di  -  lunedì 30 aprile 2012

Riprendiamo quest’oggi il tema introdotto la scorsa settimana, tema che ci accompagnerà per alcune puntante nelle quali avremo modo di scoprire sia curiosità storiche che, argomento sicuramente più interessante dal punto di vista tecnico, le applicazione visibili e nascoste, oltre che le problematiche ad esse connesse in relazione alla produzione ed impiego del Petrolio.

PETROLIO – PRIMI PASSI NELLA STORIA MODERNA

Avevamo terminato lo scorso post citando il nome di un personaggio (e della sua azienda) che saranno destinati, negli anni successivi a quelli descritti in precedenza, a segnare la storia dell’epoca del petrolio… ovvero John Davison Rockefeller e la Standard Oil.

Il nome J.D. Rockefeller ha rappresentato nell’immaginario collettivo, fino all’avvento dei grandi miliardari dell’informatica dei tempi moderni, la figura di spicco per potere e ricchezza in tutto il mondo.

Nato nella prima metà del 1800 (esattamente nel 1839) a New York e dedicatosi all’attività imprenditoriale nel nascente settore petrolifero sin da giovane, è riuscito nel volgere di breve tempo a divenire il monopolista “de facto” del settore petrolifero statunitense andando a fondare nel 1871 la Standard Oil, prima vera compagnia petrolifera operante lungo tutta la filiera del petrolio.

La storia dell Standard Oil procede parallelamente alla crescita del mercato petrolifero negli Stati Uniti e nel mondo in generale, e si accresce fino a diventare la più grande compagnia petrolifera al mondo fino a quando, nel 1911, le normative americane ne impongono una suddivisione in più aziende minori per limitarne il potere ormai assoluto nel mercato.

Da tale suddivisione nascono diverse compagnie regionali, alcune delle quali giunte sino a noi con gli stessi nomi adottati in seguito a tale separazione, in particolare le principali compagnie petrolifere frutto di tale processo sono state:

  • Standard Oil of New Jersey (SONJ)
  • Standard Oil of New York (Socony)
  • Standard Oil of California (Socal)
  • Standard Oil of Indiana (Stanolind)
  • Standard’s Atlantic
  • Standard Oil of Kentucky (Kyso)
  • Continental Oil Company (Conoco)
  • Standard Oil of Ohio (Sohio)

Dalla SONJ è nata la ESSO, acronimo di Eastern States – Standard Oil, evolutasi come noto a seguito di varie fusioni in Exxon e successivamente in ExxonMobil, mentre dalla Socony è nata la Mobil, prima della fusione sopracitata con Exxon.

La Socal è stata successivamente rinominata in Chevron, compagnia all’interno della quale è confluita la Kyso oltre che la Texaco (che però non apparteneva all’universo della Standard Oil).

Attraverso tutte le varie trasformazioni e fusioni, l’originaria Standard Oil si trova oggi grossomodo ricostituita in due aziende principali, la ExxonMobil e la Chevron.

IL PETROLIO E LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Se la storia del petrolio appare principalmente legata agli Stati Uniti, in realtà la sua importanza vede una consapevolezza sempre crescente anche in Europa, in particolare durante il secondo conflitto mondiale nel quale vengono evidenziati i grandi vantaggi che l’accesso a tale risorsa consente.

Sebbene analizzare gli sviluppi di un conflitto risulti un compito di carattere storico, alcuni appunti di carattere tecnico meritano di venire sviluppati per quanto riguarda le fonti energetiche a disposizione dalle parti in conflitto, da una parte gli Alleati e dall’altra le potenze dell’Asse, ovvero petrolio contro carbone.

La disponibilità di petrolio ha permesso lo sviluppo di motori  per la marina estremamente prestazionali e leggeri, se confrontati con la controparte a carbone, rendendo possibile la realizzazione di navi veloci e dalla lunga autonomia oltre che capaci di rifornirsi con maggiore facilità, inoltre la necessità di disporre di combustibili liquidi e gassosi principalmente per l’aeronautica ed i trasporti terrestri ha reso necessario sul fronte dell’Asse lo sviluppo di processi per la produzione di combustibili di sintesi (e da tali ricerche nacque nel 1940 l’Istituto Motori del C.N.R.), processi che in condizioni di massimo sforzo bellico richiedevano un impiego di risorse espressamente dedicate ad essi, mentre sul fronte Alleato tutto ciò risultava superfluo essendo disponibile in abbondanza il petrolio.

Se sul piano militare e strategico molto  stato scritto, penso sia lecito aggiungere che la vittoria alleata è stata anche la vittoria del petrolio sul carbone, ed il suo predominio come fonte energetica si è esteso anche nel dopoguerra andando a rivestire un’importanza non più circoscritta al solo campo dell’energia, come avremo modo di approfondire nella prossima puntata.

A lunedì prossimo, sempre su AppuntiDigitali, sempre con la rubrica Energia e Futuro.

7 Commenti »

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  • # 1
    Marco Milani
     scrive: 

    Se posso permettermi una considerazione storica sulla guerra , è stata la vittoria della quantità rispetto alla qualtà visto che le forze tedesche erano molto meglio equipaggiate ma in numero molto ridotto.

  • # 2
    Mail9000
     scrive: 

    Ti correggo.
    Le Forze Militari Tedesche non avevano bombardieri strategici. Le Fortezze Volanti Americane con la loro lunga autonomia di volo sono riuscite a piegare l’industria bellica tedesca e successivamente (e soprattutto) i giapponesi instaurando lunghi ponti aerei per i trasferimento dei rifornimenti.
    Altro vantaggio importante era costituito dal fucile standard in dotazione alle truppe americane che era a 8 colpi in contrapposizione a fucile a 5 colpi tedesco. Questo forniva al soldato americano una maggiore potenza di fuoco.

    Ma per tornare al petrolio, il bombardamento a lungo raggio e la successiva perdita da parte dei tedesci delle installazioni petrolifere nel caucaso, hanno portato alla cronica crisi di carburante che hanno limitato e delimitato le possibilità dell’esercito tedesco negli ultimi anni di guerra.

    Ritengo comunque che l’articolo sia corretto (vittoria del petrolio sul carbone) ma soprattutto in relazione al teatro del Pacifico e non a quello europeo. Le navi a petrolio hanno permesso alla flotta americana di riconquistare il Pacifico mentre avevano il controllo del cielo con aerei superiori alla controparte giapponese.

    Ma è un argomento molto più complesso e articolato.

  • # 3
    Marco
     scrive: 

    Porta pazienza ma i bombardieri americani partivano dall’inghilterra e dai territori alleari in europa , pure i tedeschi hanno bombardato londra e l’inghilterra .
    Semplicemente le fabbriche americane non sono mai state bombardate perché non esiva un aereo capace di partire dall’europa te tornate senza rifornire .
    Per quello che rigurda il giappone anche li i bombardamenti avvenivano dalle isole vicine conquistate e dalle portaerei ( a carbone)

  • # 4
    marakid
     scrive: 

    …più interessante il fatto che la ricerca del petrolio è stata decisiva per la sconfitta dell’Asse: da una parte i tedeschi cercavano di raggiungere i pozzi del Caucaso (e in Russia ci rimisero le penne), d’altra parte il Giappone fu spinto all’attacco di Pearl Harbor anche e soprattutto a causa dell’embargo sui prodotti petroliferi imposto dagli USA

  • # 5
    lakar
     scrive: 

    @Mail9000
    Invece ha ragione Marco Milani. I tedeschi hanno bombardato tutta l’Inghilterra ma non avevano un gran bisogno di bombardieri a lungo raggio dato che si erano impadroniti dei territori belgi e francesi vicinissimi al territorio inglese. Gli americani e gli inglesi sono riusciti a piegare i tedeschi soprattutto grazie all’enorme superiorità di uomini e di mezzi approfittando anche del fatto che più di metà delle forze armate germaniche erano impegnate contro i russi. La Germania combatteva quasi da sola contro le tre superpotenze dell’epoca. Nonostante ciò ci sono volute anni per sconfiggerla e questo perché la macchina da guerra tedesca era una delle più formidabili della storia. La faccenda del fucile standard è poi secondaria e poco importante. Sono ben altri i vantaggi che avevano gli Alleati! I pozzi petroliferi del caucaso sono stati poi usati poco o niente dai tedeschi essendo stati cacciati via subito da quella zona dopo la battaglia di Stalingrado.

  • # 6
    Blobay
     scrive: 

    Non dimentichiamoci dell’Africa e degli Italiani…
    Sembra una cavolata, ma gli alleati non sono entrati in Europa fino a quando non hanno conquistato l’Africa. Se non fosse stato per l’Italia che deteneva una bella fetta del nord Africa, la guerra sarebbe finita probabilmente molto prima. Anche qui però si parla di superiorità numerica e strategica, nonché di “abilità” da parte dei servizi segreti inglesi e non solo di carburante.

  • # 7
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    Non voleva essere un post di pura storia, bensì un post che evidenziasse il ruolo avuto dal petrolio ed il suo importante contributo durante il conflitto… grazie mille a tutti per le considerazioni storiche ma tra un po’ finiremo per scrivere un saggio storico sulla WW2 :-)

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