di  -  lunedì 25 giugno 2012

La scorsa settimana abbiamo discusso, proseguendo sulla scia dei post sul Petrolio, della Teoria del Picco del Petrolio di Hubbert esaminando con maggiore dettaglio quanto precedentemente introdotto, ed aprendo la questione sulla reale validità ed applicabilità di tale teoria, questione evidenziata in particolare da alcuni commenti.

LA TEORIA DI HUBBERT ED I LIMITI DEL MODELLO

La teoria di Hubbert, sebbene basata sull’osservazione di dati reali (relativi all’estrazione del carbone, e poi adattata al contesto petrolifero), è basata su un modello matematico che, a causa di questa stessa natura, è particolarmente sensibile al contesto applicativo.

Tale modello è stato applicato allo scenario americano con particolare successo, individuando un massimo della produzione effettivamente realizzatosi nel periodo indicato da Hubbert, e ciò ha portato l’interesse della comunità scientifica sulla teoria sviluppata dai Hubbert, con il conseguente tentativo di applicarlo per delle valutazioni su scala globale in modo da potere comprendere l’andamento della risorsa a livello mondiale.

Nonostante le difficoltà che una tale scala implica, e grazie soprattutto agli studi del geologo Colin Campbell (presentati in epoca abbastanza recente, ovvero la fine degli anni 90), la teoria di Hubbert è stata largamente impiegata allo scopo di prevedere il picco globale del petrolio, ed i risultati, più volte confermati da vari altri gruppi di scienziati, individuano il picco globale grossomodo tra il 2006 ed il 2010, sebbene negli anni sia stato possibile, complice anche l’elevato costo del greggio, includere tra le risorse anche tipologie di petrolio particolarmente costose da estrarre o lavorare.

Una scala così estesa ed una disponibilità di informazioni riguardo i giacimenti disponibili spesso di dubbia correttezza, rischia però di portare a risultati potenzialmente affetti da margini di incertezza molto ampi, pertanto nonostante ci siano state tante conferme riguardo le previsioni di Campbell, sono sorte anche posizioni contrastanti da parte di altri studiosi, dando vita a due principali punti di vista.

PICCO DEL PETROLIO – PUNTO DI VISTA GEOLOGICO

La teoria del picco del petrolio di fatto si basa su un’analisi prettamente geologica, o meglio, strettamente legata a fattori prettamente fisici e tecnici quali l’effettiva disponibilità della risorsa, la tecnologia (ed il conseguente costo sostenibile) disponibile e la domanda.

In questo scenario è immediato fare le considerazioni che molti studiosi, con approccio ingegneristico, hanno fatto, ovvero che lo sfruttamento di una risorsa non rinnovabile (a meno di considerare eventuali teorie abiotiche, riguardo alle quali preferisco non entrare in merito in quanto ancora non godono di un’adeguata validazione scientifica) ampiamente utilizzata, e per certi versi insostituibile (quantomeno non facilmente) come il petrolio, in seguito ad una domanda tutto sommato sostenuta nonostante le sue variazioni di prezzo, segua una curva prima crescente fino al raggiungimento del massimo della produzione, al quale segue inesorabilmente un declino (e quindi una riduzione della quantità estratta) dovuto alla crescente scarsità della risorsa.

Tale declino risulta mitigato dal binomio “miglioramento delle tecnologie – aumento del prezzo della risorsa” in quanto il miglioramento della tecnologia permette un maggiore sfruttamento della stessa, ma al tempo stesso l’aumento dei prezzi sul mercato rende convenienti ed utilizzabili tecnologie precedentemente proibitive o giacimenti il cui sfruttamento risultava particolarmente costoso.

Se tali punti di riferimento per la teoria risultano sicuramente fondati e motivati, è altrettanto vero che è difficile stimare con precisione le risorse disponibili in quanto le variabili in gioco sono molteplici e non sempre di esclusiva natura tecnica.

PICCO DEL PETROLIO – PUNTO DI VISTA ECONOMICO

In uno scenario “ideale” lo scambio di un qualunque bene si svolge nel rispetto dei meccanismi ben noti tra domanda ed offerta, il cui punto di incontro rappresenta il prezzo e la quantità scambiata di esso, ma davanti a risorse estremamente importanti come il petrolio diventa più difficile una corretta valutazione.

(Esempio di curva Domanda – Offerta)

Poiché nel caso del petrolio la domanda non cala sensibilmente al variare del prezzo, lo scenario che può venire rappresentato deve necessariamente includere tra le sue variabili anche la speculazione, fenomeno presente in molti ambiti economici, e di sicuro non assente da uno dei business storicamente gestito senza troppi scrupoli morali.

In tale scenario più complesso resta comunque valido il costrutto sul quale si fonda la teoria di Hubbert, ma diventa pressoché impossibile valutare correttamente quale sia la reale quantità delle risorse, in quanto i dati possono venire gonfiati o ridotti in funzione della maggiore convenienza dei soggetti coinvolti, pertanto ciò che viene minata non è tanto  la teoria del picco, bensì la sua applicazione “tal quale”.

Da una considerazione di tali problematiche sono sorte forti critiche soprattutto da parte di economisti (spesso considerate di serie B in quanto provenienti da ambienti non strettamente tecnici), i quali evidenziano come il costo del petrolio ed il processo estrattivo possano non essere strettamente legati e che l’attività speculativa sul mercato influisca pesantemente sul processo estrattivo.

E’ importante evidenziare che all’epoca della definizione del modello di Hubbert (anni 50) lo scenario petrolifero era sostanzialmente differente da quello odierno, in particolare la domanda di prodotti petroliferi non era molto forte (sebbene in crescita) rispetto alla produzione e questo contribuiva a semplificare lo scenario, mentre in quello odierno, in presenza di una fortissima domanda e grosse tensioni tra paesi produttori e consumatori, la maggiore complessità e le notevoli implicazioni sociali e politiche conseguenti richiedono una maggiore interdisciplinarità per operare valutazioni obiettive e concrete.

Sebbene sia difficile giungere a delle conclusioni sulla validità o meno delle posizioni presentate, è evidente come il dibattito a riguardo sia lontano dalla sua conclusione e finisca per coinvolgere anche il tema, altrettanto discusso ed articolato, delle correlazioni (presunte o reali) tra produzione del petrolio e crisi economiche, ma su questo tema torneremo in futuro con un post dedicato nel quale troveranno spazio e maggiore dettaglio questi temi.

Anche per oggi è tutto, vi rinnovo l’appuntamento consueto a lunedì prossimo, sempre su AppuntiDigitali, sempre con la rubrica Energia e Futuro.

16 Commenti »

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.

  • # 1
    Alexander
     scrive: 

    Ottima Analisi e dalla Sintesi molto bilanciata.

    Ma….
    Tagliando corto… mi sentirei di chiosare…

    Dovremo sviluppare più motori a biometano o passare al più presto all’idrogeno!

    Per il resto … ben detto Simone le tue parole finalmente, almeno per una volto, sono condivisibili!

  • # 2
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Ma l’idrogeno come lo produrresti?

  • # 3
    Griso
     scrive: 

    Lo dreniamo dal Sole :P

  • # 4
    Giovanni
     scrive: 

    Per la questione idrogeno avevo letto qualche anno fa (era il periodo dove si pubblicizzava molto la famosa BMW a idrogeno che circolava e quui a Milano avevano pure aperto un distributore, miseramente chiuso poco dopo tempo) che quello utilizzato per le macchine veniva estratto dal petrolio perchè era il procedimento più economico.
    Per gli altri metodi, ecco una bre notizia che compendia il futuro (forse) e le attuali difficoltà di trasporto: http://www.tuttogreen.it/apparati-solari-per-produrre-idrogeno-un-prototipo-in-prova-negli-usa/.

    Ciao.

  • # 5
    Ciano
     scrive: 

    @Griso: ottima idea, e con il viaggio di andata ci portiamo le scorie nucleari :D

  • # 6
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Non dovrebbe servire arrivare fino alla nostra stella.

    Nello spazio c’è all’incirca un atomo di idrogeno ogni cm^3, per cui basterebbe raccoglierli, impacchettarli, e spedirli sulla Terra.

    Uno di qui, uno da lì, uno dall’altra parte, e prima o poi si arriverà a una congrua quantità… O:-)

  • # 7
    wolfTeo
     scrive: 

    Ciao a tutti la shell in california produce e vende idrogeno e ci sono gia auto elettriche alimentate da idrogeno, nella trsformazione in energia elettrica viene espulsa acqua,
    Ciao a tutti

  • # 8
    Steve
     scrive: 

    @wolfTeo (#7):
    Ok ma come lo produce? Da petrolio? Anche le nostre raffinerie storicamente hanno sempre prodotto idrogeno (come scarto dal processo di raffinazione), ora non più perchè è necessario per i processi ceh si usano per rendere le benzine sempre più “pulite” (nei limiti del possibile) per rispettare gli standard europei.
    Se lo producono da petrolio, abbiamo solo spostato il problema dell’approvigionamento.
    Usando l’idrolisi invece ha una efficienza complessiva molto bassa: si usa energia per scindere idrogeno da ossigeno, per poi riunirli nei mezzi di trasporto, solo che si perde molta energia per strada. E come produciamo l’energia necessaria? Finchè non siamo in grado di produrre energia pulita, abbondante e a basso costo, questa via non può essere intrapresa.

    @Ciano (#5):
    Io invece le userei nei reattori Burner. Ok, dobbiamo aspettare ancora qualche annetto, ma perchè privarci di queste risorse energetiche (tra l’altro ben distribuite sul globo, visto che sono disposibili presso gli stessi paesi che hanno maggior domanda di energia)?

  • # 9
    joe.vanni
     scrive: 

    Per chi volesse news “forti” .

    Si affaccia un potenziale concorrente all’uso del petrolio, (almeno- per ora- solo per usi di riscaldamento- condizionamento)

    OPEN-SOURCE, realizzata da ragazzi di un liceo di Roma.

    Chiamamola LENR o fusione fredda quel che conta è che realizza un COP 4 (cioè guadagna 4 volte l’energia che riceve) e siamo solo all’inizio.
    Con tanto di protocolli di prova e di misurazione di pubblico dominio.

    Per chi volesse partecipare..
    http://22passi.blogspot.it/2012/04/lathanor-delliis-pirelli-di-roma-1.html

  • # 10
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @ joe.vanni

    conosci la mia cautela riguardo argomenti così delicati, mi sono comportato allo stesso modo quando tutti parlavano di Rossi e Focardi come di qualcosa di incontestabile (e francamente mi pare che oggi rimanga davvero poco da discuterne) perché Focardi era un professore ecc ecc e farò lo stesso anche in questa occasione, odio il sensazionalismo e ciò che ne consegue

  • # 11
    Blobay
     scrive: 

    Tutti a pensare al combustibile, ma al comburente chi ci pensa? Rischiamo che prima o poi, per mandare in moto l’auto, muoriamo tutti affogati nell’anidirde carbonica.
    Credo sia opportuno cominciare a progettare e produrre foreste insieme al cercare nuove risorse fossili.
    Il fatto è che diamo troppe cose per scontate, aria compresa.
    N.B. Questa non vuole essere una semplice battuta ambientalista, ma uno spunto di ragionamento.

  • # 12
    joe.vanni
     scrive: 

    @ Simone Serra
    Ammetto di tradire un po’ di entusiasmo. Ma ritengo la faccenda seria. Il gruppo di lavoro coadiuvato da ragazzi è comunque guidato da professori e ricercatori non sprovveduti.

    All’inizio dell’anno il COP era di 3 e dopo pochi mesi si è raggiuto un COP 4, che equivale ad una pompa di calore commerciale. Questo mese si faranno dei pubblici test. Questi sono i dettagli:
    http://www.22passi.it/downloads/athanor/pdf%20athanor.pdf

    Volutamente il linguaggio non è accademico, ma lo scopo è di rendere universale questa applicazione e anche di sensibilizzare i ragazzi alla scienza e alla ricerca. Chi si espone di fronte al mondo senza sotterfugi e condivide i risultati accettando i contributi di tutti per un miglioramento rapido a beneficio di tutti merita credito ed un plauso di riconoscenza. Nessuno potrà mai insinuare che gli esperimenti non sono chiari o che qualcuno vuole arricchirsi approfittando della buona fede di chi non conosce la materia. D’altronde la rete smaschererebbe subito eventuali frodi.

    L’unica ad arricchirsi è la ricerca. Lo scambio di conoscenze sicuramente aiuterà a sviluppare nuove teorie per spiegare certi fenomeni che la fisica classica non riesce a spiegare.

    Il momento per le LENR è di febbrile attività. Si moltiplicano i gruppi di ricerca. Anche il MIT che era ostile ci sta lavorando.

    Dove riusciranno ad arrivare insieme tanti ricercatori e dilettanti sparsi per il mondo con pochi soldi ma con tanto entusiasmo, per costruire una Linux dell’energia, per superare la civiltà del petrolio, ce lo dirà la storia. Se sono rose..

  • # 13
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @ Blobay

    purtroppo il problema della riduzione delle superfici verdi è molto grave, anche perché sono un ottimo sistema naturale per ridurre l’inquinamento

    @ joe.vanni

    non esprimo ancora nessun giudizio e non mi lancio in analisi, invito solo a molta cautela, perché proprio la rete di cui parli è stata quella che ha esaltato (e continua a farlo) bufale colossali… che poi si faccia ricerca ogni cosa (anche al MIT) è risaputo, ma questo non significa che le ricerche portino poi a risultati (invito a rileggere i miei post sulla ricerca scientifica a questo riguardo)… tra l’altro nel pdf c’è una descrizione del dispositivo ma non vedo un minimo di dato sperimentale, solo una descrizione che più che ad un professore si addice ad uno studente eccitato… magari funzionerà, magari no, ma tutta questa faccenda mi lascia perplesso… comunque dici che faranno prove pubbliche, aspettiamo e vediamo dati, analisi e controanalisi e poi parliamone

  • # 14
    Francesca
     scrive: 

    Credo sia più semplice l’impiego di auto elettriche con batterie ricaricabili. Così non c’è la necessità di produrre idrogeno, bastano i pannelli solari, che in futuro, con la ricerca, aumenteranno le prestazioni.

    Interessante anceh la riflessione di Blobay. Possiamo anche ridurre le emissioni di Co2, ma se poi disboschiamo tutto, non ci saranno più piante a produrre ossigeno.

  • # 15
    Moreno
     scrive: 

    Picco del petrolio? Qualcuno (Ugo Bardi) inizia a parlare di “Effetto Seneca”.

  • # 16
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @ Moreno

    Mah, ho letto qualche scritto di Ugo Bardi (per non parlare della molteplicità di individui che si cimentano sul tema petrolio)… ognuno ha idee e convincimenti che sostiene con prove e modelli matematici che mostrano e confermano ciò che affermano… tutto questo costrutto, pur avendo delle radici scientifiche spesso ha ramificazioni davvero discutibili (incluse citazioni e considerazioni nate per descrivere alcuni fenomeni invece che altri), comprese le tesi di Bardi (sebbene sia professore e fondatore di ASPO Italia)… detto ciò questo è solo uno degli articoli che ho scritto sul picco del petrolio e credo includa ampie e chiare descrizioni dei confini e dei limiti della trattazione svolta

Scrivi un commento!

Aggiungi il commento, oppure trackback dal tuo sito.

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.