di  -  lunedì 3 settembre 2012

(Credit: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/L. Calçada (ESO) & NASA/JPL-Caltech/WISE Team)

In una recente scoperta, un gruppo internazionale di astrofisici hanno osservato la presenza di una molecola complessa, una sorta di zucchero, nei gas presenti attorno ad una stella binaria, una stella, per altro, molto simile al nostro Sole.

Questa stella doppia, chiamata IRAS 16293-2422 è molto giovane e di una classe simile al nostro Sole. Questo fatto rende la scoperta particolarmente interessante perché può aiutarci a capire le condizioni per la vita nell’Universo. Tramite il telescopio ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) gli scienziati hanno osservato la presenza della molecola glicoaldeide ((HCOCH2OH)) a una distanza dalla stella equivalente circa all’orbita di Urano. Questa molecola è di particolare importanza perché nella fase di formazione del pianeta Terra ha rappresentato il primo prodotto intermedio della reazione che comincia con la formaldeide (H2CO) e porta alla formazione di vari zuccheri e, infine del ribosio, uno dei mattoni dell’RNA, che assieme al DNA rappresenta una delle molecole fondamentali per la vita.

Questa osservazione, in se, non è di grandissimo interesse: infatti il glicoaldeide è già stato visto nello spazio. Quello che rende la scoperta di maggiore interesse è che lo zucchero si trova attorno a una stella molto giovane e molto simile al Sole. Inoltre i ricercatori sono riusciti ad osservare anche che i gas contenenti questa molecola si stanno avvicinando alla stella, come ci si aspetta che facciano nel processo di creazione di nuovi pianeti. Aggiungendo a tutto questo che il sistema si trova “soltanto” a 400 anni luce di distanza da noi, è facile intuire come esso rappresenti un’ideale laboratorio di osservazione. Il fatto che la stella in questione sia giovane permette inoltre di studiare la chimica durante la formazione dei pianeti, che ha una grande importanza per classificare i pianeti abitabili.

Durante la formazione di una stella, i gas che collidono attorno ad essa sono molto freddi, tanto da potersi ghiacciare attorno a particelle di polvere presenti nel sistema. In queste condizioni possono combinarsi ulteriormente, formando molecole più complesse (come per esempio zuccheri).

Quando poi la stella è formata, scalda questi blocchi di ghiaccio, facendo evaporare le molecole e quindi creando una fascia di gas. Questo anello gassoso emette una radiazione radio, che può essere studiata da un telescopio come ALMA per farne studi spettrografici.

L’utilizzo di ALMA è stato cruciale per questa scoperta. Infatti questo array di radiotelescopi costruito in Cile, nella pianura di Atacama, ha una precisione estremamente elevata, anche alle lunghezze d’onda inferiori al millimetro, necessarie per questo tipo di osservazioni.

Come dicono nel comunicato stampa ufficiale di ALMA, questa “dolce scoperta” è un passo importante per comprendere le condizioni del Sistema Solare durante la sua fase di formazione, in particolare per capire quali sono i fattori fondamentali per permettere l’evoluzione della vita attorno ad una stella.

11 Commenti »

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  • # 1
    Alessio
     scrive: 

    Altro tassello per tappare l’enorme buco della creazione della vita. Per adesso siamo ancora al passaggio dalla chimica inorganica a quella organica. Gli amminoacidi si sintetizzano da soli e sono già stati fatti molti esperimenti a riguardo, quello che manca sono gli enormi passi successivi.
    Con questo faciamo un +1.
    Anche se c’è ancora molto da fare

  • # 2
    Alessio
     scrive: 

    Qualcosa a riguardo era descritto nel libro allegato alle scienze di qualche mese fa: Uno strano silenzio di Paul Davies, ma mi sa che molto di più lo si trova nel libro di questo mese: Natura incompleta di Terernce Deacon.

  • # 3
    xander75
     scrive: 

    vale la pena prendere anche il libro di questo mese? o sono i soliti temi cosmologici triti e ritriti in cui cambia solo la copertina, titolo e nome dell autore?

  • # 4
    Fabio
     scrive: 

    Ho letto da poco un libro molto interessante sull’argomento, sempre di Paul Davies, intitolato “Il cosmo intelligente”, dove si elaborano delle teorie sul come, di fronte ad improvvise rotture di simmetria ed equilibrio (come ad esempio, accaduto sulla terra, un improvviso aumento dell’ossigeno sciolto nell’atmosfera), si inneschino delle trasformazioni spontanee che portano la materia e l’energia ad organizzarsi in maniera molto più complessa: questo è il modo in cui si pensa si possa essere passati dalla materia inorganica fino all’uomo. Ci sono anche delle interessanti “prove” matematica, finalizzate allo studio di funzioni che, al variare di piccolissime variabili, schizzano improvvisamente ben al di là di quello che il comportamento usuale (ossia quando ci si trova vicino all’equilibrio termodinamico).

  • # 5
    Alessio
     scrive: 

    Secondo me si, in quanto NON è in tema cosmologico ma di chimica e natura. Son passato da un edicola ma non era fornita. Quello precedente era in tema “Seti” e per nulla cosmologico.

  • # 6
    Davide
     scrive: 

    “In una recente scoperta, un gruppo internazionale di astrofisici hanno osservato la presenza di una molecola complessa, una sorta di zucchero, nei gas presenti attorno ad una stella binaria, una stella, per altro, molto simile al nostro Sole.”

    Come si fà a dire che è una molecola? Lo zoom fa quasi ridere, scusatemi. Ancora si comprendono poco bene le molecole che abbiamo a portata di potenti microscopi elettronici… e si è riusciti a vedere una molecola addirittura vicino ad un altro sole?

    La verità e che la scienza cerca di spiegare il tutto senza Dio, e ci si aggraappa a qualsiasi cosa pur di dimostrarlo. Non sarebbe più logico pensare che è tutto frutto di un progetto?

    Pensate alla complessa operazione del LHC. Ci sono voluti anni per costruirlo. Migliaia di persone ci hanno lavorato. Sono stati spesi miliardi per realizzarlo.

    Non pensate che l’universo, assai più complesso, sia il frutto di un progetto?

  • # 7
    Fabio
     scrive: 

    @Davide: per osservare “una” molecola, od anche solo “un” atomo a distanze siderali non serve di certo un potente zoom… è sufficiente analizzare lo spettro di emissione, e questo puoi farlo da qualunque distanza che la luce possa coprire!!

  • # 8
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @Davide: riprendendo Laplace, “non ho avuto bisogno di questa ipotesi (dio)”.

    Non vedo perché bisognerebbe inventarsi un dio per avere risposte pronte senza sforzi. In ogni caso la scienza le risposte vuole provare a darsele da sola; e non per sfregio a un ipotetico dio, ma perché questa è la sua missione.

    Dio è la risposta facile, immediata, per chi non vuol sprecare tempo ed energie usando la materia grigia per dare una soluzione o una spiegazione ai suoi problemi.

    E permettimi: non è la scienza che deve dimostrare che dio non esista. Sono i credenti a dover dimostrare che esista. L’onere della prova sta a chi ha formulato la tesi, quindi a voi il primo passo.

    Quanto all’LHC e, in generale, a questa ricerca scientifica, i soldi della ricerca di base sono sempre ben spesi, perché non sappiamo quante e quali ricadute poi avremo, anche parecchi anni dopo.

  • # 9
    banryu
     scrive: 

    Parlare di dimostrabilità dell’esistenza del divino o meno in termini scientifici è assurdo, perchè presuppone che dio sia un fenomeno finito e indagabile… tirarlo in ballo qui dentro va bene al massimo come provocazione.

    Questo è un blog di tecnologia e scienza; lasciate perdere le questioni di fede, altrimenti l’OT è micidiale.

  • # 10
    Francesca
     scrive: 

    Anche a me interesserebbe capire meglio come è stata rilevata tecnicamente. Anche se è stata “osservata” la radiazione, una sola molecola è rilevabile?
    Non era magari una nube composta da tante di queste molecole?

  • # 11
    Eleonora Presani (Autore del post)
     scrive: 

    Non ho mai detto che fosse una singola molecola… nel contesto “una molecola” sottointende “un tipo di molecole”. Anzi, la parte interessante è proprio la composizione dei gas in fase di formazione dei pianeti. Come qualcuno ha sottolineato, il metodo di identificazione della natura degli elementi in questi gas si chiama spettroscopia.

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