di  -  mercoledì 8 maggio 2013

So bene che da anni l’attenzione del mondo tecnologico è spostata sul mobile, che Krait, Tegra, Snapdragon sono ormai più noti di processori che hanno scritto la storia dell’informatica come Alpha, MIPS, PowerPC e 68k. Però qui in Appunti Digitali circolano molti veterani informatici e in generale molti di noi seguono con passione la storia informatica. Per questo voglio porvi una domanda relativa ad uno snodo fondamentale nell’evoluzione del Mac, un enorme “what if” che avrebbe condizionato pesantemente tutto il mercato.

La domanda in forma estesa è la seguente: se Jobs fosse stato CEO della Apple all’inizio degli anni ’90, avrebbe scelto PowerPC per la successione alla famiglia 68k o avrebbe puntato dritto ad Intel?

Qualche breve reminder: AIM, l’alleanza fra Apple, Motorola e IBM che ha dato vita al PowerPC, nasce nel 1991, durante la gestione Sculley. Nel frattempo Jobs, uscito dalla Apple nel 1985, dava vita a NeXT, produttore di workstation basate su CPU 68k. Già nel 1992, coi costi di produzione alle stelle causa l’approccio maniacale all’hardware di Jobs e la concorrenza sempre più serrata di Sun, SGI, HP etc., NeXT portava il proprio OS NeXTStep su architettura Intel 486.

Fu poi lo stesso Jobs, rientrato in Apple, ad avviare il segretissimo porting della nuova generazione di OS basato su NeXTStep, OS X, verso l’architettura Intel.

Se a questo punto la risposta pare scontata, è bene ricordare la posizione competitiva in cui si trovava Intel all’inizio degli anni ’90: la maggior parte dei computer venduti era equipaggiato con CPU 386 o 486, il Pentium era di là da venire (debuttò nel 1993) e, in una situazione del mercato CPU molto meno monocolore che il 2005 (anno dello switch del Mac a Intel), non presentava agli occhi di un “control freak” come Jobs, il valore distintivo, l’esclusività e il controllo che il frutto di AIM, PowerPC prometteva.

Inoltre il mercato Apple, che proprio all’inizio degli anni ’90 si avviava a divenire l’underdog dell’industria tecnologica, era quanto mai lanciato in una crociata anti-PC. Per quanto strano possa sembrare oggi, all’epoca una transizione a Intel avrebbe causato reazioni imprevedibili, specie se non accompagnato da evidenti vantaggi sul fronte prestazionale.

A voi!

6 Commenti »

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  • # 1
    worth
     scrive: 

    SE Apple avesse puntato su x86. SE Apple avesse sviluppato un nuovo sistema operativo, e le terze parti dei programmi di valore, per la nuova architettura. SE questa nuova combinazione hardware e software fosse risultata di un livello tale da fare concorrenza a Windows. SE ci fosse stato un comunicatore come Jobs a introdurre al grande pubblico questi cambiamenti come le sue “rivoluzioni”.

    Allora la storia dell’informatica sarebbe stata diversa. E forse migliore, grazie alla rottura del monopolio Wintel. Ma non sarebbe bastato solo cambiare fornitore di processori.

  • # 2
    Sisko212
     scrive: 

    Non credo che Jobs all’epoca avesse intenzione di usare, per i Mac, dei processori diversi dal PowerPC.
    Ricordo che in quegli anni i primi Pentium, non reggevano il confronto prestazionale (almeno in ambito di applicazioni grafiche) con i primi ppc604.
    Non era solo una questione di scheda grafica, ma proprio di puro calcolo con i vari filtri di photoshop, illustrator e compagnia bella.
    Perchè Intel arrivasse ad euguagliare e poi superare Motorola (con i g5) si sarebbe dovuto attendere almeno l’arrivo dei Pentium 4.
    Il resto è storia… già con i dual-core Intel era ampiamente più prestante dei vari G5 in circolazione.
    Senza contare poi che all’epoca, gli utenti Apple, seppur meno massificati di oggi (gli iDevice erano molto al di là da venire), erano quasi presi dalla mania che per esser Mac, non doveva avere un intel… sarebbe stata una bestemmia !
    Sono sicuro che Jobs non volle incorrere nelle ire degli utenti, sopratutto in un periodo nel quale, rientrando in Apple, la cassa dell’azienda non è che fosse proprio piena, e stavano ancora leccandosi le ferite del fallito tentativo di cedere in licenza i Macintosh.
    Infatti qualcuno (mi pare che il più grosso si chiamasse PowerComputing) se ne venne fuori con qualche clone abbastanza ben riuscito, che portò via fette di mercato alla stessa Apple.
    Se una cosa bella c’era all’epoca, era sicuramente lo spazio che i produttori di cpu (almeno in ambito personal e workstation) potevano avere nel creare un architettura diversa magari più razionale… oggi sarebbe assolutamente impossibile, i costi sono così elevati che nessuno può pensare di fare concorrenza ad Intel… e anche Amd, purtroppo, non riesce a reggere.

  • # 3
    Ivan
     scrive: 

    dipende dal periodo sicuramente nei primi anni 90 la risposta sarebbe stata no… i power pc quando uscirono erano davvero molto più veloci dei corrispettivi intel (e motorola)… non dimentichiamo che fino ai primi g4 dal punto di vista della cpu i mac erano davvero prestazionali e l’utenza usava spesso software specializzato il passaggio ad x86 (con alcuni se e ma) doveva avvenire nel 2001/2002 quando il g4 non reggeva più il confronto (lato desktop) e il g5 sarebbe apparso più in la.
    In ogni caso in quegli anni era amd l’azienda che produceva i migliori processori molto probabilmente si sarebbe passati ad amd.
    Ps: che poi i g5 lato workstation non erano mica malaccio… ricordo che per pensionarli si è dovuto aspettare gli xeon dual core su architettura core2duo.

  • # 4
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    E’ difficile rispondere a questa domanda. Certamente Apple e Jobs erano molto lontani all’inizio degli anni ’90. I Motorola 68K erano un elemento distintivo della casa di Cupertino che, come sappiamo, ha fondato sul “muro contro muro” coi PC e con Intel la sua campagna di marketing e i suoi successi.

    Sappiamo, però, che nel 2005 tutto sarebbe cambiato, e che Apple sarebbe passata all’acerrimo nemico: http://www.appuntidigitali.it/15709/apple-e-i-processori-non-e-amore-eterno/

    Quindi non si tratta di una posizione di completo contrasto. Alla fine Jobs è uno del marketing, che sa scendere a patti anche col diavolo. Lo fece, ancora prima che con Intel, pure con Microsoft e con Bill Gates che salì sul famoso palco in cui Steva amare incantare i suoi fedeli.

    Per cercare di fornire comunque una risposta alla questione aperta, credo che se Jobs fosse rimasto in Apple, si sarebbe ugualmente alleato con Motorola e IBM per dar vita ai PowerPC. Motorola, alla fine, era già un suo solidissimo partner, e un’alleanza con IBM non avrebbe fatto che migliorare la situazione, con in più il vantaggio per Apple di poter contribuire direttamente nelle decisioni riguardo all’evoluzione della nuova ISA.

    L’alleanza con Intel la vedo difficile, perché all’epoca quei processori non erano in grado di competere coi RISC. Prendevano sonore legnate, e in molti credevano che l’era dei CISC sarebbe finita a breve, seppellita dai potentissimi RISC.

    Se è ricorso ai 486 per la sua NeXTStation è soltanto per una questione di abbattimento dei costi, elemento questo che è importante, ma non tanto se consideriamo la “carta d’identità” dei Mac, che è stata sempre della netta differenziazione con la massa (rappresentata dai PC).

    Dobbiamo considerare, inoltre, che se non abbiamo visto NeXTStation coi PowerPC forse è proprio a motivo dell’ego smisurato di Jobs, visto che questi processori nascevano da un consorzio voluto proprio da chi lo ha buttato fuori da da Apple.

    Il tutto molto IMHO, visto che siamo nel puro campo delle ipotesi. :)

  • # 5
    Giacomo
     scrive: 

    Anch’io penso che Apple non avrebbe potuto rivolgersi ai processori Intel neanche se avesse voluto, per via delle loro carenze prestazionali rispetto ai Motorola-IBM, questo almeno fino alla metà degli anni ’90.

  • # 6
    Gio
     scrive: 

    Secondo me jobs avrebbe voluto adottare arm e non Intel…per farsi tutto in casa, ma viste la scarse prestazioni ha rinunciato.

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