di  -  venerdì 1 giugno 2012

Voglio dedicare il post di questo week end alla condivisione di un’ analisi del mondo del retrocomputing in Italia che stiamo cercando di promuovere attraverso i media digitali più seguiti.

Le considerazioni che seguono sono frutto di un lavoro condiviso da alcuni dei più attivi (e noti) appassionati italiani e sono alla base del Computer History Manifesto che trovate all’indirizzo: http://www.computerhistorymanifesto.org/ e a cui vi invito ad aderire e contribuire.

Retrocomputing: tre scuole di pensiero, un solo movimento 

Il mondo del retrocomputing sta decisamente vivendo la sua primavera: blog, siti, post ed altro hanno letteralmente invaso il web e, sempre più spesso, anche la carta stampata.

Tutto questo entusiasmo porta, inoltre, alla creazione di eventi in cui è possibile “toccare con mano” i sistemi che hanno fatto storia e partecipare a veri e propri seminari incentrati su una tematica ben definita o su un particolare sistema.

Così, negli ultimi anni è stato possibile assistere a una serie di eventi, sparsi, praticamente, in tutta la Penisola: da Pavia (Non c’era una volta il personal computer) a Torino (Steve Jobs 1955 – 2011 e Storia Informatica), passando per Firenze (Omaggio alla rivoluzione informatica, BIT), Avellino (Comunicando) e arrivando a Cosenza (InsertCoin). Ovviamente l’elenco non è completo e attualmente sono già in essere una serie di nuovi eventi che affronteranno tematiche diverse, sempre legate dalla passione per la storia informatica.

Eventi

Siamo quindi difronte ad un “movimento” ricco ma ancora acerbo, che pian piano sta cercando la propria identità attraverso forme diverse più o meno organizzate, come ad esempio il MuPIn (Museo Piemontese dell’Informatica) o le più semplici mailing list.

Quello che però emerge dall’insieme è che le varie community di appassionati, in modo trasversale, aderiscono implicitamente a tre diverse scuole di pensiero: quella Purista, quella Divulgativa e quella Collezionistica. La prima predilige tematiche squisitamente tecniche, rivolte in modo particolare a esperti in grado di rivoltare un calcolatore  (elaboratore elettronico) con naturalezza e sicurezza. La seconda, invece, predilige la divulgazione della storia informatica in modo semplice e immediato, indirizzando i propri sforzi soprattutto ai non tecnici e dando ai sistemi in una corretta collocazione storica e un opportuno posizionamento nella vita comune. La terza è legata più al possesso fine a se stesso, solo a volte indirizzato a condividere ciò che si ha con terzi.

Le tre scuole vanno a formare quello che potremmo definire il triangolo del retrocomputing.

Il Triangolo del retrocomputing

Ovviamente, come tutte le cose, le tre scuole di pensiero si contaminano a vicenda, con appassionati che sono difficili da inquadrare in modo specifico, anche se la differenza è comunque sempre percettibile. Potremmo, ad esempio, guardare l’insieme da un punto di vista Tecnico-Sociale che approfondisce la relazione tra le macchine e gli uomini, evidenziando come essi si influenzino a vicenda in una sorta di darwinismo combinato.

Approcci diversi finalizzati comunque all’analisi e la conservazione di quello che, dopo la rivoluzione industriale, è sicuramente il cambiamento che più di ogni altro ha influenzato il progresso tecnologico, accelerandolo come mai in passato.

Non è infatti possibile parlare di questa grande rivoluzione senza avere una padronanza delle tematiche che si vanno ad affrontare, considerandole sia in modo puntuale che nel loro insieme.

Vi faccio un esempio pratico: l’anno scorso il nostro Paese, oltre a riscoprire la propria Unità, ha riscoperto anche la storia di Olivetti Programma 101 ed il suo team di progettisti. Ebbene qual è il modo corretto di presentare questo piccolo gioiellino storico? Sicuramente attraverso Giovanni De Sandre e Gastone Garziera, due dei suoi progettisti, ma anche attraverso Pierpaolo Perotto, figlio di Piergiorgio che guidava il team, che racconta la “perottina” ma anche il desiderio del padre di creare un calcolatore utilizzabile al di fuori del mondo dei “tecnici in camicia bianca”. E perché non un connubio tra elementi tecnici, passione, speranze e delusioni come proprio De Sandre e Garziera fanno nell’ottimo documentario di History Channel?

Insomma le possibilità sono molteplici ma “da grandi opportunità derivano grandi rischi”, ed è qui che tutti i fautori di questo movimento devono convergere. Ogni singola iniziativa ha un suo valore, per quanto piccola essa sia e per quanto di nicchia possa sembrare: infatti se si riesce a catturare l’attenzione anche di una sola persona si può essere soddisfatti, perché un altro piccolo tassello è stato aggiunto al disegno generale.

Da non dimenticare, poi, l’aspetto più “fisico”, ovvero quello del collezionista e del recuperatore (vabbé, il termine è un po’ brutto però rende l’idea) che preserva i calcolatori  (elaboratore elettronico), il software, i manuali, le riviste e molto altro ancora. La loro passione è fondamentale e non è assolutamente svincolata dal contesto fin ora descritto. Diciamoci la verità: se ad un evento “retro” non si associa anche la “fisicità” di quanto divulgato, sicuramente l’evento stesso resta monco di una parte fondamentale.

In particolare il recuperatore/tecnico si occupa di salvare la maggior quantità possibile di materiale, recuperandone la funzionalità, esplorandone le note tecniche sia dell’hardware che del relativo software, il tutto per salvaguardarne la memoria funzionale.

Il divulgatore, oltre a salvare il possibile preservando al meglio i sistemi, si occupa anche di rendere accessibile agli altri i beni materiale e le conoscenze acquisite, per poterle condividere, finalizzando spesso il tutto alla realizzazione di mostre ed eventi.

Il collezionista, invece,  si occupa in modo più accentuato dell’aspetto esteriore e alla completezza delle configurazioni, finalizzando solo a volte, la sua attività alla realizzazione di esposizioni e quindi all’aspetto divulgativo sopra evidenziato ma comunque, sempre ponendo se stesso al centro del discorso.

Volendo schematizzare questa diversificazione, potremmo ipotizzare di chiamare i primi “puristi” ed i secondi “divulgatori”, ognuno con caratteristiche ben definite:

  Puristi Divulgatori Espositori
Tematiche Prettamente tecniche, ricche di dettagli legati alla tecnologia specifica Prettamente socio-culturali, ricche di aneddoti e curiosità Prettamente personali
Target Tecnici esperti del settore Curiosi e gente comune interessata a saperne di più Collezionisti
Articoli Tecnicamente impeccabili e dettagliati, che richiedono ampie conoscenze tecniche per essere capiti ed apprezzati Caratterizzati da un linguaggio semplice con particolare enfasi per ciò che ha determinato un cambiamento sociale rilevante Solitamente non ne scrivono o, in caso contrario, analizzano il mercato dell’usato.
Eventi Seminari con esperti, spesso dedicati ad un solo argomento che viene visto in ogni sua parte Seminari con esperti in grado di catturare l’attenzione dei presenti, spaziando da un argomento all’altro e proponendo riflessioni socio-culturali Esposizioni, anche con esperti, in cui mettono in mostra le loro collezioni avvicinandosi, a volte, ai divulgatori
Approccio ai Sistemi Recuperatore/Tecnico Divulgativo Collezionistico

Come è evidente i fattori sono tanti, tutti spinti dall’entusiasmo e caratterizzati da specifiche connotazioni che però non devono far perdere il lume, ovvero evidenziare come dietro quei grigi contenitori e quei buffi dischi flessibili ci sia l’ingegno, la passione e, perché no, la vena artistica di tantissime persone che in uno schiocco di dita (se comparato al ritmo evolutivo precedente) hanno trasformato il volto della nostra società.

E questo è proprio il tema che stiamo affrontando con alcuni dei protagonisti più noti della scena italiana, per la realizzazione di un prossimo evento che enfatizzi i personaggi chiave dell’evoluzione del software, troppo spesso rimasti all’ombra dei personaggi più noti e popolari.

In attesa dei vostri suggerimenti e delle vostre considerazioni, vi auguro buon week-end.

13 Commenti »

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  • # 1
    Gendo Ikari
     scrive: 

    Se il retrocomputing e’ cool, il retroprogramming e’ super-cool xD. E questa potrebbe essere la quadratura del cerchio: compro l’oggetto (collezionismo) lo studio dal punto di vista tecnico (puristi) per programmarlo e poi diffondere con orgoglio le proprie nuove creazioni (divulgazione) xD
    Volete mettere la soddisfazione di pubblicare il vostro “nuovo” gioco, 2012, con requisiti di sistema: “Mega Drive system required”, oppure “AGA compatible”?

  • # 2
    phabio76
     scrive: 

    Complimenti, soprattutto per aver resistito alla tentazione di spendere qualche parola su una categoria, probabilmente la più numerosa, di presunti “puristi” e “collezionisti”.
    Provvediamo subito!

    È in parte vero che quando un fenomeno di nicchia (ma nicchia nicchia) assume improvvisamente un minimo di popolarità, tale da essere considerato quasi cool, si presti inevitabilmente alle contaminazioni.
    Sinceramente, conversando nel corso degli anni, non mi sono imbattuto in nessun appassionato che farei rientrare nella rara categoria dei puristi… sono piuttosto frequenti invece i “verticalizzatori” che conoscono tutto del loro piccolo mondo mentre ignorano totalmente altre cose, spesso più importanti, legate strettamente a ciò che ti stanno mostrando/raccontando.

    Dei collezionisti, non solo quelli di retrocomputing, non ho mai avuto particolare simpatia… ci trovo sempre e comunque una buona dose di morbosità nel collezionare qualcosa. Se la finalità è solo quella di possedere l’oggetto materiale, di accatastare la versione A sulla versione B, non ci trovo niente di buono.
    C’è chi colleziona cpu, ha il 6502 ceramico con i piedini dorati, ma non ha la più pallida idea di chi sia Chuck Peddle…

  • # 3
    Marco
     scrive: 

    Mi aggrego ai complimenti.

    “C’è chi colleziona cpu, ha il 6502 ceramico con i piedini dorati, ma non ha la più pallida idea di chi sia Chuck Peddle”

    Concordo, anche se troppo spesso trovo che gli argomenti siano eccessivamente incentrati sul mondo “personal” degli anni ’70 e ’80.
    La storia esige di essere trattata con precisione e completezza, e onestamente conosco pochissima gente che abbia una formazione adeguata ad esempio sui calcolatori della prima metà del secolo scorso… ABC, mischgerat, il parametron, le memorie CRT…
    La MIT press ha una collana di libri sulla storia dei calcolatori (e del software) dal valore inestimabile per un appassionato: mai sentito nessun sedicente esperto italiano che ne abbia sfogliato uno :_(
    Buon retrocomputing!

  • # 4
    Giacomo
     scrive: 

    @ Gendo Ikari
    nella nicchia della retroprogrammazione trovo particolarmente affascinante e intrigante la sottonicchia della programmazione di macchine antiche con tecniche e concetti di oggi.. il risultato è a tratti disorientante, sembra quasi una distorsione anacronistica :)

  • # 5
    GIovanni
     scrive: 

    Come moltissimi di voi che partecipano per passione a questo fenomeno, credo di essere stato appassionato di retrcomputer prima ancora che il termine venisse coniato, così, per predisposizione naturale!
    Anche a me il tipo del “collezionatore” non rientra tra i canoni preferiti. In parte perché non posso permetterlo (non solo per soldi, ma soprattutto per spazio), in parte perché poi diventa una cosa sterile. Qualche vecchia macchina ho dovuto averla per forza: perché mi era rimasta in cantina, perché i ricordi erano troppi o perché è rimasto più di vent’anni sulla stessa scrivania (tipo A2000!).
    Nella schematizzazione di Felice direi di essere decisamente un divulgatore, ma la passione deve essere sempre ripartita con le molte altre e soprattutto suddivisa tra il poco tempo che il lavoro lascia a disposizione.

    Personalmente devo dire che in questi anni non ho avuto una ipressione particolarmente positiva di questo ambiente. Perciò, considerando che è anche moltomoltoristretto, direi che l’immagine che riesco a costruirmi per un suo sviluppo non mi risulta particolarmente allettante. Iprincipi espressi nel “manifesto” sono del tutto condivisibili e credo di aderirne alla perfezione, anzi ci terrei proprio sottoscriverli perché descrivono molto bene il mio personale atteggiamento… purtroppo, e qui so di essere sgradevolmente polemico, mi appaiono anche retorici e, con qualche eccezione, posso dire di non aver avuto molti riscontri positivi a tal proposito in questo ambiente. Non mi dilungo oltre, ma posso dire di ripetute mail senza risposta, interessi al collezionismo solo a fini economici (che tristezza: per “quattro baracche”), atteggiamenti di arrivismo, furto e volontàdi apparire!

    Ogni tanto in questi post nomino Jurassicnews, perché mi sembra un’iniziativa moltoin linea con i principi espressi nel manifesto. Ma anche lì, nonostante una incredibile perseveranza, una vera apertura da parte dei fondatori: quanto poco riscontro! E’ una caratteristica del nostro paese, io che sono un “autonomo del Nordest” lo so particolarmente bene, ogni cosa viene portata alla diaspora, c’e’ un individualismo (e anche un egoismo) esasperato che difficilmente porta a costituire qualcosa di veramente positivo (per dirla in altri termini: c’e’ poco da parlare di condivisione, qui da noi ognuno pensa ai “casi suoi”, per dirla in manzoniana maniera!).

    Alcuni anni fa, da divulgatore, avevo affrontato in modo analitico l’argomento trattato in questo post, ispirato dal “Retronomicon” (chi ha presente?) e con l’intenzione di condividere l’analisi con altri per arrivare a delle sintesi come quella qui esposta. Nulla di fatto, comunque me lo sono pubblicato da solo:

    http://www.gbnetwork.it/retrocomputer/special.php?cont=indice&right=01&art=1

    Per il resto “buon passatempo” a tutti… http://www.jurassicnews.com !!!

    Ciao

  • # 6
    GIovanni
     scrive: 

    L’idea è interessante, la possibilità di un manifesto comune anche, ma un po’ troppo ambiziosa, specialmente nelle ispirazioni di libera partecipazione! (il mio precedente contributo?).
    Sono in generale scettico (per esperienze in prima persona) sulla possibilità di costituire un movimento comune su questo argomento. Condivido quanto espresso da @phabio76 a proposito dei “verticalizzatori”, per non parlare dei cllezionisti (che collezionerebbero qualsiasi cosa).. mi pare tra l’altro, che anche lui come me appartiene (nell’ambito dello schema di Felice) alla categoria dei divulgatori.

    :)

  • # 7
    Tullio
     scrive: 

    Mi permetto di segnalare il sito della rivista Jurassic News; http://www.jurassicnews.com per coloro che volessero saperne di più o che semplicemente non lo conoscessero.

    Rispetto ad altre iniziative museali o collezionistiche, tutte molto valide e preziose, la rivista (arrivata al 41^ numero, e scusate se è poco…) ospita il più ampio ventaglio di argomenti, compresi i calcolatori pre anni ’80 e le memorie CRT, alle quali abbiamo accennato nella serie dedicata al calcolatore “Baby” costruito a Mancester e che abbiamo intenzione di approfondire in un articolo di prossima uscita.
    L’ultimo numero (liberamente consultabile sul sito) accanto al “piccolo” Spectrum si trova il Cray-1 (e scusate se è poco/2).
    L’ho voluto dire perché mi sembra che qualcuno qui sopra dia per scontato che i retro computeristi sono persone interessate e competenti nel loro “piccolo mondo” ma che non sappiano fare vera divulgazione o approfondimento storico, perché mancanti di una preparazione professionale o accademica adeguata.
    Fra i nostri articolisti (tutti rigorosamente a titolo volontario e gratuito) ci sono anche docenti universitari e tecnici che lavorano nelle aziende più tecnologicamente avanzate. La collana divulgativa del MIT la conosciamo benissimo, se questo è un metro di misura.
    Nondimeno anche il semplice appassionato senza preparazione specifica o magari il semplice video-giocatore, nostalgico del primo Mario Bros, hanno per noi piena dignità e considerazione.

    Grazie dell’ospitalità.
    Tullio Nicolussi

  • # 8
    phabio76
     scrive: 

    Ciao,
    riprendo la questione dei “verticalizzatori”, termine che rende bene l’idea in connotazione negativa.
    Il retrocomputing stesso potrebbe essere interpretato in questo modo rispetto alla cultura “tradizionale”. Un appassionato di retrocomputing potrebbe conoscere benissimo la sua fettina di storia settoriale ma risultare impreparato di fronte a questioni socio-politiche-economiche che hanno condizionato il secolo scorso.
    Anni fa, mi colpì molto un’intervista al vecchio Professor Di Bella, che aveva dedicato la sua vita alla ricerca per sconfiggere il cancro, dove confidò che l’ultimo film che aveva visto al cinema era stato “Alice nel paese delle meraviglie” negli anni ’50.

    Voglio dire che oggi, ad un qualsiasi stimata figura che si occupa a tempo pieno di una materia “nobile”, magari non si rimprovera il fatto di ignorare Kubrick, Scorsese o Tarantino… semplicemente perchè quello non è il suo terreno. Ed è anche giusto che sia così.

    Il problema è che il retrocomputer non ha assunto ancora la sua dignità come materia perchè troppo spesso è affrontato male. Se mai ce ne fosse bisogno, sottolineo il fatto che questo sito e Jurassic News sono due rare eccezioni.
    Quello che è stato anche il mio approccio, e che oggi considero sbagliatissimo, è di sovrastimare la parte tecnica/informatica e subordinare a questa tutti gli altri aspetti.
    Un “divulgatore” che ha la pretesa di “raccontare” un computer partendo dalla sua scheda tecnica ha perso in partenza.
    È come se uno storico vi descrivesse minuziosamente i bottoni della giacca di Napoleone tralasciando la Francia del XVIII sec.

    Già citato in queste pagine vi consiglio la lettura di
    “Commodore: A Company on the Edge”
    e, anche se un po’ OT,
    “The Ultimate History of Video Games: From Pong to Pokemon”, davvero ricco di collegamenti e curiosità.

  • # 9
    Giacomo
     scrive: 

    @ Giovanni di JN
    Approfitto dell’ospitalità di AD per rivolgerti una riflessione da utente e modesto collezionista: per quale motivo il tuo sito richiede la registrazione per leggere la rivista?
    Capirei se fosse in vendita, ma essendo gratuita la cosa risulta incomprensibile e non invoglia ad approfondire oltre la prima pagina..
    in un precedente commento ti lamentavi di aver avuto scarso feedback riguardo una tua questione, ma l’audience dei retrocollezionisti già è sparuta (=siamo quattro gatti), poi se aggiungete pure ulteriori ostacoli per non farvi conoscere..

  • # 10
    GIovanni
     scrive: 

    @phabio76
    Vero, verissimo, condivido pienamente quanto dici e sarei tentato di sferrare una critica ancora più decisa contro “certi” collezionisti (per me patologici) che collezionerebbero qualsiasi cosa e vedono nei vecchi computer addirittura possibilità di lucro!
    Penso che per fare in modo che un passatempo di questo genere, che si sta allargando ma senza assumere ancora i caratteri di una moda, possa diventare un fenomeno duraturo,dovrebbe riuscire ad assumere l’autorità di una disciplina vera e propria. Come tale dovrebbe estendere ambiti di interesse e approfondire in molte direzioni possibili sviluppi e molti collegamenti. Per farlo basterebbe usare metodi e sistemi collaudati (senza necessità di scoprire nulla di nuovo o reinventare la ruota) e normalmente utilizzati nella storiografia. Certo, senza improvvisarsi troppo e possedere un po’ di competenza per farlo.
    Le implicazioni sociali, economiche, politiche sono indiscutibili, la possibilità che il “retrocomputer” possa assumere l’autorità di un disciplina ci sono pure.
    Si, ci sono buoni esempi, purtroppo soprattutto di autori stranieri e spesso nemmeno portati alla traduzione, di indagini e ricerche nel territorio della storia dell’informatica. Gli esempi italiani non sono molti e alcuni anche di pessima qualità come asfittiche “tesine” universitarie o pedanti libretti di analisi di mercato. Penso proprio niente di letterariamente convincente provenga da autori italiani.

    @Giacomo
    Non sono io, ma è @Tullio, il referente di Jurassic News. Io, fortunatamente, ci scrivo saltuariamente qualcosa.
    Penso anch’io che una mailing list con richiesta di iscrizione possa essere scoraggiante, ma ti ssicuro che quella in questione è talmente poco invasiva (almeno rispetto a quanto si trova normalmente in internet, senza nemmeno considerare il fenomeno social network!) che non costituisce in realtà uno scoglio insormontabile, se non altro per il fatto che ti avvisa quando è disponibile un nuovo numero della rivista.
    Se è per questo, potrebbe essere discutibile anche il fatto che si decida di far scariare una rivista in pdf anziché pubblicare tutto nel sito: si tratta infatti di un voluto aspetto nostalgico per i vecchi “divoratori” di riviste cartacee… retro anche nella forma!
    Ciao

  • # 11
    Felice Pescatore (Autore del post)
     scrive: 

    Salve a tutti,
    mi sembra che anche tra mille difficoltà questo “movimento” ha un suo perché e i vostri post non fanno altro che avvalorare la mia tesi.
    Grazie a chi ha firmato il manifesto (vi chiedo solo di pazientare per l’aggiunta dei vostri nomi) e invito tutti gli altri a farlo (tramite modulo sul sito) o contattandomi direttamente.

    F.

  • # 12
    Tullio
     scrive: 

    @Giovanni.

    Ti rispondo volentieri così che anche altri ne siano a conoscenza.
    La registrazione sul sito di Jurassic News per procedere al download della rivista è un retaggio di prudenza e comunque non è obbligatoria (spiego poi) e tantomeno non anonima (ci sono un sacco di utenti “pippo”, che non hai idea :-).
    Una rivista periodica come la nostra può essere distribuita solo fra i soci di un club, visto che si configura come “Bollettino per gli associati”. Fare diversamente comporterebbe i rischi associati al riconoscimento dello status di “notiziario a diffusione periodica”, per il quale ci sono restrizioni (e costi) non indifferenti. La registrazione in qualche misura testimonia la volontà di distribuire la rivista solo fra i diretti interessati.
    Dicevo che non è obbligatoria la registrazione perché sfogliando la rivista pubblicata in elettronico sul sito Issuu (click sulla preview nella pagina del numero corrente), si può tranquillamente procedere al download.
    La registrazione sul sito permette inoltre a chi lo desidera di ricevere una e-mail di avviso della pubblicazione di un nuovo numero.

    Grazie per l’attenzione
    tn

  • # 13
    Marco
     scrive: 

    “Un “divulgatore” che ha la pretesa di “raccontare” un computer partendo dalla sua scheda tecnica ha perso in partenza.”

    Ecco, hai esattamente centrato il problema.

    Solo a titolo di esempio, dopo aver letto il succitato articolo sul Cray so che la base è larga 2,61 metri e che pesa 10.500 libbre, ma in 20 pagine si riesce a non citare i sistemi operativi COS e UNICOS. Inoltre sarebbe stato bello includere delle esperienze d’uso reali, testimonianze dell’epoca e casi d’uso magari con problemi che ha aiutato a risolvere.
    Francamente l’articolo, pur nella sua ricchezza di dettagli, a mio modestissimo avviso non aggiunge granché a quanto si può evincere dalle varie schede tecniche che abbondano nella rete.

    Dal lato puramente tecnico invece segnalo un refuso: nell’introduzione a Seymour Cray e la sua azienda vengono lasciati dei puntini di sospensione dove andrebbe citata la Control Data Corporation e la serie CDC6600.

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