di  -  martedì 3 giugno 2008

MediaDefender è una società californiana che si definisce the leading provider of anti-piracy solutions in the emerging Internet-Piracy-Prevention (IPP) industry (il leader nel campo delle soluzioni anti pirateria nell’emergente industria della Prevenzione della Pirateria su Internet).

Gente che suda ogni giorno sette camicie per proteggere il business della distribuzione di contenuti dalle forze del male. Saliti agli onori delle cronache per fughe di notizie interne che hanno svelato procedure talvolta non proprio ortodosse (tra cui siti spia di file sharing come miivi.com per intrappolare gli uploaders), rappresentano in un certo senso il braccio armato della RIAA e della MPAA.

La novità di oggi è che, presi da eccesso di zelo, hanno prima iniettato una serie di torrent fasulli in una WebTV che distribuiva via BitTorrent i propri contenuti e poi, in seguito al tentativo di quest’ultima di rimuovere i torrent non autorizzati, hanno lanciato un attacco DDOS in piena regola, sufficiente a buttare giù il network della WebTV.

Il caso, che ha visto nei panni di vittima la WebTV Revision3, mostra da un lato tutti i rischi creati da una legislazione che consente a operatori privati di farsi giustizia da soli, e dall’altro la fallacia dei sistemi di prevenzione, i quali non riuscendo ad entrare nel merito degli specifici contenuti, sono costretti a sparare nel mucchio.

Identiche considerazioni valgono per quegli ISP che cercano di filtrare il traffico: come distinguere un flusso dati che contiene materiale protetto da un video amatoriale o da un video legalmente distribuito attraverso una piattaforma di file sharing?

Analisti come Robert X. Cringely sostengono che da BitTorrent possano derivare vantaggi significativi nel decongestionamento della rete: in questo senso BT offre – come raccontatovi qualche giorno fa – anche la capacità di preferire fonti più vicine (secondo la topologia della rete) al punto da cui giunge la richiesta di download, consentendo la concentrazione di una maggior quota di traffico all’interno del network di un dato ISP.

Inutile dire che queste considerazioni, a MediaDefender e alle associazioni che difende, non possono interessare di meno. Il che avvalora la tesi della guerra fra mondi – lobby dei produttori di contenuti da un lato, operatori Internet dall’altro.

Fonte: DailyTech

3 Commenti »

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  • # 1
    Ilruz
     scrive: 

    Attacco DDoS? Torrent fasulli? da quando in qua e’ permesso compiere un crimine per scoprirne un’altro?

    Mi sa che stavolta se la vedranno brutta – in america ti chiedono milioni di dollari se ti scotti la lingua con il caffe’ caldo, figurati se gli blocchi un servizio a pagamento :P

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Negli USA la legislazione consente alle parti lese di svolgere indagini in proprio. Non sono sicuro che sia consentito anche mettere in pratica attività di dissuasione…

  • # 3
    Paganetor
     scrive: 

    indagini è un conto, crimini informatici è un’altra cosa…

    penso (spero) che faranno un culo così a quelli di MediaDefender!

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