di  -  lunedì 1 ottobre 2012

È in genere opinione comune che il digitale sia necessariamente più economico dell’analogico: tutti vogliamo pagare meno un film in streaming, di quanto pagheremmo per un blue-ray. È facile pensare, inoltre, che il digitale sia anche più pulito dell’analogico: non c’è un supporto fisico che deve venir prodotto e poi gettato via. Ma queste idee sono proprio vere?

Un sito musicale inglese, MusicTank, ha recentemente prodotto un rapporto dettagliato sull’argomento, intitolato “The Dark Side of The Tune“, dove analizza i costi in termini energetici della musica in formato elettronico. In realtà l’effetto non è particolarmente visibile nel caso una persona scarichi un singolo file nel proprio computer, per poi asocltarlo e riascoltarlo, ma si fa notare maggiormente per quanto riguarda i servizi di streaming e accesso a un servizio di tipo “cloud”. La produzione di musica in formato digitale, in realtà, è un processo sensibilmente più pulito rispetto alla produzione di formati fisici, producendo fino all’86% di CO2 in meno. Nel momento in cui però si accede a questa musica attraverso la rete, è necessario disporre di servers, banda, cavi e antenne. Se consideriamo per esempio una canzone in un formato non compresso, fare lo streaming di 12 canzoni per 27 volte corrisponde alla stessa produzione di CO2 causata dalla produzione di un cd con 12 tracce. Se le canzoni sono in formato compresso, questo rapporto cambia, ed è necessario ascoltare le 12 tracce 180 volte per raggiungere la CO2 prodotta da un CD. Questa analisi, inoltre, non considera diversi aspetti. Per esempio un lettore CD consuma approssimativamente tanta energia quanto un computer: dipende quindi da dove e in che condizioni uno ascolta il proprio CD o mp3. Inoltre è difficile che vengano prodotti esattamente lo stesso numero di CD quanti sono richiesti dal pubblico: è invece molto più facile distribuire canzoni in digitale “on demand”, riducendo quindi gli sprechi. Allo stesso tempo, però, non dobbiamo dimenticare che i prodotti elettronici, come lettori musicali, smartphones e via discorrendo hanno una vita media molto più breve di quanto accadeva per i lettori cd del passato: ogni anno nel mondo vengono gettati via dai 20 ai 50 milioni di prodotti di elettronica, dei quali solo il 18% viene riciclato.

Insomma, il messaggio principale è che l’utilizzo continuo di banda ha un costo, non solo in termine economico, ma anche in termini di inquinamento. Pensare quindi che i prodotti digitali siano per forza gratis, o quasi, e sempre puliti, è una chimera. I costi sono diversi, e l’inquinamento viene da sorgenti diverse, ma non è nullo.

Quando uno guarda le cose da questo punto di vista, mettiamo anche in diversa luce la pirateria. Uno studio tedesco mette in luce che quasi il 70% del file sharing europeao è composto da files illegali. Allo stesso tempo la Svezia ha reso noto che l’introduzione della legge anti-pirateria nel 2010 ha ridotto il consumo di banda del 33%, generando un risparmio energetico equivalente al consumo annuale di 2030 abitazioni inglesi.

Insomma, il traffico dati, legale o illegale, causa spesa e inquinamento, ed è quindi importante pensarci due volte prima di occupare banda senza motivo (o senza averla pagata). Certo, questo non deve essere un’argomento per le major per applicare costi esorbitanti ai propri prodotti o rendere blindati i propri files ma, come spesso accade, ci sono sempre più aspetti da tenere in considerazione rispetto a quello che sembra a prima vista.

19 Commenti »

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  • # 1
    Qwertj
     scrive: 

    La produzione di un CD è davvero così energicamente economica?
    Sono stati considerati anche le emissioni causate dal trasporto delle materie prime, dalla loro estrazione e produzione, e specialmente dal trasporto dei CD stessi?

  • # 2
    x Qwertj
     scrive: 

    Ovviamente no. Questi sono studi in cui puoi dimostrare tutto ed il contrario di tutto. Lo studio si presta ad una quantità di variabili confondenti enorme.

  • # 3
    Alessandro
     scrive: 

    Ma…. spero che un giorno finirà questo schifo di considerare il co2 un inquinante.

    La vita e’ basata su ossigeno e carbonio.

    senza co2 non ci sarebbe vita.

    Posso capire in passato che c’era la moda di dire che le foreste cadevano per le piogge acide. Ma poi un po per la forte diminuzione dei veri inquinanti, e anche il fatto che nel primo mondo nord america/europa/giappone le foreste crescono molto, nessuno ne ha piu’ parlato.

    Ma della mania del co2 che rispetto al vapore acqueo, fa un effetto serra del 0.000001 % ossia se ci fosse (ancora da dimostrare) un aumento vero tra centomilioni di anni si avrebbero effetti antropici veri.

  • # 4
    marosini
     scrive: 

    Cara Eleonora, buongiorno e grazie come sempre.
    Mi permetto una piccola nota, anche a fronte dei commenti sopra.

    Lasciando perdere il negazionismo sull’effetto serra, che non ha più cittadinanza nella comunità scientifica e va bene solo per trollare, il tema cruciale è il mix energetico di riferimento.
    Immagino di usare un indicatore che mi possa dire qualcosa sia per la massa, sia per l’energia, tipo l’extended exergy.

    Per i supporti fisici ho il coinvolgimento di materie plastiche e costi energetici lineari per unità di prodotto.
    Per il trasferimento digitale ho il grosso costo dell’infrastruttura (che si distribuisce sui flussi) e costi energetici lineari per unità di flusso.
    Per i supporti fisici il mix energetico credo influisca relativamente poco, mentre è determinante per il digitale.
    Se ho dei datacenter e nodi di rete alimentati con più fonti rinnovabili, questo modifica molto l’impatto generale. Sul fronte dei supporti fisici questo pesa – direi necessariamente – meno.

    La differenza principale, a mio parere, è che intervenendo virtuosamente sul mix energetico posso abbassare di molto i costi ambientali del digitale, molto meno per i supporti fisici, sopratutto sul fronte del fine vita.

    ciao e grazie ancora

  • # 5
    Flare
     scrive: 

    La penso grosso modo come Alessandro. Tra l’altro quando si parla di CO2 antropogenica si parla di briciole, se comparata a quella prodotta in natura. Al massimo potrebbe fare saltare qualche equilibrio nella produzione e assorbimento globale, specialmente se al contempo si va anche a disboscare le foreste tropicali e non solo.
    Solo che ci si preoccupa sempre tanto della CO2 e non si accenna mai o quasi a cose ben più inquinanti e che, a differenza della CO2, sono dannose per la salute, come le polveri sottili (se in una stanza c’è una concentrazione abnorme di biossido di carbonio è un conto, ma è un altro discorso).

  • # 6
    Flare
     scrive: 

    @marosini, a parte che quello che viene criticato (e non dai troll dei forum e commenti) non è tanto che ci sia o no l’effetto serra, ma che l’effetto dell’attività umana sull’atmosfera sia così macroscopico come si vuole fare credere; se vuoi avere un’idea migliore di dove stia realmente la “cittadinanza” dell’effetto serra nella comunità scientifica, inizia almeno da qua:
    http://www.astronomia.com/2011/09/23/la-parola-a-un-vero-esperto/

  • # 7
    Eleonora Presani (Autore del post)
     scrive: 

    Diciamo che man made o meno, la correlazione tra la presenza di CO2 e la temperatura terrestre è abbastanza chiara: http://www.sciencepoles.org/uploads/articles_images/co2_temperature_graph_or.jpg

    Dal plot si vede anche che l’ultimo punto è abbastanza fuori scala rispetto alle oscillazioni precedenti: negli ultimi 2 miliardi di anni la CO2 non è mai andata sopra i 290 ppmv, ora siamo a 360… ora, non voglio trarre conclusioni azzardate, ma secondo me vale la pena tenere gli occhi aperti…

  • # 8
    asdone
     scrive: 

    @eleonora

    ma non c’è molto di cui preoccuparsi basta aspettare il 2030-2050:

    http://4.bp.blogspot.com/-O_dGBF5PN3E/Twyxn8692oI/AAAAAAAAD2k/jn2aAx83VAY/s1600/limitsScenario.jpg

  • # 9
    TizioIncognito
     scrive: 

    In questo studio si parla di streaming di canzoni addirittura non compresse. Il 99% delle persone si scarica la musica e la memorizza nel suo lettore quindi l’inquinamento dovuto allo streaming si ha una sola volta e successivamente il consumo di un lettore mp3 è sensibilmente inferiore a quello di un lettore CD.

    Questi studi non servono a niente e mi chiedo chi li finanzia, prendono dei dati a caso e tirano fuori conclusioni senza senso.

    Potrei benissimo dire che siccome oggi piove c’è traffico dunque la pioggia inquina.

  • # 10
    Neutrino76
     scrive: 

    Concordo con TizioIncognito: sono studi che prendono in esame (o così dovrebbero fare) troppe e troppe variabili e ne tralasciano altrettante. Varibili tra l’altro non gestibili e non conoscibili veramente nel loro sviluppo. Credo che questi studi non abbiano una validità interna nè tantomeno esterna tipica degli esperimenti scientifici e quindi trovo difficile pensare che abbiano anche il requisito della generalità.
    Mi pare che servano di più per appoggiare ora questa convinzione ora quest’altra a seconda della manipolazione dell’autore di turno.

  • # 11
    alex61
     scrive: 

    Per quanto sia sostanzialmente d’accordo con gli ormai evidenti effetti della co2 nell’attuale aumento di temperatura terrestere(anche se terrei con maggior attenzione sotto osservazione anche gli effetti del metano), non sono molto convinto sull’affermazione che i livelli di co2 siano al livello massimo degli ultim 2 miliardi di anni.
    Le misure dirette della co2 atmosferica su atmosfera fossile coprono un range inferiore all’ultimo milione di anni, mentre i sistemi indiretti appaiono molto incerti e anche fossero accettati come validi, non possono in ogni caso rilevare picchi o discese improvvise ma solo una media ponderata su periodi temporali abbastanza grandi.
    Chi afferma ad esrempio di conoscere con esattezza il livello di co2 atmosferica di periodi geologicamente lontani fà a mio parere un affermazione abbastanza discutibile.

  • # 12
    Michele
     scrive: 

    Uno studio svedese calcola il risparmio energetico delle case inglesi… Boh.
    Comunque io preferisco il mio bel supporto blu-ray allo streaming.

  • # 13
    marosini
     scrive: 

    Allora, ci sono numerosi lavori di indagine nella comunità scientifica, e più o meno portano tutti alle stesse conclusioni. Ve ne indico uno dei Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States, che è disponibile integralmente in .pdf.

    http://www.pnas.org/content/early/2010/06/04/1003187107.full.pdf+html

    Le conclusioni, riassumendo sono le seguenti

    1) il 97-98% dei ricercatori che più attivamente pubblicano nel campo della ricerca climatica concordano con le assunzioni dell’ACC (Anthropogenic Climate Change) descritte dall’IPPC (Intergovernmental Panel on Climate Change)

    2) l’esperienza relativa alle questioni climatiche e la rilevanza scientifica dei ricercatori che si dicono non convinti dell’ACC sono sostanzialmente al di sotto della media dei ricercatori convinti.

    Questo è quanto intendo quando dico che nella comunità scientifica non ha più cittadinanza lo scetticismo rispetto all’ACC. Adesso vado a leggermi che cosa dice il vero esperto astronomo. Che – per l’appunto – immagino sia un astronomo.

  • # 14
    francesco
     scrive: 

    Discorsi veramente inutili. Ad esempio cavi, fibre ottiche, antenne e server già esistono e esisteranno indipendentemente dalla musica on demand. E oltretutto produrre un cd quanto costa e consuma? e trasportarlo poi in giro per il mondo? e poi raccogliere le tantissime copie invendute e smaltirle? Non cerchiamo scuse inesistenti, videogiochi, film e musica dovranno passare al digitale totale, sia scaricando totalmente i contenuti che usandoli in streaming, come si fa da pochi anni anche con i videogiochi, è il metodo più efficiente e economico, sia per i clienti che per i produttori, ovvio, chi non guadagna più sono i distributori e i negozi fisici, ma così è il progresso

  • # 15
    marosini
     scrive: 

    per l’amor del cielo..
    il sito dell’astronomia per tutti, che spiega perchè pubblicano solo articoli “contro il global warming”.

    C’è un bell’articolo di Simone Serra, anche qui in Appunti Digitali, che spiega come funzionano le pubblicazioni scientifiche: il peer review e come si costruisce l’impact factor di una pubblicazione.
    Ecco, la comunità scientifica funziona in quel modo.

    L’astronomia per tutti va benissimo, ma è un’altra cosa. Grazie.

  • # 16
    Dr. Gonzo
     scrive: 

    Solo il trio Medusa potrebbe rispondere ai dati di questa analisi.

    Se davvero c’è qualcuno che pensa che scaricare un file costi più che produrre un cd, distribuirlo al negozio e mandare in discarica gli invenduti, e che scaricare un file sia assimilabile all’assurdo concetto mungiutonti del “cloud” (che è esattamente l’antitesi di chi scarica: “NON scaricare i file, così devi accedere ogni volta attraverso la rete lenta e costosa anzichè un bus locale veloce e gratuito!”) ha bisogno di un buon dottore dei matti.

    O forse ha ragione e bisogna subito correre ai ripari: stacchiamo tutte le banche dati, i social network, i motori di ricerca, i digital governament, gli home banking e tutti gli altri servizi che scambiano dati sulla rete, fermiamo anche lo spam: costa e inquina meno se ci mandate la richiesta via fax o telescrivente, così vi stampiamo un bel CD e ve lo mandiamo al più vicino negozio con un bel tir, così potete salire sul vostro Hummer, guidare per 30 Km, e acquistarlo comodamente!

  • # 17
    floc
     scrive: 

    prima che qualcuno si metta a fare crociate ambientaliste contro il p2p, la giro diversamente: tassiamo pesantemente facebook visto il traffico (inutile) che genera

  • # 18
    floirano
     scrive: 

    mi sa che sarebbe stato più corretto:
    * il download di un 20 mp3 + mp3 player consuma meno di un cd + relativo lettore (e mi pare ovvio)
    * lo streaming consuma più di un cd e relativo player (e qui hanno cercato di dimostrarlo)… mah

  • # 19
    Giulio Severini
     scrive: 

    Salve,

    giusto un appunto per Alessabdro e Flare, che mi hanno fatto sorridere con le loro affermazioni sull’anidride carbonica :)
    Innanzitutto la vita, come la conosciamo noi, e’ basata sul carbonio e non anche sull’ossigeno. L’ossigeno e’ un elemento utilizzato da gran parte degli esseri viventi per produrre energia utile al loro sostentamento – una cosa diversa.
    Secondo, dati due elementi, non e’ detto che se questi non sono dannosi per l’essere umano non lo sia anche la loro combinazione – e viceversa. L’esempio piu’ immediato e’ il sale da cucina, ovvero il cloruro di sodio NaCl. Il sodio ed il cloro, presi da soli, non sono propriamente salutari (eufemismo).

    Cordiali saluti,

    Giulio

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