di  -  martedì 11 settembre 2012

Nel “lontano” 2009 mi domandavo: In tempi di Chrome OS e thin client, che fine farà l’hardware? Tre anni e passa dopo, Chrome OS è ancora più che irrilevante sul mercato ma Google, sviluppatore del primo OS mobile, ha acquisito Motorola; dal canto suo Microsoft, dopo aver abbracciato ARM ed aver stretto un accordo con Nokia, è prossima al lancio di Windows 8 ed ha annunciato Surface, il suo tablet fatto in casa, prossimo alla commercializzazione ad un prezzo pare molto aggressivo. Apple nel frattempo ha continuato a fare il suo mestiere: integrazione verticale, ecosistema saldamente coeso, con in più l’iPad, il quale molto più di Chrome OS ha accelerato il ritorno al paradigma del “thin client”.

Davanti a questo quadro cerco di immaginare il futuro di quelli che per anni hanno rappresentato i titani del mondo PC: Dell, HP, Lenovo, Acer, Asus. Produttori il cui fatturato – in ambito PC/consumer – è ancora legato a doppio filo a Windows e i cui sforzi in ambito “post PC” hanno prodotto poco o nulla nell’immediato, lasciando aperte prospettive non rosee per il futuro.

A fronte dei mutamenti di scenario intervenuti negli ultimi anni, quali margini di manovra esistono per le colonne del mercato PC Wintel? Se sulle strategie future di Microsoft l’accordo con Nokia e Surface gettano segnali preoccupanti, la citata acquisizione di Motorola lascia a Google l’opzione – finora molto teorica – di spingere sull’integrazione hardware di Android.

Anche al netto di questi dubbi, sul fronte tablet/smartphone la concorrenza è agguerritissima, gli ASP sono più bassi di quelli del PC e, dettaglio non trascurabile, non esiste (per ora) un gran mercato tablet fuori dall’iPad da un lato, e del duopolio Android/iPhone dall’altro, e quel che c’è – particolarmente negli USA – è targato Samsung, Google o Amazon (più, auspicabilmente, Microsoft con Surface), con RIM avviata a grandi passi verso l’irrilevanza.

Oggi come mai è richiesta una prospettiva a 360° sulle partnership software: la stessa Samsung, unico soggetto capace di estrarre un’economia rilevante da Android, si tiene aperta una porta su Windows Phone e Bada.

Quali ingredienti servono ai brand citati per tornare in corsa nel mercato “post PC”?

A più di 5 anni dal lancio del primo iPhone, piaccia o meno pietra miliare di questa nuova fase di mercato, è evidente che lo smartphone o il tablet altro non è che l’anello terminale di un complesso ecosistema che include cloud, applicazioni, contenuti – con “dosaggi” differenti a seconda delle piattaforme. Posto che i nostri siano disposti a competere ai margini del mobile, qual è il valore che sono pronti ad aggiungere? Un app store dedicato? Un marketplace di contenuti multimediali in grado di competere con l’offerta di Apple, Google, Microsoft o Amazon? Un’offerta cloud consumer personalizzata? Con quali investimenti? Giustificabili da quali proiezioni sui volumi? Sviluppati a spese di quale degli attuali leader di mercato?

L’incapacità di elaborare una strategia a fronte delle questioni sollevate, rischia di lasciare i grandi OEM aggrappati a un mercato hardware attivo ma in sé sempre più povero di valore aggiunto.

30 Commenti »

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  • # 1
    Davide Costantini
     scrive: 

    Concordo, bell’articolo Alessio.

  • # 2
    Dr. Gonzo
     scrive: 

    Si tornerà a piattaforme che volutamente non dialogano tra di loro.
    Non sarà più questione di architetture e di formati file proprietari.
    Sarà questione di licenze, esclusive, necessitare comunque un account su cui metti la vita (senza avere strumenti decenti per una libera gestione dei dati, ma solo strumenti di esportazione rigidamente controllati).
    Il risultato sarà il medesimo: frammentare la base di utenza, creare tanti piccoli giardinetti in cui si entra a gratis, si crea profitto in maniera prevedibile e pianificabile con un solido business model (pubblicità, servizi premium), e se ne esce solo con molta difficoltà sperando che il gestore abbia gentilmente concesso un modo per tirare fuori i tuoi dati che se leggi bene l’eula sono i SUOI.
    Magari questo business model venderà bene fino a che il fattore moda lo spingerà, poi farà la fine dello stesso identico mercato frammentato che c’era 30 anni fa: un grande crackdown e il ritorno ad un modello di business con un controllo sull’utenza molto meno saldo come negli scorsi due decenni e riduzione dei costi occulti per l’utente portati da tante piccole piattaforme solo in apparenza concorrenti (ma sostanzialmente allineate e fondate su un solido lock in degli utenti) a favore di un unico nuovo monopolio.

  • # 3
    ufo.rob
     scrive: 

    Perché “uno marketplace” e non “un marketplace”? è un errore o mi sfugge qualcosa?

  • # 4
    phabio76
     scrive: 

    Fra i “grandi OEM” ci metterei pure Samsung.

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @davide
    Grazie :-)

    @ufo.rob
    era un errore, è stato corretto.

    @phabio
    Samsung mi pare molto meglio messa dei marchi citati in ambito “post pc” e non mi pare nemmeno sia fra i primi nel mercato PC.

    @ dr gonzo
    Mi pare che la tua teoria sia basata sulla transizione dal mondo home/mini degli anni ’70 al PC. La differenza è che oggi c’è Internet e il cloud, che sono qui per rimanere. Il che non implica, beninteso, che il PC scomparirà.

  • # 6
    phabio76
     scrive: 

    Intendevo OEM nel senso più generale del termine.
    Depurata dagli ultimi dispositivi di successo e dal foraggio del governo coreano, Samsung è a tutti gli effetti un OEM, un semplice produttore di hardware (più o meno) originale.
    Samsung non ha alle spalle un ecosistema di servizi e la sua sorte, sotto questo aspetto, non sarà troppo diversa da Dell, HP, Lenovo, Acer, Asus e compagnia bella, indipendentemente dai prodotti hardware sfornati.

  • # 7
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @phabio76
    Certo ma non ha nemmeno una parte così rilevante del suo business vincolata al PC Wintel, e, a differenza degli altri soggetti citati, ha un business “post PC” che sviluppa volumi e margini degni di nota.

  • # 8
    alex
     scrive: 

    Samsung deve i suoi guadagni principalmente a ben altre prodotti che non i pc o gli smartphone.

    Non dimentichiamo che Samsung è tv, lavatrici, frigoriferi, fino alle memorie e ai processori!!

  • # 9
    Davide Costantini
     scrive: 

    Alex hai letto mai il bilancio di Samsung? E’ vero fa un sacco di cose ma dove guadagna più soldi sono proprio gli smartphone.

  • # 11
    Alessandro
     scrive: 

    Veramente Samsung è ben altro che elettronica di consumo.
    Vogliamo mettere la costruzione di navi ?
    Vogliamo mettere i pozzi petroliferi ?
    Vogliamo mettere macchinari medicali ?
    E potrei andare avanti ancora per un bel po’ !

  • # 12
    Davide Costantini
     scrive: 

    Stenterete a crederci, ma i guadagni del mobile superano qualsiasi altra divisione Samsung. E non di poco. Compreso il navale (che in ricchezza fa poco e anche in ricavi non è nulla di stellare rispetto ai big delle ICT, rimane comunque un business di alcuni miliardi di dollari l’anno).

  • # 13
    Davide Costantini
     scrive: 

    Cioè navale e costruzione, scusate…

  • # 14
    phabio76
     scrive: 

    Samsung è un colosso con una capacità produttiva mostruosa, è un dato di fatto. Che sia frutto più di politiche economiche della Corea del Sud o di qualche mente illuminata, non so ben giudicare.
    Limitandoci al settore ICT è uno dei principali attori del mercato con smartphone, smartTV, tablet e in minima parte PC.
    Gode attualmente di una florida situazione finanziaria ma i ricavi derivano quasi esclusivamente dalla vendita di hardware, principalmente smartphone Android.

    Adesso a Google la situazione fa comodo, ma in futuro… chissà?
    Samsung non ha in mano le chiavi del suo destino, proprio come gli altri OEM.

  • # 15
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ phabio
    In futuro nulla vieta a Samsung di seguire la strada di Amazon. Android è un “OS libero” no? :-)
    A differenza degli altri soggetti menzionati, Samsung ha messo da parte un po’ di soldi per affrontare questa eventualità.
    Dico di più: magari un piano in tal direzione ce l’hanno già.

  • # 16
    phabio76
     scrive: 

    Magari Samsung avrà pure il piano ma sarà in grado di competere con l’offerta di Apple, Google, Microsoft o Amazon?
    Anche con investimenti faraonici non credo che abbia il pedigree per competere sui servizi. Forse gli converrà non inimicarsi troppo queste aziende per sperare di continuare in futuro a fornirgli i display, limitandosi a fare quello che sa fare.

  • # 17
    Giovanni
     scrive: 

    Si, cmq dopo esserci accaniti sulla questione Samsung, che a quanto pare non ha il proprio corebusiness nella vendita di pc windows assemblati, la questione sollevata nel post e` altra.. indipendentemente da samsung!
    Credo che il tema di fondo sia un po` sempre quello che sta piu` a cuore a @didomizio: quale il nuovo modello di business per il mercato IT del prossimo decennio? Cosa sostituira` il Pc, quello desktop in particolare? Chi sopravvivera` e soprattutto: in che cosa si trasformeranno gli attuali leader del mercato di prrsonak computer (fondamentalmente assemblati con tecnologie di altri)?

  • # 18
    floriano
     scrive: 

    attualmente un pc è un elettrodomestico con tanti altri, questo è costituito da ferraglio e programmi.

    Mi sa che per molti anni a venire gli oem continueranno a esistere visto che il “parco software” è tuttora uno dei punti di forza di windows, fossi un oem comunque attualmente punterei sui netbook con linux visto che microsoft impone ancora l’assurdo limite di 1gb per windows 7 starter…

  • # 19
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    C’è stato un momento in cui, senz’altro ingenuamente, ho sperato che gli standard Internet combinati ad una regolamentazione sulla portabilità dei documenti, rendessero il terminale, lato hardware e software, sempre più irrilevante.

    Oggi il terminale, come oggetto, è effettivamente irrilevante, ma solo perché rappresenta l’ultimo anello di un ecosistema. Un ecosistema chiuso in cui i documenti si vogliono integrati nelle stesse app (almeno, nella visione di Apple) ed applicazioni non portabili, confezionano funzionalità che rappresentano un sottoinsieme dei dati presenti sulla rete. In questo scenario Internet, la grande rivoluzione di una rete globale, rischia di ridursi a nient’altro che il tubo su cui viaggiano i dati che perlopiù non si parlano fra di loro.

    Forse era inevitabile che il primo capitolo del mercato “post pc” prendesse questa piega: vincoli energetici, modalità peculiari di input di smartphone e tablet hanno condizionato le scelte della prima ora. La paura è che questo modello condizioni anche segmenti che non condividono le limitazioni energetiche e di calcolo degli smartphone. In questo senso il mio auspicio è: lunga vita al PC (Mac).

    Per inciso, se già è difficile immaginare cosa sarà fra cent’anni dei documenti prodotti oggi in formati proprietari, ancor di più lo è pensare a cosa accadrà dei dati prodotti tramite micro-applicazioni oggi utilissime, ma di cui fra meno di un anno potremmo non ricordarci neppure il nome.

  • # 20
    Davide Costantini
     scrive: 

    @phabio e Alessio: è da un po’che sostengo che Android abbia in cantiere il suo fork.

    Ma ho qualche dubbio che siano abbastanza bravi per competere con Google. Per esempio un Google Now non potrebbero mai lanciarlo. E ho il presentimento (non ho ancora trovato la conferma) che non si possa fare un Android con Google Now senza stare alle regole di BigG. Come del resto è già con Play.

  • # 21
    Dr. Gonzo
     scrive: 

    @Alessio: devo dire che il tuo post 19 è assolutamente una delle migliori sintesi di quanto sta accadendo.
    Posso sottoscriverla come mia convinta opinione dalla prima all’ultima parola, meno il termine post-pc.

    Le macchine “post-pc”, smartphone (più o meno smart, ci sono molti dispositivi entry level che non fanno certo della smarticità una feature, solo un mezzo per standardizzare la produzione e abbattere i costi / uniformare l’aspetto della UI) e tablet, in un quinquennio hanno raggiunto buoni volumi di vendita.
    Partono da zero o quasi, sono spinti dalla moda e da una buona campagna PR soprattutto da parte di un genio (almeno del marketing) come Steve Jobs. Non credo valutare i loro tassi di crescita da zero a qualcosa sia più di tanto significativo per una proiezione a lungo periodo dato che lo storico è puramente basato su un burst dei pochi ultimi anni.
    Possiamo però valutare l’impatto che hanno avuto su due mercati maturi da 20 o più anni, dunque le cui dinamiche di vendita sono stabili: quello dei PC e quello dei telefoni.

    Dunque, il mercato dei PC cala di pochi punti percentuali pur nella peggior crisi mondiale dal ’29, che colpisce duro soprattutto il suo core market aziendale, quello a più alto valore e marginalità.
    Possiamo anche vedere come dopo l’epoca delle follie del P4 ci sia hardware termicamente meno pompato, più duraturo, e idem vale per i sistemi operativi, ormai belli solidi che ti fanno venire meno voglia di buttare tutto nel fuoco e passare alla nuova versione.
    Anche i dischi hanno da anni capacità sovrabbondanti, una dotazione larga di ram è la norma, le sk video di qualche anno fa vanno bene per tutti ad eccezione di pochi sfegatati hardcore gamers, comunque frenati dalla priorità che le grandi firme del gaming danno alle console.
    Insomma, strano che non sia calato di più e più in fretta per le sue sole dinamiche interne!

    Il mercato telefoni invece vede oltre un terzo dei terminali tradizionali sparire dalla circolazione, ed essere sostituiti dagli smartcosi.
    Smartcosi che ad ogni revisione cercano di essere sempre più simili alle feature di piccoli portatili che a grossi telefoni.

    Però si parla di post-pc e non di post-telefoni… *uck logic! :)

  • # 22
    phabio76
     scrive: 

    @Dr. Gonzo
    “Smartcosi che ad ogni revisione cercano di essere sempre più simili alle feature di piccoli portatili che a grossi telefoni.”

    Eh, no! Questo valeva per telefoni con Windows Mobile!

  • # 23
    phabio76
     scrive: 

    @Davide
    L’unica azienda che potrebbe fare un fork di Android è Amazon e concederlo a sua volta in licenza.
    La differenza sostanziale non sarebbe lato software quanto piuttosto nel market da cui attingere.

  • # 24
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @phabio76
    L’OS che Amazon usa sui suoi Kindle Fire è già un fork di Gingerbread.

    Dal canto suo Samsung ha la massa critica per proporre alle major degli accordi. Dopotutto le major hanno tutto l’interesse a differenziare gli interlocutori per spingere in alto i prezzi.

  • # 25
    Dr. Gonzo
     scrive: 

    “Eh, no! Questo valeva per telefoni con Windows Mobile!”
    Features UI
    Il trend è cosa fa oggi un PC che con un telefono non si può fare? E via ad aggiungere tutte le feature che interessano ad una diversa fetta di utenti.
    Tra n anni avrò un device grande come uno smartphone che farà tutto quello che oggi fa il mio PC, in mobilità ma inventandosi modi per eliminare le barriere fisiche di input / output (compreso che qualunque cosa si inventino se aggiorno lo stato di Facebook mentre vado in bici in mezzo al traffico mi spalmano come il fantasma formaggino in meno di un minuto)

    … compreso consentirmi di digitare interi documenti o editare comodamente il mio codice, inventarsi un modo per farmi visualizzare n colonne di un foglio di lavoro, i dettagli di una struttura complessa di un database o di un disegno teNNico, farmi giocare a Crysis o a pong emulato sul mame, fare girare le mie attuali n macchine virtali Linux su cui sviluppo, più altre 100 cose ciascuna che mi porta un punto percentuale di utenza in più…

    … allora tra n-anni dirò di avere un computer, in tasca, non un “qualcosa che non è un computer perchè dire che non lo è fa figo così lo compra anche il n00b che ci sa solo scaricare le suonerie del pulcino Pio”.

    E soprattutto contesto che l’epoca in cui accadrà si chiami del post-pc, sono dei post-telefoni e hanno già rubato il mercato dei telefoni, non quello dei PC.

    Tornando seriamente sull’opportunità di smartphonare mentre si guida la bici, l’auto o l’aereo, o di guardare video piccanti su Youtube mentre si è in chiesa o al lavoro, e così via, vorrei appunto anche fare notare come le statistiche di visita ai principali siti web mostrino che 5 anni di vendite “smartosferiche” di questi terminali mostrano che il grosso dei visitatori in termini di contatti e di tempo è ancora su PC Windows o Mac, pochi su iOs e Android.
    La scomodità di un 5″ vs 15″, tastierina a schermo vs fisica, essere in giro vs essere a casa, rubare un momento occasionale vs avere tutto il tempo per.. fa si che tuttora ci sia una sproporzione assoluta nell’utilizzo reale per funzioni “smart” tra smartphone e PC, a tutto vantaggio dei PC.
    Quindi IMHO la situazione che si verrà a creare sarà di terminali limitati soprattutto dalla possibilità/opportunità di farsi i cavolacci propri fuori casa vs in casa, che si affiancheranno a terminali più potenti o quanto meno a accessori che li trasformino nell’analogo di un odierno PC-media center, che sarà un concetto tutt’altro che superato.

  • # 26
    Giovanni
     scrive: 

    @drgonzo
    Nn capisco, tanti discorsi per descrivere lo stato di fatto.. il quesito e` rivolto a possibili scenari futuri.
    Sostanzialmente, anche tu lo riconosci, con tablet e smarth non si puo` proprio fare tutto tutto.. quindi dovra` esistere un nuovo device che sara` evoluzione dell`attuale PC. Credo che uno degli attuali vincoli siano anche i molti standard industriali che condizionano la fisicita` degli oggetti che chiamiamo PC, molti esperimenti nn si sono veramente affermati (imac, macmini, microATX e altri esempi).. per certe applicazioni che dovranno sempre esistere e` fondamentale la dimensione dello schermo di lavoro.

  • # 27
    Dr. Gonzo
     scrive: 

    Tante parole per descrivere uno stato di fatto e fare notare che i titoli delle testate di settore descrivono come “Il PC è morto, viva il post-PC” sulla base di una flessione di vendite (dovuta a crisi e fattori endogeni) un centinaio di volte inferiore alla flessione di vendite dei telefoni tradizionali, mentre non vedo nessun titolo “Il telefonino è morto, viva il post-telefonino”…

  • # 28
    1984docet
     scrive: 

    E intanto brevetti come questo: LINK…

    ci trasportano sempre più dentro a un mondo che neanche il miglior Orwell del passato poteva immaginare…

  • # 29
    Davide Costantini
     scrive: 

    E basta a citare 1984 che coi brevetti non c’entra una cippa..

    Noioso.

  • # 30
    Davide Costantini
     scrive: 

    Chiedo scusa. Ho capito il senso.. Dovevo leggere prima.

    Ritiro quello che ho detto.

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