di  -  lunedì 11 giugno 2012

Dopo il flop della IPO di Facebook, il cui titolo staziona attorno ai 10$ sotto il prezzo di collocamento, attorno al social network si sono alzati gli avvoltoi. Assieme ad ondate di pessimismo ingiustificato (che qualche giorno fa ho tentato di tamponare con argomentazioni un po’ più realistiche) si sono sollevate alcune critiche sensate in direzione dell’azienda e del suo fondatore. Quella più ricorrente riguarda lo stato patrimoniale in rapporto al valore di borsa. È una critica che risale a quando Facebook valeva una manciata di miliardi sul mercato privato, ma che dopo il flop della IPO dev’essere per sbaglio giunta sulle scrivanie della stampa generalista – fino a ieri impegnata in entusiastici prolegomeni al mondo social.

A proposito di cattive nuove, è di recente emersa – a chiunque abbia consultato le principali testate news negli ultimi giorni della scorsa settimana non può essere sfuggita – una ricerca firmata da uno dei “soliti noti” del panorama Internet nazionale, riguardo gli utenti fasulli nei social network. La ricerca, ripresa da tutta la stampa nazionale, porta a galla un problema che nel settore ci ponevamo nel 2009, tanto riguardo a Twitter che a Facebook. Un problema che nella sempre validissima editoria generalista italiana, complice una ricerca apparsa con eccezionale tempismo, viene preso in considerazione con appena 3 anni di ritardo.

E dopo l’entusiasmo oggi tutto è in macerie: i fondamentali sono deboli, le crescite insufficienti, le prospettive non esaltanti, gli utenti fasulli. Ieri un follower equivaleva a un cliente, un like era trattato come una promessa di transazione. Oggi, con qualche anno di ritardo, arriva la doccia fredda.

Certo, qualcuno dirà, ma anche il mercato privato – un mare dove nuotano squali di grossa taglia – ha preso un abbaglio, con valutazioni pre-IPO molto ottimistiche. Rimane tuttavia una piccola differenza: fra gli early investor c’è chi, malgrado il flop, ha portato a casa milioni. Se c’era da suonare le trombe, in Silicon Valley lo si è fatto e avendone ottime ragioni (i profitti post-IPO raccolti dal mercato privato anche grazie ad un clima generalmente positivo). Qui invece, la marcia la si è suonata e cantata gratis, così come oggi, e con la stessa autorevolezza, il de profundis. (O no?)

20 Commenti »

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  • # 1
    andres
     scrive: 

    Io anni fa ero convinto che Facebook non avrebbe mai raggiunto l’importanza che ha adesso su Internet, ed evidentemente mi sbagliavo.
    Ma, come molti altri progetti e fenomeni sociali che si sono succeduti in questi 15-20 anni di Internet, anche FB avrà delle dinamiche di crescita e calo, per essere sostituito prima o poi da qualcos’altro. Chiaramente, tutto sta nel vedere quando sarà questo “poi”.
    Allo stato, non mi pare che ci siano grandi concorrenti (Google Plus a mio avviso è e rimane un grosso flop, al di là dei numeri, finché non convince l’utenza ad abbandonare FB – e non mi pare sia questo il caso).

    Circa il numero di “utenti reali”, il numero di 900 milioni va molto scremato.
    Dovessi buttare lì una cifra, direi che gli “utenti reali attivi” (diciamo che si collegano per almeno 1 ora la settimana) come persone fisiche sono meno di 1/3, a voler essere ottimisti.

  • # 2
    awert
     scrive: 

    Piuttosto che:

    “chiunque abbia consultato le principali testate news negli ultimi giorni della scorsa settimana non può esservi sfuggito”

    Sarebbe meglio:

    “A chiunque abbia consultato le principali testate news negli ultimi giorni della scorsa settimana non può essere sfuggito”

    Dai votatemi per il top comment così apriamo un thread sul repporto italiano e web :-))

  • # 3
    awert
     scrive: 

    rApporto italiano e web :-)

  • # 4
    Alex
     scrive: 

    Sinceramente sto godendo di questo flop di FB. Non ho mai amato il fenomeno FB e l’esaltazione degli utenti a mettere la propria vita online per renderla importante. Con la quotazione in borsa FB ha mostrato sostanzialmente tutto il suo valore reale ovvero nulla a confronto di aziende nate su internet che davvero hanno creato valore come Google, Yahoo!, Amazon, etc… E’ paradossale come il luogo da cui oggi è nata la crisi dei mercati (e direi dei valori) che stiamo vivendo ovvero la borsa sia stata utile per inquadrare correttamente il fenomeno FB.

  • # 5
    [D]
     scrive: 

    Certo che nel mondo del marketing e della pubblicità l’idiozia scorre potente.
    Avevano già avuto la lezione dalla bolla delle dotcom che un banner cliccato (o addirittura solo visualizzato) non è un cliente assicurato e si sono subito rilanciati con like e followers convinti di avere un legame più solido solo perchè in fase di registrazione i social network pregano gli utenti di usare dati reali (ma di fatto non disponendo di nessun strumento di controllo effettivo delle identità).
    Tutto questo mondo è sempre la stessa bolla che cerca di darsi una faccia diversa ad ogni giro.
    Un domani, quando ci microcipperanno come i cani, forse il giochino potrà anche funzionare (ma già me li vedo i kit di identità fasulle su ebay a 19 euro + ss, chip + resetter/programmatore come per le stampanti) ma quel giorno lì i social network saranno già obsoleti perchè le agenzie di marketing interloquiranno direttamente con gli stati come in minority report.

  • # 6
    Lorenzo
     scrive: 

    @[D]
    secondo me qui la situazione è radicalmente differente…allora NON esisteva un modello di business per il quale i supposti giganti della new economy avrebbero dovuto fare soldi: era tutto basato sulla fiducia che in quelche modo avrebbero trovato un modo per monetizzare i milioni di utenti/account/followers etc etc-

    la situazione di FB è radicalmente differente: FB fa soldi veri (=HA già un modello di business) e nell’ordine di miliardi di dollari…che poi questo sia stato sopravvalutato è un altro paio di maniche ma se permetti è una differenza sostanziale. FB a queste cifre è una bolla, ma non è che vale zero o che vale poco in termini assoluti: vale tanto comunque, al limite meno di quello che gli analisti (certi) avevano previsto.

  • # 7
    [D]
     scrive: 

    Ma anche fossero tutti veri gli iscritti alla piattaforma, dove sta scritto che 1 like = 1 buy ?
    E’ pieno di gente su facebook che preme “mi piace” su ogni cosa, poi però finisce lì tanto è vero che i business meglio riusciti sono quelli dove si sborsa il soldo sul momento come in farmville.
    Questo mondo sta andando a gambe all’aria perchè a tutti i livelli ci si è calati in uguaglianze alla membro di segugio come quella descritta sopra.
    Le major dicono che 1 download = 1 acquisto mancato, lo stato dice che 1 piva = N migliaia di euro sicuri, i fondamentalisti religiosi 1 comportamento non codificato = 1 infedele da sparare.
    Ma per quante miliardi di persone il cervello s’è preso una lunga vacanza ?
    Il mondo è completamente in mano a totali decerebrati che in una mescola di ignoranza e disonestà intellettuale, si cala in calcoli che non stanno in cielo ed in terra. Di lì poi partono altri campioni che si domandano, filosofeggiano i perchè di certe debacle, proponendo cure che sanno più di accanimento terapeutico quando basterebbe un filo di buon senso.

  • # 8
    Alexander
     scrive: 

    Ma vi sembra giusto sprecare tempo e chiacchiere su FB?

    Facebook così come è concepito è sinonimo di FACCE_DA_CULO! che cosa si può fare e dire di più… nulla! Ci sarà da ridere quando tutto andrà a rotoli e la carta igienica scarseggerà!

    Secondo me la questione è inconsistente e FB dovrebbe essere a pagamento… per chi vuole sputtanarsi, mettere le proprie foto e filmati in rete, o farsi pubblicità; mentre per chi lo vuole solo consultare l’archivio lo dovrebbe fare pur registrandosi ma gratuitamente e se vuole navigare in completo anonimato, prima di accedere o commentare potrebbe scegliere semplicemente tra due profili diversi (Reale o Pseudonimo) con il quale interagire!

    PUNTO!

    Cosa dite? così si cancelleranno tutti?

    E chi se ne frega vuol dire che non stavano lì per motivi seri!

  • # 9
    bolkonskij
     scrive: 

    mah, non condivido la – caustica mica poco – spocchia nei confronti della “stampa generalista”, che sarà pure lenta e “condizionata” (ma è un bel pezzo che pure hwupgrade saltuariamente propone marchettoni) ma non è poi così babbea come la si dipinge.

    Ricordo infatti un articolo di qualhc e anno fa (subito prima, o subito dopo il film, più o meno) apparso sull’Espresso, che diceva le stesse cose di cui discute questo articolo “che penetra il lume impavido” (chi di sarcasmo ferisce…)

    o vogliamo definiere l’espresso “stampa specialistica”?

    anche l’altro giorno – fra l’altro – i quotidiani riportavano un articolo di Frobes di un anno fa intitolato “FB is dead” (o cose del genere).

    Perché i lungimiranti non ne discussero al tempo?

  • # 10
    Nameless
     scrive: 

    ****COMMENTO OFFENSIVO MODERATO****

  • # 11
    Tasslehoff
     scrive: 

    @Alex
    Francamente trovo abbastanza pretestuoso attaccarsi unicamente alla quotazione in borsa per attaccare un servizio come Facebook, lo dico da utente che sul proprio blog ha piazzato un bel banner con scritto “you won’t find me on Facebook”, quindi non certo da fan ;)
    Di motivi per criticare il servizio ce ne sono parecchi senza tirare in ballo giudizi nei confronti degli utenti che lo usano, pensiamo al suo modello di business, usare l’utente (e i suoi dati personali) come merce di scambio, trasformandolo nel famoso maialino della ancora più famosa gif (http://tasslehoff.burrfoot.it/img/facebook.jpg) è certamente una degenerazione a mio modo di vedere pericolosa del rapporto tra utente e servizi web, tra cliente e fornitore.

    A prescindere da questo però non si può negare che il servizio abbia riempito un vuoto che oggettivamente c’era, altrimenti non si spiegherebbe il suo successo.
    Affermare poi che il contributo di Facebook è stato zero rispetto a Google, Yahoo o altri protagonisti del web è palesemente falso; Facebook ha agito da volano per un modello di sviluppo web molto evoluto spingendo la lancetta tecnologica del web in avanti di parecchi “scatti”, e non per il tanto osannato “social” di cui tanti si riempiono la bocca a sproposito, ma per come Facebook ha sviluppato e per gli aspetti tecnici innovativi che ha introdotto.

    Insomma diamo a Cesare quel che è di Cesare, piuttosto che incapponirci sull’inutilità del servizio (se volessimo stilare una classifica dei servizi web inutili credo che non basterebbe un anno solo per elencarli in sequenza…) io insisterei sugli interessi mossi da questa quotazione, cui prodest?

  • # 12
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ bolkonskij
    Qui dell’affidabilità dei numeri e delle metriche dei social discutiamo da anni. Dopodiché, sarcasmo a parte, ho speso fiumi di parole qui e altrove a difendere il ruolo giornalismo professionale, compreso quello generalista. Scatenandomi addosso, per inciso, polemiche di segno diametralmente opposto alle tue.

    Il punto è che certe volte questi esimi dottori giornalisti diventano indifendibili. Per esempio quando escono fuori dal proprio terreno d’elezione senza sentirsi in dovere di sviluppare una conoscenza specifica. O quando di conseguenza non possono fare altro che aderire con un lessico traballante al mood generale pro quello o contro quell’altro; quando dunque si riempiono la bocca e riempiono colonne di comunicati stampa parafrasati, rinunciando a svolgere quel lavoro di filtro e mediazione che dovrebbe valergli un ruolo nell’informazione “disintermediata” del 2012 ancor prima che lo lo stipendio.
    Il caso di questa “innovativa” “ricerca” in tal senso mi pare esemplare.

  • # 13
    degac
     scrive: 

    Il problema è che FB fa soldi si, ma non certo nella misura ‘interpretata’ dai vari investitori.
    Un utile che è 1/100 della valutazione non è un buon indicatore del valore dell’azienda; un utile basato sul numero ‘potenziale’ di clienti/utenti idem; il fatto che le ‘transazioni’ si faranno in FB è tutto da dimostrare ed è la cosa – sicuramente – meno ‘certa’ di tutto (applicazioni mobili sono/saranno la soluzione a questo, FB non farà più da intermediario).

    Che poi la stampa italiana sia arrivata ORA a discutere di questi aspetti ‘oscuri’ è dovuto al semplice fatto che NOI siamo in ritardo (su tutto quasi) di circa 3 anni…(adsl/fibra ottica/NGN ecc): non ci trovo nulla di strano.

  • # 14
    Mede
     scrive: 

    articolo è interessante però scusate… è un po’ troppo facile parlarne DOPO. un articolo del genere per avere un vero valore deve essere pubblicato il giorno PRIMA almeno a mio modo di vedere. così com’è assurdo che certa stampa generalistica un giorno parla male del fenomeno social un giorno ne è entusiasta, e poi dopo un disastro o un’affermazione può all’occorrenza citare il vecchio servizio o l’altro per dire che l’avevano previsto e ovviamente tacere sull’altro articolo. ma scrivere dopo dicendo che qualcuno l’aveva previsto è un po’ come la questione dei terremoti in italia.

    detto questo personalmente detesto facebook, sono stato utente e ho cancellato l’account. Mi sembra che abbia un successo abbastanza affermato ma alla guida ha bisogno di qualcuno che è in grado di cavalcare gli umori dell’utenza, perché di questo si tratta alla fin fine per non fare la fine di myspace. per quel che se ne può dire e discutere sulla sua strategia da mummia in vero stile microsoft, il suo CEO è piuttosto bravo, sa che innovare significa rischiare, dunque finché può evitare di farlo a causa della posizione dominante rimane fermo come un semaforo. appena la concorrenza timidamente cerca di scalfirla incomincia a proporre nuove soluzioni per far parlare (nel bene e nel male di se) e accentrare l’attenzione.

    siamo lontani dal suo funerale e questo scivolone di borsa è un problema finanziario è poco legato al sito in se che purtroppo gode di ottima salute a meno che non comprino 100 jet privati in vista di entrate che non ci saranno.

  • # 15
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Mede
    Non credo di aver ben capito se è questo articolo che andava pubblicato prima, o se andava pubblicata prima del flop della IPO l’informazione che molti utenti erano fasulli, che quelli attivi non generano ancora abbastanza introiti etc.
    Nel secondo caso sono d’accordo, talmente tanto che l’ho scritto. Nel primo non capisco: qui critichiamo le metriche di Facebook da 3 anni a questa parte, praticamente da quando è diventato FB un fenomeno di massa in Italia. E poi non mi limitavo a dire “l’avevamo detto” ma critico la disinformata credulità – a voler concedere il beneficio del dubbio – di molta informazione generalista.

    Critichiamo da sempre quelli che vogliono convincerci che “i salamini nascono sopra le siepi” come dice un mio amico, per poi risvegliarsi il giorno dopo l’IPO con un bruciore nelle parti basse – sempre che siano stati abbastanza coraggiosi da mettere soldi appresso alle parole.

  • # 16
    ResRegis
     scrive: 

    Come diceva un mio vecchio prof, “il momento giusto per disinvestire in borsa è quando tua nonna ti dice che investendo in borsa si guadagna bene”.
    Tradotto, la percezione dei media generali è solitamente l’esatto opposto di quello che sarà l’immediato futuro. Vedere l’ipo inizialmente esaltata (dai media anche di settore eh, mica solo quelli generici, the economist era andato in visibilio per dire), e ora il fatto che sia considerato alla morte.

    Non mi stupirei quindi se questo fosse proprio il momento buono per investire, visto che il titolo è ai minimi e se prima sembrava sopravvalutato ora può essere il contrario…

  • # 17
    Mede
     scrive: 

    intendevo che un articolo che dice che è evidente che il titolo facebook era una fregatura andrebbe scritto prima che si riveli una fregatura. Gli utenti fasulli sono un dato degno di poca considerazione a mio avviso, solo un allocco può pensare che sia un dato significativo, è chiaro che una stima seria è data sull’uso che si fa di un portale, dai “like” che vengono premuti ogni giorno, non dallo storico delle utenze, è normale che una parte di queste sia inattiva perché morta, stanca, fake, ecc. ecc… ma questo non importa.

    in effetti la mia critica è poco motivata visto che l’articolo non verte proprio su questo, la mia voleva essere una critica a chi pubblica articoli del tipo “ma era così evidente che sarebbe andata così, lo si diceva da anni” solo il giorno dopo che qualcosa avviene…

    qualcuno probabilmente l’aveva anche previsto e detto che facebook rischiava uno scivolone in borsa, questo qualcuno dovrebbe meritarsi una certa considerazione avendo azzeccato una previsione.

  • # 18
    dave
     scrive: 

    beh…
    sulla stampa specializzata (e con specializzata intendo pubblicazioni di natura economica “generalista”) i dubbi circa la congruità del prezzo di IPO sono apparsi 3 secondi dopo la dichiarazione del prezzo stesso.

  • # 19
    Davide
     scrive: 

    Il vero problema di FB è che le inserzioni pubblicitarie non vengono considerate dagli utenti e che sugli accessi mobile, addirittura, non ci sono. Per ora monetizza, ma non quanto potrebbe.

  • # 20
    fecibook
     scrive: 

    Io su librofaccia, ripropongo un vecchissimo video, che era già allora lungimirante su facebook…

    http://www.youtube.com/watch?v=omhDSPOWtFs&feature=plcp

    a buon intenditor…

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