di  -  venerdì 8 giugno 2012

Riallacciandomi ai post su Wikipedia delle scorse settimane, dedichiamo questo articolo a Microsoft Encarta.

Siamo esattamente a tre anni da quando la società di Redmond ha ufficialmente terminato il relativo sviluppo, dopo aver dominato per 16 anni il settore delle enciclopedie multimediali. La decisione è conseguenza, principalmente, dell’inarrestabile avanzata di Wikipedia che proprio a gennaio del 2009 arriva a toccare il 97% delle preferenze. Wikipedia può contare su un aggiornamento praticamente continuo e real time delle voci contenute, cosa impossibile da fare con Encarta, sia per le modalità di distribuzione che per quelle di sviluppo.

Il big di Redmond annuncia direttamente dalla sezione del sito dedicato ad Encarta la decisione di abbandonare il settore:

“The category of traditional encyclopedias and reference material has changed. People today seek and consume information in considerably different ways than in years past. As part of Microsoft’s goal to deliver the most effective and engaging resources for today’s consumer, it has made the decision to exit the Encarta business.”

[“Il settore delle enciclopedie tradizionali (multimediali) è cambiato. Le persone oggi cercano e consumano le informazioni in modi considerevolmente diversi rispetto agli anni passati. Nel proprio piano di sviluppo di strumenti sempre più efficaci e coinvolgenti per l’utente, Microsoft ha deciso di uscire dal business di riferimento di Encarta”]

Ripercorriamo sinteticamente la storia di Encarta e la sua evoluzione, partendo dall’idea originaria maturata dallo stesso Gates, che nella seconda metà degli anni ’80 intuisce le potenzialità di un’enciclopedia per PC e la possibilità di stravolgere l’idea stessa di enciclopedia [cartacea].

Per i contenuti, Microsoft si rivolge inizialmente alla prestigiosa Encyclopedia Britannica che, però, rifiuta categoricamente di fornire il proprio materiale per il poco nobile “personal computer”. Così Gates si affida all’editore Funk & Wagnalls che gli consente di utilizzare i contenuti dell’omonima enciclopedia cartacea.

Il rifiuto di Britannica comporta, comunque, che il nuovo prodotto non può contare sui contenuti più prestigiosi e spinge Microsoft a focalizzare i propri sforzi sulla multimedialità, così come evidenziato dal “case study” di Shane Greenstein e Michelle Devereux, redatto per la scuola di Management “Kellogg School” della Northwestern University:

“Microsoft could not build its encyclopedia on the highest-quality content. Instead, it invested in choice graphics and sound to bring value to its product.”

[Microsoft non poté realizzare la propria enciclopedia sui contenuti più rinomati (Britannica). Così investì sulla grafica e sul sonoro per aggiungere valore al prodotto]

La prima versione ufficiale (codename Gandalf) della nuova enciclopedia  viene presentata nel 1993 con il nome definitivo di Microsoft Encarta, scelto da un’agenzia pubblicitaria incaricata di studiare il posizionamento del prodotto sul mercato.

 

Il package della prima versione di Encarta

Come detto, il team di sviluppo si concentra soprattutto nel rendere Encarta qualcosa di più di una semplice trasposizione digitale di contenuti cartacei: un’esperienza innovativa grazie ad un numero impressionate di immagini, illustrazioni, mappe, oltre a una time line di consultazione, un atlante, 11.000 foto e otto ore di clip audio.

Inizialmente Microsoft immagina di vendere la propria enciclopedia ad un prezzo decisamente corposo, circa 1000 – 2000$ (comunque conveniente rispetto alle soluzioni cartacee), ma la quotazione finale si assesta sui 395$.

Nei primi 6mesi Encarta raggiunge il 3% del mercato, in affanno rispetto a “Kang Pudun Interactive Encyclopedia” (Compton’s Interactive Encyclopedia) che si attesta come leader di mercato grazie al prezzo concorrenziale di 129 dollari per gli utenti che già dispongono di un prodotto concorrente (anche cartaceo), mentre il prezzo pieno è identico a quello praticato da BigM.

La risposta della società di Gates non si fa attendere e, per il periodo Natalizio del 1993, Encarta viene offerta a 99$. Il successo è travolgente e, con oltre 350.000 copie vendute, l’enciclopedia di Redmond diventa leader del settore anche se la profezia di Martin Leahy del reparto vendite:

you know, is not it? Prices will never go up, right?” (pronosticata ad un collega)

si concretizza in pieno e il prezzo non è più risalito. In compenso nel 1994 Microsoft riesce a vendere ben 1 milione di copie della propria enciclopedia.

Encarta ed. 1994

Da questo momento in poi sembra che Microsoft non abbia più rivali nel settore: Encarta viene pubblicata nei Paesi più importanti e riscuote un successo planetario. L’utilizzo di “pubblicata” invece di “localizzata” non è casuale, visto che Microsoft decide che le varie edizioni locali debbano essere realizzate secondo quelle che sono le connotazioni tipiche del Paese a cui si rivolgono.

In Italia (dove Encarta arriva in versione localizzata nel 98 e incontra la concorrenza di DeAgostini e Rizzoli) le singole voci sono pensate e redatte per soddisfare esigenze e curiosità culturali tipiche della storia italiana, tanto che Microsoft collabora con le più importati istituzioni nazionali (es: Accademia delle Belle Arti di Firenze) per arricchire il proprio prodotto.

Encarta 99 Italiana

Il 1998 è un anno importante per Encarta: la casa di Redmond, infatti, acquista la  Collier’s Encyclopedia e la New Merit Scholar’s Encyclopedia, segnando un salto qualitativo dei contenuti non indifferente. D’altronde le enciclopedie cartacee sono allo stremo, tanto che persino la storica Britannica è stata acquistata (1996) sotto costo da Jacqui Safra  e a marzo del 2012 arriverà lo stop definitivo a nuove edizioni stampate.

Tornando invece ad Encarta, è doveroso ricordare che nel corso della sua evoluzione l’offerta base si arricchisce di serie di soluzione specialistiche: da Encarta Atalante (Atlas) a Encarta Kids, pensato per essere utilizzato come strumento di apprendimento dai più piccoli. Inoltre nel 2000 Microsoft tenta la strada del Web con Encarta Online accessibile in versione full a fronte di un abbonamento mensile.

Encarta Online

Encarta Atlas

Encarta Kids

Nonostante la posizione di assoluto leader di settore, nel 2001 il lancio di Wikipedia innesca la miccia che poterà Microsoft ad uscire dal settore. Anche Atlas, con il lancio di Google Maps e Google Earth, diventa improvvisamente “vecchio” e segue ovviamente il destino dell’enciclopedia.

Tutt’oggi Microsoft conserva ancora una infinità di contenuti accumulati nel corso degli anni di sviluppo di Encarta ed ereditati dalle varie acquisizioni. Molti sono di altissima qualità e fanno decisamente impallidire le omologhe voci di Wikipedia.

Nell’ottica di non consegnare tutto all’oblio, Mathias Schindler, uno degli amministratori di Wikipedia Germania, ha inviato una serie di e-mail al big di Redmond invitandolo a rendere libero il materiale di Encarta che non ha più in programma di utilizzare.

Noi ovviamente ci associamo a tale richiesta!

24 Commenti »

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  • # 1
    3onFire
     scrive: 

    quote:
    Nell’ottica di non consegnare tutto all’oblio, Mathias Schindler, uno degli amministratori di Wikipedia Germania, ha inviato una serie di e-mail al big di Redmond invitandolo a rendere libero il materiale di Encarta che non ha più in programma di utilizzare.

    Certo per la diffusione e ampliamento dei contenuti è anche bello…ma prima i soldi per la foundation, ora questo…wikipedia si forma anche con le conoscenze e le modifiche degli utenti, non è un po troppo parassita?!?

    Encarta era mitica, quante ricerche per la scuola…comprata da mio padre a 300mila lire..

    bell’articolo!

  • # 2
    Antonio Barba
     scrive: 

    Quanti ricordi a scuola con Encarta :D

    Alcune voci erano di alta qualità, ma molte voci (specialmente quando si entra in ambiti molto tecnici) erano tipo 3 righe scritte di fretta.

    Ci sono pro e contro in una enciclopedia edita in modo tradizionale, tra cui anche l’impossibilità di approfondire TUTTI i campi dello scibile umano.

  • # 3
    Altrove
     scrive: 

    Encarta era una scarsa, altrochè … poca roba e adatta ad un pubblico da bambini.
    Nonostante il tardo periodo io continuavo a fare riferimento alla Motta (enciclopedia di ben altri livello), anche se ora come ora è Wikipedia a fare la parte del Leone.

    Encarta era SOLO un giochino per utenti che si accontentavano MOLTO, altrochè ….

    Quando ha chiuso ho avuto un sollevamento di spirito ;)

  • # 4
    Alessandro
     scrive: 

    In effetti ho anche io avuto modo di consultare in qualche occasione l’encarta e non mi pare abbia mai trovato contenuti di qualitá: in gran parte brevi e didascalici.
    Al tempo le enciclopedie cartacee erano di gran lunga migliori…

  • # 5
    Giacomo
     scrive: 

    Ovvero, 3 anni senza Encarta e non sentirne la mancanza :D
    Non si può fare a meno di notare come l’evoluzione sociale e tecnologica renda il vincitore di oggi il soccombente di domani (librerie amanuensi->prime enciclopedie stampate->enciclopedie multimediali->enciclopedie online->..?)

  • # 6
    dave
     scrive: 

    io uso ancora bookshelf….

  • # 7
    phabio76
     scrive: 

    Si, anche con i migliori contenuti del mondo, inserire il CD n.4 e farlo frullare per leggere un lemma (e magari vedere un filmatino sgranato) mi sembrava anacronistico già quindici anni fa, o no?

  • # 8
    Alessandro
     scrive: 

    Mi piaceva Encarta, acquistata due volte.

    E, malgrado usi Wikipedia, non lo amo proprio.

    1) perche’ e’ troppo sintetico, e con grafica scarna.

    2) perche’ un prodotto amatoriale non produce ricchezza, non sfama le famiglie.

    Avrei immaginato una versione wiki sintetica gratis: ma con pubblicita’, di encarta

    Ed una versione full, con grafica immagini e testi di autori, di enciclopedie, dizionari, ecc.

    Un costo di 30 euro all’anno, avrebbe attratto cento milioni di persone, e pubblicita’ da vendere. e forse 20mila persone in piu’ avrebbero un lavoro.

    Invece Wiki e’ non produce ricchezza e sfrutta la gente. (come fanno le aziende che stendono tappeti all’open source, solo per avere gratis codice e lavoro da ragazzini nerd con papa’ ricchi)

  • # 9
    phabio76
     scrive: 

    @Alessandro
    Sei abbastanza in linea con
    “The Cult of the Amateur: How Today’s Internet is Killing Our Culture” di Andrew Keen, (anche in italiano, “dilettanti.com”),
    libro che sinceramente non mi è piaciuto un granchè.

  • # 10
    Alex
     scrive: 

    Non mi è mai piaciuta Encarta. Mi ha sempre dato la sensazione di essere un prodotto “polveroso”. E poi i venditori di computer la mettevano sempre in vetrina e poichè dalle mie parti nessuno la comprava con il tempo la scatola diventava vecchia e ingiallita per il troppo sole dandomi una sensazione ancora maggiore di prodotto vecchio e polveroso.

  • # 11
    Shin_Shishi
     scrive: 

    La gente non è mai contenta, ha un prodotto GRATIS, affidabile, senza pubblicità e… ci sputano sopra ! Viva wikipedia !

  • # 12
    dave
     scrive: 

    15 anni fa l’idea di prendere un cd, vederlo trovare in un paio di secondi un lemma invece di sfogliare il tomo 5 di 12 dell’enciclopedia di casa era in effetti “anacronistico”.
    nel senso di fantascientifico, però.

  • # 13
    Andrea Sperelli
     scrive: 

    Quoto dave, forse in molti non hanno vissuto quegli anni. Avere un’enciclopedia su CD e poi su DVD era piena fantascienza!

  • # 14
    phabio76
     scrive: 

    @dave
    La vedo un po’ diversamente.
    La seconda metà degli anni ’90 ha segnato l’informatizzazione di massa, con molte famiglie che acquistavano il loro primo PC.
    Il Pentium, Windows, il cd-rom… consultare un’enciclopedia multimediale aveva quell’alone magico e un po’ di ingenuo entusiasmo. Non la definirei fantascienza.
    Svanito l’effetto wow l’esperienza non era così appagante e i più smaliziati già utilizzavano intensamente internet per reperire qualsiasi tipo di informazione.

  • # 15
    Giovanni
     scrive: 

    Salve,

    A parte il fatto ormai ufficiale che l’idea stessa dell’enciclopedia (illuminismo: Settecento) e tutti i suoi progetti avevano dimostrato quasi tutti i loro limiti già nella prima metà del secolo scorso (sviluppo dell’editoria e giornalismo, ricerca ed innovazione scientifica, velocità di circolazione delle idee ecc..). Per cui il concetto stesso di enciclopedia era anacronistico già nel XX secolo, esso appartiene al Settecento ed è stato bene implementato dal positivismo nell’Ottocento… pertanto le stesse grandi opere come la Brtannica qui nominata, erano destinate al fallimento già da tempo: erano dei monumenti del passato! Questa era diventata un prodotto commerciale più raffinato di altri, per l’autorevolezza di chi scriveva le voci poteva essere presa come “spunto”, rapida consultazione o utilizzata per ricerche a livello di scuola media!
    Ben prima della diffusione di internet una qualsiasi ricerca (e intendo una cosa nemmeno tanto seria, ma amatoriale) doveva partire da consultazioni bibliografiche e pubblicazioni su riviste specializzate (attenzione: un esempio per fugare facili fraintendimenti, FOCUS non è una rivista specializzata!!).

    Encarta ha avuto successo a $99 perché quello era approssimativamente il suo valore commerciale (ndipendentemente dai costi e dalla generale conformazione truffaldina del mercato delle enciclopedie).
    Trovo inutile la diatriba sulla scarsa qualità delle voci trattandosi di prodotti ambiziosi ma anacronistici per definizione. L’idea di Wikipedia è più avanzata proprio perché si basa su liberi contributi e rapidi aggiornamenti(se fosse a pagamento sarebbe una stupidaggine): per quanto la trovo utile, sono scettico sulla possibile perfettibilità del progetto e ritengo che debba essere trattata con cautela estrema!

    @Alessandro
    Spero di non essere riuscito a leggere bene!… (a parte il discorso sulla scarsa qualità a causa della “grafica scarna”: forse in quest’ottica intendi riconsiderare l’autorevolezza di “Topolino”?).

    Certe idee pensavo davvero che fossero superate (da secoli), ma come ci ricorda il buon @phabio76 esistono addirittura libri che le sostengono (alla faccia dei neonazisti dell’Illinois!):

    quello che esprimi con:”perche’ un prodotto amatoriale non produce ricchezza, non sfama le famiglie.”

    è un concetto quantomeno penoso! Sono convinto che già Marx, a suo tempo, lo avrebbe trovato deprimente e sarebbe imbarazzante da sostenere anche per le forme di capitalismo più spietate (vedi per esempio i social network che invece producono subdolamente la tua tanto agognata “ricchezza”).
    Anche se non condivido del tutto, posso capire che la salute e il cibo (non l’acqua) siano oggetto di mercificazione, ma anche la condivisione del sapere? (che per wikipedia a volte diventa condivisione delle chiacchiere!) non ci siamo, non ci siamo, per carità!

    Buon Retrocmputer con http://www.jurassicnews.com

  • # 16
    phabio76
     scrive: 

    @Giovanni
    “Io li odio i nazisti dell’Illinois!”
    ;)

  • # 17
    ResRegis
     scrive: 

    @alessandro: wikipedia parassita? Ma per favore. Lo scopo è di promulgare il sapere GRATUITAMENTE e A TUTTI, in qualsiasi lingua. Tant’è che la fondazione non è a scopo di lucro e tutte le “donazioni” servono solo a mantenerla.

    Wikipedia si è sempre tenuta alla larga dalla possibilità di diventare un prodotto commerciale, anche se probabilmente è la realtà web che avrebbe le maggiori potenzialità se lo facesse (pensiamo solo all’utenza che si è affezionata, al nome, ecc… è un prodotto con potenziale da miliardi di dollari).

    Ma la FILOSOFIA di wikipedia (fatta dagli utenti per gli utenti, gratis) non si accompagna bene con il commercializzarla. Ed E’ UN BENE. Versione premium? Significherebbe snaturare il prodotto e comunque bisognerebbe assumere professionisti per scriverla (mica puoi far pagare un prodotto scritto da utenti qualsiasi).

    Poi il concetto di “sfamare le famiglie” è davvero ridicolo, scusa se te lo dico: pagare qualche centinaia di impiegati non è lontanamente preferibile dal diffondere tutto il sapere mondiale gratuitamente e in qualsiasi lingua e luogo. Wikipedia è un prodotto ottimo così com’è, migliorabile ma certo non snaturandola completamente. E per la sua grafica, che dire? Sei rimasto agli anni ’90? E’ da Google che la grafica minimale ha successo sul web e rende piacevole la consultazione.

  • # 18
    Alex del viero
     scrive: 

    ci sono cose che non capisco proprio, tutta quella roba
    buttata via!
    Tanto vale fare una “ENCARTA Classic Edition” e venderla
    a un prezzo economico per un decennio buono.

  • # 19
    Alessandro
     scrive: 

    ——————–
    2) perche’ un prodotto amatoriale non produce ricchezza, non sfama le famiglie.
    ——————–

    Allora vediamo (io che tengo famiglia):
    -Gimp al posto di Paint Shop Pro: 100 euro risparmiati
    -Blender al posto di Lightwave: 800 euro risparmiati
    -LibreOffice al posto di Office: forse 100 euro della varione basic risparmiati
    -Inkscape al posto di Freehand o simile: almeno 100 euro risparmiate

    Moglie e figlie ringraziano il Free Software.
    E senza contare la possibilitá di mettere su un Server Web completamente gratis (per quanto riguarda il sw) tramite Linux + Apache + mysql + PHP etc etc.

    E non vorrei dimenticare tutto quel software che non avendo particolare interesse commerciale, non verrebbe mai realizzato altrimenti (Stellarium, etc etc).

    Insomma, c’é ampio spazio per entrambi i mercati, quindi qualsiasi lamentela in questo senso mi sembra mal spesa.
    In effetti, il free software puó essere visto come una specie di volontariato, anche se non condivido assolutamente alcune posizioni estremiste…

  • # 20
    Kais
     scrive: 

    il discorso di dare materiale inutilizzato è buono, ma non so se per Ms sia un fatto positivo per cui come azienda potrebbe guadagnarci da una simile operazione.

    per il discorso del sw open…io capisco che sia utile per molti che non possono permettersi di spendere soldi, ma non è che il sw si crea da solo, sempre persone dietro ci sono e cmq devono “campare” anche loro, quindi che si produca sw e lo si sviluppi tramite contributi di tantissimi utenti sottoforma di donazioni o che si paghi 1 sola azienda con un prezzo finale, io non ci vedo differenze.
    a meno che uno non prenda tutto gratis e poi neanche 1 euro dia a chi ci sviluppa sopra.

  • # 21
    Francesco
     scrive: 

    @Alessandro

    scusa hai detto che usi il freeSW per sfamare la TUA famiglia, ma devi pensare a chi ha scritto quel codice.
    oppure pensi ci vogliono due minuti a scrivere il codice di mysql o di apache o ancor di più di linux? oche i programmatori vivono senza mangiare?

    ricordo che linux (e anche tutte le altre distribuzioni “consumer”) vive grazie agli introiti di redhat(centoOS e tutte le altre declinazioni server) perchè altrimenti non esisterebbe.

    il freeSW veramente free è quello di piccole applicazioni.. ad esempio io mi faccio il mio programmino per fare una certa cosa e poi lo rendo disponibile alla comunità. ma l’utilizzo principale era il mio.. vedi JDownloader ad esempio.

  • # 22
    Notturnia
     scrive: 

    spero che prima o poi nasca qualcosa di meglio di wikipedia.. ormai uso solo quella americana quando faccio ricerche.. ed è carino vederla quando cerchi gossip.. ma per il resto.. quanto mi manca la vera cultura..

    prima o poi toccherà comprare un’altra enciclopedia seria.. wiki è deprimente.. con tutto quello che la gente ci mette di impegno è solo “cultura popolare”.. spesso non ci sono cose tecniche quando servono..

    encarta non era che un abbozzo di come dovevano essere le cose.. ma..

    wiki ha ucciso la cultura.. ha dato un po’ di questo e quello a tutti così che si creda che quella è il punto di riferimento.. invece sta impoverendo la nostra già deprimente cultura..

    amen..

  • # 23
    dave
     scrive: 

    phabio76: la vedi male, forse per scarsa “esperienza”
    nel 95 lavoravo per un produttore di computer “da supermercato” che offriva un congruo assortimento di software.
    con i modelli del natale 95 venne aggiornato il parco software.. e appartve encarta (in versione inglese; in italiano ancora non esisteva).
    in ufficio non eravamo semplicemente “del settore”; eravamo in gran parte appassionati, alcun fin dagli albori.
    non ci fu -nessuno- che non rimase esterrefatto di “quanta roba c’era dentro” e di quanto veloce fosse l’accesso alle informazioni.

  • # 24
    Federico
     scrive: 

    Io sono cresciuto con Encarta e l’enciclopedia Rizzoli Larousse. Prima che arrivasse Wikipedia, dando vita a un nuovo modo di diffondere il sapere.
    Indubbiamente l’enciclopedia libera è una gran bella invenzione, ma le enciclopedie interattive “editoriali” sono ancora un’altra cosa.
    Su Wikipedia si trova di tutto, ma non ci sono mappe concettuali e percorsi di consultazione decenti, né video esplicativi di qualità.
    Un vero peccato che molti produttori di enciclopedie interattive abbiano deciso di rinunciare: i loro prodotti saranno destinati a finire nel dimenticatoio e ad essere sempre meno compatibili con le nuove versioni di Windows.

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