al momente meno sviluppata rispetto alla tecnologia CBM.

Tra i paesi che la impiegano vanno indicati:

  • USA – Allison Unit, Progetto ICBM
  • Canada – Red Deer e Fenn Big Valley, Progetti ARC
  • Polonia – Concessione Slask, Progetto RECOPOL
  • Cina – Bacino di Quinshui, Progetto ARC-CUCBM.

In Italia la tecnologia ECBM è stata presentata per il tanto discusso Impianto Integrato Sulcis, impianto che avrebbe dovuto rappresentare qualcosa di molto più complesso trattandosi di una piattaforma integrata in grado di sfruttare il carbone Sulcis unitamente alla tecnologia di Gassificazione, prevedendo allo stesso tempo la cattura e lo stoccaggio della CO2 anche con la tecnologia ECBM per permettere uno sfruttamento delle vene carbonifere più profonde ed inaccessibili.

La serie di post sul carbone termina qui, vi rinnovo l’invito a continuare a seguirci anche la prossima settimana, sempre su AppuntiDigitali, sempre  con la rubrica Energia e Futuro.

2 Commenti »

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  • # 1
    O'Zappatò
     scrive: 

    Questa tecnologia è ottima perchè si otterrebbe Idrogeno.

    E poi ci vengono a dire che l’idrogeno è costoso da estrarre!

    Se si usasse questo sistema potremo finalmente scordarci la benzina!

    Ma è ovvio che le mafie del petrolio non cederanno facilmente!

    Speriamo che questa crisi costringa gli industriali a riconsiderare i propri investimenti in favore della produzione e dello sfruttamento dell’Idrogeno.

    Bella notizia… quella sul Sulcis… peccato che i dirigenti siano così tanto miopi da non voler manco dare una opportunità in più per mantenere il lavoro dei minatori sardi…

    … Purtroppo i dirigenti quando si tratta di innovare sono cechi e sordi quasi viene da chiederci se non siano più dei dementi incapaci o degli insensibili avari egoisti e persino cinici!

  • # 2
    Steve
     scrive: 

    “peccato che i dirigenti siano così tanto miopi da non voler manco dare una opportunità in più per mantenere il lavoro dei minatori sardi”

    Sicuro che sia tecnicamente fattibile per il caso in questione?

    Quello che so io è che il carbone Sulcis è di pessima qualità, questo significa che per produrre la stessa quantità di energia di un buon carbone devi bruciarne di più e al contempo inquini di più (alto contenuto di ceneri e di zolfo). La miniera in questione nel libero mercato sarebbe già chiusa, in realtà viene gestita dalla regione: è andata avanti per anni solo grazie ai soldi pubblici – il solito assistenzialismo all’italiana. Un esempio di come vengono sprecati i soldi pubblici (ovviamente il politico ha tutto l’interesse a “salvare” i lavoratori, per passare per “buono” a spese della collettività).
    Nel 1995 ci fu un tentativo di privatizzazione di Carbosulcis, ma nessuno la volle – chissà come mai.

    qui la compoosizione del carbone in questione:
    http://www.carbosulcis.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=35&Itemid=27

    qui composizioni di diversi tipi di carbone a confronto:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Carbone#Analisi_e_valutazione_tecnologica_del_carbone

    “Ma è ovvio che le mafie del petrolio non cederanno facilmente!”
    Chi credi che si metterà a produrre/vendere idrogeno, se mai la tecnologia prendesse piede per l’autotrazione?
    Sai che al momento il metodo più semplice per produrre idrogeno è…[rullo di tamburi] partendo dagli idrocarburi? Storicamente le raffinerie hanno sempre avuto idrogeno come prodotto secondario (oggi al contrario tendono a consumarlo per i processi di produzione di carburanti sempre più spinti – come richiesto dall’UE).

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